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Revista
de Información General sobre la Comunidad de Castilla
y León. Única revista dedicada a las nueve provincias
de esta región
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TRIBUNA
LIBRE: Crónicas capitolinas desde Roma por Roberto Malini
Esta es una tribuna libre para todas aquellas, opiniones, reflexiones o aportaciones subjetivas que los internautas deseen dar a conocer. En ese sentido, son opiniones personales e intransferibles en las que Revista de Castilla y León no se hace responsable de ellas ni tiene por qué compartirlas. Nuestro objetivo es servir a la libertad de expresión como uno de los derechos fundamentales de la Humanidad. Roberto Mallini es un periodista italiano que tiene un punto de vista crítico con la realidad actual basada en el mercado. Sus crónicas siempre tienen un color anaranjado o rojo para dar un aldabonazo frente a temas sociales de primer orden, siempre para mejorar las condiciones de vida y de trabajo de sectores marginales y marginados. También es un autor muy prolífico en temas literarios Anneesdoor, blog dirigido por Roberto Malini, cuya temática es la cultura diversa (en italiano) EveryOne, web de esta asociación cuyo objetivo es la cooperación internacional en el desarrollo y profundización de los Derechos Humanos (en italiano e inglés) Nota los artículos y las crónicas remitidas por Roberto Malini o por algunos de sus colaboradores se publican en versión original y luego traducidas con el traductor de Google, por eso pedimos disculpas a sus autores y a los lectores si la traducción no se ajusta al texto original. Gruppo EveryOne: "Le intercettazioni violano diritti umani e libertà civili"
"Le intercettazioni violano il diritto alla privacy, mettono in pericolo vite umane e calpestano i diritti morali dell'intercettato riguardo alla propria biografia personale; è inoltre dimostrata la loro scarsa efficacia nella lotta al crimine organizzato".
Milano, 16 luglio 2010. Lo affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne. "I diritti umani non sono un'esclusiva di alcune correnti politiche rispetto ad altre, ma un valore primario su cui si basano la democrazia e la civiltà. In Italia si ricorre troppo spesso all'intercettazione e si tratta con troppa disinvoltura il materiale emerso da tale procedura," proseguono gli attivisti. "Ci si chiede quante persone siano in possesso delle registrazioni e quanto sia alto il pericolo di fuga di informazioni, fenomeno che può mettere in pericolo la vita di chi, per esempio, effettui dichiarazioni contro il crimine organizzato". Il Gruppo EveryOne pone inoltre l'accento sui diritti dell'indagato: "Innanzitutto, finché non è stato condannato, l'indagato va considerato innocente a tutti gli effetti. Le sue confidenze private, inoltre, appartengono alla sua biografia più intima e dunque non si vede come si possa pretendere di pubblicarle, con danno per la sua reputazione, in mancanza della sua autorizzazione. I diritti morali su materiale privato e confidenziale sono sanciti dalla Costituzione e non devono essere violati in nome di alcun principio, neanche quello della libertà di stampa che è sussidiario, per esempio, al diritto d'autore". EveryOne definisce quali dovrebbero essere, nel rispetto dei diritti umani, i limiti allo strumento delle intercettazioni: "Dovrebbero essere utilizzate solo di fronte a forti indizi riguardanti reati gravi, valutate esclusivamente nell'àmbito di tali procedimenti e quindi distrutte o riconsegnate agli intercettati, in modo che ne dispongano, secondo i loro diritti morali sulle stesse, autorizzandone la diffusione o negandola. Sicuramente le intercettazioni sono uno strumento valido, ma non nella misura in cui qualcuno vorrebbe far credere. Oggi le intercettazioni non sono soggette ad alcun limite, eppure il crimine organizzato aumenta ogni anno che passa il proprio 'fatturato', che nel 2009 ha toccato i 130 miliardi di euro solo in Italia. Politici e autorità annunciano a scadenza fissa di aver assestato colpi mortali a Cosa Nostra, alla 'Ndrangheta e alla Camorra. In realtà, le operazioni più importanti dei tempi recenti hanno condotto all'arresto di boss anziani e malati come Gaetano Fidanzati o Domenico Oppedisano, figure storiche in possesso, ormai, solo di un'immagine carismatica. Anche gli arresti e i sequestri di contorno, seppure di numero consistente, riguardano figure di poco rilievo nella struttura del malaffare organizzato il cui giro d'affari, possiamo già scommetterci, toccherà nel 2010 nuovi record". Vi è da chiedersi, allora, come si potrebbe rendere più efficace la lotta alle mafie. "E' intuitivo come un boss, un 'manager' o un 'quadro' che faccia parte di un'organizzazione mafiosa non abbia difficoltà a comunicare con gli altri affiliati attraverso connessioni o telefoni 'puliti'. Le intercettazioni non bastano. Se non vi è uno stretto rapporto di fiducia fra magistratura e forze dell'ordine da una parte, classe politica e società civile dall'altra, non si andrà mai lontano, nella guerra alle mafie. Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, ha giustamente sottolineato le enormi difficoltà e la necessità del contributo di tutti, in questa impresa epocale. Sostenere che le intercettazioni sconfiggeranno il crimine organizzato è pura propaganda". Secondo l'organizzazione per i diritti umani, è proprio la miopia di alcuni politici a rendere poco efficace il lavoro dei magistrati e della forza pubblica, riguardo alla piaga della criminalità organizzata. "Da parte nostra, pur avendo condotto campagne per istanze civili in sinergia con le forze politiche oggi all'opposizione e pur avendo aperto, grazie alla fiducia accordataci dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, un Circolo di Generazione Italia dedicato ai diritti umani," proseguono gli attivisti, "siamo preoccupati per l'attuale situazione politica, civile e morale in cui versa il nostro paese. Sembra ormai che un odio cieco verso Silvio Berlusconi abbia indotto i suoi avversari politici a relegare in secondo piano il valore della libertà, della democrazia e delle importanti riforme, di cui l'Italia ha bisogno. Noi stessi opponiamo una dura critica, per esempio, alle politiche del governo sull'immigrazione e i diritti delle minoranze. La risposta, però, non può e non deve essere identificata nel ritorno al giustizialismo, alla negazione della presunzione di innocenza di chi viene indagato, agli anni di Tangentopoli, quando un avviso di garanzia distruggeva carriere e vite di uomini politici e imprenditori, la cui colpevolezza in molti casi non è mai stata dimostrata. C'è un clima da Inquisizione, una smania di dare più poteri al Grande Fratello, che sembra voler togliere valore al voto degli italiani, un clima che avvelena anche l'informazione, così attenta a difendere i propri diritti da ignorare, spesso, notizie che ai direttori di network paiono 'non in linea' con la propria fazione. E' inoltre evidente l'urgenza di una riforma della magistratura, che oggi non è solo autonoma, ma si trova in una posizione - riconosciuta e criticata da molti degli stessi giudici - al di sopra della legge, con poteri quasi 'divini' e nessuna responsabilità riguardo ai propri errori. Come può il cittadino o la società civile fidarsi di un simile potere? Chi andrebbe da un medico, sapendo che questi non risponderà in alcun modo dei propri sbagli, delle proprie omissioni, dei danni che potrebbe causare alla nostra salute? Nessuno. Ed è per questo che vi è una paura diffusa di cadere nella cosiddetta macchina della giustizia". In quest'ottica, il Gruppo EveryOne lancia un appello alle più alte cariche dello Stato, alla magistratura e agli organi di informazione: "Poniamo in primo piano democrazia e civiltà, che si basano sui valori inalienabili della libertà e dei diritti umani. Sacrificare questi valori a lotte politiche, all'irrazionalità dell'odio o al successo personale e di fazione sarebbe una caduta grave e imperdonabile, con catastrofiche conseguenze per il sistema democratico, le libertà civili e la pulizia morale del nostro paese. E' importante ritrovare lo strumento del dialogo e intraprendere così una via virtuosa, in cui alle politiche di chi riteniamo 'avversario' siano opposte idee e progetti costruttivi, magari tenendo finalmente in conto - come prevede la legge - i diritti delle minoranze e degli esseri umani più vulnerabili".
Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne +39 393 4010237 :: +39 331 3585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com
EveryOne Group: "Las interceptaciones violan los derechos humanos y las libertades civiles"
Eritrean refugees in Libya - the recent proposal from Tripoli is insufficient EveryOne Group and Habeshia, the Eritrean Refugee agency: “Forcing the refugees to carry out “socially useful labour” without any guarantee of asylum or dignified living conditions is a further unacceptable violation of their human rights. Europe and Italy must take them in and grant them asylum. In the meantime we are asking for an inspection to be carried out by the United Nations or the Council of Europe to check that the Eritreans are being held in humanely acceptable conditions”.
Milan, July 9th, 2010. On June 30th we received news from Habeshia that about 350 refugees (most of them Eritreans) were being transferred by truck from Mishratah prison to that of Al Braq. There were about 80 children among them. Many of them in the past had been “pushed back” in Italian and Maltese territorial waters. On the night of their arrival in Al Braq they were subjected to beatings and torture, an authentic “blood bath” according to some eye witnesses – and it all took place among the general indifference of the international community. “Thanks to some phone contacts from Habeshia, it was possible to talk to some of the refugees. The direct calls have enabled us to keep up to date with what is happening there” say Roberto Malini, Matteo Pegoraro and Dario Picciau, co-presidents of EveryOne Group. On July 2nd the refugees told the human rights defenders that they had been subjected to further degrading and inhumane treatment and that they were in danger of being deported back to their home countries. Only the intervention of Thomas Hammarberg, the Commissioner for Human Rights at the Council of Europe convinced a reluctant Italian Minister of the Interior to ask Libya for a humanitarian solution. On July 7th, the Italian Minister of the Interior communicated the drawing up of a formal agreement by the Libyan Government to free the refugees in exchange for “socially useful labour” - which is to be carried out in the various municipalities they will be sent to. “We are talking about an agreement that violates international law where human rights are concerned, because “socially usefully labour” is just an alternative punishment to jail,” say EveryOne's activists. “This form of labour offers no guarantee for the future where wages, working hours and working conditions are concerned. The refugees are offered no housing, civil rights or a dignified existence.” “It's not the first time Libya has thought up this kind of proposal,” says Don Mussie Zerai, the president of Habeshia. “The agreement does not guarantee the refugees any protection and they could well be imprisoned yet again and deported in a few weeks' time. Libya does not recognise the right to asylum, so it is essential that Europe takes them in and offers them protection – especially Italy, which was the refugees' country of choice.” EveryOne Group and Habeshia are calling upon the UN High Commissioner for Human Rights, Mrs Navy Pillay, the UN High Commissioner for Refugees, Antonio Guterres, and the Commissioner for Human Rights at the Council of Europe, Thomas Hammarberg, to keep an eye on the situation to ensure the rights of the refugees (especially the minors and their families) are respected and that they are not left to fend for themselves in Libya without the guarantee of international protection. “What is more, we are asking them” say Malini, Pegoraro and Picciau” to send inspectors to Libya from the United Nations and the Council of Europe in order to ensure the Eritrean refugees are in good health and that their rights are being respected.”
Latest news Milan, July 9th, 2010. According to the latest news that we received yesterday afternoon, the Libyan government, after the pressure put on it by the NGOs, intends to guarantee residency and employment suitable to the professional skills of all 350-400 refugees. This is still an unacceptable solution, because if they remain in Libya they will still lack refugee status with the resulting guarantee of protection. Once the political-media interest has subsided, the Eritrean refugees will inevitably be subjected to fresh arrests and inhumane treatment in the detention centres. They will once again be in danger of deportation back to their home country. The only solution in line with the charters that protect human rights is for them to be granted refugee status in the European Union. After an activist was told that only men and boys were being detained in Al Braq, we asked Habeshia where the women and the younger children were being held. The refugee agency replied that they are still at Mishratah, the internment centre from where the detainees were transferred on June 30th. 32 men, 13 women and 7 children are still at Mishratah. As Habeshia also points out, the United Nations and the Council of Europe must always consider that the refugees are constantly subjected to pressure and ill-treatment. They may even be forced to sign agreements through threats and violence. The only real solution to their request for asylum would be for the EU authorities to grant them protection within the European Union. As for the statements of the Italian Minister of the Interior, who threw doubt on the possibility of them being “pushed back” to Libya, the Eritrean refugees possess proof of this fact as they wrote down the registration numbers on the Italian patrol boats. There is also another danger. Libya has asked the Eritrean Embassy to take care of the identification of the refugees. This procedure would endanger the lives of their families who stayed behind in Eritrea and whose members could well be subjected to imprisonment, interrogation and even torture. In the meantime, today (July 9th) we have received news of attempts by the authorities to force the refugees to sign some government proposals under the threat of truncheons and electric shock batons. Frightened at the idea of being forced to take in these suffering and persecuted human beings, we are straying even further from any ideal of civilty, democracy and a culture of solidarity.
For further information: EveryOne Group +39 393 4010237 :: +39 331 3585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com
Refugiados eritreos en Libia - la reciente propuesta de Trípoli es insuficiente I profughi che l'Europa respinge subiscono trattamenti inumani in Libia
Profughi in Libia. Riceviamo dalla Libia notizie di violenze, mancato soccorso ai feriti e deportazioni verso Paesi in crisi umanitaria. Molte delle vittime sono uomini, donne e bambini respinti dalle autorità italiane, in violazione della Convenzione di Ginevra.
Milano, 6 luglio 2010. Circa 350 profughi, fuggiti da crisi umanitarie nel Corno d'Africa, sono detenuti dal 30 giugno scorso nel centro di internamento di Al Braq, a 80 km da Sebah, nella Libia meridionale. Lo stesso 30 giugno l'Agenzia Habeshia e il Gruppo EveryOne, dopo aver parlato via telefono cellulare con alcuni dei detenuti, lanciavano un allarme internazionale: "Abbiamo appena ricevuto un appello urgente da parte di 350 profughi detenuti in Libia e trasferiti su camion dalla prigione di Mishratah (Misurata) a quella di Al Braq. Vi sono circa 80 bambini fra loro. Li colpiscono gravissime violenze: percosse, trattamenti inumani e degradanti, torture. 30 persone hanno subito gravi ferite e i testimoni riferiscono di 'un bagno di sangue'. I profughi minacciano il suicidio ingerendo sostanze tossiche, mentre gli agenti di sorveglianza proseguono la repressione. Sollecitiamo intervento urgente da parte dell'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, dell'Alto Commissario Onu per i Rifugiati, del Consiglio d'Europa e delle organizzazioni internazionali per i Diritti Umani. Attendiamo notizie e contatti dal carcere, che riferiremo in tempo reale alle Istituzioni internazionali". Segnalavamo inoltre che molti dei detenuti erano stati vittime di respingimenti da parte delle autorità italiane e maltesi. Due giorni dopo, lanciavamo un nuovo allerta: alcuni dei profughi ci comunicavano di essere a rischio di deportazione nei Paesi di origine, dove correvano seri pericoli di vita. Delle persone ferite dalle guardie, inoltre, non si avevano più notizie e si temeva il peggio. Il commissario ai Diritti Umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg contattava immediatamente il governo libico e inviava due lettere al ministro dell'Interno italiano, Roberto Maroni, nonché al ministro degli Esteri, Franco Frattini, chiedendo di "collaborare al fine di chiarire con urgenza la situazione con il governo libico". Nonostante le promesse, fino ad ora la mediazione italiana è servita a poco o niente e in data odierna Habeshia ed EveryOne sono state costrette a sollevare un altro appello urgente. "C'e stato un pestaggio e ci sono ancora dei feriti," riferisce Don Mussie Zerai, presidente di Habeshia, "circa un ora fa, solo perché hanno chiesto di essere portati in ospedale per ricevere cure mediche - secondo le testimonianze dei profughi - hanno ricevuto questa risposta: 'Voi non meritate di essere curati perché vi siete ribellati alla legge dello stato', quindi l'emergenza sta peggiorando. Non c'è tempo da perdere bisogna intervenire subito per salvare queste persone da questa situazione". Il Gruppo EveryOne ha aggiunto, nel messaggio alle Istituzioni Ue e alle Nazioni Unite, che "molti dei profughi torturati e a rischio di immediata deportazione in Paesi in crisi umanitaria, fra cui il Sudan e l'Eritrea, provengono da respingimenti da Italia e Malta. Il Gruppo EveryOne vi chiede un intervento rapido per evitare che la tragedia umanitaria peggiori nelle prossime ore e per fermare definitivamente, con un provvedimento urgente, i respingimenti dall'Italia e da Malta, che avvengono in base a politiche xenofobe e a un accordo iniquo con la Libia, che viola in toto la Convenzione di Ginevra".
Los refugiados que Europa rechaza sufrir un trato inhumano en Libia REFUGEES/EVERYONE GROUP: IRANIAN LESBIAN KIANA FIROUZ GRANTED LEAVE TO REMAIN IN UK. “HUMAN RIGHTS POLICY WINS OUT ONCE MORE”
June 17th, 2010. Tonight arrived the official confirmation that Kiana Firouz, lesbian filmmaker and activist escaped in 2008 from Iran, her Country, and who took refuge in United Kingdom, has been granted asylum. EveryOne Group has raised internationally alert over her risk of being deported back to Iran, involving some MEPs and forwarding a urgent appeal to the BIA (Border Immigration Agency) and the British Government. Kiana's claim was rejected by British Home Office even though they believed her being persecuted for her homosexuality. Kiana, who recently made a drama-documentary called “Cul de sac”, based on her experiences as an Iranian lesbian and released in London in May 20, 2010, faced an imminent deportation back to Iran, where she probably could be death sentenced because of her sexual-orientation. “After our appeal to European institutions and authorities, other organizations, among Amnesty International, Certi Diritti and Arcigay, had amplified our voice, aiding the case's spread” say the EveryOne Group's co-presidentes, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Human Rights policy wins out once more, thanks to Human Rights activism, and another life is safe from persecution. In spite of the difficult and threatening atmosphere that obstruct - especcialy in Italy, where we live - our work every day,” continue the Group's leaders, “prideful campaigns as Kiana's one induce us to go forward head-high, certain that the Human Rights way, and the one of dialogue and human being's safeguard, are above violence, threats, persecution. We thanks all official elected, groups, organizations, activists and individuals who supported Kiana Firouz for her battle" finally state Malini, Pegoraro and Picciau, "and we hope that United Kingdom and others EU Member States will pay more attention to humanitarian protection's needs of persecuted minorities, to put the human life's safeguard ahead of domestic policy and burocracy”.
For further information: EveryOne Group +39 393 4010237 :: +39 334 3449180 :: +39 331 3585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com
Refugiados / GRUPO DE TODO EL MUNDO: Firouz iraní Kian Lesbiana ha concedido permiso de residencia en el Reino Unido. "POLÍTICA DE DERECHOS HUMANOS WINS una vez más"
A Milano, poesia contro il razzismo e l'omofobia
Emozione e commozione durante il reading del poeta-attivista Roberto Malini. Sdegno per l'intervento ispirato al più velenoso pregiudizio contro i gay da parte del poeta Serag Ahmed: "l'omosessualità è disgustosa, ha portato nel mondo l'Aids e merita di essere punita". Malini e il pubblico presente gli impartiscono con civiltà una lezione di diritti umani. La giovane artista Rom Rebecca Covaciu ha portato la sua testimonianza.
di Alfred Breitman
Milano, 11 giugno 2010. Roberto Malini, poeta e attivista, ha tenuto ieri sera un reading di poesia presso il Circolo Arci di via Rovetta 14. L'autore ha interpretato un ciclo di poesie su temi quanto mai attuali e condivisi dagli organizzatori dei "Giovedì di Turro": la Shoah e il Samudaripen (l'Olocausto dei Rom), l'orrore della guerra e delle persecuzioni, le violazioni dei diritti dell'uomo che si perpetuano anche ai nostri giorni, senza che la civiltà riesca a curarne le cause, profondamente legate a una cultura incapace di diventare universale e tollerante. "Ho riunito sotto il titolo Fragile. Memoria, poesia e Diritti Umani ," scrive Malini nell'introduzione del libro editato appositamente per la serata, "una serie di poesie e due videopoemi incentrati sulla mia trentennale ricerca nell'àmbito della memoria dell'Olocausto e sulla mia esperienza di difensore dei Diritti Umani. La prima parte della lettura è dedicata ai testimoni dell'Olocausto che ho conosciuto nel corso degli anni e ai poeti assassinati nei lager o superstiti allo sterminio. Il 12 giugno, fra l'altro, ricorre l'81° anniversario della nascita di Anne Frank, giovane vittima dell'odio razziale e simbolo universale del genocidio di milioni di innocenti. Come ripetono da sessantacinque anni i sopravvissuti, i germi dell'Olocausto sono ancora attivi ed è nostro compito riconoscerli nel tessuto vivo della società moderna, che si proclama civile esattamente come quella in cui si formarono fascismo e nazionalsocialismo. Successivamente, la lettura presenta il mondo di chi, ogni giorno, è costretto a un difficile e doloroso impegno per sopravvivere, mantenere unita le famiglia, evitare di farsi annientare dentro il tritacarne dell'intolleranza, nel cui perverso meccanismo giocano un ruolo decisivo politica e media. Rom, migranti 'illegali', senzatetto, omosessuali hanno cucite addosso stelle di Davide invisibili ed è intorno a loro che fermentano ancora i germi del pregiudizio e della violenza. È 'fragile' la memoria se non diventa ammonimento e messaggio all'umanità. I videopoemi Addio, Pesaro e Makwan, lettera dal Paradiso, sono nati dal lavoro che il regista e attivista Dario Picciau e io compiamo insieme, da più di 15 anni, sia nel campo artistico che nelle campagne per i Diritti Umani". Roberto ha interpretato le poesie con passione e commozione, alternando toni di speranza alle voci laceranti del dolore che colpisce le vittime delle persecuzioni e che la poesia ha il compito di restituire in forma di testimonianza. Anche i videopoemi che l'autore ha realizzato insieme al suo amico regista Dario Picciau hanno emozionato gli ascoltatori. "Tutto quello che Roberto racconta nelle sue poesie," ha commentato al termine del reading la giovane artista Rebecca Covaciu, presente in sala, "è vero. Noi Rom, spesso costretti a sopravvivere nelle baracche, esposti alla violenza dei razzisti e agli sgomberi effettuati dalla polizia, conosciamo bene cosa voglia dire essere rifiutati, insultati, percossi e gettati in mezzo alla strada. Le nostre mamme e i nostri papà, i bambini piccoli che non hanno diritto a un posto caldo e tranquillo sono nelle poesie di Roberto e nel mio cuore". Il dibattito che ha coinvolto il pubblico ha toccato argomenti tanto attuali quanto urgenti e ognuno ha ribadito la necessità di dedicare energie sempre più importanti alla difesa dei Diritti Umani, che è contemporaneamente difesa della civiltà. Unica nota stonata, alcuni interventi del poeta egiziano Serag Ahmed, che di fronte alle poesie incentrate sul martirio dei gay e delle lesbiche nei regimi integralisti e sull'omofobia in Occidente, ha dichiarato che, in base ai dettami del Corano, "l'omosessualità è disgustosa, ha portato nel mondo l'Aids e merita di essere punita, magari non con la morte, ma con il carcere, perché va contro Dio e natura dell'uomo e non è capace di generare nessuna forma di vita, né bambini né scarafaggi". Rami Lavitzky, figlio dell'Olocausto di seconda generazione e studioso delle persecuzioni nella Storia, ha ripreso l'egiziano con fermezza, opponendo le ragioni della tolleranza e del rispetto ai veleni di una pericolosa cultura della discriminazione, del fanatismo religioso e dell'odio. "E' anche per evitare il diffondersi di questi germi," ha commentato il musicista Enrico Zanier, "che dobbiamo ringraziare Roberto per la sua poesia e il suo impegno nel difendere i Diritti Umani".
www.watchingthesky.org :: www.whitemouse.eu En Milán, la poesía, el racismo y la homofobia 4 giugno 2010
Alessia, la cui testimonianza è stata raccolta dal Gruppo EveryOne, è stata inoltre offesa in quanto persona transessuale.
04 de junio 2010 An SOS to the EU and UN after the brutal treatment of the Roma people in Milan (Italy)
June 3, 2010, by EveryOne Group
To prevent a humanitarian tragedy taking place the institutions have to stop the evictions and abuse, and guarantee the 100 families living in the camp alternative housing, social assistance and a serious integration programme.
See: http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/6/2_An_SOS_ _to_the_EU_and_UN_after_the_brutal_treatment_of_the_Roma_people_in_Milan
The anti-Roma campaign being carried out by the Italian politicians with the backing of the media must also be stigmatized. The United Nations and the European Union have a duty to watch over the events unfolding in the Triboniano camp, to ensure yet another camp clearance does not take place without the offer of alternative housing. Police officers in riot-gear have charged and beaten up people with truncheons, used rough treatment against women and children, summary arrests, threats, limitation of freedom, special laws, expulsions based on racial discrimination, anti-Roma propaganda
An appeal for urgent intervention, to:
The European Parliament, The European Commission, The Council of Europe, The United Nations High Commissioner for Human Rights, T he UN Committee on the Elimination of Racial Discrimination (CERD)
Milan, May 24th 2010. Serious violations of human rights are taking place at the Roma camp in Via Triboniano, in Milan, where a community of Roma families (about 600 people, with a high percentage of children) are living in conditions of extreme hardship without any rights, and with a special pact to be respected (like in a ghetto) punishable by the expulsion of entire families. The city institutions had planned the camp clearance some time ago: the land the camp is situated on is needed for the urban planning of Expo 2015. Over the last few months numerous families with small children and sick members have been kicked out of the camp (without an offer of alternative housing) for “breaking” the special law - for example, for giving shelter to unauthorized family members. The local authorities are also installing 20 surveillance cameras to keep an eye on the community. On May 20th, a group of Roma, after informing the authorities of their intentions, set off for Piazza Scala, in the centre of Milan (far away from the camp) for a peaceful sit-in in front of the Town Hall - during which they intended to appeal for decent housing, schooling for their children and dignity for all Roma families. However, a large police turnout prevented the group of 300 Roma (many of them women and children) from leaving the camp, and when they protested (the Constitution guarantees freedom of movement and the right to demonstrate peacefully) the police charged, hitting out wildly with their truncheons. The Roma – men, women and children - responded by picking up stones and throwing them at the violent officers who were in anti-riot gear. In the meantime, a delegation of qualified humanitarian operators (including the co-presidents of EveryOne Group) went to the Town Hall and asked to speak to the mayor or the deputy mayor, in order to call for an end to the violence and for talks to take place, but no appointment was fixed. The human rights defenders were not allowed to witness the police operations and were kept at a distance of a kilometre from the camp. Many Roma were wounded or bruised, but they were unable to get to hospital for treatment fearing arrest for “resisting a police officer”. An elderly Roma man (who was caught unawares and hit by a truncheon) was arrested and his family have no idea of his whereabouts. Two young children received several truncheon blows. EveryOne Group, which already back in 2007 found itself having to protect with “Gandhian resistance” some families with small children from a violent attack by the police (and have on several occasion reported the violations in the Triboniano camp to the international authorities) considers the human rights situation in the Milanese camp extremely dramatic. On the one hand, because the camp is subjected to special laws (like in a ghetto) and on the other because no integration programmes have been set up (the Italian government and local authorities have failed to make use of European funds put aside for this purpose) There have been several cases of families being kicked out of the camp, leading to serious humanitarian disasters (for example, the rights of the child are constantly being violated) and the authorities have carried out brutal and pointless actions as well as routine threats. “Anyone who supports them, will end up in jail”: said De Corato, the deputy mayor, threatening the humanitarian operators and the defenders of human rights. On Sunday May 23rd an assembly was organized for three o'clock in the afternoon at the camp despite intimidation towards the Roma and activists from the authorities. Several human rights associations were present at the meeting. However, the constant presence of riot police is discouraging most of the humanitarian workers from taking part in these democratic reunions, and the human rights defenders are being kept at a distance during police operations. Anyone entering the camp - even if only to help the children and the sick - are immediately joined by the police and questioned. EveryOne Group, which was present at the assembly with some of its members, report a situation of inhuman and total marginalization, and a camp clearance project without sufficient alternative housing and integration programmes. There is no form of welfare in the camp. The fact that some children go to school is just an illusion: soon they too will be kicked out of the camp and the city along with their families. The position taken by the media is one of racist propaganda: the national TV news and newspapers offer only the politicians' side to the problem, while human rights activists are often interviewed but their statements are never made public - apart from through anti-racist websites and blogs., Subjected to one-sided information, every day the Italian people's hatred for the Roma grows. EveryOne Group wishes to express its deep preoccupation and ask the European Parliament; the European Council; the Council of Europe; the UN High Commissioner for Human Rights and the UN Committee on the Elimination of Racial Discrimination (CERD) to closely monitor the humanitarian situation at the Via Tribonio camp in order to discourage the institutions and the police force from continuing with these intolerant and repressive measures. Measures that are in violation of the EU's Charter of Fundamental Rights and against the spirit of the Universal Declaration of Human Rights. The Group asks that suitable measures be taken, seeing that the Italian Government and local authorities have shown time and time again a public mockery for the resolutions, warnings and recommendations issued by the EU institutions and the UN High Commissioner for Human Rights.
We await an urgent and supportive response to our appeal, and take the opportunity to send you our best regards.
For EveryOne Group: Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson
Related Links
http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/4/16_Romani_People_in_
Gruppo EveryOne Tel: (+ 39) 340 - 8135204 :: (+39) 334 3449180 :: (+ 39) 331-3585406 www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
Un SOS a la UE y la ONU tras el tratamiento brutal de los gitanos en Milán (Italia) 03 de junio 2010, por el grupo Todos Para evitar una tragedia humanitaria que tienen lugar las instituciones tiene que parar los desalojos y los abusos, y garantizar las 100 familias que viven en el campo de alojamiento alternativo, asistencia social y un programa de integración en serio. Ver: http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/6/2_An_SOS_to_the_ EU_and_UN_after_the_brutal_treatment_of_the_Roma_people_in_Milan_ (Italia). Html La campaña contra los romaníes están llevando a cabo por los políticos italianos con el apoyo de los medios de comunicación también deben ser estigmatizados. Las Naciones Unidas y la Unión Europea tienen el deber de velar por los acontecimientos que tienen lugar en el campamento Triboniano, para garantizar un nuevo campo de liquidación no tiene lugar sin la oferta de viviendas alternativas. Los agentes de policía en disturbios artes han acusado y golpeado con porras a la gente, utilizan un tratamiento duro contra mujeres y niños, detenciones sumarias, las amenazas, la limitación de la libertad, leyes especiales, las expulsiones basadas en la discriminación racial y difundir propaganda anti-Roma Una apelación de una intervención urgente, a: El Parlamento Europeo, La Comisión Europea, El Consejo de Europa, El Alto Comisionado para los Derechos Humanos, T que las Naciones Unidas Comité para la Eliminación de la Discriminación Racial (CERD) Milán, 24 de mayo 2010. violaciónes graves de los derechos humanos se producen en el campo de Roma en Via Triboniano, en Milán, donde una comunidad de familias romaníes (cerca de 600 personas, con un alto porcentaje de los niños) viven en condiciones de extrema dificultad, sin ningún derecho, y con un pacto especial que se respete (como en un gueto) castiga con la expulsión de familias enteras. Las instituciones de la ciudad había planeado la liquidación campamento de hace algún tiempo: la tierra que el campamento está situado en es necesaria para la planificación urbana de la Expo 2015. Durante los últimos meses numerosas familias con niños pequeños y los enfermos han sido expulsados del campo (sin una oferta de alojamiento alternativo) para "romper" la ley especial - por ejemplo, para dar cobijo a miembros de la familia no autorizados. Las autoridades locales también están instalando cámaras de vigilancia 20 para mantener un ojo en la comunidad. El 20 de mayo, un grupo de Roma, tras informar a las autoridades de sus intenciones, se dirigió a la Piazza Scala, en el centro de Milán (muy lejos del campamento) para una sentada pacífica delante del Ayuntamiento - en el que su intención de apelar por una vivienda digna, educación para sus hijos y la dignidad para todas las familias romaníes. Sin embargo, con una participación de la policía impidió que el gran grupo de 300 romaníes (muchos de ellos mujeres y niños) de abandonar el campamento, y cuando protestaron (la Constitución garantiza la libertad de circulación y el derecho a manifestarse pacíficamente) el policía acusado, golpeando salvajemente con sus porras. La Roma - hombres, mujeres y niños - respondió levantando piedras y lanzarlas a los agentes violentos que se encontraban en antimotines. Mientras tanto, una delegación de los operadores humanitarios (incluyendo los co-presidentes del Grupo EveryOne) fue al Ayuntamiento y pidió hablar con el alcalde o el teniente de alcalde, con el fin de pedir el fin a la violencia y para las conversaciones que tendrá lugar, pero el nombramiento no fue corregido. Los defensores de los derechos humanos no se les permitía asistir a las operaciones policiales y se mantuvieron a una distancia de un kilómetro del campamento. Muchos romaníes resultaron heridos o golpeados, pero no pudieron llegar al hospital para recibir tratamiento por temor a la detención por "resistirse a un oficial de policía". Un anciano Roma (que fue sorprendida por sorpresa y golpeado por una porra) fue detenido y su familia no tiene idea de su paradero. Dos niños de corta edad recibió varios golpes porra. EveryOne Group, que ya de vuelta en 2007 se encontró que para proteger a la "resistencia gandhiana" algunas familias con niños pequeños procedentes de un ataque violento por la policía (y se han reportado en varias ocasiones las violaciónes en el campamento Triboniano a las autoridades internacionales) considera que la situación de los derechos humanos en el campo milanés muy dramático. Por un lado, porque el campo está sometido a leyes especiales (como en un gueto) y por el otro porque no hay programas de integración se han creado (autoridades del gobierno italiano y locales no han de hacer uso de los fondos europeos a un lado de este propósito) Ha habido varios casos de familias de ser expulsado del campo, dando lugar a graves desastres humanitarios (por ejemplo, los derechos del niño están siendo constantemente violadas) y las autoridades han llevado a cabo acciones brutal y sin sentido así como las amenazas de rutina. "Cualquier persona que les apoya, va a terminar en la cárcel": dijo De Corato, el teniente de alcalde, amenazando los agentes humanitarios y los defensores de los derechos humanos. El domingo 23 de mayo una asamblea fue organizada por tres de la tarde en el campamento a pesar de la intimidación hacia los romaníes y los activistas de las autoridades. Varias asociaciones de derechos humanos estaban presentes en la reunión. Sin embargo, la presencia constante de la policía antidisturbios es desalentar la mayoría de los trabajadores humanitarios de la participación en estas reuniones democráticas, y los defensores de derechos humanos se mantienen a distancia durante las operaciones policiales. Quienes entran en el campo - aunque sólo sea para ayudar a los niños y los enfermos - se unió de inmediato por la policía e interrogado. EveryOne Group, que estuvo presente en la asamblea con algunos de sus miembros, el informe de una situación de marginación inhumano y total, y un proyecto de remoción de campamento sin viviendas suficientes alternativas y programas de integración. No hay forma de bienestar en el campo. El hecho de que algunos niños van a la escuela es sólo una ilusión: pronto también será expulsado del campo y la ciudad junto con sus familias. La posición adoptada por los medios de comunicación es una de la propaganda racista: los telediarios y periódicos nacionales ofrecen solo lado de los políticos al problema, mientras que los activistas de derechos humanos suelen ser entrevistada, pero sus declaraciones no se hacen públicos - además de a través de sitios web anti-racista y los blogs., sometidos a la información de un solo lado, cada día el odio del pueblo italiano para la población romaní crece. EveryOne Grupo desea expresar su profunda preocupación y solicitar al Parlamento Europeo, el Consejo Europeo, el Consejo de Europa, el Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos y el Comité de la ONU para la Eliminación de la Discriminación Racial (CERD) para vigilar de cerca la situación humanitaria en la Vía Tribonio campamento a fin de desalentar las instituciones y las fuerzas de policía de continuar con estos intolerantes y medidas represivas. Las medidas que constituyen una violación de la Carta Europea de los Derechos Fundamentales y contra el espíritu de la Declaración Universal de los Derechos Humanos. El Grupo pide que las medidas adecuadas tomarse, ya que las autoridades del Gobierno italiano y locales han demostrado una y otra vez una burla pública de las resoluciones, advertencias y recomendaciones emitidas por las instituciones de la UE y el Alto Comisionado para los Derechos Humanos. Esperamos una respuesta urgente y apoyo a nuestro llamamiento, y aproveche la oportunidad para enviarle un cordial saludo. Para el grupo Everyone: Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson Enlaces relacionados http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/4/16_Romani_ People_in_Italy.._Milan_in_2010% 2C_Warsaw_in_1940.html %% Http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/4/23_Rome 2C_ Romanians 2C_Roma.html % Http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/21_Farewell 2C_ Emil.html http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/13_The_UNHC_asks_ Italy_to_put_a_stop_to_its_persecutory_policies_against_migrants_and_Roma.html http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/13_Italy._The_UNHCHR_ asks_Italy_to_stop_driving_Roma_families_out_of_their_camps.html http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/12_Italy% 2C_ERRC._ Evictions_of_Roma_and_Sinti.html http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/1/22_Roma_People_in_Italy._ We_are_launching_a_desperate_SOS_to_the_EU_and_the_UN.html http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/1/13_The_conditions_of_the_ Roma_people_in_Italy_has_become_intolerable.html http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2009/11/7_Stop_to_the_ethnic_ cleansing_of_the_Via_Triboniano_Roma_camp_in_Milan..html En rumano: http://www.adevarul.it/stiri/actualitate/everyone-va-informa-onu-situatia-milano Gruppo EveryOne Tel: (+ 39) 340-8135204:: (+39) 334 3449180:: (+ 39) 406 331 a 3.585 www.everyonegroup.com:: info@everyonegroup.com E' morto Peter Orlovsky, compagno di Allen Ginsberg e poeta della pace
di Roberto Malini
Los Angeles, 1 giugno 2010. E' morto all'età di 76 anni, per un tumore ai polmoni, il poeta statunitense Peter Orlovsky, che fu compagno di Allen Ginsberg. Era da tempo ricoverato presso il Karme Choling Meditation Center di Barnet, nel Vermont. Orlovsky e Ginsberg furono la coppia omosessuale più celebre e fotografata d'America. Conobbi Peter a Milano, negli anni 1980. Me lo presentò Fernanda Pivano, che l'aveva condotto ad assistere a una lettura di poesia del gruppo che avevo fondato in quel periodo, presso il locale milanese "Entropia". Peter si disse entusiasta della nostra performance, che si avvaleva dello strumento poetico per trasmettere al pubblico i valori della pace e dei diritti fondamentali dell'uomo. Ricordo che abbracciò a lungo me e Paola Astuni, una straordinaria poetessa transessuale, e ci disse di credere solo nella poesia capace di avvicinare gli esseri umani e i popoli. Lo ricordo come un poeta originale e un uomo buono. E' dedicata anche a lui la lettura di poesie "Fragile. Memoria, poesia e Diritti Umani", che terrò giovedì 10 giugno 2010 alle 21 presso
Roberto Malini, Fragile Memoria, poesia e diritti umani
Lettura di poesia e proiezione dei videopoemi Makwan, Lettera dal Paradiso e Addio, Pesaro (La visione dei videopoemi è disponibile su: http://www.everyonegroup.com/it)
Rassegna “I Giovedì di Turro” Giovedì 10 giugno 2010, ore 21,15 Circolo ARCI Martiri di Turro Via Rovetta 14, Milano Organizzazione: Associazione “La Conta” O.N.L.U.S. http://laconta.interfree.it :: laconta@interfree.it In collaborazione con il Gruppo EveryOne
Contatti: Gruppo EveryOne +39 331 3585406 :: +39 334 3449180 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com
Y muerto Peter Orlovsky, Allen Ginsberg y el poeta amigo de la paz
Sport. Tifosi antirazzisti scrivono a Massimo Moratti
Milano, 25 maggio 2010. Un circolo di tifosi antirazzisti dell'Inter ha scritto una lettera al presidente Massimo Moratti. Nella prima parte del testo, ha lodato le scelte della società, che si è mantenuta multietnica e tollerante anche in questi anni travagliati, in cui ideologie anti-stranieri e odio verso le minoranze razziali si sono diffuse a macchia d'olio in tutto il Paese, con il leit motiv dei "buuuuu!" contro Supermario Balotelli (il più forte attaccante italiano, incredibilmente ignorato dalla nazionale), i proclami dalle piazze e dagli schermi tv dei politici intolleranti, il pianto dei bambini e il fracasso delle ruspe nei campi Rom, dei quali una politica perversa sta facendo tabula rasa. L'Inter no. L'Inter, lo riconoscono anche le altre tifoserie, ha promosso tolleranza e antirazzismo, anche con l'invito simbolico rivolto a 20 bambini Rom per assistere dagli spalti del Meazza alla partita di andata di semifinale di Champions League Inter-Barcellona, consegnata alla leggenda del calcio. "I tre titoli dell'Inter valgono il doppio", secondo i tifosi antirazzisti, "anche per l'esempio di tolleranza e amicizia fra i popoli che la squadra ha offerto al mondo". I tifosi antirazzisti lanciano al patron dell'Inter anche un suggerimento "tecnico":
"Caro presidente Moratti, cari dirigenti, per quel che può valere ai fini delle politiche aziendali della vostra gloriosa Società, il nostro circolo vi consiglia di prestare attenzione non solo al valore professionale, ma anche alla dimensione umana del tecnico che avrà l'arduo compito di sostituire Mourinho. A noi piace un certo... Pep Guardiola, che ha manifestato il desiderio di lasciare il Barcellona e potrebbe essere, per una serie di ragioni, l'allenatore ideale dei nerazzurri. E' un uomo che ha sempre manifestato onestà e nobili valori civili; è noto in Spagna per promuovere l'idea di una società multietnica e tollerante, in cui lo sport sia sempre veicolo di lealtà, uguaglianza ed esempio per le giovani generazioni. Vi è chi afferma che sia anche di origine gitana. Da sportivi, dopo la breve, aurea "era Mourinho", pensiamo che un allenatore geniale, innovativo ed efficace come Pep possa continuare un ciclo formidabile. Sotto l'aspetto tecnico - non siamo forse, noi italiani, un popolo di "allenatori", oltre che di navigatori, poeti e santi? - Guardiola potrebbe regalare all'Inter quel gioco di impostazione e quelle trame sempre precise ed efficaci che hanno dato al Barcellona l'immagine poderosa di un'Invincibile Armata (immagine offuscata solo dalla Beneamata!). Guardiola conosce come pochi altri il lavoro del "mister", e in più è tenace, orgoglioso, duttile, orientato sia a scelte tattiche che strategiche (come Mou), straordinario nelle relazioni con i giocatori e capace di posizioni lucide di fronte ai media (ne abbiamo sempre bisogno). Il nostro ovviamente è un parere da tifosi: tifosi dell'Inter e dei Diritti Umani. Ma ci teniamo a comunicarvelo, perché abbiamo un vero affetto e una stima immensa per Massimo Moratti, stima che è sempre esistita, anche quando un sistema perverso impediva alla società di cogliere i successi che avrebbe meritato sul campo. Un abbraccio a tutti e forza Inter per sempre! Gli interisti antirazzisti". Deportes. partidarios Antirracista escribir a Massimo Moratti Caso Sebastiano Saia: stop alle violazioni dei suoi diritti in carcere e ai domiciliari
Il Gruppo EveryOne sollecita un intervento internazionale per fermare i trattamenti inumani e degradanti sui detenuti in Italia.
Chiesta inoltre un'inchiesta parlamentare sul caso Saia e sulle condizioni inumane dei detenuti nelle carceri italiane, nonché l'adesione delle associazioni Antigone, Detenuto Ignoto e Nessuno Tocchi Caino, da anni impegnate in battaglie civili per i diritti dei detenuti. Sollecitato il Commissario per i Diritti Umani al Consiglio d'Europa affinché siano perfezionati nell'Unione europea organismi e leggi a tutela delle vittime di abuso giudiziario e poliziesco
Roma, 25 maggio 2010. Una sequela di violazioni dei diritti fondamentali della persona, contrarie alla Costituzione italiana, alla Carta dei diritti fondamentali nell'Unione europea, alle risoluzioni e direttive Ue e a tutti gli accordi internazionali - sottoscritti anche dall'Italia - che tutelano i Diritti Umani fondamentali: è questa la motivazione che ha portato il Gruppo EveryOne a chiedere alle autorità politiche e giudiziarie italiane di prodigarsi affinché vengano interrotti con urgenza i trattamenti inumani e degradanti cui è sottoposto Sebastiano Saia, siciliano di 62 anni, e di Beata Molnarova, slovacca, sua compagna, entrambi accusati di reati di natura fiscale e finanziaria e recentemente condannati dal Tribunale di primo grado di Milano.
Tutto ebbe inizio nel 2009, quando la Guardia di Finanza, il 27 maggio, su ordine della Procura della Repubblica di Milano, li prelevava separatamente dalla loro abitazione di Aviano (Pordenone) per condurli alla casa circondariale di San Vittore.
Quando la pattuglia mandata a prelevare Beata Molnarova si accorse del bambino di un anno che la donna aveva con sé (figlio suo e del compagno Sebastiano), la sua ordinanza di custodia cautelare fu mutata in arresti domiciliari, e venne disposto il suo trasferimento a Volvera (Torino), luogo della residenza anagrafica, abitazione completamente sprovvista di mobili e assolutamente inadeguata a ospitare una mamma con il suo bambino. Mentre Sebastiano raggiungeva San Vittore e veniva rinchiuso in una cella di 4 metri per 2 con altri 5 detenuti, tutti fumatori mentre lui non lo è, Beata veniva trasferita in auto a Volvera, con una scorta di dieci pannolini per il bambino e tre bottiglie di latte, che usava durante il viaggio. Dopo oltre 500 chilometri, trascorsi in auto con il bambino in braccio, veniva costretta a dormire per terra alle 4 del mattino, senza un materasso né una coperta, con il figlioletto in fasce tra le sue braccia.
Disperata per non poter scaldare al piccolo nemmeno un pentolino di latte, visto che ogni autorizzazione a uscire le era stata negata, Beata veniva soccorsa da alcuni vicini, che avevano udito il suo pianto e quello del bambino: qualcuno procurava un materasso, qualcun altro del latte e del cibo, altri ancora dei pannolini. Nessuna assistenza sociale veniva predisposta oltre al serrato controllo delle Forze dell'Ordine. Intanto a Sebastiano in carcere venivano negati i più elementari permessi: da quello di telefonare alla compagna alla richiesta di vedere un medico, dall'essere trasferito in una struttura meno affollata e in condizioni igienico-sanitarie migliori alla domanda di incontrare l'ispettore sanitario e la direttrice del carcere.
Un mese dopo, il 24 giugno 2009, l'arresto di Sebastiano Saia veniva convalidato. I domiciliari venivano inoltre convalidati per Beata Molnarova, sempre più in difficoltà vista la casa completamente vuota e l'impossibilità di badare al figlio in quelle condizioni. Il 14 luglio 2009 Saia assiste a un pestaggio, che riferisce con le seguenti parole: “Un detenuto asiatico fu picchiato dagli agenti, tramortito e trascinato per i piedi dall'inizio del quinto raggio fino all'infermeria; circa 250 metri di corridoi, sempre strisciando con la schiena per terra. Il giorno seguente feci domanda di vedere la direttrice del carcere e l'Ufficio di Comando, ma nessuno di questi due appuntamenti mi fu mai fissato”. Saia presenta dunque dal carcere un esposto alla Procura della Repubblica di Milano, che viene però archiviato poche settimane dopo, senza alcun provvedimento o indagine nei confronti degli agenti. Il 25 luglio Beata Molnarova è libera e le vengono finalmente revocati gli arresti domiciliari.
Da questo momento in poi, Sebastiano inizia ad avere seri problemi di salute: prima una colica renale, poi fortissimi dolori allo stomaco, per cui chiede ufficialmente il permesso di poter effettuare un'approfondita visita chirurgica. L'istanza viene rigettata; il 14 settembre, dopo svariati mesi in cui i dolori non si placano, inoltra una nuova domanda di visita. Il giorno seguente, mentre Sebastiano sta raccogliendo firme per una petizione lanciata da Antigone, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, per portare l'Italia davanti alla Corte europea dei Diritti Umani, viene minacciato - secondo quanto afferma - dall'Ispettore di guardia: “Smettila o non uscirai mai più di prigione”.
A ottobre, al malessere fisico comincia ad aggiungersi quello psicologico: Sebastiano è depresso e demotivato e inizia a pensare al suicidio; chiede di poter avere un colloquio con uno psicologo o psicoterapeuta, ma quando scopre che il colloquio si sarebbe svolto presso la guardia di turno in infermeria, vi rinuncia. Il 28 novembre 2009, dopo sei mesi di detenzione, la sua richiesta di arresti domiciliari viene respinta, nonostante il parere favorevole del PM, con la menzione di “gravi indizi di colpevolezza” operata dal collegio giudicante.
Sebastano riferisce inoltre che il 20 gennaio, mentre svolgeva una mansione di spesino in carcere per cui veniva retribuito con la somma di 260 euro al mese - lavorava 10 ore la giorno, compresi i festivi - subiva un'aggressione da parte di un detenuto venticinquenne: la diagnosi era: tumefazione all'occhio, due denti sbrecciati, l'impossibilità a masticare e un trauma cranico. L'addetto all'infermeria di turno riportava nel referto che Saia ha sbattuto la testa contro una porta e solo dopo le proteste di Sebastiano la motivazione veniva mutata in aggressione. Il giorno dopo, Sebastiano veniva licenziato dal lavoro.
Il 23 marzo 2010, dopo dieci mesi di carcere, vengono disposti gli arresti domiciliari per Saia - con l'espresso obbligo di frequentare e parlare solo con i conviventi -, che raggiunge così la compagna nella casa di Volvera. Tuttavia, anche ai domiciliari proseguono trattamenti poco attenti alla sua salute già minata e gli vengono ancora negati permessi; oltre al fatto che non gli viene fornita, nonostante ripetute richieste ufficiali, copia della sua cartella clinica, a Sebastiano vengono negate dal Giudice le visite del suo medico di famiglia e la possibilità di effettuare degli esami di controllo. Anche la Guardia Medica, chiamata alle 20 del 25 marzo per dolori attribuibili a un'ernia ombelicale, viene bloccata dai Carabinieri, che si recano quattro ore dopo, verso la mezzanotte, a casa di Saia e gli chiedono che cosa avesse, senza portare con sé un medico.
Il giorno seguente, Sebastiamo chiama il 118 a causa di insopportabili dolori allo stomaco, accentuatisi dalla notte precedente; viene condotto al Pronto Soccorso, dove viene sottoposto a esami e gli viene diagnosticata un'ernia con apertura ombelicale di diversi centimetri. Dimesso in attesa dell'esito degli esami, viene ricontattato il 30 marzo scorso dall'ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino), che ne richiede il ricovero per operarlo. Segue sua istanza al Giudice per poter essere ricoverato e operato; in giornata il permesso viene concesso, con espresso divieto che l'eventuale intervento di rimozione dell'ernia si svolga nella data del 20 aprile, già fissata per la prosecuzione del dibattimento. Il 2 aprile Sebastiano viene operato di un'ulcera ombelicale di 16 cm per 8 e un altra duodenale di 6 cm, e viene dimesso due giorni dopo.
Sebastiano comincia però ad accusare anche dolori ai reni, e richiede al giudice una visita urologica, nonché la possibilità di appuntamento dentistico dovuto alle difficoltà di masticazione conseguenti l'aggressione subita. Richiede inoltre di poter frequentare la chiesa cattolica di Volvera, adiacente alla sua abitazione. Tutti questi permessi, pur riguardando seri problemi di salute ed equilibrio personale, non sono concessi. In data 17 maggio gli viene autorizzata esclusivamente la visita domiciliare da parte di un neuropsichiatra, previa comunicazione ai Carabinieri.
Il Gruppo EveryOne ha appreso con sconcerto i particolari riguardanti i trattamenti subiti da Sebastiano Saia, dalla sua compagna e dal loro bambino di un anno, che purtroppo non rappresentano un unicum, ma toccano, in misura più o meno grave, migliaia di detenuti - o persone sottoposte a limitazioni della libertà individuale - nel nostro Paese, come se la pena loro spettante non dovesse essere costituita dalle sole restrizioni previste dalla legge, ma da una condizione di privazione, umiliazione e sofferenza per il giudicato e tutta la sua famiglia.
Questo modello di applicazione della legge, che si vede in tanti film di tema carcerario, da "Le ali della libertà" a "Fuga da Alcatraz", da "The rock" a "Sorvegliato speciale", e che ha colpito ripetutamente Sebastiano e i suoi cari non è costituzionale perché la pena comminata da un tribunale non comporta lo spalancarsi di un girone infernale per il detenuto - un luogo di dolore in cui i diritti vengono annichiliti, la salute e la vita divengono fattori di infimo pregio - ma semplicemente l'applicazione delle misure comminate, che non devono ledere la dignità, l'integrità, la salute, il senso di sicurezza e gli affetti della persona punita.
I trattamenti cui è stato sottoposto il signor Saia e a cui sono sottoposti quotidianamente migliaia di esseri umani colpiti da una giustizia vendicativa, si configurano secondo le Carte dei Diritti Umani come palesi violazioni di diritti fondamentali e inviolabili della persona, tra i quali il diritto alla salute e all'assistenza. Basti pensare che in questo fosco e orrido scenario, dall'inizio del 2010 ben 26 persone si sono suicidate nelle carceri italiane, ormai sovraffollate; sono invece 100 i casi di suicidio da 18 mesi a oggi. Gran parte delle persone decedute si sentiva perseguitata dall'autorità giudiziaria e vittima di abusi senza alcuna possibilità di denunciarli e ottenere una condizione di detenzione umana e dignitosa.
Il Gruppo EveryOne, in base alle riferite numerose violazioni dei Diritti Umani subite da Sebastiano Saia, dalla sua compagna Beata e dal loro bambino in fasce, chiede che le autorità mettano in atto urgentemente misure atte a ripristinare una condizione di vita dignitosa per il nucleo familiare vessato e che possa ritornare nella sua casa di Aviano; inoltre, chiede sostegno ai deputati e senatori Radicali, nonché a tutte le forze politiche democratiche, affinché sia avviata un'inchiesta parlamentare sia riguardo al caso Saia, sia riguardo alle condizioni di vita degli esseri umani sottoposti, nel nostro Paese, a misure restrittive della libertà individuale e a quelle dei loro cari.
Contemporaneamente, la vicenda di Sebastiano, Beata e del loro piccolo vengono portate a conoscenza del Commissario per Diritti Umani, del Comitato dei Ministri e dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, affinché vengano creati finalmente nell'Unione organismi internazionali efficaci a tutela dei diritti delle vittime di abuso giudiziario o poliziesco e leggi europee che definiscano la necessità di rispettare la salute, l'integrità, la sensibilità, gli affetti e la dignità delle persone soggette, dopo procedimento penale, a restrizioni della libertà.
Infine gli attivisti di EveryOne hanno inviato un report sul caso anche all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, signora Navi Pillay, e chiesto l'adesione alla campagna sul caso Saia delle associazioni Antigone, Detenuto Ignoto e Nessuno Tocchi Caino, da anni impegnate in battaglie civili per i diritti dei detenuti.
Caso Sebastiano Saia: detener el violaciónes de sus derechos en prisión y bajo arresto domiciliario Circolo Generazione Italia Milano - Sezione Diritti Umani
Cdm approva soggiorno a punti. La società civile lo definisce "dannoso e discriminatorio"
Secondo Circolo milanese di Generazione Italia, sezione Diritti Umani, "E' un regolamento intollerante, scritto contro il parere della società civile, prodotto dalle ideologie anti-immigrazione della Lega Nord"
Milano, 21 maggio 2010. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al "soggiorno a punti", con un testo modificato rispetto alla stesura originale. Il comunicato diramato dal Consiglio dei Ministri precisa che lo schema del regolamento è stato elaborato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. "La premessa rivela già la natura del regolamento, " commenta in una nota il Circolo di Milano di Generazione Italia, sezione Diritti Umani, "ovvero che è un regolamento intollerante promossa contro il parere della società civile e di chi crede nei valori democratici. Nei Paesi moderni le Costituzioni vietano l'approvazione di leggi discriminatorie, che impongono a una minoranza o un gruppo disagiato regole e stili di vita diversi o imposizioni diverse rispetto alla maggioranza. Il Canada fa eccezione, ma è un Paese all'avanguardia per il sistema di welfare che favorisce i processi di inclusione sociale e il 'permesso a punti' favorisce gli stranieri più orientati all'integrazione, stimolando gli altri ad avvicinarsi sempre di più alla realtà della società canadese. Non a caso il regolamento è stato preventivamente approvato dalla società civile e dalle ong, tanto che fino a oggi non ha prodotto revoche dei permessi. Le leggi canadesi sull'immigrazione, piuttosto, favoriscono lo spostamento di lavoratori verso regioni dove serve mano d'opera, come il Quebec, rispetto ad altre. In Italia, al contrario non esiste alcun sistema di sostegno agli stranieri e le politiche promosse dalla Lega Nord, che guida a piacimento la stesura di provvedimenti anti-immigrazione e anti-minoranze etniche, sono attuate per impedire al nostro Paese di diventare multietnico e accogliente, mentre né il parlamento né il governo - fatto gravissimo e antidemocratico - ascoltano il parere delle ong e degli esperti nei campi dell'immigrazione, delle dinamiche del razzismo e dei Diritti Umani". ''Con il permesso di soggiorno a punti l'integrazione diventerà una corsa ad ostacoli che penalizzerà tutti: immigrati e italiani," ha commentato il presidente del Forum Immigrazione del Pd, Livia Turco. Il permesso a punti riguarda tutti gli immigrati da 16 a 65 anni di età e assegna loro un 'bonus' di 16 punti al momento del loro ingresso in Italia. Saranno esclusi dal percorso a punti i ragazzi che completano la scuola dell'obbligo, i disabili, le vittime di tratta. Se si scende a zero punti, si viene espulsi. Per ottenere il permesso bisognerà firmare un accordo per l'integrazione che comporterà l'adempimento a obblighi e obiettivi. L'immigrato straniero dovrà dimostrare di aver superato il corso di lingua italiana, di conoscere la Costituzione, di essersi iscritto al Servizio sanitario, di mandare i figli a scuola, di essere in regola con il fisco. "Le ong, gli operatori umanitari e gli specialisti nel campo dei Diritti Umani non hanno avuto alcun peso nella stesura del permesso," prosegue la nota del circolo di Generazione Italia, "e questo è un caso unico al mondo. E' come se gli ingegneri venissero esclusi dai progetti di costruzione di ponti, affidandoli invece a chi di ponti non sa nulla e anzi, li ritiene un danno per la viabilità e il paesaggio. Le leggi sull'imigrazione in Italia sono già discriminatorie e violano un'infinità di articoli della Carta europea dei diritti fondamentali. Le politiche intolleranti hanno creato paura dello straniero e per alimentare tali paure si sono sprecati miliardi di euro, rinunciando ai programmi di integrazione. Il nostro Paese, così, è retrocesso a settant'anni fa, quando governanti senza scrupoli mantenevano il loro potere facendo leva su razzismo e pregiudizi. Nella realtà, i crimini non sono diminuiti di un solo caso, come rivelano i rapporti annuali, mentre la criminalità organizzata continua a rafforzarsi e nel 2010 sta per toccare record assoluti in tutti i campi del malaffare. Ma il governo e le autorità continuano ad accanirsi contro i rifugiati, i poveri, le persone dalla pelle scura, i diversi. Gianfranco Fini ha espresso un parere chiaro, sul soggiorno a punti: 'Ho letto che qualcuno ha detto che intende fare il permesso di soggiorno a punti e se gli immigrati conoscono la Costituzione gli diamo 30 punti. A me piacerebbe fare quel test qui alla Camera'. Purtroppo però, nell'attuale deriva di tutti i valori civili, sociali e culturali, sono i 'lumbard' a fare le leggi, gli stessi 'lumbard' che starnazzano nelle piazze, predicando odio etnico e distruggendo, mattone dopo mattone, il progetto di un'Italia orgogliosa ed evoluta, attenta alla propria Costituzione e ai valori fondamentali dell'uguaglianza fra i popoli e della solidarietà. La sola speranza che ci resta è che chi sostituirà, speriamo presto, la classe politica al potere oggi, faccia un falò di tante leggi inique e indegne di un Paese civile e le riscriva da capo, basandosi sulle carte internazionali che tutelano i Diritti Umani e avvalendosi del contributo degli 'Human Rights Defender', la cui esperienza può evitare, anche nelle epoche buie, di commettere tante atrocità di Stato".
Contatto: gi.milano.dirittiumani@gmail.com http://www.generazioneitalia.it/ Círculo Generación Italia Milán - Sección de Derechos Humanos Lotta alla Mafia e alle sue diramazioni nello Stato: ascoltiamo Gaspare Spatuzza
Roma, 21 maggio 2010. Se vogliamo davvero arrivare ai nomi di chi ha assassinato Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e gli altri martiri del crimine organizzato, se vogliamo risanare le Istituzioni dalla presenza del virus mafioso, se vogliamo aprire gli occhi, liberarci dai pregiudizi e dire no ai poteri deviati, all'alleanza scellerata fra malaffare e politica - alleanza che in diversa misura condiziona ormai tutti i comparti della società italiana -, se vogliamo uscire da un tunnel troppo buio e troppo lungo, dobbiamo cogliere le opportunità che il coraggio e il lavoro di magistrati onesti e capaci mette a nostra disposizione. Chi teme che la verità trapeli può attuare ricatti e minacce, controllare l'informazione, tacitare i testimoni, smussare gli strumenti di indagine, posizionare i suoi luogotenenti in ogni posizione di potere, ma la verità resta sempre lì, nuda e vicina, quasi a portata di mano. La lotta alla mafia ha sempre identificato i collaboratori di giustizia quali strumenti fondamentali per scardinare i meccanismi omertosi, la rete di interessi e paure, le protezioni dietro cui si muove la criminalità organizzata. Il pentito è consapevole dei rischi che corre direttamente o indirettamente, ma una volta che ha scelto di svelare la verità, diventa un cronista del sommerso, una mappa vivente dei luoghi e dei fatti legati al delitto di mafia. Ecco perché chi ha un passato e/o un presente da nascondere, paventa quale insidia massima la parola dei pentiti. Gaspare Spatuzza è un pentito di assoluta attendibilità e può aiutarci, senza ombra di dubbio, a conoscere la vera storia di tanti delitti e complicità mafiose. Grazie a Spatuzza il crimine organizzato ha subito sconfitte di grande rilievo. Grazie alla testimonianza di Spatuzza un funzionario dei servizi segreti ancora in forza all'Aisi, l'Agenzia di informazioni per la sicurezza interna che ha preso il posto del vecchio Sisde, è indagato dalla Procura di Caltanissetta. L'ipotesi di reato è il concorso nella strage di via D'Amelio, nella quale furono assassinati Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. L'uomo è una figura chiave nell'àmbito delle nuove indagini sull'autobomba esplosa a Palermo il pomeriggio del 19 luglio 1992, 56 giorni dopo la strage di Capaci. Spatuzza era il boss palermitano di Brancaccio che aveva procurato agli attentatori la Fiat 126 destinata ad accogliere l'ordigno. Nel 2008 decise di collaborare con i magistrati anti-mafia. Durante gli interrogatori a Firenze, il 17 dicembre 2008 parlò per la prima volta di un membro dei servizi segreti legato ai fatti di via D'Amelio. Lo riconobbe in uno degli album di fotografie che i magistrati gli sottoposero e che raccoglievano appartenenti ai servizi segreti. Gaspare Spatuzza ha testimoniato anche in relazione a importanti contatti fra mafia e politica, riferendo nomi eccellenti, fra cui quello del Presidente del Consiglio. Sono teoremi ancora da risolvere, ma che destano sdegno e preoccupazione, perché sula base delle testimonianze dei pentiti si evince che la "filiera" di interessi economici e politici di natura criminale che hanno caratterizzato la stagione delle stragi non è mai stata smantellata, ma ha saputo trasformarsi, ripulire la propria immagine e riposizionarsi a "buccia di cipolla" in posizioni cardine della politica, della finanza e dell'informazione in Italia. La lucha contra la mafia y sus sucursales en el Estado: escuchar Gaspare Spatuzza Permesso di soggiorno a punti: approvata l'ultima follia xenofoba
di Alfred Breitman
Milano, 21 maggio 2010. E' stato approvato al Consiglio dei Ministri il "permesso di soggiorno a punti". Con i "punti" da assegnare e togliere agli immigrati, come facevano alcuni negrieri con gli schiavi delle piantagioni di cotone, l'Italia tocca il fondo della xenofobia. La scusa per emanare tale aborto è stata: "E' uno strumento che esiste già in Canada". Non è vero, perché il soggiorno a punti canadese, elaborato dal team del ministro per l'Immigrazione Jason Kenney dopo aver ascoltato le opinioni di tutte le ong e degli specialisti nei fenomeni dell'immigrazione e della convivenza fra etnie ospitanti e migranti, è un sistema che aiuta l'immigrato a inserirsi positivamente presso la comunità ospitante, apprendendone le leggi, le usanze, la Storia, la cultura e le caratteristiche. Il welfare canadese funziona come un orologio e chi entra nello Stato si trova davanti un percorso che lo può condurre a una piena integrazione e anche a raggiungere posizioni di grande prestigio e responsabilità. Chi invece fa fatica a comprendere il nuovo tessuto sociale, viene seguito e sostenuto; in particolare i bambini e l'uinità dela famiglia sono in cima al novero delle attenzioni da parte delle Istituzioni. In Italia avviene il contrario e manca completamente un sistema di welfare, sostituito dalla demagogia intollerante, come se i programmi di integrazione togliessero qualcosa alla cittadinanza. Il percorso a punti diventa quindi un micidiale calvario e a ogni "stazione" il migrante si trova a temere di perdere ogni diritto. Qui da noi tutto è ostile, per lo straniero. Mentre una Direttiva europea fissa a dieci anni il periodo massimo di permanenza in uno Stato per ottenere la cittadinanza, per esempio, da noi i dieci anni devono essere di residenza e le autorità controllano che tale periodo sia trascorso esaminando i certificati storici di residenza, senza tenere conto che per uno straniero, specie se povero, è quasi impossibile avere sempre casa con regolare contratto, lavoro con regolare assunzione, tessera sanitaria ecc. Ma anche nel caso miracoloso che i dieci anni siano dimostrabili, dal momento della domanda, che si può presentare solo allo scadere del decimo anno di residenza, all'accettazione della stessa passano altri quattro anni. Se si considera che durante il primo anno di permanenza nessuno ottiene la residenza, occorrono minimo 15 anni, in Italia e da nessun altra parte nel mondo, per avere la cittadinanza. Per non parlare del permesso di soggiorno, il cui rinnovo è sempre una tappa tragica per l'immigrato. Basta perdere il lavoro o non riuscire a trovare casa con affitto regolare (per gli stranieri l'abitabilità è quasi una chimera e i requisiti richiesti scoraggiano i proprietari dall'affittare loro gli appartamenti) per diventare in un amen "clandestini" e quindi, in basa alla Legge 194, criminali, soggetti a retate, arresto, detenzione fino a sei mesi nei Cie (carceri-lager per immigrati) ed espulsione. Ma torniamo ai "punti", che in Italia sono veri e propri "punti-vita", come nei giochi di ruolo e nei videogame. Qualcuno spieghi in base a quale criterio il migrante può essere punito in misura gravissima (l'espulsione lo condurrà in un Paese da cui è già fuggito, quasi sempre a causa di un'emergenza umanitaria; contemporaneamente, i suoi familiari resteranno soli in Italia, esposti a qualsiasi pericolo) in base a un regolamento che non dovrebbe avere valore giuridico? Per punire le colpe ci sono già le leggi dello Stato e i tribunali: togliere ulteriori "punti-vita" diventa una condanna la cui natura sfugge al buon senso, una condanna senza diritto alla difesa e senza giudice. Inoltre, mettere nelle mani di insegnanti di lingue (magari leghisti), vigili urbani, forza pubblica e chissà chi altri il destino di uomini, donne e bambini è una grave violazione della Costituzione e delle Carte sui diritti fondamentali. Ma vi è una cosa che va ripetuta e sottolineata mille volte: chi viene punito fino a ritrovarsi a zero punti, viene espulso e il provvedimento colpisce anche i figli (che restano senza sostegno o sono costretti a tornare in Paesi dove esiste crisi), la moglie (o il marito), le persone per cui lo straniero lavora (si pensi a una badante). Quando mogli e figli restano in Italia da soli, rimangono loro la prostituzione o la schiavitù per sopravvivere. A questo proposito, i casi di donne costrette a "prestazioni speciali" in cambio di assunzione (o di una casa con regolare contratto di affitto) sono ormai la regola, visto che il permesso di soggiorno è diventato vitale. La legislazione e i provvedimenti riguardanti l'immigrazione in Italia sono folli. Il soggiorno a punti è solo l'ultima sadica e scriteriata invenzione di un potere xenofobo, dettato nelle sue linee da puro odio razziale e da cancellare, prima che qualcuno, irresponsabilmente, lo prenda a modello fuori dall'Italia. La legge 194 sull'immigrazione sta producendo a propria volta effetti devastanti; persone lungosoggiornanti -protette da una Direttiva europea contro la discriminazione - vengono imprigionate nei terribili Cie ed espulse se perdono il permesso di soggiorno, magari dopo vent'anni che vivono qui (è successo). Certo, un giorno l'Italia si vergognerà di ciò che ora accade, ma sarebbe tempo di vergognarsi e fare qualcosa adesso, avvalendosi, per creare leggi giuste e rispettose della dignità e della vita di tutti, del patrimonio di esperienza di cui dispongono gli specialisti nel campo dei Diritti Umani, gli studiosi dell'immigrazione, del razzismo e dei fenomeni persecutori, nonché gli operatori umanitari.
Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne +39 393 4010237 :: 39 331 3585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com Permiso de residencia puntos: aprobada la locura xenófoba última Triboniano, i Rom, le Ong e gli operatori umanitari in presidio davanti a Palazzo Marino
Milano, 19 maggio 2010. Domani, giovedì 20 maggio, a partire dalle 18 si terrà un presidio pacifico davanti a Palazzo Marino, in piazza della Scala. La manifestazione è stata promossa dalla comunità Rom di via Triboniano, per protestare contro i continui sfratti che mettono sulla strada famiglie indigenti e contro il progetto dello smantellamento del campo, programmato a partire dal 30 giugno, senza alternative abitative e inclusive sufficienti all'emergenza umanitaria. Organizzazioni per i Diritti Umani e centri antirazzisti sosterranno il presidio. "E' il primo passo per la difesa del nostro diritto all'esistenza e alla dignità," affermano senza esitazioni i rappresentanti delle comunità Rom riunitesi in assemblea domenica scorsa. Il Gruppo EveryOne, che ha scritto una lettera al vicesindaco e alla Casa della Carità, chiedendo l'interruzione degli sfratti e l'avvio di politiche in linea con la Carta dei diritti fondamentali della persona nell'Ue, sarà presente al presidio. "Negli ultimi anni il Comune di Milano ha perso una grande opportunità civile," spiegano i leader dell'organizzazione Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "perché ha avuto a disposizione tanti milioni di euro, ma ha investito tutto quel denaro in una forsennata caccia all'uomo, attuando sgomberi irresponsabili in estate e in inverno, mettendo sulla strada bambini, donne e malati. Ha murato case abbandonate, acquistato centinaia di telecamere di sorveglianza, distolto la polizia municipale dai suoi compiti utili alla collettività per trasformarla in una milizia etnica. La Commissione europea e l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani hanno condannato tali procedure, contro cui sono state aperte procedure di infrazione. Ora tocca al Triboniano, un campo che sta per essere sacrificato alla realtà dell'Expo, attorno a cui gravita ogni genere di malapolitica e malaffare". Vi è una certa preoccupazione, da parte delle istituzioni locali, dopo i moti di protesta verificatisi al Triboniano giovedì 13, quando alcuni rappresentanti della comunità di via Triboniano hanno eretto barricate, dato fuoco a copertoni e a un'auto, messo alcune bombole in mezzo alla strada. L'Assemblea di via Triboniano e gli Antirazzisti Milanesi assicurano che il presidio si svolgerà in modo pacifico: "La manifestazione si prefigge esclusivamente lo scopo di consegnare e rendere pubblica all'amministrazione comunale una proposta di soluzione della vicenda che rappresenta la volontà di tutti gli abitanti del campo. Le famiglie si rendono infatti disponibili a lasciare l'insediamento purché vengano salvaguardati i loro diritti fondamentali: un'abitazione degna e sostenibile per i 100 nuclei familiari; la garanzia di continuità scolastica per tutti i bambini; la fine di ogni gestione esterna degli interessi e dei diritti della comunità". La Croce Rossa Italiana e la Croce Rossa Romena visiteranno il campo nei prossimi giorni con una delegazione, per verificare le condizioni di salute degli insediati, per accertare che le famiglie verranno risistemate in alloggi adeguati e che siano previsti dopo il trasferimento programmi di inclusione, come prevedono gli accordi internazionali. "Al Triboniano rischia di verificarsi una spaventosa tragedia umanitaria," comunica l'ufficio stampa della sezione Diritti Umani del Circolo "Generazione Italia" di Milano, "ed è importate evitarla. Dopo le proteste di giovedì, si è parlato dei Rom come di facinorosi e violenti. Chi conosce la situazione del campo, però, si rende conto che per i 700 esseri umani lì residenti non esistono più diritti né opportunità di vita. Quando un gruppo sociale viene perseguitato, è sancito il suo diritto alla ribellione: lo afferma la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Domani, però, la protesta si svolgerà in modo tranquillo, anche perché è auspicabile da parte delle autorità cittadine iniziare finalmente ad ascoltare i Rom del Triboniano, evitando di delegare le loro scelte e il loro destino ad associazioni che non hanno motivo di rappresentarli".
Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne +39 393 4010237 :: 39 331 3585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com Triboniano, Roma, las ONG y los cooperantes en la guarnición frente al Palazzo Marino I Rom di fronte alle forze dell'ordine: un caso del 2005 è l'emblema di mille abusi
Padova, 8 maggio 2010. In questi giorni è circolata, diffusa da attivisti e siti antirazzisti del Veneto, una notizia risalente al dicembre del 2005. Chi l'ha divulgata, purtroppo, era convinto che si trattasse di un fatto accaduto di recente. Noi stessi siamo caduti nell'equivoco e a nostra volta abbiamo diramato un comunicato stampa, riportando la notizia e le nostre considerazioni, salvo rettificarle quasi subito grazie alla segnalazione di un'amica. Premesso questo, riteniamo tuttavia importante rinfrescare la memoria agli utenti del nostro sito riguardo agli episodi più gravi di razzismo che colpiscono i Rom nel nostro Paese. Ecco qui di seguito il caso, avvenuto a Padova nel 2005.
Grazie a una studentessa di Venezia, incapace di accettare in silenzio l'ondata di intolleranza che percorre la sua città e tutto il Nord Italia, è stata documentata fotograficamente una gravissima violazione dei Diritti Umani nei confronti di due giovani donne di etnia Rom. La testimonianza, con i documenti fotografici, è pervenuta alla redazione di Radio Sherwood nel pomeriggio del 29 aprile (l'anno è il 2005, ndr). La studentessa ha raccontato alla radio che una pattuglia di Carabinieri avrebbe fermato alcuni Rom sospettati di avere con sé della cocaina, tra cui due giovani donne, accusate di averne alcuni ovuli nel ventre. Le ragazze fermate sarebbero state denudate in mezzo alla strada, sotto gli occhi di passanti (tra cui una giornalista, subito allontanata dalla forza pubblica), e ispezionate, anche nelle parti intime, dalle mani di tre militari, due dei quali in borghese. A testimonianza delle sue parole, la studentessa ha spedito a Radio Sherwood ( http://www.meltingpot.org/IMG/mp3/290405_testimonianza.mp3 ) delle foto, scattate con il telefono cellulare, e pubblicate anche on line, dove chiaramente si può vedere una delle ragazze seminuda in strada e un'altra ammanettata sul pavimento, maltrattata e tenuta ferma dallo stivale di un Carabiniere in divisa. Il Gruppo EveryOne, organizzazione per i Diritti Umani, ha inserito la cronaca dell'episodio e la documentazione che attesta la sua brutale realtà in un dossier relativo alla condizione dei Rom in Italia, dossier destinato all'attenzione del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navanethem Pillay, del Comitato Contro la Tortura del Consiglio d'Europa, dei membri della Commissione Libertà Civili al Parlamento europeo e delle ong internazionali che si occupano di Diritti Umani. "Ciò che è accaduto a Padova, come testimoniano le foto scattate da una testimone - che ricordano quelle scattate alla liquidazione del Ghetto di Varsavia, dove si vedono ebrei sottomessi, denudati e umiliati dagli aguzzini -, è quanto di più grave e riprovevole possa avvenire in un Paese che si definisce democratico" scrivono nel dossier i co-presidenti di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. "Denudare con la forza delle giovani donne in pubblico e all'aperto e palpeggiarle è un'azione spregevole e altamente lesiva della libertà e della dignità personale, nonché" continuano gli attivisti, "un abuso di potere perpetrato dalle Forze dell'Ordine che non può essere tollerato e passare inosservato. A maggior ragione, le giovani donne di etnia Rom pongono il pudore del proprio corpo quale fondamento della propria dignità e onestà" spiega EveryOne. "L'azione compiuta dai Carabinieri rappresenta per loro il più violento degli stupri, una vergogna difficilmente superabile. Per i loro giovani mariti, è la più insopportabile delle umiliazioni. Purtroppo alla violenza perpetrata dai militari" proseguono Malini, Pegoraro e Picciau, "è seguito un nuovo incredibile abuso giudiziario e la ragazza ripresa nelle foto, esile, spaventata, umiliata e nuda, è stata successivamente condannata dal magistrato a sei mesi di detenzione, per resistenza a pubblico ufficiale ( http://www.meltingpot..org/articolo5427.html ). Il giudice, prima di emanare il verdetto, aveva preso visione delle foto e ascoltato le parole della testimone. Nessun provvedimento è mai stato preso nei confronti dei Carabinieri coinvolti nell'operazione e ritratti nelle foto né sono state formulate ipotesi di reato contro di loro. Ricordiamo che a Padova, come in altre città venete e del Nord Italia," concludono i co-presidenti dell'organizzazione, "esiste una vera e propria psicosi nei confronti dei Rom, come dimostrano i molti episodi di intolleranza, l'allarme-rapimento sollevato lo scorso dicembre 2009 dalla presenza all'Ikea di una coppia Rom con un figlio biondo o la recente opera di recinzione del campo Rom nel quartiere Mortise-Torre, voluta dal sindaco di sinistra Zanonato. La nostra organizzazione ha ricevuto numerose segnalazioni, negli ultimi anni, di fatti simili a quelli che hanno colpito le due giovani Rom, da Milano a Roma, da Monza a Pesaro. Abusi che non vengono mai perseguiti, come dimostrano i fatti di Padova, dove è stato inutile - di fronte al giudice - il coraggio di una studentessa che ha documentato inequivocabilmente la loro evidenza". Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne +39 393 4010237 :: 39 331 3585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com Los gitanos frente a la policía: un caso de 2005 es emblemático de un millar de abusos Florence, a city against the Roma people EveryOne Group and other NGOs are reporting the discriminatory policies to the European Commission, European Council and the United Nations Human Rights Council.
Florence, May 3, 2010.
This morning in Florence, Police Headquarters and the local authorities decided to step up the measures against the Roma people as part of a security plan created after two murders took place in the city during criminal activities. Despite Roma citizens being extraneous to these two episodes, the authorities have singled them out as the prime subjects for their repressive measures, which include camp clearances with no offer of alternative housing. “The Roma families who live in unauthorized camps in the Florence area are a marginalized majority, whose protection should be guaranteed by European law. They have a right to social assistance programmes, insertion in the world of labour, schooling and access to subsidized housing, as requested over and over again by our own association and other NGOs”, say Roberto Malini, Matteo Pegoraro and Dario Picciau, co-presidents of EveryOne Group who are in contact with the heads of these communities. “We are talking about people living in conditions of extreme hardship who are in Italy in search of work, and who do not pose a threat to public safety. On the contrary, they are subjected to social exclusion and constant threats for racist and ethnic reasons. The City of Florence is in the grip of unjustified prejudice, and is clearly violating the directives of the European Parliament and Council, 2004/38/CE concerning free movement within the EU and 2003/43CE on non-discrimination. The local authorities are violating the Resolutions of the European Parliament dated April 28, 2005 on the situation of the Roma people within the European Union; the resolution dated June 1, 2006 on the situation of the Roma women in the EU; November 15, 2007 concerning the application of directive 2004/38/CE; January 31, 2008 on a European strategy for the Roma people; July 10, 2008 on the ethnic profiling in Italy; March 11, 2009 on the social situation of the Roma people in the EU; and March 25, 2010 concerning the Second European Summit on Roma inclusion. We are talking about serious violations that may well lead to Florence and Italy facing heavy penalties and sanctions on an international level, as well as placing them in a position that will arouse indignation and criticism from civilized countries. The decisions taken on May 1st by the Florentine authorities have forced us to notify the European Commission, the European Council and the Council for Human Rights as to what is happening in Florence in the hope that they will take action against Italy for its violations of human rights.
“This press release”, continue the activists, “has been censored by all the Italian newspapers and TV channels: by those of the Right, because the Roma people are being targeted by the ethnic policies of the majority; and those of the Left, because Florence is a city administered by the Democratic Party and its allies. The fact that the Italian media has decided not to stop informing people of the abuses committed against the Roma and “illegal” immigrants poses a threat to the future of our democracy and freedom of expression. There is no mention in the media of the ethnic purges taking place, or the warnings given to Italy by the UN High Commissioner for Human Rights, the European Council and humanitarian organizations because of its ethnic policies”.
For further information: EveryOne Group +39 393 4010237 :: +39 331 3585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com Florencia, una ciudad contra el pueblo gitano EveryOne Group y otras organizaciones no gubernamentales informan de las políticas discriminatorias a la Comisión Europea, Consejo Europeo y las Naciones Unidas Consejo de Derechos Humanos. Florencia, 03 de mayo 2010. Esta mañana, en Florencia, la Jefatura de Policía y las autoridades decidieron intensificar las medidas contra la población romaní como parte de un plan de seguridad creadas después de dos asesinatos en la ciudad tuvo lugar durante las actividades delictivas. Ciudadanos Despi Ser extraños a Roma Estos dos episodios, las autoridades han señalado como ellos los primeros temas de medidas represivas Su, que incluye espacios libres campamento con ninguna oferta de otra vivienda. "Las familias no autorizadas romaníes que viven en campamentos en la zona de Florencia están marginados en la mayoría, debe estar garantizada por la protección de quién la legislación europea. Tienen derecho a la Asistencia Social los programas, la inserción en el mundo del trabajo, la escolaridad y el acceso a viviendas de protección oficial, una y otra vez a lo solicitado por nuestro propio Asociación y otras organizaciones no gubernamentales ", dice Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau, co- presidentes de grupo Todos que están en contacto con los jefes de estas comunidades. "Estamos hablando de personas que viven en condiciones de extrema dificultad que se encuentran en Italia en busca de trabajo, y que no suponen una amenaza para la seguridad pública. Por el contrario, son objeto de constantes amenazas y la exclusión social por razones étnicas y racistas. La ciudad de Florencia está en las garras de los prejuicios injustificados, y es evidente violación de las Directivas del Parlamento Europeo y 2004/38/CE del Consejo relativo a la libre circulación en la UE y 2003/43CE sobre la no discriminación. Las autoridades locales están violando las resoluciones del Parlamento Europeo de 28 de abril de 2005, sobre la situación del pueblo romaní en la Unión Europea, la resolución de fecha 01 de junio 2006 sobre la situación de las mujeres romaníes en la UE, 15 de noviembre 2007 En cuanto a la aplicación de la Directiva 2004/38/CE, 31 de enero de 2008, sobre una estrategia europea para el pueblo gitano; 10 de julio 2008 en la caracterización mediante perfiles étnicos en los Estados Unidos, 11 de marzo de 2009, sobre la situación social del pueblo romaní en la UE y 25 de marzo 2010 respecto a la Cumbre Europea sobre la Segunda Inclusión de los Gitanos. Estamos hablando de graves y Violaciónes eso puede llevar a Florencia e Italia se enfrentan severas penas y sanciones a nivel internacional, así como en condiciones de colocar a los que se Arous indignación y críticas de los países civilizados. Las decisiones adoptadas el 01 de mayo por las autoridades florentinas nos han obligado a notificar a la Comisión Europea, el Consejo Europeo y el Consejo de Derechos Humanos en cuanto a lo que está sucediendo en Florencia, en la esperanza de que tomará medidas contra Italia por Violaciónes ITS de Derechos Humanos los derechos. "Este comunicado de prensa, los activistas continuaron," ha sido censurado por todos los periódicos italianos y los canales de TV: por los de la derecha, porque el pueblo romaní son el blanco de la mayoría de las políticas étnicas y los de la izquierda, Debido a que Florencia es una ciudad administrada por el Partido Demócrata y sus aliados. El hecho de que los medios de comunicación italianos no ha decidido dejar de abusos cometidos Informar a los ciudadanos de la discriminación contra los romaníes y los "inmigrantes ilegales" supone una amenaza para el futuro de nuestra democracia y la libertad de expresión. No se menciona en el medio de la depuración étnica tenga lugar o en las advertencias dadas a Italia por el Alto Comisionado para los Derechos Humanos, el Consejo Europeo y las organizaciones humanitarias SU Debido a las políticas étnicas. Para más información: Grupo EveryOne +39 393 4010237:: +39 331 3585406 info@everyonegroup.com: www.everyonegroup.com Roma, 4 maggio 2010
Chiediamo alla Svezia di dare asilo ai giovani somali Mohammed e Issah
Il Gruppo EveryOne presenta un appello urgente alle Istituzioni del Paese scandinavo, affinché accolgano i due giovani rifugiati. Nel loro Paese di origine andrebbero incontro a una tragedia umanitaria, mentre in Italia, dove sono approdati in un primo momento, si troverebbero in pericolo di grave emarginazione razziale e persecuzione etnica
Illustrissimo Ministro dell'Immigrazione Tobias Billström
e per conoscenza a:
Sua Maestà Re Carl Gustaf Folke Hubertus di Svezia,
Alto Commissario Onu per i Rifugiati,
Alto Commissario Onu per i Diritti Umani,
membri del Parlamento svedese,
membri del Parlamento europeo,
Commissione europea,
Consiglio dell'Unione europea,
Organizzazioni per i Diritti Umani,
Media internazionali.
Vi trasmettiamo un accorato appello affinché la Svezia, una dei Paesi dell'Unione europea in cui i Diritti Umani vengono rispettati con maggiore civiltà, conceda accoglienza e protezione umanitaria ai giovani somali Mohammed e Issah, di 16 e 17 anni. La situazione dei Diritti Umani in Somalia è tragica*, mentre rimandarli in Italia significherebbe esporli al rischio di detenzione all'interno di un Cie (i Cie sono carceri-lager riservati agli stranieri indesiderati**), di espulsione (l'Italia è notoriamente un Paese che viola senza scrupoli le convenzioni internazionali sui Rifugiati e i Richiedenti Asilo) o - nel migliore dei casi - di segregazione razziale. Non è raro, in Italia, che minori e aventi diritto all'asilo vengano internati nei Cie e poi deportati; nel caso dei due ragazzini somali, si tratta di giovani vicini alla maggiore età e dunque doppiamente a rischio. Anche a coloro cui invece viene riconosciuto il diritto d'Asilo sono riservate condizioni di vita inumane e degradanti, senza alcuna assistenza, senza programmi di ospitalità e integrazione, con pericolosa esposizione ad aggressioni razziste sia da parte di gruppi di razzisti che di uomini in divisa. Valga su tutti l'esempio del famoso artista africano René Bokoul***, rifugiatosi in Italia a causa dei conflitti in Congo, il quale, pur avendo ottenuto l'asilo a Torino, vive come un mendicante, senza un alloggio, senza assistenza, senza alcun inserimento in programmi di inclusione sociale, costantemente oggetto di discriminazione. I giovani Mohammed e Issah, sono profughi dalla Somalia che hanno incontrato ostilità e razzismo anche in Italia, dove sono approdati in un primo momento. Fuggiti a Malmö, in Svezia, hanno finalmente incontrato condizioni di accoglienza civili. Quindi hanno dimostrato di voler studiare e poi rendersi utili alla collettività. In Italia - lo scriviamo a malincuore, perché sogniamo di vedere un giorno il nostro Paese abbandonare la cultura xenofoba e tornare al rispetto dei Diritti Umani - li aspetterebbe un futuro tragico, senza alcuna prospettiva, mentre nel vostro Paese il loro piccolo sogno di vivere "come tutti gli altri cittadini" potrebbe diventare una realtà. Ringraziandovi dell'attenzione, attendiamo fiduciosi le vostre decisioni riguardo ai due ragazzi Somali.
Per il Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson Roma, 04 de mayo 2010 25 aprile, ricordo di un partigiano
di Roberto Malini
Milano, 24 aprile 2010. Mio padre si chiamava Severino ed era un uomo libero. Durante la sua vita troppo breve - è morto nel 1972, per una malattia, a soli 51 anni - effettuò scelte spesso dolorose, compiendo sacrifici e rinunce, per mantenere quello che riteneva il bene supremo: la libertà. Libertà che era stata il leit motiv della sua infanzia, quando attraversava a piedi nudi, correndo veloce come il vento, le campagne di Montalto, frazioncina di Nogara (Verona) in cui era nato e che ospitava poche decine di contadini. "Andavamo a pesca, a nidi o a scoprire il mondo," raccontava a noi figli, nati in mezzo all'asfalto di Milano, con nostalgia di quei giorni, mentre i suoi occhi brillavano ancora di quel puro e selvatico entusiasmo di bambino. Ventenne, durante l'occupazione nazifascista, fu partigiano, in una banda di giovani eroi che si battevano, correndo ben altri rischi che una sbucciatura a un ginocchio o la caduta da un ciliegio, ancora per la libertà. Verona era la base del nazifascismo in Italia e opporsi ad esso significava affrontare quotidianamente la morte. "Eravamo ragazzini sfrontati," ricordava quando parlava con noi dei suoi anni giovanili, "ma avevamo una vera allergia per i tedeschi e i fascisti. Alcuni di noi avevano il compito di raccogliere informazioni sui loro movimenti militari, altri di attuare operazioni di sabotaggio, per rallentarli e renderli meno efficienti. Evitavamo di colpire le persone, perché per ogni tedesco o fascista che perdeva la vita durante un'azione partigiana, venivano fucilati dieci italiani sospettati di aiutare la Resistenza". Un giorno mio padre e alcuni suoi giovani compagni vennero catturati dai fascisti. Ci raccontò l'episodio così: "I partigiani non erano sempre organizzati, sotto l'aspetto militare. Più che missioni, le nostre erano scorribande, per far sentire i fascisti e i nazisti sotto pressione. Danneggiare un ponte o sabotare un mezzo di trasporto poteva rallentarli e farli sentire meno sicuri. Un giorno io e gli altri ragazzi fummo ingenui e cademmo nelle mani dei fascisti. Ci sorpresero allo scoperto e decisero di fucilarci. Ci portarono sulla sponda di un torrente, presero la mira con i fucili... puntate... ma prima che potessero premere il grilletto, ci eravamo già tuffati in acqua e via, come nel romanzo 'Addio alle armi' di Hemingway! Ci salvammo nuotando con tutte le nostre forze, mentre sentivamo gli spari alle nostre spalle".
Qui di seguito, un articolo di Giovanna Giannini sulla Resistenza nel Veronese ( http://www.cronologia.it/storia/a1943nn.htm ).
La resistenza a Verona
di Giovanna Giannini Verona fu sicuramente la sede del nazifascismo in Italia, eppure proprio in queste zone prese piede la missione militare RYE, che aveva il compito di raccogliere informazioni sui movimenti delle forze tedesche e fasciste e di coordinare gli aiuti alle forze partigiane sulle montagne. Congresso di Verona Si svolse dal 14 al 16 novembre del 1943 presso Castel Vecchio a Verona. Durante la seduta furono approvati i cosiddetti 18 punti, cioè il manifesto programmatico del nuovo Partito fascista repubblicano. La parola d'ordine dei congressisti era : odio per la monarchia e guerra totale alle plutocrazie occidentali e ai capitalisti italiani che ne erano complici. Si stabiliva inoltre la convocazione di un'assemblea costituente che avrebbe dovuto proclamare la nascita della Repubblica Sociale ed eleggerne il capo. Il nuovo Stato sarebbe stato una repubblica presidenziale elettiva ( con elezioni ogni 5 anni ) e garantista. A fondamento di esso era posto il lavoro. Era prevista infatti la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle aziende, e l'obbligo per tutti di iscriversi ai sindacati che dovevano confluire nella Confederazione generale del lavoro. A Verona nel gennaio del 1944 si svolse anche il processo contro il genero del duce, Galeazzo Ciano, e i gerarchi che avevano approvato l'ordine del giorno Grandi provocando la caduta del regime. La sentenza fu di morte e coinvolse non solo Ciano ma anche Marinelli, De Bono, Gottardi, Pareschi. Bibliografia
Storia Illustrata Il Congresso di Verona n.5, Maggio 1988
25 de abril, me acuerdo partidario Roberto Malini Milán, 24 de abril de 2010. Mi padre se llamaba Severino y era un hombre libre. Durante su vida demasiado corta - murió en 1972, para una enfermedad, sólo 51 años - a menudo a tomar decisiones difíciles, haciendo sacrificios y sacrificios para mantener lo que él pensaba que era el bien supremo: la libertad. Libertad que fue el leitmotiv de su infancia, cuando se cruzan con los pies descalzos, corriendo como el viento, las campañas de Montalto, pedanía de Nogara (Verona), donde nació y que albergaba una docena de agricultores. "Fuimos a pescar, nidos o descubrir el mundo", dijo a nosotros, los niños, nacido en Milán en medio de la pista, con la nostalgia de aquellos días, mientras sus ojos brillaban aún que el entusiasmo puro y salvaje de un niño. Años veinte, durante la ocupación nazi, era partidario de una banda de jóvenes héroes que lucharon, corriendo así otros riesgos que se rascó una rodilla o una caída de un árbol de cerezo, incluso por la libertad. Verona es la base del nazismo y el fascismo en Italia y de oponerse a que significaba enfrentarse a la muerte todos los días. "Estábamos desvergonzada niños pequeños", nos recordó cuando habló de sus años de juventud, "pero hemos tenido una verdadera alergia a los alemanes y los fascistas. Algunos de nosotros tuvimos la tarea de recoger información sobre sus movimientos militares, para aplicar en otras operaciones de sabotaje, por amortiguando su efecto y los hacen menos eficientes. golpear evitar que la gente, porque por cada alemán o fascista que perdieron la vida durante una acción partidista, diez italianos fueron fusilados bajo la sospecha de ayudar a la Resistencia. " Un día, mi padre y algunos de sus jóvenes compañeros fueron capturados por los fascistas. Nos contó la historia de esta manera: "Los partidarios no estaban organizados siempre bajo los militares. Más de misiones, nuestros ataques fueron, para escuchar a los fascistas y los nazis bajo presión. Dañar un puente o sabotear un medio de transporte podría amortiguando su efecto y hacer que se sientan menos seguros. Un día yo y los otros chicos que eran ingenuos y cayeron en manos de los fascistas. Sorprendimos al aire libre y decidió disparar. Nos llevaron a la orilla de un arroyo, apuntó con las apuestas de los fusiles ... ... pero antes de poder apretar el gatillo, ya habíamos sumergido en el agua y así, como en la novela 'Adiós a las Armas Hemingway! Nos salvó nadando con todas nuestras fuerzas, y al escuchar los disparos detrás de nosotros. " A continuación, un artículo de Joan Giannini sobre la resistencia de Veronese (http://www.cronologia.it/storia/a1943nn.htm). La resistencia en Verona Giovanna Giannini Pero a pesar de una aparente calma, Verona se había convertido en una ciudad vacía. ¿Quién se va porque conscientes de los peligros y precarias condiciones de vida que se oculta detrás de esos silencios. No había más autobuses debido a la falta de neumáticos y lubricantes. Los tranvías están encabezados por mujeres es difícil hacer un curso porque no había suficiente electricidad. El mercado de la Piazza delle Erbe tenían poco que vender. Los cuarteles estaban llenos de muy antiguo llamado a las armas, pero la noche se vacía, ya que pasó la noche en sus casas. ¿Quién fue la tarde se encontraba en las mesas de café donde había llegado el ejército patrulla de rutina a ver que, después de la caída de Mussolini, fue la tarea de mantener el orden público. Pero los alemanes eran ahora dueños de todo y en serio la fijación de su capital aquí. Incluso los fascistas rehecho viven reapertura de sus oficinas y quitar el polvo de los retratos de Mussolini. Muchos palacios y villas fueron requisados y se hizo muy difícil encontrar comida porque la comida fue distribuida en pequeñas cantidades con licencia. Las campañas se llenaron con los suministros en lugar pero fueron vendidos a precios elevados. Un saco de harina cuesta lo mismo que sueldo de dos meses. La gente estaba impaciente, las huelgas en las grandes fábricas fueron el síntoma más evidente de este estado de ánimo. Ante la propagación protestas, el fortalecimiento del movimiento guerrillero, el descontento laboral y la lucha de metro de las grandes empresas, Mussolini decidió entonces enfocar sobre el papel de la pacificación y la concordia nacional. Ilusiones puede volver a gobernar Italia a través de la creación de un nuevo estado republicano y fascista. Así fue que el 14 de noviembre 1943 tuvo lugar en Verona el primer y único republicano fascista Partido del Congreso, que debía convertir al país socialista y la clase de trabajo. Verona con tanta fuerza, sin embargo, el centro no sólo de los hechos y vendidos fascista, pero también de resistencia. Como ya hemos mencionado en estas áreas, en noviembre de 1943, la misión se llevó a CENTENO forma. Fueron parte de esta misión el teniente Carlo Perucci y dos de sus empleados se envían entre las líneas alemanas para recabar información sobre los movimientos de fuerzas enemigas y los posibles objetivos militares a golpear. Sin embargo, trataron por todos los medios para evitar los ataques a la gente porque no habría dado lugar a nada nuevo en el ejército, sino que debe haber causado represalias contra la población civil. Verona fue elegida como la sede de la misión, porque el mismo Perucci era nativo de la zona y con muchos enlaces y conocimientos sobre todo con el ambiente católico, después de haber sido antes de la guerra miembro principal de la Acción Católica. Era tan fácil para él y sus colegas con suficiente apoyo en varios canónica, donde se crearon las bases de datos reales. Fue gracias a un sacerdote, el padre Luis Caballero, la misión se llevó a cabo con éxito. Fue pastor de Tarmassia y fue un miembro activo del Comité de Liberación Nacional, al final del conflicto fue reconocido como uno de los partidarios más activos de la zona. A través de un telescopio situado en la campana de su iglesia, mirando las distintas pistas de aterrizaje en la zona, la línea de ferrocarril y varias carreteras. Con un transmisor de radio comunicación de los movimientos diferentes a las fuerzas aliadas de la liberación y recibir mensajes en misiones de sabotaje. Se escondió en las familias de su país muchos soldados británicos, se enfrentó a muchos peligros, pero antes de aceptar esas cesiones se hacen por Perucci dan un arma para defenderse. La canónica Tarmassia luego se convirtió en la sede de la CENTENO misión. cursos semanales se llevaron a cabo en la rectoría de sabotaje. Para evitar que su país estaba quemado, Don Caballero se convirtió en un pase expedido por los alemanes, que fueron puestos en libertad sin demora, porque había realizado una labor de colaboración en el reclutamiento de civiles para la eliminación de la Isla de línea Legnago bombardeada. Ese paso era utilizado para mover con más libertad y transmitir la información de las parroquias vecinas partidista. Fue detenido a fines de 1944 por los fascistas con el centeno otra misión, pero fue liberado porque no encontraron nada en su contra. Se las arregló para desarmar y poner en confinamiento solitario en la escuela primaria a toda una compañía de soldados de la Wehrmacht hasta que las fuerzas de liberación. A pesar de estos actos de heroísmo en las opiniones misión CENTENO siendo mixtos. Algunos estudiosos creen que actuó a menudo el papel perjudicial en el movimiento de liberación, es sin embargo una valiosa contribución a la liberación de Italia del yugo nazi. Ilustrado historia del Congreso de Verona N º 5, mayo 1988 Rome, Romanians, Roma
Between security and integration
Milan, 24th April, 2010
We have received and are publishing a thesis written by Jasmina Munteanu for her degree. We suggest careful reading by scholars, politicians, activists and all those who wish to understand the phenomena of antiziganist and racist sentiments rife in Italy. These phenomena have followed a disturbing upward trend, particularly over the last few years, so much so they have created a deviant culture detached from the roots of democracy and European civilization. This culture has now found its way into the institutions, police forces, magistracy, schools, the world of labour and the media. A culture that has become part of the shared opinions of the Italian people: people who continue to define themselves as tolerant and peaceful, but who have reached the point of considering the Roma people, migrants and vulnerable ethnic groups as little more than subhumans or parasites to be fought, imprisoned, or expelled from the country. Jasmina Munteanu's essay is based on precise data, with documents and eye witness statements of scientific worth. We believe it is a precious tool for understanding a frightening social phenomenon which is taking place, anachronistically, in the European Union – a union of countries that have vowed to retrieve the fundamental value of human rights and a respect for ethnic minorities. While it is true that Nazi-Fascism led to a part of society accepting insane racist ideologies, it is also true that in its relations with the outside world, Hitler and Mussolini's brutes always tried to keep the round-ups, the deportations and violations of human rights a secret. Those responsible for today's persecution of the ethnic minorities in Italy, however, are expressing their unacceptable ideologies in public. Newspapers and TV channels are passing off cruelty, intolerance and racism as “security policies” or offering the tragedy of a people as a sort of macabre political-mediatic show.
Read the thesis: http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/4/23_Rome%2C_ Romanians%2C_Roma.html
Contatti: Gruppo EveryOne info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com Roma, rumanos, gitanos
Siracusa, respingimenti: a processo i responsabili per violenza privata
Contatti: Siracusa, las rechazamos en los tribunales a los responsables de la violencia privada
Credere a Fini
del Gruppo EveryOne
Milano, 21 aprile 2010. C'è chi ha paura della politica "di destra", paventando una sua natura ancorata a valori obsoleti o addirittura illiberali, antitetici allo spirito di libertà e rispetto reciproco che caratterizzano la democrazia ideale. E' un errore, che nasce da pregiudizi le cui radici affondano nella Storia e sono ormai tagliate da tempo. La destra non può essere identificata pregiudizialmente come erede del fascismo o del nazionalsocialismo, così come la sinistra non può essere ritenuta figlia di Stalin o di Mao Zedong. La destra è rappresentata in Europa dal Partito Popolare Europeo, che è attualmente il gruppo di maggioranza e in quanto tale ha espresso quale presidente il polacco Jerzy Buzek. Nel PPE l'Italia è rappresentata dal Popolo della Libertà, dall'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, dall'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, dai Popolari UDEUR; il Partito Popolare Sudtirolese (Südtiroler Volkspartei) è accolto non come membro, ma in qualità di osservatore. E' evidente a tutti, però, nell'Unione europea, come le posizioni del Popolo delle Libertà siano più vicine a quelle dei gruppi "Non iscritti", come la Lega Nord o i partiti di estrema destra, che sono movimenti anti-immigrazione, lontani da una cultura europea e multietnica, prigionieri di pregiudizi demagogici con cui arringano l'elettorato, pericolosamente favorevoli all'energia nucleare e poco interessati a combattere mafia e corruzione politica (per i loro leader, gli obiettivi di "legalità" e "sicurezza" si perseguono reprimendo le minoranze etniche e le fasce indigenti della popolazione, che a loro dire non subiscono, ma originano "degrado" e devianza). Gianfranco Fini, nonostante la lunga militanza politica, è l'uomo nuovo del centrodestra in Italia, la personalità politica più vicina ai valori espressi dal Partito Popolare Europeo. Le sue idee e le sue posizioni coraggiose conquistano via via il consenso degli italiani che vorrebbero vivere in un Paese unito e proiettato verso un futuro moderno, vitale e internazionale. Un futuro senza isterismi fobici, emergenze montate ad arte, chiusure a riccio entro confini nazionali o regionali, perché è tempo di aprirsi verso giorni di crescita e innovazione! C'è un mercato del lavoro da espandere e rendere più efficiente ed efficace, per restituire agli italiani i loro sogni e metterli a portata di mano. C'è una scuola da riformare non limitandola entro forme ideologiche o localistiche, ma nobilitandone la missione educativa, dischiudendo ai giovani le porte di una cultura universale, basata su innovazione e rispetto dei Diritti inviolabili dell'uomo. Il progresso è nelle idee, nella cooperazione fra i popoli, nella cultura del divenire, nei programmi mirati al raggiungimento del bene comune e non del privilegio di una casta. Se questa è la "destra", riteniamo che sia importante credere a Gianfranco Fini, anche per le donne e gli uomini "di sinistra", che possono identificare in lui, se non un punto di riferimento, quantomeno un interlocutore onesto, vicino ai valori della Costituzione e della democrazia, della Carta dei diritti fondamentali nell'Unione europea e dello spirito cristiano, spirito che al di là delle credenze personali ci chiede di essere fratelli e di sorreggerci a vicenda, ponendo la fratellanza universale in cima alla scala delle conquiste che il futuro ci pone davanti.
Ecco un ipotetico programma politico che si può individuare e riassumere analizzando il pensiero di Gianfranco Fini:
• Difesa dell'unità d'Italia e dei valori costituzionali, quali fondamenta del Paese • Sviluppare cultura, innovazione, ideali europei e internazionali nella scuola, avvicinandola alla realtà delle moderne conoscenze, della ricerca e del mercato.
Per il Gruppo EveryOne, i co-presidenti Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau
Contatti: Gruppo EveryOne info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com Cree Fini Grupo EveryOne Milán, 21 de abril de 2010. Algunas personas tienen miedo de la política "correcta", por temor a una naturaleza arraigada en valores obsoletos o no liberales, incluso, la antítesis del espíritu de libertad y respeto mutuo que caracterizan a la democracia ideal. Es s un error, que surge de los prejuicios que tiene sus raíces en la historia y ahora están cortadas desde hace mucho tiempo. El derecho no puede ser perjudicial identificado como el heredero del fascismo o el nazismo, como la izquierda no puede ser considerada hija de Stalin o Mao Zedong. El derecho está representado en Europa por el Partido Popular Europeo, en la actualidad el grupo mayoritario y, como tal, expresado como presidente Jerzy Buzek. PPE está representada en Italia por el Pueblo de la Libertad, la Unión de Demócratas Cristianos y de Centro, la Unión de Demócratas Cristianos y de Centro, el UDEUR Popular, el Partido Popular del Tirol del Sur es (Valdotanian) no es aceptado como miembro, pero en calidad de observador. Es evidente para todos, sin embargo, la Unión Europea, ya que las posiciones de la gente de la libertad están más cerca de esos grupos "no" registrado, según la Liga Norte o los partidos de extrema derecha, que son los anti-inmigrantes, lejos de una cultura europea y de los prisioneros de los prejuicios populistas multiétnico con el que arengó a los electores, peligrosamente a favor de la energía nuclear y poco interés en la lucha contra la mafia y la corrupción política (por su líder a la "legalidad" y "seguridad" es seguir reprimiendo las minorías étnicas y desfavorecidos de la población, que según ellos no se ven afectados, sino que se originan "degradación" y la desviación). Gianfranco Fini, a pesar del activismo político de largo es el nuevo hombre del centro de Italia, la figura política más cercana a los valores expresados por el Partido Popular Europeo. Sus ideas y su coraje ganar el consenso progresivo de los italianos que quieren vivir en un país unido y propulsó hacia un futuro moderno, viable e internacional. Un futuro sin histeria fóbica, ingeniosamente ensambladas emergencias, rizos dentro de las fronteras nacionales o regionales, es el momento de abrir días de crecimiento y la innovación! Hay un mercado de trabajo para ampliar y hacer más eficiente y eficaz para volver italianos sus sueños y hacerlos llegar. Hay una reforma de la escuela al no limitar por las formas ideológicas o intereses locales, pero de terminar la misión educativa, abriendo sus puertas a los jóvenes una cultura universal basada en la innovación y el respeto de los derechos humanos fundamentales. El progreso está en las ideas, la cooperación entre los pueblos, la cultura de convertirse, en los programas destinados a lograr el bien común y no el privilegio de una casta. Si este es el "derecho", creemos que es importante Gianfranco Fini, también para las mujeres y los hombres "izquierda" que le pueda identificar, pero un punto de referencia, al menos un interlocutor honesto, cercanos a los valores Constitución y la democracia, la Carta de Derechos Fundamentales de la Unión Europea y el espíritu cristiano, el espíritu más allá de las creencias personales y nos pide que seamos hermanos, para apoyarse mutuamente, con la parte superior de la fraternidad universal en la escala de los logros que conjuntos de futuro. Aquí está un hipotético programa político que se puede detectar mediante el análisis y resumen de la idea de Gianfranco Fini: • Defensa de la unidad italiana y los valores constitucionales, como las fundaciones del país • Creación de nuevos puestos de trabajo. • El proteccionismo debe ser evitado. Las políticas fiscal y monetaria deben estar coordinados. • Promover la transparencia y control de los mercados financieros. • Apoyar y promover tecnologías verdes en Italia. • Aumentar la energía renovable. • Flexibilidad para los padres de trabajo destinado a las familias. • Para promover la llegada de trabajadores cualificados del resto del mundo, para que la economía italiana sea más competitiva y dinámica. • La lucha contra la delincuencia organizada y sus vínculos con políticos, empresarios, medios de comunicación. • Frenar la pobreza y la exclusión social a través de programas bien estructurados de seguridad social e inclusión. • Mejorar la cultura de la innovación e internacional italiano. • Desarrollar la cultura, la innovación, los ideales internacionales y europeas en la escuela y acercarla a la realidad del conocimiento moderno, la investigación y el mercado. Para EveryOne Group, co-presidente Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau Contacto: EveryOne +39 3934010237: +39 3313585406: +39 3343449180 info@everyonegroup.com: www.everyonegroup.com
Immigrazione a Milano: poliziotti buoni, poliziotti cattivi
Milano, 9 Aprile 2010. Due agenti di polizia controllano i documenti ad alcuni immigrati dal Corno d'Africa, verificano che non ne sono in possesso, perché sono giunti in Italia due anni fa a bordo di un gommone, clandestinamente, fuggendo dalla crisi umanitaria che colpisce il loro Paese.
"Ci siamo sentiti perduti," raccontano i due profughi a un attivista, "perché tanti nostri connazionali sono stati deportati, senza neanche avere la possibilità di chiedere asilo politico. Eravamo pronti a finire in un Cie, dove, secondo quanto ci riferiscono i nostri fratelli, si vive in condizioni spaventose, soggetti a violenze, umiliazioni e privazioni, in attesa del viaggio verso un destino altrettanto orribile.
"Ho la possibilità di fare un po' di bene: di me non ho altro di speciale da comunicare," scrisse ai genitori nel 1941. Da parte nostra, nutriamo un'ammirazione sconfinata per i due agenti che hanno mantenuto i nobili ideali di umanità, civiltà e democrazia, riconoscendo l'iniquità delle leggi che attualmente colpiscono gli stranieri in Italia e rifiutandosi di trasformarsi in aguzzini. Negli ultimi anni i nostri attivisti hanno raccolto decine di segnalazioni di abusi commessi da uomini in divisa contro migranti, Rom, senzatetto e altre minoranze emarginate. In alcuni casi, gli stessi attivisti hanno subito da parte delle autorità atteggiamenti intimidatori, minacciosi, arroganti o calunniosi, soprattutto a Pesaro, dove si sono dedicati all'assistenza umanitaria di una comunità Rom particolarmente vulnerabile e perseguitata.
Atteggiamenti culminati nella repressione attuata dal questore locale, evidenziata in alcune interrogazioni parlamentari, nelle provocazioni effettuate da agenti in diverse occasioni e nel decreto penale con condanna a due mesi di carcere (commutabili in pesante sanzione pecuniaria) emesso da un Gip del capoluogo marchigiano in base alle dichiarazioni mendaci di un agente nei confronti dei co-presidenti del nostro gruppo Roberto Malini e Dario Picciau, ai quali è stato negato in prima istanza il diritto alla difesa.
Poliziotti buoni, poliziotti cattivi, come nel "gioco" più volte proposto dal cinema made in Usa. Ieri a Milano è stato sospeso un ispettore della polizia di Stato, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. In un primo momento, di fronte alla notizia, abbiamo pensato a un altro dei silenziosi eredi di Palatucci, poi sono emersi alcuni particolari che connotano il caso secondo una luce assai meno idealista: secondo le accuse Il dirigente avrebbe sì ospitato nel suo appartamento alcuni stranieri "clandestini", fra cui una trans conosciuta nel Cie di via Corelli, ma in cambio del pagamento di un affitto in nero.
Gli Antirazzisti milanesi commentano così l'ennesimo episodio di malcostume e violazione dei Diritti Umani: "La storia di Paola, trans brasiliana , che vive prostituendosi in un appartamento a Milano. La storia di Paola che finisce nel Cie di Via Corelli. La storia di un incontro nel Cie con un poliziotto che lei già conosce. La storia di un poliziotto che arrotonda affittando appartamenti agli stessi clandestini che poi finiranno nel lager. La storia di Paola, che denuncia pubblicamente il suo affittacamere e viene prelevata dalla polizia questa mattina nel Cie di via Corelli, il perchè non lo sappiamo: lei non risponde più al telefono. Oggi la Questura di Milano ha deciso di far uscire la notizia per evitare che l'ennesimo scandalo gli esplodesse fra le mani. Ma il coperchio del silenzio dei Cie d'Italia è saltato ed è chiaro a tutti che non è questione di mele marce. Una storia tutta italiana... Ascolta l'intervista a Paola raccolta due giorni fa". La inmigración a Milán: policía bueno y el malo Milán, el 9 de abril de 2010. Dos agentes de policía verificación de los documentos a algunos inmigrantes del Cuerno de África, compruebe que no estoy en posesión, ya que llegó a Italia hace dos años a bordo de un barco, ilegalmente, huyendo de la crisis humanitaria que afecta a su país. "Nos sentimos perdidos", los dos dicen un activista de los refugiados, "porque muchos de nuestros conciudadanos han sido deportados sin siquiera tener la oportunidad de solicitar asilo político. Estábamos dispuestos a terminar en un Cie, donde, como nos relacionamos con nuestros hermanos, viven en condiciones terribles, víctimas de la violencia, la humillación y la miseria, esperando el viaje a un destino tan horrible. Nos rogó oficiales a dejar ir, pero sin ninguna esperanza real de ser escuchado por un oficial de policía que desobedece las órdenes para ayudar a un pobre hombre, poniendo en riesgo su carrera en Italia y quién sabe cuántas cosas más. En cambio, los dos agentes después de hablar en voz baja entre ellos, nos han dejado libres, también se sugiere que sea más cuidadoso en el futuro, debido a que algunos golpes de suerte una vez capitán. Dos oficiales de policía no sabe el nombre, pero que son los herederos de los justos y los héroes del pasado, entre los cuales también eran agentes de policía, el comisario Juan Palatucci que desobedecer las leyes injustas y discriminatorias salvó la vida de muchos Judios y Debido a su heroísmo fue internado en Dachau, donde perdió la vida. "Yo puedo hacer algo" bueno: yo no tengo nada especial para comunicarse ", escribió a sus padres en 1941. Por nuestra parte, hemos admiración sin límites por los dos agentes que han conservado los nobles ideales de la humanidad, la civilización y la democracia, reconociendo el carácter abusivo de las leyes que afectan actualmente a los extranjeros en Italia y se niega a convertirse en verdugos. En los últimos años, nuestros activistas han recogido decenas de informes de abusos cometidos por los uniformados contra los migrantes, los romaníes, las minorías marginadas sin hogar y otros. En algunos casos, los activistas han estado intimidando mismo comportamiento de las autoridades, amenazante, difamatorio o arrogante, especialmente en Pesaro, donde se dedican a la asistencia humanitaria de la comunidad romaní es particularmente vulnerable y perseguido. Las actitudes que culminaron en la represión de las locales Cuestor, como se evidencia en algunas preguntas parlamentarias, en la provocación realizada por los funcionarios en varias ocasiones y en la sentencia penal con penas de prisión de dos meses (conmutable sanción pecuniaria pesados) emitido por un jeep sobre la base de la capital Marcas declaraciones falsas a un agente en el respeto de los co-presidentes del Grupo de nuestros Malini Roberto y Picciau Darío, que fue denegada en primera instancia el derecho de defensa. Good Cop, Bad Cop, como en "jugar" sugerido en varias ocasiones por el cine hecho en los EE.UU.. Ayer, en Milán fue suspendida un inspector de la policía estatal, acusado de ayudar a la inmigración ilegal. Al principio, antes de la noticia, pensamos que otro de los herederos de Palatucci en silencio, entonces surgieron algunos detalles que caracterizan el segundo caso, una luz mucho menos idealista: El gerente supuestamente iba a acoger en su apartamento de un extranjero pocas "ilegal", incluyendo un Cie trans-conocida en a través de Corelli, pero a cambio de pago de la renta de Negro. Los vaqueros de Milán, comentó otro episodio de negligencia y violación de los Derechos Humanos: "La historia de Pablo, Brasil trans que vive en un apartamento en la prostitución Milán. 'S Story termina en Paola Cie Via Corelli.' S Story Cie en un encuentro con un policía que ella ya lo sabe. La historia de un policía que ronda alquilar apartamentos a inmigrantes indocumentados mismos que luego terminan en el campamento. La historia de Paula, la denuncia pública de la renta y es detenido por la policía esta mañana Cie Via Corelli, ¿por qué no sabemos: que ya no cumple con el teléfono. En la actualidad la estación de policía de Milán ha decidido liberar a las noticias para evitar otro escándalo explotó en sus manos. Pero la portada de Cie silencio d «Italia está quemado y está claro para todos que no es una cuestión de manzanas podridas. ... Una historia de todos los italianos-Escuche la entrevista con la colección de Paola hace dos días." SUMMIT DI CORDOBA SUI ROM: EVERYONE PRESENTA A ORGANIZZATORI 'STATUTO QUADRO DEL POPOLO ROM'
EN LA CUMBRE DE CORDOBA ROM: Todo el mundo presenta el estatus A ORGANIZADORES "EN EL MARCO DEL PUEBLO ROM ' Hoy y mañana se celebra en Córdoba, España, la segunda Cumbre Europea sobre los romaníes, evento clave de la Presidencia española del Consejo de Europa, con motivo del Día Internacional del Pueblo Gitano El objetivo de la Cumbre es desarrollar estrategias efectivas para combatir la discriminación y la exclusión de los gitanos del trabajo, la escuela y las políticas de vivienda. En primer plano la necesidad de detener el desalojo, sin políticas alternativas de alojamiento, llevada a cabo principalmente en Italia y Serbia. La gravedad de la persecución institucional de los gitanos en Italia y en Serbia se ha destacado también por Amnistía Internacional y Gruppo EveryOne. EveryOne Group ha presentado a la Comisión Europea y la Presidencia de los promotores españoles del evento, el "Estatuto de la población romaní en la Unión Europea (www.rroma-europa.eu), un documento elaborado durante los últimos diez años por los especialistas y los abogados de los romaníes y los países no pertenecientes a la UE donde los romaníes viven comunidades romaní y sinti. "El marco Estatuto responde en función de las prioridades de la inclusión y la lucha contra antiziganismo", dijo Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau, co-presidentes de la Organización para los Derechos Humanos, "Esperamos que la Unión Europea adoptar tan pronto la concentración de esfuerzos para garantizar una gestión racional de los recursos para los procesos de integración ". Para más información: EveryOne +39 340 8135204:: +39 331 3585406 info@everyonegroup.com: www.everyonegroup.com
Omicidio di una giovane senzatetto a Roma
Roma, 5 aprile. Ecco un esempio di notizia di cronaca presentata in modo non attinente alla realtà dalla stampa: preghiamo il giornalista de "Il Messaggero" e quelli degli altri quotidiani di analizzare meglio i dettagli della morte, riconducendoli correttamente e senza dubbio alle modalità di un assassinio. Singolarmente, il tenore dell'informazione riguardo al caso è inspiegabilmente identico per tutti i media. I senzatetto, a Roma, sono soggetti ad aggressioni continue da parte di intolleranti e violenti. Spesso le autorità e i giornalisti minimizzano tale fenomeno, per evitare che si pensi alla capitale come a una città in preda all'odio per i diversi e i poveri. La giovane donna cui fa cenno l'articolo è stata assassinata, al di là di ogni dubbio. Ha ferite profonde e lividi da percossa altrui. Eppure le autorità e i giornalisti ipotizzano - accanto all'omicidio - la "morte naturale" (tutti i media ripetono le stesse due ipotesi; eppure non risulta che siano piovute lame e mazze dal cielo). Sembra che il caso, che occupa spazi minimi sui mezzi di informazione, rischi di essere archiviato proprio come "morte naturale". Il nostro gruppo, tuttavia, sottolinerà a beneficio delle autorità e della stampa locale le caratteristiche della morte, che sono riconducibili con evidenza lapalissiana ad aggressione omicida. Ci auguriamo di evitare che il delitto venga insabbiato e gli assassini (che secondo molti attivisti per i Diritti Umani fanno comodo alla politica della "guerra ai poveri e agli stranieri") coperti e protetti. Il GRuppo EveryOne
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Aventino, donna trovata cadavere
ROMA (5 aprile) - Intorno alle 16 il cadavere di una donna di 30-40 anni è stato trovato da alcuni nomadi, che hanno avvisato i carabinieri, in un'area verde nella zona di piazza di Santa Balbina, all'Aventino, alle spalle delle terme di Caracalla. Il cadavere presentava alcune ferite che potrebbero essere riconducibili a una colluttazione. Il corpo, vestito, è stato trovato in posizione supina in un boschetto nei pressi della piazza. La donna era vestita. I carabinieri hanno riscontrato una grossa ecchimosi all'altezza di un occhio. Ancora da stabilire l'ora del decesso. Domani verrà effettuata l'autopsia che stabilirà se si sia trattato di un omicidio o di una morte naturale. I carabinieri al momento non escludono ipotesi.
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Contatti: El asesinato de un joven sin hogar en Roma La vicenda di Mohammad, uomo di pace perseguitato in Iran
Una vicenda umana emblematica e silenziosa. La storia di un uomo di pace, ingegnere nucleare dissidente, perseguitato dall'intelligence iraniana. “Finalmente il mio incubo è finito,” afferma oggi il rifugiato, “grazie agli attivisti del Gruppo EveryOne, all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani e all'Alto Commissario ONU per i Rifugiati. Sono stato trasferito in Francia, dove attendo l'asilo politico”.
Ginevra, 5 aprile 2010. Mohammad, trentaquattro anni, è iraniano, originario di Teheran. La sua storia, di cui si occupa il Gruppo EveryOne fin dalla fuga dell'uomo in Turchia, è uno dei casi più importanti ed emblematici nell'àmbito delle istanze di asilo da parte di profughi provenienti da Paesi dove i Diritti Umani sono in crisi. Ingegnere chimico laureatosi all'Università di Teheran, Mohammad si è specializzato in ingegneria atomica e nella costruzione di reattori nucleari. Assunto dall'Atomic Energy Organization of Iran, ha operato per svariato tempo al servizio del Governo, e negli ultimi anni, in particolare con l'ascesa al potere di Mahmud Ahmadinejad nel 2005, è stato direttamente coinvolto nel programma nucleare governativo iraniano, in particolare nella sperimentazione dell'arricchimento dell'uranio.
Tra la fine del 2004 e i primi mesi del 2005, Mohammad ha cominciato a nutrire seri dubbi sulle operazioni - di segretezza nazionale - che venivano commissionate all'Atomic Energy Organization, al punto di voler denunciare pubblicamente quanto stava avvenendo, ossia una sperimentazione nucleare che avrebbe potuto incidere negativamente sulla salute dei cittadini, ma anche sulla loro condizione economica e sociale. Dopo aver manifestato la volontà di allontanarsi dall'organizzazione, dedicandosi ad altro, i vertici gli hanno proposto una promozione, che lo avrebbe portato alla dirigenza della divisione tecnica. Mohammad ha però rifiutato, affermando di non condividere più i programmi , la politica e le sperimentazioni portate avanti dal Governo in carica.
Nel 2005, una mattina, mentre si recava al lavoro, è stato affiancato da un auto, da cui sono scese due persone, identificatesi solo successivamente come membri dell'intelligence iraniana (l'Islamic Revolution Guards Corp), che puntandogli una pistola gli hanno intimato di salire nella loro auto. “Sono stato caricato in macchina e portato agli uffici dei servizi segreti, che sembravano una casa qualunque affacciata su una strada di periferia.
Due mesi dopo” ha raccontato ancora Mohammad, “sono stato trasferito nel carcere di Bushehr: eravamo in 17 persone in una cella di 4 metri per 3: le condizioni igienico-sanitarie erano pessime, e anche lì stavamo al buio, senza ricambio d'aria, se non per mezz'ora scarsa al giorno, quando ci veniva consentito di uscire. Lì, oltre agli agenti dell'intelligence, vi erano gli informatori, e anche loro ci interrogavano, minacciandoci di condannarci a morte se non avessimo collaborato”. Un mese dopo Mohammad era di nuovo libero, ma al suo ritorno a casa la moglie, minacciata e terrorizzata psicologicamente dalle autorità iraniane mentre il marito era in carcere, gli aveva annunciato di aver perso il loro bambino: il troppo stress psico-fisico, i serrati interrogatori e le continue violenze psicologiche le avevano provocato un aborto spontaneo. Pochi mesi dopo, arrivava il divorzio: “l'anno costretta a chiedere il divorzio, altrimenti sarebbero proseguite le minacce e la persecuzione, e io in nemmeno un anno avevo perso per sempre mia moglie, mio figlio e il mio lavoro” ha spiegato ancora a Pegoraro.
A maggio del 2006 Mohammad viene convocato dall'Islamic Revolution Court, un tribunale di fatto illegale poiché non concede alcuna garanzia di difesa agli imputati. Viene accusato dal giudice di spionaggio e di cospirazione contro il regime, ma, nonostante l'assenza del suo avvocato - minacciato dalle guardie la notte prima del processo -, riesce a ottenere un rinvio. A gennaio del 2009 viene nuovamente arrestato e condotto nel carcere di Evin a Teheran. Dopo alcuni mesi di detenzione, tramite il suo avvocato riesce a ottenere una sospensione temporanea della pena per gravi cause di salute, che lo hanno ridotto fisicamente e psicologicamente debolissimo. Nel frattempo, il padre di Mohammad riesce a procurargli il passaporto, corrompendo un funzionario del dipartimento di sicurezza membro dell'esercito Basij, e grazie all'aiuto di un amico che lavora all'ufficio passaporti di Teheran. Via terra raggiunge il confine, sottoposto a minori controlli, e approda così ad Ankara, in Turchia.
E' il 25 ottobre 2009. Qui si reca, il 2 novembre scorso, all'ufficio di Ankara dell'Alto Commissario ONU per i Rifugiati per un colloquio in cui esporre il suo caso. “A questo punto, a dicembre scorso, Mohammad ha contattato il Gruppo EveryOne,” racconta Matteo Pegoraro. “Aiutatemi, vi prego, qui in Turchia mi sento braccato, ricevo telefonate di minaccia nel cuore della notte da persone che si qualificano come membri dei servizi segreti iraniani. Mi uccideranno, se rimango qui. Non vivo più, e non ho alcuna notizia sul mio procedimento legale per la richiesta di asilo” ha scritto Mohammad a EveryOne. “Ci siamo subito attivati, raccogliendo la documentazione in possesso a Mohammad e trasmettendola nell'immediato agli uffici di Roma dell'Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite” racconta Pegoraro.
“Elena Behr e Paolo Artini, funzionari ONU a Roma, si sono messi in contatto con gli uffici di Ankara, sollecitando su nostra richiesta di anticipare l'intervista con il consulente legale delle Nazioni Unite che Mohammad avrebbe dovuto sostenere il 22 aprile 2010. Contemporaneamente” prosegue l'attivista del Gruppo, “abbiamo allertato l'ufficio di Antonio Guterres, Alto Commissario per i Rifugiati, e di Navi Pillay, Alto Commissario per i Diritti Umani, chiedendo un immediato intervento in seguito all'intensificarsi delle minacce telefoniche ricevute ad Ankara da Mohammad e alle sue sensazioni di essere pedinato”. Intervento che ha avuto luogo con tempestività, dopo che gli uffici dei Commissari delle Nazioni Unite, in base al dossier loro inviato dal Gruppo EveryOne, hanno verificato la gravità della condizione di profugo e di ricercato politico in cui versava Mohammad. “Cari amici di EveryOne,” ha scritto l'ingegnere nucleare in una lettera indirizzata all'organizzazione umanitaria, “vi sarò grato per sempre per ciò che avete fatto per me. Appena due mesi fa ero ad Ankara e ora, da marzo, sono finalmente in Francia: l'Alto Commissario ONU per i Rifugiati ha richiesto la mia estradizione e il governo francese ha accettato di accogliermi come rifugiato. Ora, seppure esausto, sono pieno di speranza e attendo fiducioso l'espletamento delle pratiche per il mio asilo. Spero di poter diventare un membro del vostro Gruppo, per supportare persone come me, o altri profughi, o ancora gli omosessuali perseguitati in patria, o altre minoranze: in fondo, la libertà è un diritto fondamentale e inviolabile di ogni essere umano”.
Quella di Mohammad, che è ora un attivista di EveryOne, è una storia silenziosa, come ce ne sono tante, tantissime, ogni giorno: in Italia e nel mondo. Compito di EveryOne è darle voce, affinché la fiamma che alimenta i diritti umani non si affievolisca mai. “Ringraziamo ancora una volta le Nazioni Unite per il loro pronto intervento in un caso drammatico,” hanno scritto i co-presidenti del Gruppo EveryOne ai Commissari, “intervento che ha scongiurato il rischio di gravi azioni da parte dell'intelligence iraniana contro un uomo di pace, profugo, dissidente, fautore della libertà di coscienza e impegnato per evitare i pericoli insiti nel nucleare bellico. Senza il prezioso lavoro degli Alti Commissari oggi non vi sarebbero speranze di libertà per esseri umani come Mohammad e le nostre società di uomini, che sono purtroppo ancora lontane dal riconoscimento globale dell'importanza dei Diritti Umani, sarebbero assai più vicina al baratro che divide il progresso civile dalla barbarie “.
Contatti: La historia de Mohammad, un hombre de paz de la persecución en Irán
Onu: Giornata Mondiale contro le mine. In Italia il business dell'orrore
"Altrettanto fondamentale," spiega EveryOne, "è il controllo degli investimenti nei settori delle mine anti-uomo e delle bombe a grappolo effettuati dai gruppi bancari e finanziari internazionali. Tramite tali gruppi, infatti, non è difficile raccogliere fondi nei Paesi aderenti al trattato di Otawa per utilizzarli poi nelle più atroci produzioni belliche".
Per ulteriori informazioni: Las Naciones Unidas: Día Mundial contra las minas terrestres. En Italia, el negocio de horror Tarik è tornato a casa
del Gruppo EveryOne
Una vicenda di povertà, emarginazione e persecuzione. Una storia come altre migliaia, che deve far riflettere sul grado di razzismo e inciviltà in cui la nostra società è precipitata e sulla necessità di aumentare sempre il nostro impegno affinché le istituzioni, gli organi di informazione e il popolo recuperino la cultura dei Diritti Umani e imparino a rispettare le leggi internazionali che proteggono individui e popoli in stato di vulnerabilità.
Milano e Casablanca, 2 aprile 2010. Tarik Ouarif ha 39 anni ed è maghrebino, nato a Casablanca, la più grande e popolosa città del Marocco. Dieci anni fa è venuto in Italia, a Bologna, dove si è sempre impegnato per vivere onestamente, lavorando sodo e inviando i risparmi alla famiglia rimasta in patria. "Me ne sono andato via dal Marocco," ha spiegato allo scrittore-attivista Roberto Malini, "perché non avevo alcuna opportunità di lavoro. A Casablanca vi sono tante industrie e un grande porto, ma a volte il problema dell'occupazione è insormontabile. Nell'area urbana, che comprende una parte consistente del Maghreb, vivono 6 milioni di persone, la maggior parte delle quali sopravvive in povertà fin dagli anni 1990. Così un giorno ho deciso di tentare la via dell'Europa e ho scelto l'Italia, quando non si respirava ancora un'atmosfera così ostile agli stranieri". A causa delle leggi anti-immigrazione che in Italia diventavano sempre più rigide e meno attente ai diritti di chi fugge da paesi in crisi umanitaria, Tarik non è sempre riuscito ad avere una residenza e un lavoro regolare. Senza residenza, senza un lavoro "a libri" e senza permesso di soggiorno (le tre condizioni sono purtroppo interdipendenti), Tarik ha vissuto la difficile condizione del "clandestino", divenuta insopportabile dopo l'approvazione del "pacchetto sicurezza": il razzismo, la necessità di vivere nascosto per evitare le retate della polizia, la terribile ipotesi di finire rinchiuso in un Centro di identificazione ed espulsione, la deportazione. Nonostante questo, si è sempre dato da fare per aiutare i fratelli in difficoltà e per provvedere alla famiglia nel suo paese di origine. Un giorno, in preda alla disperazione, Tarik si è messo in contatto con il Gruppo EveryOne. "Aiutatemi. Vivo in una condizione terribile," ha detto a Roberto Malini. "So cosa accade a chi finisce nei Cie italiani, perché i miei connazionali che hanno vissuto quella spaventosa esperienza me l'hanno descritta tante volte. Il terrore, le botte, gli insulti, l'obbligo ad assumere psicofarmaci che ti trasformano in uno zombie, il cibo immangiabile, l'acqua marrone, le malattie, le umiliazioni. Non posso restare il Italia perché intorno a noi c'è ormai solo odio, ma non posso neanche tornare in Marocco, perché l'italia non ha previsto i rimpatri volontari e se desideriamo tornare a casa, dobbiamo passare per l'inferno dei Cie, anche per sei mesi di detenzione. Chiedete a chi ci è rimasto così a lungo, se non ha pensato al suicidio o se non ha tentato di togliersi la vita. Da voi non se ne parla, ma se le associazioni per i Diritti Umani decidessero di intervistare chi è stato nei Cie italiani, sentirebbe cosa incredibili, allucinanti e forse finalmente si farebbe qualcosa per mettere fine a tutto quell'orrore, che colpisce gente che non ha nessuna colpa, se non quella di essere povera". "Tarik, che oggi è al sicuro, era uno dei tanti stranieri che vorrebbero abbandonare l'Italia," afferma Roberto Malini, "ma che non possono farlo perché il nostro paese non ha approntato alcun programma di rimpatrio volontario né di rimpatrio umanitario. Abbiamo incontrato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il sottosegretario al ministro dell'Interno, Alfredo Mantovano, e li abbiamo letteralmente supplicati affinché, come avviene in altri paesi dell'Unione europea, si agevolassero le persone che intendono tornare in patria, consentendo loro il rinnovo dei documenti scaduti e fornendo loro i biglietti per il viaggio. Fini e Mantovano erano perfettamente d'accordo con noi e ritenevano urgente mettere in atto piani di rimpatrio umanitario. Alle parole e alle promesse, tuttavia, non ha fatto seguito nulla di concreto (lo stesso Fini ci fece rilevare come sia oggi difficile ottenere provvedimenti umanitari da parte del governo, se riguardano gli stranieri). I Cie, con il loro orrore xenofobo, fanno comodo alle istituzioni, che mostrano ai cittadini un volto 'cattivo' e, nel clima attuale di odio razziale che imperversa ovunque, consentono ai politici intolleranti di ottenere, mantenere o amplificare i consensi elettorali. Siamo come nel Terzo Reich, dove le folle acclamavano i persecutori e le loro deliranti ideologie razziste. Tormentare un cittadino marocchino in un Cie per sei mesi costa allo stato italiano una media di 18 mila euro, mentre rimpatriarlo in Marocco - con accordi presso il consolato marocchino per i documenti e le compagnie aeree per il volo - non avrebbe alcun costo. La differenza economica e logistica fra le due linee operative è un investimento a favore della propaganda anti-stranieri, che le istituzioni ritengono, politicamente, un buon affare". Il Gruppo EveryOne - come in molti altri casi - si è fatto carico del rimpatrio umanitario di Tarik, rivolgendosi prima al consolato del Marocco, dove - dietro pagamento di una somma che Tarik non avrebbe potuto sostenere - otteneva il rilascio di un foglio di rimpatrio volontario, quindi assumendosi l'onere del viaggio fino a Casablanca, organizzando un percorso studiato per evitare che Tarik potesse cadere nelle mani delle forze dell'ordine e, nonostante il foglio consolare, finire in un Cie. "Le norme sono contraddittorie," spiega Malini. "Per avere il passaporto avremmo dovuto attendere troppo tempo e i rischi di arresto sarebbero aumentati. Molti stranieri sono finiti nei centri-lager nonostante avessero fogli consolari di riimpatrio. Inoltre, abbiamo dovuto spostare Tarik da Bologna, dove la caccia allo straniero è capillare e spietata, ad altra località, più sicura. Senza passaporto, però, era impossibile rimpatriare Tarik con un volo, perché è un documento essenziale per ottenere il biglietto aereo. Così abbiamo dovuto seguire metodologie di viaggio alternative, via terra". Giunto a Casablanca, però, Tarik aveva un'altra amara sorpresa. "Una volta in patria," prosegue Malini, "Tarik è stato convocato in questura. Le leggi marocchine prevedono che chi emigri per vie irregolari - ovvero 'clandestinamente' - sia soggetto una volta tornato in patria a una pena detentiva senza possibile sospensione pari a due mesi. Tarik ci ha chiamati immediatamente, anche perché le carceri del Marocco, pur non raggiungendo le condizioni inumane dei Cie, non sono certo luoghi di villeggiatura e in esse si verificano innumerevoli abusi. Per fortuna, con il pagamento di una sanzione amministrativa, si può estinguere la pena. Il mio gruppo ha immediatamente pagato la multa, consentendo all'uomo di ricominciare un'esistenza a casa sua, partendo da zero ma evitando la persecuzione che colpisce in misura sempre più diffusa e grave i poveri nel mondo, con leggi e provvedimenti che si pongono in antitesi con le costituzioni, gli accordi internazionali e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che - almeno a parole - tutelano l'essere umano che si sposti dal proprio paese in cerca di condizioni di vita più tollerabili".
Per ulteriori informazioni:
Tarik de vuelta a casa
Il calvario infinito delle donne che migran o
del Gruppo EveryOne
Milano, 26 marzo 2010. Le donne che fuggono da paesi in crisi umanitaria subiscono aggressioni, violenze e stupri. Oggi sono emersi, grazie a una denuncia di Medici senza frontiere, numerosi casi di donne violentate durante i "viaggi della speranza" verso il Marocco, a volte anche in territorio marocchino. "Sono numeri impressionanti," dichiara Msf, "perché il 59% per cento delle donne intervistate ha subito aggressioni a sfondo sessuale". In Libia, paese con cui l'Italia ha sottoscritto accordi anti-immigrazione, è ancora peggio e deve essere motivo di sdegno per tutti coloro che credono nei valori della civiltà il fatto che si parli tanto - in Italia e nel mondo - di tutela delle donne e dei bambini e poi, attraverso irresponsabili politiche xenofobe, si causi un simile martirio, che tocca proprio le donne, i piccoli e gli individui più fragili. Ma anche in Italia le donne "clandestine" sono soggette a ricatti, violenze e abusi, mentre quelle "regolari" subiscono le stesse violazioni e sono costrette a fornire "prestazioni" (dietro ricatto dei datori di lavoro o di chi affitta loro l'alloggio) diverse da quelle lavorative a causa della difficoltà di mantenere il permesso di soggiorno, elemento vitale per restare in Italia e non trasformarsi a propria volta in "clandestine" e dunque divenire oggetto di persecuzione. Per non parlare della condizione delle donne nei Centri di identificazione ed espulsione. La Bossi-Fini, il pacchetto sicurezza, i provvedimenti anti-stranieri sono - non bisogna più negarlo - leggi razziali, alla base di un calvario infinito per migliaia di donne ed esseri umani emarginati e disagiati. Se solo le Istituzioni ascoltassero gli appelli e le proposte della società civile e non fossero accecate dall'odio etnico, dalla paura del profugo e del diverso! Vivremmo in un'Italia giusta e orgogliosa e non in un luogo dove i diritti umani sono un "privilegio" per pochi, mentre i più vulnerabili sono trattati come schiavi, come bestie.
Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne +39 3408135204 :: +39 3313585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com El calvario sin fin de mujeres que migran Immigrants in Italy - victims of murder and violence by EveryOne Group
Milan, March 25th, 2010. From the fire in Livorno to the murders of Abdul Salam Guibre, the Romanian Ionut Cristian Birzudel, and the Moroccan Yussuf Errahali, there have been many murders committed for racist reasons - murders that are often (when there are no witnesses or surveillance cameras present) reported in the newspapers as “a settling of accounts between immigrants”. If we then consider the number of attacks, attempted murders, rapes and beatings, the numbers grow out of all proportion, placing Italy at the top of the list in the European Union for xenophobic and racist violence. EveryOne Group is carrying out some research into this incredible aspect of Italian society and collaborating on the same delicate topic with important international organisms. It is a difficult investigation which far too often has seen our activists/scholars hit by intimidation and serious forms of institutional repression (this in spite of the fact that we are carrying out our research on behalf, or in collaboration with, the most important international agencies and institutions). In Italy the politicians, authorities and media generally try to prevent the crimes committed against immigrants and Roma being reported as xenophobic crimes - which is what they are. This is because they wish to give the Italian people the impression that the security policies against foreigners are not identifiable with negative phenomena such as racism and xenophobia. As a result the present emergency is not considered the spread of racial hatred, but instead the inborn “anti-sociality” and criminal tendencies of non-Italians. It is no coincidence that the anti-immigrant, anti-Roma policies are put forward as policies for legality, security and against social and urban decay. It is a media strategy which also prevents the news getting out of Italy about the climate of racism that is now present on all levels of society. And this is one of the tasks our group has taken upon itself: to stop a curtain of silence and disinformation falling on the tragedy of racial violence and abuse. As well as the better known cases, it is important to point out that a great number of murders of immigrants are taking place without the culprits ever being brought to justice. We only have to search Google for “immigrant murdered”, “corpse of an immigrant found”, “immigrant's body found without ID” etc. to realise how widespread this phenomena is and the extent of the political and media censorship of those who want it kept quiet. Los inmigrantes en Italia - Las víctimas de asesinatos y violencia MILANO, GRUPPO EVERYONE: "DA OGGI IN VIGORE ORDINANZA PER VIA PADOVA ANTI-CLANDESTINI. PIANO MORATTI-DE CORATO HA CONNOTAZIONI DISCRIMINATORIE" 25 marzo 2010 Entra in vigore oggi l'ordinanza per via Padova emanata dal sindaco di Milano Letizia Moratti, in forma sperimentale fino al 31 luglio, che obbliga tutti i proprietari di casa di produrre, con una autocertificazione da presentare ai vigili entro il 25 aprile, le generalità dei loro inquilini. In caso di mancata documentazione o di falsa dichiarazione, la sanzione sarà di 450 euro. Agli amministratori di condominio, inoltre, l'obbligo di segnalare le violazione delle norme igienico-sanitarie e sulla sicurezza dell'edificio nelle parti comuni, nonché eventuali sovraffollamenti nelle case. Ma non è tutto. "Andremo casa per casa, busseremo e chiederemo i titoli di occupazione" ha affermato il vicesindaco Riccardo De Corato, mentre il sindaco Moratti ha aggiunto di aver chiesto al ministro Maroni di estendere, con un decreto legge, la possibilità per la polizia di Stato di fare irruzione in un locale non solo per i reati di terrorismo o droga, ma anche di clandestinità. "Aspettiamo un riscontro" ha detto. "Quanto risulta dalle dichiarazioni e dalle azioni dell'amministrazione comunale milanese è preoccupante. Forse il sindaco non si rende conto che questi provvedimenti ricalcano le ordinanze che diedero il via alle retate contro le minoranze da parte del partito nazi-fascista," dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione umanitaria EveryOne. "In base a una di tali ordinanze, il 16 ottobre 1943, durante l'occupazione nazista di Roma, agenti delle SS, miliziani fascisti e poliziotti rapirono dalle loro case e deportarono nel campo di concentramento di Auschwitz oltre 1.000 ebrei romani. Le autorità," spiegano i rappresentanti del Gruppo EveryOne, "facevano irruzione nelle case, senza mandato, solo in base all'informazioni o sospetti della presenza di ebrei. Solo un esiguo numero, 16 persone, tra cui una sola donna, tornarono alle loro case. È sconcertante la similitudine fra le operazioni nell'Italia fascista e nella Germania di Hitler e il piano Moratti-De Corato ed è cruciale che le forze democratiche contestino questo programma discriminatorio". In una recente intervista rilasciata da Hanneli Pick-Goslar, amica di Anna Frank, a Roberto Malini, durante le riprese del documentario "In viaggio con Anna Frank", la sopravvissuta al campo di Bergen-Belsen ha affermato: "La polizia aveva il permesso di bussare a ogni casa e quindi di entrare senza mandato specifico, controllare i documenti e perquisire ogni angolo, in base al sospetto della presenza di ebrei da arrestare e deportare. Chi rifiutava di collaborare, subiva pesanti sanzioni, fino all'arresto e al carcere, come accadde a coloro che protessero Anna Frank. Se gli agenti trovavano ebrei," ha spiegato la Pick-Goslar, "li portavano in carcere, poi in un centro di transito e infine li deportavano. I collaborazionisti e delatori erano ovunque. Anna Frank cadde nelle mani dei nazisti proprio a causa di quel clima, di quelle ordinanze". "Non crediamo serva aggiungere altro," concludono gli attivisti per i diritti umani Malini, Pegoraro e Picciau, "se non che confidiamo nell'immediato intervento dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navi Pillay affinché predisponga nell'immediato un intervento ufficiale verso l'ennesimo atto che annichilisce i diritti degli stranieri e induca il Ministro degli Interni a soprassedere riguardo all'istituzione di una polizia speciale destinata alla caccia ai 'clandestini', che spesso sono profughi da paesi in crisi umanitaria, che non hanno avuto neppure la possibilità di presentare domanda di asilo politico".
Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne +39 3408135204 :: +39 3313585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com NOTA DE PRENSA
DUE ATTIVISTI DEL GRUPPO EVERYONE COLPITI DA DECRETO PENALE DI CONDANNA PER LA LORO ATTIVITA' UMANITARIA: "NON CI SONO PRECEDENTI DI UN TALE ABUSO"
LO RIVELA L'ORGANIZZAZIONE PER I DIRITTI UMANI: "UNA CONDANNA BASATA SULLE DICHIARAZIONI NON VERITIERE DI UN POLIZIOTTO. E' L'ENNESIMO EPISODIO PERSECUTORIO DA PARTE DELLE AUTORITA' ITALIANE"
L'ORGANIZZAZIONE SI APPELLA ALL'ALTO COMMISSARIO DELLE NAZIONI UNITE PER I DIRITTI UMANI, ALLE ISTITUZIONI DELL'UNIONE EUROPEA E ALLA FRONTLINE FOUNDATION: “NECESSARIO SOSTEGNO AGLI ATTIVISTI, COLPITI IN ITALIA DA VIOLENZE, INTIMIDAZIONI E ABUSI GIUDIZIARI, PEGGIO CHE NEI REGIMI TOTALITARI, DOVE ALMENO IL DIRITTO ALLA DIFESA E' GARANTITO”
Roberto Malini e Dario Picciau , co-presidenti con Matteo Pegoraro del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani, hanno ricevuto in data 12 febbraio 2010 una notifica di decreto penale di condanna, con pena detentiva commutata in gravosa sanzione pecuniaria . Nel decreto penale, emesso dal Tribunale di Pesaro – Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari in data 5/11/2009, si condannano gli attivisti per il reato p. e p. dall'art. 110, 340 c.p., perché, il 20 dicembre 2008, “in concorso tra loro, cagionavano l'interruzione o comunque turbavano una operazione di polizia, finalizzata all'identificazione di tre cittadini stranieri, pronunciando espressioni ingiuriose e denigratorie nei confronti del personale dell'U.P.G.S.P. – Questura di Pesaro-Urbino operante ed ingerendosi nella sua attività”.
“ E' l'ennesimo episodio di abuso da parte delle autorità da noi subito a Pesaro ” commentano i co-presidenti del Gruppo. “Nel 2008 e nei primi mesi del 2009 siamo stati ripetutamente convocati in Questura a causa della nostra attività umanitaria a sostegno della comunità Rom locale ".
Dopo le rimostranze dell'organizzazione relative ai continui sgomberi di famiglie Rom senza alcuna assistenza e dopo la protesta contro l'espulsione illegittima di rifugiati afghani richiedenti asilo dal territorio pesarese, il Questore ha notificato a Roberto Malini un avviso orale , con la seguente motivazione: 'Visto che i Rom sono notoriamente delinquenti, ritengo che il Gruppo EveryOne sia parte di un'associazione per delinquere e lo invito a cessare tale attività'. Successivamente gli attivisti di EveryOne sono stati oggetto di diversi episodi di intimidazione , mentre sono proseguite le azioni durissime mirate ad allontanare i Rom dalla città. L'atteggiamento del Questore e il programma anti-Rom condotto da istituzioni e autorità pesaresi sono stati oggetto più volte di interrogazioni parlamentari, fino al trasferimento del Questore in altra località.
In seguito al recente sgombero in pieno inverno delle ultime famiglie Rom rifugiate a Pesaro, EveryOne ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica presso lo stesso Tribunale di Pesaro, segnalando sia le violazioni dei diritti umani, sia la manifesta ostilità nei confronti degli attivisti. "Attendevamo da parte della Procura un'indagine sugli abusi commessi dalle autorità locali nei confronti della comunità Rom," proseguono Malini, Pegoraro e Picciau, "abusi che hanno condotto a lutti, a causa della precarietà in cui persone gravemente malate si sono trovate improvvisamente, aborti spontanei - dovuti allo stress e alla paura da parte delle puerpere di fronte a tanti agenti armati - e a gravi emergenze umanitarie. Invece, le stesse autorità hanno fatto uso di uno strumento giuridico che esiste solo in Italia e viola l'articolo 24 della nostra Costituzione . E' una condanna senza processo , un altro mezzo intimidatorio che colpisce gli attivisti che si occupano di Diritti Umani e che consente all'affermazione non veritiera di un agente di polizia di diventare legge, senza contraddittorio . Da parte nostra, siamo consapevoli che rischiamo di entrare in un buco nero giuridico, ma abbiamo deciso di presentare opposizione al decreto e continuare a opporci in ogni grado, a costo di dover giungere davanti alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo . E' un principio fondamentale di civiltà e democrazia che non riguarda solo questo episodio, ma l'attivismo internazionale nel suo complesso, con gli innumerevoli ostacoli e pericoli che incontra per difendere la vita e la dignità dei più deboli".
Riguardo al caso in oggetto, Roberto Malini e Dario Picciau raccontano che "la sera del 20 dicembre 2008 un agente stava parlando in tono sprezzante con un ragazzo di etnia Rom mentre il suo collega attendeva in auto , davanti a un bar, che gli venissero serviti panini e bibite. Abbiamo salutato il giovane, Nico Grancea, ricevendo dal primo agente l'invito, con modi bruschi e frasi provocatorie, a presentare i nostri documenti . Trattiamo da anni con le forze dell'ordine e abbiamo abbastanza esperienza per non rispondere alle provocazioni. L'agente ha scritto i nostri dati senza notificare alcunché. I magistrati, nelle indagini, non hanno verificato i fatti né presso il proprietario del bar né ascoltando il signor Grancea o noi attivisti. Il Gip di Pesaro ha quindi deciso per la 'condanna senza processo' ".
"Con il nostro ricorso e le opportune azioni a tutela del nostro operato" prosegue EveryOne, " intendiamo sensibilizzare le autorità preposte alla salvaguardia degli operatori umanitari affinché si mettano a punto organismi efficaci a difesa degli attivisti, costretti a operare in condizioni difficilissime".
Il 14 febbraio 2010 il caso di Malini e Picciau è stato reso noto dal co-presidente di EveryOne Matteo Pegoraro anche nel corso della 5th FrontLine Platform for the Protection of Human Rights Defenders, a Dublino , dove il Gruppo EveryOne era stato invitato, unica organizzazione dell'Unione europea, fra i 100 difensori dei diritti umani nel mondo a rischio di persecuzione e di vita per il proprio impegno civile . “La FrontLine Foundation , che si occupa di proteggere gli attivisti per i diritti umani in tutto il mondo, in cooperazione con le Nazioni Unite e le istituzioni europee,” spiega Pegoraro, “ ha preso in carico il caso e presto anche l'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navi Pillay e lo Special Rapporterur sulla situazione dei Difensori dei Diritti Umani, Margaret Sekaggya, interverranno sull'abuso giudiziario , che non ha precedenti nell'attivismo europeo. Ci batteremo" continua Pegoraro, “con l'obiettivo che i due attivisti, impegnati da anni in difficili campagne per i diritti delle minoranze, non siano oggetto di una tale violazione, tanto più se si considera che, in qualità di co-presidenti di EveryOne, operavano a Pesaro su mandato degli uffici dell'on. Mohacsì al Parlamento europeo, proprio per indagare sul comportamento delle autorità nei confronti del popolo Rom in Italia . Invitiamo, a nome del nostro Gruppo," conclude Pegoraro, "tutta la società civile, i partiti e gli uomini politici più attenti ai diritti fondamentali, le associazioni e le organizzazioni per i diritti umani e civili e le istituzioni democratiche europee a esprimere la loro ferma protesta per un atto che va contro tutte le Carte sui diritti fondamentali dell'individuo e le disposizioni internazionali in materia di protezione e libertà di azione e di movimento degli attivisti per i diritti umani ".
Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne +39 340 8135204 :: +39 331 3585406 :: +39 334 3449180 www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
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URGENT CALL TO ACTION Italy, February 18 th , 2010
@ITALY, TWO HUMAN RIGHTS DEFENDERS FROM EVERYONE GROUP RECEIVE A PENAL ORDER (A CRIMINAL CONVICTION WITHOUT GOING TO TRIAL) FOR THEIR HUMANITARIAN WORK: “IT IS THE FIRST TIME IN THE WORLD”
THE NEWS GIVEN BY THE HUMAN RIGHTS ORGANIZATION: “A CONVICTION BASED ON INACCURATE EVIDENCE GIVEN BY A POLICE OFFICER. IT IS THE UMPTEENTH EPISODE OF ABUSE OF POWER BY THE ITALIAN AUTHORITIES”
EVERYONE GROUP APPEALS TO THE UNITED NATIONS HIGH COMMISSIONER FOR HUMAN RIGHTS, THE EUROPEAN COMMISSION AND THE FRONTLINE FOUNDATION: “WE ARE ASKING FOR SUPPORT FOR HUMAN RIGHTS DEFENDERS, VICTIMS IN ITALY OF VIOLENCE, INTIMIDATION AND JUDICIARY ABUSE OF POWER, A WORSE SITUATION THAN IN TOTALITARIAN REGIMES WHERE THE INDIVIDUAL IS AT LEAST GUARANTEED THE RIGHT TO DEFEND HIMSELF
On February 12 th , 2010, Roberto Malini and Dario Picciau , co-presidents with Matteo Pegoraro of EveryOne Group , international human rights organization based in Italy, received notification of a penal order, with the prison sentence commuted into a heavy fine . In the decree, issued on 5/11/09 by the Pesaro Justice Court - Office of the Magistrate for Preliminary Investigations – condemns the activists for the offence punishable by art. 110, 340 of the Italian Criminal Code , because on December 20 th , 2008 “in complicity with each other, they caused the interruption, or at least disturbed a police operation aimed at identifying three foreign citizens, and used abusive and disparaging language towards the officers from Pesaro-Urbino Police Headquarters, and interfered in the carrying out of their duty.”
“ It is the umpteenth episode of abuse from the authorities (and in particular from the Police Headquarters) we have been subjected to in Pesaro and in Italy ” say the co-presidents of the Group. ”Throughout 2008 and in the early months of 2009 we were repeatedly summoned to police headquarters because of our humanitarian work in defence of the Roma community living in our Country ”.
After the protests of our Organization for the endless camp clearances of Roma families (without any offer of assistance) and after our protests over the illegitimate expulsion of a group of Afghan refugees who had applied for asylum, the Pesaro Police Commissioner issued Roberto Malini a verbal warning on the following grounds: “Seeing the Roma are notorious criminals, I consider EveryOne Group part of a criminal organization and I invite it to cease its activity”. Following this warning, the activists of EveryOne Group were subjected to various episodes of intimidation and provocation, while the brutal operations aimed at driving the Roma out of the city continued. The attitude of the Police Commissioner and the anti-Roma programme carried out by the Pesaro authorities have been the subject of various Parliamentary questions, leading to the transfer of the Police Commissioner to a different detachment.
Following the camp clearance (in mid winter) of the last Roma families to take refuge in Pesaro, EveryOne Group filed a complaint to the Public Prosecutor's Office at the same Pesaro Justice Court - reporting both the violation of human rights and the open hostility shown towards human rights defenders .
“We were expecting the Prosecutor's Office to investigate the abuse committed by the local authorities towards the Roma community”, say Malini, Pegoraro and Picciau, “actions that have led to several deaths (due to the hardship suffered by seriously ill people, who were suddenly left without a shelter over their heads), miscarriages (due to the stress and fear experienced by the pregnant women faced with so many armed police officers) and serious humanitarian emergencies. Instead, the same authorities made use of a legal instrument that exists only in Italy, an instrument that violates article 24 of the Italian Constitution . We are talking about a conviction without a trial, yet another intimidatory tool used against human rights defenders which allows an untrue statement made by a police officer to become law without the accused being given the opportunity to contradict him .
We are aware that there is a danger of falling into a legal ‘black hole', but we have decided to oppose the sentence and we will continue to oppose it on all levels , even if this means taking the case before the European Court of Human Rights. It is a fundamental principle of civility and democracy which does not only concern this episode, but international activism as whole, and the endless obstacles and dangers involved in defending the lives and the dignity of our most vulnerable citizens”.
As for the case in question, Roberto Malini and Dario Picciau say “on the evening of December 20 th , 2008 a police officer was talking in an arrogant manner to a young Roma man, while his colleague waited in the patrol car in front of the bar to be served with sandwiches and drinks. We greeted the young man , Nico Grancea, who we knew very well seeing we had been offering him assistance for over year. In answer, we received from the first officer a brusque and threatening invitation to show some identification . We have had dealings with the police force for years and therefore have sufficient experience to know not to rise to the bait. The police officer took down our details without issuing any notification . The magistrates investigating the case did not listen to what the owner of the bar, Mr. Grancea, or the EveryOne activists had to say . The Pesaro investigating magistrate then decided for “a conviction without a trial”.
“Through our appeal and the relevant procedures for defending our humanitarian work” says EveryOne Group, “we intend to bring the case to the attention of the authorities in charge of protecting human rights defenders , in order for them to establish efficient organisms that defend the work of activists who are forced to operate in extremely difficult conditions”.
On February 14 th , 2010 Malini and Picciau's case was brought up by the co-president of EveryOne, Matteo Pegoraro , in Dublin, during the 5 th Frontline Platform for the Protection of Human Rights Defenders , which EveryOne Group (the only European organization) had been invited to attend along with 99 other human rights defenders from all over the world – activists who have received several threats during the course of their human rights activities. “ We are appealing to the Frontline Foundation (which protects human rights activists all over the world in cooperation with the United Nations and European institutions) to take up our case . We hope too that the UN High Commissioner for Human Rights, Navanethem Pillay , and the United Nations Special Rapporteur on the situation of human rights defenders, Margaret Sekaggya , - always very alert to episodes of this kind - to immediately intervene against this judiciary abuse , which has no precedent in European activism. We will fight” says Pegoraro, “to ensure that these two human rights defenders – who have been involved for many years in difficult campaigns in defence of minority groups – are not subjected to this violation, even more so if we consider that as co-presidents of EveryOne, they were operating in Pesaro and on Italian territory on behalf of the European MP, Viktoria Mohacsi with the precise aim of investigating the behaviour of the authorities towards the Roma people in Italy .
On behalf of our group, we invite civil society, the politicians who are more alert to matters of fundamental rights, the human and civil rights associations and organizations and the European and international institutions and authorites, to express their criticism of an action that goes against all the charters on the human rights of the individual – as well as violating the international laws on the protection and freedom of action and movement of human rights defenders ”.
For further information: EveryOne Group +39 393 4010237 :: +39 334 3449180 :: :: +39 331 3585406 www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
GRUPO DOS negocios afectados todos por orden penal para su negocio "HUMANITARIA:" Hay precedentes de tales abusos " Mafia, racism and the crisis of democracy in Italy La Mafia, el racismo y la crisis de la democracia en Italia
L'apartheid e la persecuzione del popolo Rom in Italia sono ormai intollerabili, mentre a Roma stanno per sorgere i ghetti-Rom
Roma, 13 gennaio 2010
Nonostante le proteste da parte delle organizzazioni per i Diritti Umani e le raccomandazioni, nonché le forti prepccupazioni, espresse dall'Unione europea e dall'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, a Roma rinascono i ghetti, su modello di quelli che i nazisti realizzarono in Polonia alle soglie dell'Olocausto.
Per ulteriori informazioni: www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com El apartheid y la persecución de los gitanos en Italia se han vuelto intolerables, mientras que Roma está a punto de aumento de guetos-Rom Situazione attuale dei migranti di Rosarno
Le Istituzioni distruggono le prove della schiavitù e pianificano la deportazione di più di mille migranti. Gruppo EveryOne: "Sono fuggiti da Paesi in crisi umanitaria e sono caduti nelle mani della mafia in Italia, come migliaia di altri profughi". E' importante offrire loro protezione e la speranza di un futuro dignitoso. Intanto, secondo i timori da noi espressi ieri, le operazioni di deportazione sono già iniziate e stamattina il centro di Crotone è stato completamente svuotato.
Roma, 11 gennaio 2010. Sono stati arrestati e rinchiusi nei centri di Bari e Crotone 1125 migranti provenienti da Rosarno (mentre altri, per un totale che supera i 2000, sono in arrivo negli stessi e in altri centri)*, alcuni con permesso di soggiorno o asilo politico (6 o 7% del totale) , altri "clandestini", ma provenienti per la gran parte da da Paesi in crisi umanitaria: sono per il 94% africani sub-sahariani, per l'87% in giovane età, inferiore ai 30 anni. Il 90% di essi è entrato in Italia in maniera irregolare. Nessuno possiede un contratto di lavoro. Sono tutti in stato di schiavitù, alle dipendenze di una 'ndrina (famiglia mafiosa) che detta legge a Rosarno: lavorano dodici-quattordici ore al giorno festività comprese. Paga base due euro l'ora. Base perché dal compenso vengono detratte la quota pasti (zuppa di cipolle con pane) e soggiorno (squallide e malsane baracche, ognuna delle quali ha 4-5 posti letto). Nonostante le baracche siano la prova della condizione inumana in cui vivono i migranti, le autorità le hanno già distrutte con le ruspe. Il Gruppo EveryOne è convinto che vi siano, riguardo al caso di Rosarno, precise politiche e strategie xenofobe e razziste da parte delle Istituzioni italiane e ritiene che con la distruzione delle prove riguardanti la schiavitù e gli abusi (situazione ben conosciuta e tollerata dalle Istituzioni), l'arresto di oltre 1000 migranti, il progetto di deportarli - evitando il controllo dell'Alto Commissario ONU - nei Paesi di origine, si voglia cancellare l'evidenza di gravi violazioni sia da parte del caporalato gestito dalla 'Ndrangheta, che da parte delle autorità nazionali, che fin dall'inizio hanno cercato di gettare la responsabilità dei moti di protesta sui migranti, evitando di sollevare un allarme-mafia. Riteniamo che i migranti arrestati e detenuti nei centri di Bari, Crotone, Capo Rizzuto e altri debbano essere ascoltati dall'Alto Commissario e protetti, sia perché fuggiti da Paesi in crisi umanitaria, sia perché sottoposti a schiavitù e abusi gravissimi in territorio italiano, dove sono rimasti nelle mani della mafia calabrese nonostante le Istituzioni e le autorità a tutti i livelli sapessero perfettamente quello che capitava a Rosarno, come dimostra la rivolta (definita "anti-mafia" dai media italiani) avvenuta più di un anno fa**. Nel Sud Italia, ma anche nel Centro e nel Nord, i migranti senza permesso si soggiorno cadono nelle mani della 'Ndrangheta, di Cosa Nostra e della Camorra. Se l'anno scorso la situazione di tale condizione di schiavitù era grave (come dimostrano numerosi casi, fra cui quello tragico di Castelvolturno***) ora, dopo l'approvazione della legge razziale 94/2009, detta "pacchetto sicurezza" (da noi denunciata in ogni sede giuridica nazionale e internazionale per il suo contenuto antidemocratico, razzista e disumano****) è divenuta gravissima, perché i "clandestini" non possono regolarizzarsi né avere casa o lavoro regolare e sono costretti a sopravvivere con qualsiasi mezzo. Molti di loro avrebbero diritto all'asilo politico o a protezione internazionale, provenendo da Paesi in crisi umanitaria. Il Gruppo EveryOne si sta impegnando in queste ore, a stretto contatto con l'Alto Commissario per i Diritti Umani, quello per i Rifugiati e la Commissione europea, affinché venga fermata la deportazione degli "schiavi di Rosarno", attuato il rientro immediato di quelli già espulsi da Crotone e previsto un permesso di soggiorno a tempo indeterminato (in attesa di asilo politico) nonché un serio piano di accoglienza umanitaria per tutti loro.
* Riepilogo ultimi eventi: http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calalbria/reggio_rosarno_immigrati _crotone_bari_partenza_rivolta_4587.html
** La protesta degli africani contro la Mafia nel 2008: http://www.carta.org/campagne/migranti/16189
*** Il caso di Castelvolturno: http://www.carta.org/campagne/migranti/15053
Per ulteriori informazioni: Situación actual de los migrantes a Rosarno Rosarno/Gruppo EveryOne: "Sono stati ridotti in schiavitù dalla 'Ndrangheta: hanno diritto all'asilo politico e a un'occasione di integrazione in Italia". Milano, 10 gennaio 2009. Il ministro dell'Interno Maroni ha dichiarato che i migranti arrestati a Rosarno e trasferiti nei centri di Crotone e Bari verranno espulsi se risulteranno clandestini, in base al pacchetto sicurezza. Il Gruppo EveryOne esprime una ferma protesta contro questa nuova azione punitiva nei confronti di esseri umani che, in Italia, hanno già subito tanti abusi. "La 'Ndrangheta di Rosarno li ha trasformati in veri a propri schiavi," scrivono in una nota Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, "costringendoli a lavorare duramente per un tozzo di pane, a vivere in veri e propri porcili e a subire la legge del crimine organizzato. Il 7 gennaio," continua la nota, "un rifugiato politico del Togo e due giovani della Guinea con permesso di soggiorno sono stati aggrediti e feriti. I fatti successivi sono simili alla famosa 'rivolta antimafia degli africani di Rosarno' avvenuta più di un anno fa, nel dicembre 2008, dopo il ferimento di due migranti da parte di mafiosi locali. Tutto ciò che avviene a Rosarno è controllato o provocato dalla 'Ndrangheta: dipingere una situazione diversa significa falsificare la realtà". Il Gruppo EveryOne ha inoltre inviato una richiesta urgente all'Alto Commissario per i Rifugiati. "Alcuni dei migranti rinchiusi a Bari e Crotone," scrivono gli attivisti, "sono in possesso di permesso di soggiorno per motivi umanitari. Gli altri provengono per la maggior parte da Paesi in crisi umanitaria o travagliati da gravi conflitti. Riteniamo che abbiano diritto all'asilo politico in Italia e ci auguriamo che l'Alto Commissario valuti attentamente la loro condizione, per evitare che le Istituzioni italiane, in violazione della Convenzione di Ginevra e delle altre leggi che tutelano i profughi e gli aventi diritto all'asilo politico, li deportino verso Paesi in cui essi correrebbero gravi pericoli di vita. La loro condizione di schiavitù in Italia li ha inoltre provati e li rende ancora più vulnerabili. Il nostro Paese, che fa ben poco per combattere il potere delle mafie, dovrebbe inoltre farsi carico delle proprie responsabilità e decidere, finalmente, di garantire protezione e un futuro alla comunità dei migranti di Rosarno". Per ulteriori informazioni:
Rosarno / grupo Todos: "Ellos fueron esclavizados por la 'Ndrangheta: tienen derecho a asilo político y la oportunidad para la integración en Italia."
ROSARNO (ITALY), EVERYONE GROUP: “THE REVOLT OF THE IMMIGRANTS EXPLOITED BY THE MAFIA RISKS BECOMING YET ANOTHER PRETEXT FOR NEW XENOPHOBIC MEASURES” A revolt by non-EU immigrants has broken out in Rosarno (Reggio Calabria). The immigrants are exasperated and tired of being exploited by the 'Ndrangheta (the Calabrian Mafia) which is well-rooted in the local territory and closely connected to politics; and the ill-treatment and violence they are constantly being subjected to. The latest episode took place on Thursday January 7th, when two immigrants were fired at with air guns by two Italians, probably members of the local 'Ndrangheta.
Rosarno (ITALIA), grupo Todos: "La rebelión de los inmigrantes explotados por la mafia de Calabria puede constituir un riesgo de nuevas medidas xenófobas " Lettera aperta a chi afferma che Mario Balotelli si merita gli insulti razzisti
del Gruppo EveryOne
Milano, 8 gennaio 2009. Alcuni tifosi del Chievo, un giornalista e appassionati di calcio ci hanno scritto riguardo alla nostra difesa di Mario Balotelli. Ecco le frasi che ricorrono nelle loro email: "E' un immaturo che strumentalizza il razzismo per fare vittimismo"; "E' un provocatore ed è fischiato proprio per questo"; "E' odioso e si merita i 'buuu' e i fischi in tutti gli stadi". Anche i media italiani e il giudice sportivo hanno scelto di gettare la croce su Mario Balotelli: il primo l'ha multato di 7.000 euro per aver risposto con un accenno di applauso a 90 miniuti di inqalificabili cori. I giornalisti, invece, giustificano le tifoserie perché ritengono che il campione dell'Inter dovrebbe "tacere e pensare a giocare" (come se non svolgesse il suo lavoro in maniera esemplare). Tutti parlano di 'buuu e fischi', ma evitano di ricordare che nei cori si sentono insulti di una gravità inaudita, come "Negro di merda" o "Un negro non può essere italiano". Se tanti paladini della sportività, se tanti sedicenti educatori non omettessero, nei loro giudizi, di inquadrare i cori nella loro inciviltà, nella loro intolleranza, forse potremmo riconoscere la loro buona fede. "E allora perché le tifoserie non insultano gli altri calciatori di colore?" ci chiedono i detrattori del campione palermitano di origine africana. A parte il fatto che non è vero, perché gli insulti razziali raggiungono ormai regolarmente, non solo nel calcio e non solo fra i professionisti, gli atleti dalla pelle scura, va sottolineato che Balotelli è l'unico, in Italia, fra le vittime di tali eventi, a denunciarli instancabilmente, nonostante ogni volta piovano su di lui critiche da ogni parte. Un giorno, in un'Italia meno razzista, il caso Balotelli farà arrossire molti di vergogna. A noi non resta che ribadire a tutti che non esistono giustificazioni quando gruppi di persone intonano cori intolleranti e violenti, usando termini spregiativi riferiti al colore della pelle di un essere umano o inneggiando alla sua morte. I "se" e i "ma" non costituiscono alibi. Basta cercare su google "Balotelli" e "razzismo" per ripercorrere la vicenda di un ragazzo bersagliato da anni, in tutta Italia, dal razzismo; basta leggere i titoli dei gruppi Facebook contro Mario Balotelli per escludere che l'ostilità nei suoi confronti sia costituita da "sfottò da stadio". Basta rilevare come il giovane fuoriclasse sia da tanto tempo nel mirino di gruppi neonazisti per comprendere quanto irresponsabilmente si cerchi di ridimensionare un fenomeno di accanimento vergognoso. La triste realtà degli insulti razzisti da parte delle tifoserie è ormai, comunque e purtroppo, una costante non solo nelle serie maggiori, ma anche in quelle minori, giovanili e negli oratori. Mario non è quel "cattivo ragazzo" che, secondo giornalisti e intolleranti, merita di ricevere offese di matrice razzista, ma un giovane coraggioso e pieno di dignità, che vorrebbe semplicemente giocare a calcio e non subire un tormento ogni volta che scende in campo. Nonostante quanto gli sta capitando, nonostante una campagna denigratoria che lo pone in pericolo (già in un caso i tifosi sono passati dalle parole al lancio di banane: sembra che i suoi critici se ne siano scordati), è capace di impegnarsi in gesti umanitari, rispondendo con generosità agli appelli dei diseredati. E' un giovane sincero che non piega la testa davanti all'ingiustizia e non accetta di umiliarsi di fronte all'intolleranza, memore di quanta ne abbiano subita i suoi antenati. Il suo camminare a testa alta, la sua ribellione verso i più odiosi degli insulti, la sua fierezza che lo induce a rispondere a tono, rifiutando di comportarsi come uno "zio Tom", sono le caratteristiche di Mario che danno fastidio a una società non più tollerante e lo trasformano in un "eroe" agli occhi dei migranti e dei perseguitati. Ora, vi è da augurarsi che il campione sappia reagire con altrettanto coraggio ai nuovi cori che si levano contro di lui, ai cori mediatici che seminano calunnie e nuova avversione. Non sei tu il problema, Mario. Il problema è questo clima di terribile discriminazione in cui avvengono ogni giorno abusi contro le minoranze molto più gravi di quelli che ti tocca subire. Non sei tu il problema, Mario. Non sorga in te neanche il minimo dubbio, il minimo tentennamento. Verrà il giorno in cui non sarai più definito come un provocatore che merita di essere chiamato "sporco negro", ma un simbolo dei valori che esprimono uguaglianza, tolleranza, solidarietà.
Contatto: Gruppo EveryOne +39 340 8135204 :: +39 331 3585406 info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com
Carta abierta a los que dicen que Mario Balotelli merece insultos racistas Huelga de hambre contra la "burocracia xenófoba" en Italia Trescientos inmigrantes ayunan en protesta por los nuevos trámites para obtener el permiso de residencia
EL PAIS - MIGUEL MORA - Roma - 07/01/2010
Unos 300 inmigrantes africanos y varios activistas de derechos humanos, entre ellos Shukri Said, italiana de origen somalí y colaboradora de las páginas de opinión de EL PAÍS, se han puesto en huelga de hambre en Italia para reclamar al Gobierno que renueve los permisos de residencia a los ciudadanos extranjeros en el plazo de 20 días que marca la ley. Desde que el año pasado se aprobó el polémico Paquete de Seguridad ideado por la Liga del Norte, que convirtió en delito la inmigración clandestina e introdujo numerosas medidas restrictivas contra los inmigrantes, los trámites de los documentos de residencia se han alargado y complicado hasta límites desesperantes. Gustavo Ñaubari, peruano y empleado doméstico, residente desde hace ocho años en el país, lleva cuatro meses esperando su nuevo permiso. Aparte de que le han cambiado el apellido, porque la ñ no figura en los teclados italianos, su experiencia está siendo un calvario. Aunque trabaja legalmente, es un sin papelestemporal. "Vas a Correos, entregas los documentos, pagas 72,50 euros, y ellos te dan un recibo postal y te dicen que te llamarán para tomarte las huellas", explica. "El problema es que tardan mucho tiempo, y mientras tanto no puedes viajar ni hacer ninguna gestión porque tienes todos los papeles caducados: el viejo permiso, la tarjeta sanitaria, el código fiscal...". La renovación tarda hoy entre siete meses y un año. Shukri Said, secretaria de la Asociación Migrare, achaca las trabas a una estrategia deliberada del Gobierno. "Hace 20 años pasabas una noche en la cola y tenías tu permiso renovado. Luego, con la ley Bossi-Fini, el plazo se amplió a 20 días. Ahora, con las oficinas informatizadas, tienen a la gente meses en vilo con un papelito que no sirve para nada. Es un escándalo que el Estado trate así a gente que en muchos casos lleva 20 años en Italia. Es un método macabro y xenófobo, destinado a humillar a los inmigrantes y a poner sus documentos y derechos bajo secuestro temporal", afirma. La protesta la inició el pasado 13 de diciembre Gaoussou Ouattara, dirigente africano de los Radicales de Marco Pannella y Emma Bonino, la vicepresidenta del Senado y desde ayer candidata a la región de Lazio para las elecciones de marzo. La oposición del Partido Democrático, inmersa en sus habituales querellas internas, no ha abierto la boca. El ministro del Interior, Roberto Maroni, tampoco. Una comisión de huelguistas ha sido recibida en el Ministerio de Administración Pública; solamente han recibido, aseguran, "buenas palabras y ninguna solución". El resumen de Roberto Malini, director de la ONG EveryOne, es que "las leyes raciales redactadas por la Liga del Norte han calado a fondo en las instituciones y empiezan a mostrar sus peores efectos". Las organizaciones de inmigrantes señalan que la primera consecuencia del Paquete de Seguridad ha sido el aumento del miedo entre los extranjeros, legales e ilegales. "Miedo a caer en la ilegalidad, en la deportación y en los centros de identificación y expulsión, en los que ha habido ya varios casos de suicidios y maltratos", dice Said. "La persecución oficial, el hambre y el frío están golpeando sin cesar a los sin papeles y los gitanos", afirma Malini, que cita la muerte del líder paquistaní Sher Khan a causa del frío el mes pasado en Roma y los incesantes desalojos de los campamentos de gitanos, denunciados como ilegales por Amnistía Internacional. En ayunas desde el pasado 1 de enero, Shukri Said pierde peso pero no el humor, y se dice estar dispuesta a llegar al final. "Es ilusorio pensar que un ayuno doblegue a una burocracia tan perversa, pero sólo pedimos al ministro Maroni que respete la ley del Estado tanto como él pretende que la respeten los inmigrantes", afirma.
Preghiera di un "clandestino" Morrò a Milano,
con la mano Oración de un "clandestino"
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