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 Revista de Información General sobre la Comunidad de Castilla y León. Única revista dedicada a las nueve provincias de esta región
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TRIBUNA LIBRE: Crónicas capitolinas desde Roma por Roberto MaliniRoberto Malini, periodista y escritor italiano colaborador de Revista de Castilla y León

 

Esta es una tribuna libre para todas aquellas, opiniones, reflexiones o aportaciones subjetivas que los internautas deseen dar a conocer. En ese sentido, son opiniones personales e intransferibles en las que Revista de Castilla y León no se hace responsable de ellas ni tiene por qué compartirlas. Nuestro objetivo es servir a la libertad de expresión como uno de los derechos fundamentales de la Humanidad.

Roberto Mallini es un periodista italiano que tiene un punto de vista crítico con la realidad actual basada en el mercado. Sus crónicas siempre tienen un color anaranjado o rojo para dar un aldabonazo frente a temas sociales de primer orden, siempre para mejorar las condiciones de vida y de trabajo de sectores marginales y marginados. También es un autor muy prolífico en temas literarios

Anneesdoor, blog dirigido por Roberto Malini, cuya temática es la cultura diversa (en italiano)

EveryOne, web de esta asociación cuyo objetivo es la cooperación internacional en el desarrollo y profundización de los Derechos Humanos (en italiano e inglés)

Nota los artículos y las crónicas remitidas por Roberto Malini o por algunos de sus colaboradores se publican en versión original y luego traducidas con el traductor de Google, por eso pedimos disculpas a sus autores y a los lectores si la traducción no se ajusta al texto original.


Gruppo EveryOne: "Le intercettazioni violano diritti umani e libertà civili"

 

"Le intercettazioni violano il diritto alla privacy, mettono in pericolo vite umane e calpestano i diritti morali dell'intercettato riguardo alla propria biografia personale; è inoltre dimostrata la loro scarsa efficacia nella lotta al crimine organizzato".

 

Milano, 16 luglio 2010. Lo affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne. "I diritti umani non sono un'esclusiva di alcune correnti politiche rispetto ad altre, ma un valore primario su cui si basano la democrazia e la civiltà. In Italia si ricorre troppo spesso all'intercettazione e si tratta con troppa disinvoltura il materiale emerso da tale procedura," proseguono gli attivisti. "Ci si chiede quante persone siano in possesso delle registrazioni e quanto sia alto il pericolo di fuga di informazioni, fenomeno che può mettere in pericolo la vita di chi, per esempio, effettui dichiarazioni contro il crimine organizzato". Il Gruppo EveryOne pone inoltre l'accento sui diritti dell'indagato: "Innanzitutto, finché non è stato condannato, l'indagato va considerato innocente a tutti gli effetti. Le sue confidenze private, inoltre, appartengono alla sua biografia più intima e dunque non si vede come si possa pretendere di pubblicarle, con danno per la sua reputazione, in mancanza della sua autorizzazione. I diritti morali su materiale privato e confidenziale sono sanciti dalla Costituzione e non devono essere violati in nome di alcun principio, neanche quello della libertà di stampa che è sussidiario, per esempio, al diritto d'autore". EveryOne definisce quali dovrebbero essere, nel rispetto dei diritti umani, i limiti allo strumento delle intercettazioni: "Dovrebbero essere utilizzate solo di fronte a forti indizi riguardanti reati gravi, valutate esclusivamente nell'àmbito di tali procedimenti e quindi distrutte o riconsegnate agli intercettati, in modo che ne dispongano, secondo i loro diritti morali sulle stesse, autorizzandone la diffusione o negandola. Sicuramente le intercettazioni sono uno strumento valido, ma non nella misura in cui qualcuno vorrebbe far credere. Oggi le intercettazioni non sono soggette ad alcun limite, eppure il crimine organizzato aumenta ogni anno che passa il proprio 'fatturato', che nel 2009 ha toccato i 130 miliardi di euro solo in Italia. Politici e autorità annunciano a scadenza fissa di aver assestato colpi mortali a Cosa Nostra, alla 'Ndrangheta e alla Camorra. In realtà, le operazioni più importanti dei tempi recenti hanno condotto all'arresto di boss anziani e malati come Gaetano Fidanzati o Domenico Oppedisano, figure storiche in possesso, ormai, solo di un'immagine carismatica. Anche gli arresti e i sequestri di contorno, seppure di numero consistente, riguardano figure di poco rilievo nella struttura del malaffare organizzato il cui giro d'affari, possiamo già scommetterci, toccherà nel 2010 nuovi record". Vi è da chiedersi, allora, come si potrebbe rendere più efficace la lotta alle mafie. "E' intuitivo come un boss, un 'manager' o un 'quadro' che  faccia parte di un'organizzazione mafiosa non abbia difficoltà a comunicare con gli altri affiliati attraverso connessioni o telefoni 'puliti'. Le intercettazioni non bastano. Se non vi è uno stretto rapporto di fiducia fra magistratura e forze dell'ordine da una parte, classe politica e società civile dall'altra, non si andrà mai lontano, nella guerra alle mafie. Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, ha giustamente sottolineato le enormi difficoltà e la necessità del contributo di tutti, in questa impresa epocale. Sostenere che le intercettazioni sconfiggeranno il crimine organizzato è pura propaganda". Secondo l'organizzazione per i diritti umani, è proprio la miopia di alcuni politici a rendere poco efficace il lavoro dei magistrati e della forza pubblica, riguardo alla piaga della criminalità organizzata. "Da parte nostra, pur avendo condotto campagne per istanze civili in sinergia con le forze politiche oggi all'opposizione e pur avendo aperto, grazie alla fiducia accordataci dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, un Circolo di Generazione Italia dedicato ai diritti umani," proseguono gli attivisti, "siamo preoccupati per l'attuale situazione politica, civile e morale in cui versa il nostro paese. Sembra ormai che un odio cieco verso Silvio Berlusconi abbia indotto i suoi avversari politici a relegare in secondo piano il valore della libertà, della democrazia e delle importanti riforme, di cui l'Italia ha bisogno. Noi stessi opponiamo una dura critica, per esempio, alle politiche del governo sull'immigrazione e i diritti delle minoranze. La risposta, però, non può e non deve essere identificata nel ritorno al giustizialismo, alla negazione della presunzione di innocenza di chi viene indagato, agli anni di Tangentopoli, quando un avviso di garanzia distruggeva carriere e vite di uomini politici e imprenditori, la cui colpevolezza in molti casi non è mai stata dimostrata. C'è un clima da Inquisizione, una smania di dare più poteri al Grande Fratello, che sembra voler togliere valore al voto degli italiani, un clima che avvelena anche l'informazione, così attenta a difendere i propri diritti da ignorare, spesso, notizie che ai direttori di network paiono 'non in linea' con la propria fazione. E' inoltre evidente l'urgenza di una riforma della magistratura, che oggi non è solo autonoma, ma si trova in una posizione - riconosciuta e criticata da molti degli stessi giudici - al di sopra della legge, con poteri quasi 'divini' e nessuna responsabilità riguardo ai propri errori. Come può il cittadino o la società civile fidarsi di un simile potere? Chi andrebbe da un medico, sapendo che questi non risponderà in alcun modo dei propri sbagli, delle proprie omissioni, dei danni che potrebbe causare alla nostra salute? Nessuno. Ed è per questo che vi è una paura diffusa di cadere nella cosiddetta macchina della giustizia". In quest'ottica, il Gruppo EveryOne lancia un appello alle più alte cariche dello Stato, alla magistratura e agli organi di informazione: "Poniamo in primo piano democrazia e civiltà, che si basano sui valori inalienabili della libertà e dei diritti umani. Sacrificare questi valori a lotte politiche, all'irrazionalità dell'odio o al successo personale e di fazione sarebbe una caduta grave e imperdonabile, con catastrofiche conseguenze per il sistema democratico, le libertà civili e la pulizia morale del nostro paese. E' importante ritrovare lo strumento del dialogo e intraprendere così una via virtuosa, in cui alle politiche di chi riteniamo 'avversario' siano opposte idee e progetti costruttivi, magari tenendo finalmente in conto - come prevede la legge - i diritti delle minoranze e degli esseri umani più vulnerabili".

 

Per ulteriori informazioni:

Gruppo EveryOne

+39 393 4010237 :: +39 331 3585406 

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EveryOne Group: "Las interceptaciones violan los derechos humanos y las libertades civiles"

"Las interceptaciones violan los derechos de privacidad, ponen en peligro vidas y pisotear los derechos morales sobre su intersección biografía personal, también se muestra su ineficacia en la lucha contra la delincuencia organizada."

Milán, 16 de julio de 2010. , Dijo Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau, co-presidentes de todos. "Los derechos humanos no son exclusivos de ciertas corrientes políticas que otras, pero son valores fundamentales que sustentan la democracia y la civilización. En Italia se utiliza con demasiada frecuencia y la interceptación es demasiado casual surgió a partir del material este procedimiento, "continuar los activistas. "Uno se pregunta cuántas personas están en posesión de los registros y qué tan alto el riesgo de fuga de información, un fenómeno que puede poner en peligro la vida de aquellos que, por ejemplo, declarar en contra de la delincuencia organizada." EveryOne Group también hace hincapié en los derechos del sospechoso: "En primer lugar, hasta que fue condenado, el sospechoso debe ser considerado inocente en todos los aspectos. Sus confidencias privadas, también pertenecen a su biografía más íntima y por lo tanto no a ver cómo se puede reclamar a publicar, con los daños a su reputación, a falta de su autorización. Los derechos morales sobre el material privado y confidencial están consagrados en la Constitución y no deben ser violados en el nombre de cualquier principio, incluso la libertad de liberación que tiene carácter subsidiario, por ejemplo, al derecho de autor. EveryOne define lo que debe ser, en el respeto de los derechos humanos, los límites de las interceptaciones instrumento: "Se deben utilizar sólo en el rostro de una fuerte evidencia sobre los delitos graves, evaluada sólo en el presente procedimiento y serán destruidos o devueltos al interceptado en para que tengan, de acuerdo a sus derechos morales sobre la misma, y autorizar o denegar la propagación. intercepciones son sin duda una herramienta valiosa, pero no hasta el punto de que algunos tratan de hacernos creer. hoy intercepciones no están sujetos a ningún límite, sin embargo, el el crimen organizado va en aumento cada año que pasa su "volumen de negocios», que en 2009 a 130 millones de euros en Italia solo. Los políticos y las autoridades anunciaron en una fecha fija para tener asestado golpes mortales a la Cosa Nostra, la 'Ndrangheta y la Camorra el. De hecho, los pasos más importantes en los últimos tiempos han llevado a la detención de personas mayores y enfermos como jefe novios o Oppedisano Domenico Gaetano, personajes históricos tienen ahora, sólo la imagen carismática. Incluso las detenciones y las incautaciones de curvas de nivel, aunque número de cifras preocupantes de poca importancia en la estructura de los burdeles organizados cuyo volumen de negocios, que ya se puede apostar, será nuevos registros en 2010. No es de extrañar, entonces, ¿cómo has podido hacer más eficaz la lucha contra las pandillas. "Es 's intuitivo como un jefe, un« administrador »o un« marco »que forma parte de la organización mafiosa tiene dificultad para comunicarse con otros miembros a través de conexiones móviles o" limpia ". Interceptaciones no suficiente. Si hay una estrecha relación de confianza entre la policía y el poder judicial, por un lado, los responsables políticos y la sociedad civil, por otro, nunca va a desaparecer, la guerra contra las pandillas. Nicola Gratteri, fiscal adjunto de Reggio Calabria, ha destacado con razón la enormes dificultades y necesidad de la contribución de todos en esta empresa trascendental. reclamación intercepciones derrota que el crimen organizado es pura propaganda. " Según la organización de los derechos humanos, es la miopía de algunos políticos para hacer ineficaz la labor de los magistrados y la policía, sobre el flagelo de la delincuencia organizada. "Por nuestra parte, a pesar de haber hecho campaña para los organismos civiles en colaboración con la oposición política hoy, y aunque su apertura, gracias a la confianza otorgada por el Presidente de Gianfranco Fini, Italia Generación de un club dedicado a los derechos humanos", continúa activistas, "estamos preocupados por la situación política, civil y moral que enfrenta nuestro país. Ahora parece que un odio ciego hacia Silvio Berlusconi ha llevado a sus opositores políticos a eclipsar el valor de la libertad, la democracia y las grandes reformas que Italia necesita. Nos oponemos a las duras críticas mismo, por ejemplo, las políticas gubernamentales en materia de inmigración y derechos de las minorías. 's respuesta, sin embargo, no puede y no debe ser incluido en un retorno a justicialismo, la negación de la presunción de inocencia de los investigados, Tangentopoli años, cuando una notificación de carreras destruidas y las vidas de políticos y empresarios, cuya culpabilidad en muchos casos nunca ha sido demostrada. Hay un clima Inquisición por un frenesí de dar más poder al Gran Hermano, que parece quitar valor a la votación de los italianos, un clima que también la información venenos, asi que cuidado para defender su derecho a ignorar, a menudo, los directores de noticias de la red aparecen 'offline', con su facción. Es también subraya la urgencia de la reforma del poder judicial, que hoy no sólo es autónomo, pero está en una posición - reconocido y criticado por muchos de los mismos jueces - por encima de la Ley, con poderes casi "divino" y no se hace responsable por sus errores. ¿Cómo puede un ciudadano o la sociedad civil para confiar en ese poder? ¿Quién iría a un médico, a sabiendas de que no responderá de ninguna manera sus errores, el sus omisiones, que pueden provocar daños a nuestra salud? Ninguno. Y es por eso que existe un temor generalizado de caer en el mecanismo denominado de la justicia. " En este contexto, EveryOne Grupo hace un llamamiento a los más altos cargos del Estado, la judicatura y los medios de comunicación: "Ponemos en primer plano en la democracia y la civilización, basada en los valores de la libertad y los derechos humanos inalienables. Sacrificar estos los valores en las luchas políticas, el odio irracional o el éxito personal y la facción sería un accidente grave e imperdonable, con consecuencias catastróficas para el sistema democrático, las libertades civiles y la limpieza moral en nuestro país. Y importante "para encontrar la herramienta el diálogo y llevar como un virtuoso, en el que las políticas de los que creen "enemigo" se oponen a las ideas y los proyectos de construcción, quizá con el tiempo teniendo en cuenta - como exige la ley - los derechos de las minorías y vulnerables seres humanos. "

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Eritrean refugees in Libya - the recent proposal from Tripoli is insufficient

EveryOne Group and Habeshia, the Eritrean Refugee agency:  “Forcing the refugees to carry out “socially useful labour” without any guarantee of asylum or dignified living conditions is a further unacceptable violation of their human rights. Europe and Italy must take them in and grant them asylum. In the meantime we are asking for an inspection to be carried out by the United Nations or the Council of Europe to check that the Eritreans are being held in humanely acceptable conditions”.

 

Milan, July 9th, 2010. On June 30th we received news from Habeshia that about 350 refugees (most of them Eritreans) were being transferred by truck from Mishratah prison to that of Al Braq. There were about 80 children among them.

Many of them in the past had been “pushed back” in Italian and Maltese territorial waters. On the night of their arrival in Al Braq they were subjected to beatings and torture, an authentic “blood bath” according to some eye witnesses – and it all took place among the general indifference of the international community.

 “Thanks to some phone contacts from Habeshia, it was possible to talk to some of the refugees. The direct calls have enabled us to keep up to date with what is happening there” say Roberto Malini, Matteo Pegoraro and Dario Picciau, co-presidents of EveryOne Group. On July 2nd the refugees told the human rights defenders that they had been subjected to further degrading and inhumane treatment and that they were in danger of being deported back to their home countries. Only the intervention of Thomas Hammarberg, the Commissioner for Human Rights at the Council of Europe convinced a reluctant Italian Minister of the Interior to ask Libya for a humanitarian solution. On July 7th, the Italian Minister of the Interior communicated the drawing up of a formal agreement by the Libyan Government to free the refugees in exchange for “socially useful labour” - which is to be carried out in the various municipalities they will be sent to. “We are talking about an agreement that violates international law where human rights are concerned, because “socially usefully labour” is just an alternative punishment to jail,” say EveryOne's activists. “This form of labour offers no guarantee for the future where wages, working hours and working conditions are concerned. The refugees are offered no housing, civil rights or a dignified existence.”

 “It's not the first time Libya has thought up this kind of proposal,” says Don Mussie Zerai, the president of Habeshia. “The agreement does not guarantee the refugees any protection and they could well be imprisoned yet again and deported in a few weeks' time. Libya does not recognise the right to asylum, so it is essential that Europe takes them in and offers them protection – especially Italy, which was the refugees' country of choice.” EveryOne Group and Habeshia are calling upon the UN High Commissioner for Human Rights, Mrs Navy Pillay, the UN High Commissioner for Refugees, Antonio Guterres, and the Commissioner for Human Rights at the Council of Europe, Thomas Hammarberg, to keep an eye on the situation to ensure the rights of the refugees (especially the minors and their families) are respected and that they are not left to fend for themselves in Libya without the guarantee of international protection.

“What is more, we are asking them” say Malini, Pegoraro and Picciau” to send inspectors to Libya from the United Nations and the Council of Europe in order to ensure the Eritrean refugees are in good health and that their rights are being respected.”

 

Latest news

Milan, July 9th, 2010. According to the latest news that we received yesterday afternoon, the Libyan government, after the pressure put on it by the NGOs, intends to guarantee residency and employment suitable to the professional skills of all 350-400 refugees. This is still an unacceptable solution, because if they remain in Libya they will still lack refugee status with the resulting guarantee of protection. Once the political-media interest has subsided, the Eritrean refugees will inevitably be subjected to fresh arrests and inhumane treatment in the detention centres. They will once again be in danger of deportation back to their home country. The only solution in line with the charters that protect human rights is for them to be granted refugee status in the European Union.

After an activist was told that only men and boys were being detained in Al Braq, we asked Habeshia where the women and the younger children were being held. The refugee agency replied that they are still at Mishratah, the internment centre from where the detainees were transferred on June 30th.

32 men, 13 women and 7 children are still at Mishratah. As Habeshia also points out, the United Nations and the Council of Europe must always consider that the refugees are constantly subjected to pressure and ill-treatment. They may even be forced to sign agreements through threats and violence. The only real solution to their request for asylum would be for the EU authorities to grant them protection within the European Union. As for the statements of the Italian Minister of the Interior, who threw doubt on the possibility of them being “pushed back” to Libya, the Eritrean refugees possess proof of this fact as they wrote down the registration numbers on the Italian patrol boats. There is also another danger. Libya has asked the Eritrean Embassy to take care of the identification of the refugees. This procedure would endanger the lives of their families who stayed behind in Eritrea and whose members could well be subjected to imprisonment, interrogation and even torture.

In the meantime, today (July 9th) we have received news of attempts by the authorities to force the refugees to sign some government proposals under the threat of truncheons and electric shock batons. Frightened at the idea of being forced to take in these suffering and persecuted human beings, we are straying even further from any ideal of civilty, democracy and a culture of solidarity.

 

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Refugiados eritreos en Libia - la reciente propuesta de Trípoli es insuficiente
EveryOne Group y Habeshia, la agencia de refugiados de Eritrea: "Forzar a los refugiados a realizar" trabajo socialmente útil "sin ninguna garantía de asilo o de las condiciones de vida dignas es una nueva violación inaceptable de los derechos humanos. Europa e Italia debe tomar y les conceda asilo. Mientras tanto estamos pidiendo una inspección que se llevó a cabo por las Naciones Unidas o el Consejo de Europa para comprobar que los eritreos están detenidos en condiciones humanamente aceptables ".

Milán, 09 de julio 2010. El 30 de junio recibimos noticias de Habeshia que alrededor de 350 refugiados (la mayoría de ellos eritreos) eran trasladados en camiones de la cárcel Mishratah a la de Al Braq. Había cerca de 80 niños entre ellos.
Muchos de ellos, en el pasado había sido "retrasado" en aguas territoriales italianas y maltesas. En la noche de su llegada a Al Braq que fueron sometidos a palizas y torturas, un auténtico "baño de sangre", según algunos testigos - y todo se llevó a cabo entre la indiferencia general de la comunidad internacional.
"Gracias a algunos contactos de teléfono de Habeshia, fue posible hablar con algunos de los refugiados. Las llamadas directas nos han permitido estar al día con lo que está sucediendo allí ", dicen Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau, co-presidentes del grupo Todos. El 2 de julio a los refugiados, dijo que los defensores de derechos humanos que habían sido sometidos a un tratamiento adicional degradante e inhumano y que estaban en riesgo de ser deportados a sus países. Sólo la intervención de Thomas Hammarberg, Comisionado para los Derechos Humanos en el Consejo de Europa convenció a un renuente ministro italiano del Interior para pedir a Libia para una solución humanitaria. El 7 de julio, el ministro italiano del Interior comunicó la elaboración de un acuerdo formal por el Gobierno de Libia para liberar a los refugiados a cambio de "trabajo socialmente útil" - que se llevará a cabo en los distintos municipios que serán enviados a . "Estamos hablando de un acuerdo que viola el derecho internacional que los derechos humanos se refiere, porque" socialmente útil de trabajo "es sólo una pena alternativa a la cárcel", dicen los activistas de todos. "Esta forma de trabajo no ofrece ninguna garantía para el futuro donde los salarios, horas de trabajo y las condiciones de trabajo se refiere. Los refugiados no gozan de ninguna vivienda, derechos civiles y una existencia digna. "
"No es la primera vez Libia ha ideado este tipo de propuesta", dice Don Mussie Zerai, el presidente de Habeshia. "El acuerdo no garantiza ninguna protección a los refugiados y que bien podría ser encarcelado de nuevo y deportado en el tiempo de unas semanas. Libia no reconoce el derecho de asilo, lo que es fundamental que Europa les toma en consideración y les ofrece protección - sobre todo Italia, que fue el país de los refugiados de elección ". EveryOne Group y Habeshia se pedía al Alto Comisionado de Naciones Unidas para los Derechos Humanos , la Sra. Marina Pillay, Alta Comisionada de las Naciones Unidas para los Refugiados, Antonio Guterres, y el Comisario para los Derechos Humanos del Consejo de Europa, Thomas Hammarberg, para mantener un ojo en la situación para garantizar los derechos de los refugiados (especialmente los menores y sus familias) sean respetados y que no tienen que valerse por sí mismos en Libia sin la garantía de protección internacional.
"Lo que es más, les estamos pidiendo", dicen Malini, Pegoraro y Picciau "para enviar inspectores a Libia de las Naciones Unidas y el Consejo de Europa con el fin de garantizar a los refugiados de Eritrea están en buen estado de salud y que sus derechos están siendo respetados. "

Últimas noticias
Milán, 09 de julio 2010. De acuerdo a las últimas noticias que hemos recibido ayer por la tarde, el gobierno libio, tras la presión ejercida sobre ella por las ONG, tiene la intención de garantizar la residencia y un empleo correspondiente a las competencias profesionales de todos los refugiados 350-400. Esto sigue siendo una solución aceptable, porque si permanecen en Libia seguirán falta el estatuto de refugiado con la garantía que resulta de la protección. Una vez que el interés político-media ha disminuido, los refugiados eritreos, inevitablemente, serán objeto de nuevas detenciones y el trato inhumano en los centros de detención. Se volverá a estar en peligro de deportación a su país de origen. La única solución en línea con los estatutos que protegen los derechos humanos es para que se les conceda el estatuto de refugiado en la Unión Europea.
Después de un activista se le dijo que sólo los hombres y los niños se encontraban detenidos en Al Braq, pedimos Habeshia donde las mujeres y los niños más pequeños se encontraban detenidos. La agencia de refugiados respondieron que aún se encuentran en Mishratah, el centro de internamiento de donde los detenidos fueron trasladados el 30 de junio.
32 hombres, 13 mujeres y 7 niños se encuentran todavía en Mishratah. Como Habeshia también señala, las Naciones Unidas y el Consejo de Europa tiene que considerar que los refugiados se ven sometidos constantemente a la presión y los malos tratos. Incluso pueden ser obligados a firmar acuerdos a través de amenazas y violencia. La única solución real a su solicitud de asilo sería que las autoridades de la UE para su protección en la Unión Europea. En cuanto a las declaraciones del ministro italiano del Interior, quien lanzó dudas sobre la posibilidad de ser "hacia atrás" a Libia, los refugiados eritreos tienen la prueba de este hecho, ya que anotó los números de registro en los barcos de patrulla italiana. También existe otro peligro. Libia ha pedido a la Embajada de Eritrea a hacerse cargo de la identificación de los refugiados. Este procedimiento podría poner en peligro la vida de sus familias que se quedaron en Eritrea y cuyos miembros podrían ser objeto de encarcelamiento, interrogatorio y tortura, incluso.
Mientras tanto, hoy (09 de julio) hemos recibido noticias de intentos de las autoridades para obligar a los refugiados para firmar algunas de las propuestas del gobierno bajo la amenaza de porras y bastones de choque eléctrico. Asustado ante la idea de verse obligados a tomar en estos sufrimientos y perseguidos los seres humanos, nos apartemos aún más lejos de cualquier ideal de civilty, la democracia y una cultura de la solidaridad.

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I profughi che l'Europa respinge subiscono trattamenti inumani in Libia

 

Profughi in Libia. Riceviamo dalla Libia notizie di violenze, mancato soccorso ai feriti e deportazioni verso Paesi in crisi umanitaria. Molte delle vittime sono uomini, donne e bambini respinti dalle autorità italiane, in violazione della Convenzione di Ginevra. 

 

Milano, 6 luglio 2010. Circa 350 profughi, fuggiti da crisi umanitarie nel Corno d'Africa, sono detenuti dal 30 giugno scorso nel centro di internamento di Al Braq, a 80 km da Sebah, nella Libia meridionale. Lo stesso 30 giugno l'Agenzia Habeshia e il Gruppo EveryOne, dopo aver parlato via telefono cellulare con alcuni dei detenuti, lanciavano un allarme internazionale: "Abbiamo appena ricevuto un appello urgente da parte di 350 profughi detenuti in Libia e trasferiti su camion dalla prigione di Mishratah (Misurata) a quella di Al Braq. Vi sono circa 80 bambini fra loro. Li colpiscono gravissime violenze: percosse, trattamenti inumani e degradanti, torture. 30 persone hanno subito gravi ferite e i testimoni riferiscono di 'un bagno di sangue'. I profughi minacciano il suicidio ingerendo sostanze tossiche, mentre gli agenti di sorveglianza proseguono la repressione. Sollecitiamo intervento urgente da parte dell'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, dell'Alto Commissario Onu per i Rifugiati, del Consiglio d'Europa e delle organizzazioni internazionali per i Diritti Umani. Attendiamo notizie e contatti dal carcere, che riferiremo in tempo reale alle Istituzioni internazionali". Segnalavamo inoltre che molti dei detenuti erano stati vittime di respingimenti da parte delle autorità italiane e maltesi. Due giorni dopo, lanciavamo un nuovo allerta: alcuni dei profughi ci comunicavano di essere a rischio di deportazione nei Paesi di origine, dove correvano seri pericoli di vita. Delle persone ferite dalle guardie, inoltre, non si avevano più notizie e si temeva il peggio. Il commissario  ai Diritti Umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg contattava immediatamente il governo libico e inviava due lettere al ministro dell'Interno italiano, Roberto Maroni, nonché al ministro degli Esteri, Franco Frattini, chiedendo di "collaborare al fine di chiarire con urgenza la situazione con il governo libico". Nonostante le promesse, fino ad ora la mediazione italiana è servita a poco o niente e in data odierna Habeshia ed EveryOne sono state costrette a sollevare un altro appello urgente. "C'e stato un pestaggio e ci sono ancora dei feriti," riferisce Don Mussie Zerai, presidente di Habeshia, "circa un ora fa, solo perché hanno chiesto di essere portati in ospedale per ricevere cure mediche - secondo le testimonianze dei profughi - hanno ricevuto questa risposta: 'Voi non meritate di essere curati perché vi siete ribellati alla legge dello stato', quindi l'emergenza sta peggiorando. Non c'è tempo da perdere bisogna intervenire subito per salvare queste persone da questa situazione". Il Gruppo EveryOne ha aggiunto, nel messaggio alle Istituzioni Ue e alle Nazioni Unite, che "molti dei profughi torturati e a rischio di immediata deportazione in Paesi in crisi umanitaria, fra cui il Sudan e l'Eritrea, provengono da respingimenti da Italia e Malta. Il Gruppo EveryOne vi chiede un intervento rapido per evitare che la tragedia umanitaria peggiori nelle prossime ore e per fermare definitivamente, con un provvedimento urgente, i respingimenti dall'Italia e da Malta, che avvengono in base a politiche xenofobe e a un accordo iniquo con la Libia, che viola in toto la Convenzione di Ginevra".

 

Los refugiados que Europa rechaza sufrir un trato inhumano en Libia

Los refugiados en Libia. Recibimos informes de violencia por parte de Libia, en su defecto para ayudar a los heridos y las deportaciones a países en crisis humanitarias. Muchas de las víctimas son hombres, las mujeres y los niños rechazados por las autoridades italianas, en violación de la Convención de Ginebra.

Milán, 06 de julio 2010. Cerca de 350 refugiados que huyeron de las crisis humanitarias en el Cuerno de África, han sido detenidos desde el 30 de junio en el centro de la internación de Braq, a 80 km de Sebah, en el sur de Libia. El mismo 30 de junio Habeshia Agencia y el grupo Todos, después de haber hablado por teléfono con algunos de los detenidos, lanzando una alarma internacional: "Acabamos de recibir un llamamiento urgente del 350 refugiados detenidos en Libia y trasladado en un camión de la cárcel Mishratah de (medida) a la de Al Braq. Hay aproximadamente 80 niños entre ellos. Golpearon graves actos de violencia: palizas, tratos inhumanos y degradantes y la tortura. 30 personas sufrieron heridas graves e informe de los testigos que "un baño de sangre". Refugiados amenazan con suicidarse al ingerir sustancias tóxicas, mientras que los agentes de vigilancia continua represión. Hacemos un llamamiento para una acción urgente por el Alto Comisionado para los Derechos Humanos, el Alto Comisionado para los Refugiados, el Consejo de Europa y las organizaciones Internacional de los Derechos Humanos. Quedamos a la espera de noticias y los contactos de la prisión, que informa las instituciones internacionales en tiempo real. " También tenga en cuenta que muchos de los detenidos habían sido víctimas de rechazo por parte de las autoridades italianas y maltesas. Dos días más tarde, el lanzamiento de una nueva advertencia: algunos de los refugiados nos dicen que estar en riesgo de ser deportados a sus países de origen, donde corrían grave riesgo de vida. De las personas perjudicadas por los guardias, tampoco había más noticias y se temía lo peor. El Comisionado para los Derechos Humanos, Thomas Hammarberg Consejo de Europa inmediatamente en contacto con el gobierno libio y envió dos cartas al ministro del Interior italiano Roberto Maroni, y el canciller Franco Frattini, y pidió "trabajar juntos para aclarar con urgencia la situación con el gobierno libio ". Pese a las promesas, hasta ahora la mediación italiano se sirve poco o nada y hoy Habeshia Todo el mundo y se vieron obligados a levantar otro llamamiento urgente. "Hubo una paliza y hay heridos todavía", informa don Mussie Zera, presidente de Habeshia ", hace una hora, sólo porque han pedido ser trasladado al hospital para recibir atención médica - según los testimonios de los refugiados - han recibido esta respuesta «No mereces ser tratada, ya que se rebelaron contra la ley estatal», entonces la situación de emergencia está empeorando. No hay tiempo que perder tiene que actuar ahora para salvar a estas personas de esta situación ". Grupo EveryOne ha añadido en su mensaje a las instituciones de la UE y la ONU, que "muchos de los refugiados torturados en riesgo de deportación inmediata a los países en las crisis humanitarias, incluyendo Sudán y Eritrea, son de rechazos de Italia y Malta. Grupo EveryOne te está pidiendo una intervención rápida para evitar la peor tragedia humanitaria en las próximas horas y dejar por fin, con una medida provisional, el rechazo de Italia y Malta, que se producen en función de las políticas y xenófobos a un acuerdo con la injusta Libia, que cuenta la Convención de Ginebra ".


REFUGEES/EVERYONE GROUP: IRANIAN LESBIAN KIANA FIROUZ GRANTED LEAVE TO REMAIN IN UK. “HUMAN RIGHTS POLICY WINS OUT ONCE MORE”

 

 

June 17th, 2010. Tonight arrived the official confirmation that Kiana Firouz, lesbian filmmaker and activist escaped in 2008 from Iran, her Country, and who took refuge in United Kingdom, has been granted asylum. EveryOne Group has raised internationally alert over her risk of being deported back to Iran, involving some MEPs and forwarding a urgent appeal to the BIA (Border Immigration Agency) and the British Government. Kiana's claim was rejected by British Home Office even though they believed her being persecuted for her homosexuality.

Kiana, who recently made a drama-documentary called “Cul de sac”, based on her experiences as an Iranian lesbian and released in London in May 20, 2010, faced an imminent deportation back to Iran, where she probably could be death sentenced because of her sexual-orientation. 

“After our appeal to European institutions and authorities, other organizations, among Amnesty International, Certi Diritti and Arcigay, had amplified our voice, aiding the case's spread” say the EveryOne Group's co-presidentes, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Human Rights policy wins out once more, thanks to Human Rights activism, and another life is safe from persecution. In spite of the difficult and threatening atmosphere that obstruct - especcialy in Italy, where we live - our work every day,” continue the Group's leaders, “prideful campaigns as Kiana's one induce us to go forward head-high, certain that the Human Rights way, and the one of dialogue and human being's safeguard, are above violence, threats, persecution. We thanks all official elected, groups, organizations, activists and individuals who supported Kiana Firouz for her battle" finally state Malini, Pegoraro and Picciau, "and we hope that United Kingdom and others EU Member States will pay more attention to humanitarian protection's needs of persecuted minorities, to put the human life's safeguard ahead of domestic policy and burocracy”.

 

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Refugiados / GRUPO DE TODO EL MUNDO: Firouz iraní Kian Lesbiana ha concedido permiso de residencia en el Reino Unido. "POLÍTICA DE DERECHOS HUMANOS WINS una vez más"


17 de junio 2010. Esta noche la confirmación oficial que llegó Kiana Firouz, activista lesbiana y cineasta escapó en 2008 de Irán, su país, y que se refugiaron en España, se ha concedido asilo. EveryOne Group ha internacionalmente Alerta Aumenta el riesgo de ser deportados por encima de su regreso a Irán, con la participación diputados al Parlamento Europeo y el reenvío a algunos llamamiento urgente a la BIA (Agencia de Fronteras de Inmigración) y el Gobierno británico. Kiana reclamo fue rechazado por el Ministerio del Interior británico a pesar de que cree ser su persecución por su homosexualidad.
Kiana, quien hizo un drama-documental llamado recientemente "Cul de Sac", basada en sus experiencias como una lesbiana iraní y lanzado en Londres el 20 de mayo 2010, ante una inminente deportación de regreso a Irán, donde probablemente se podría ser sentenciado Porque la muerte de su orientación sexual.
"Después de Nuestro llamamiento a las instituciones europeas y las autoridades, otras organizaciones, entre los locales de Amnistía Internacional, ciertos derechos y Arcigay, HAD amplifica nuestra voz, ayudando a extender el feriado", dicen en el grupo Todos los Co-presidentes, Roberto Malini, Pegoraro Matteo y Picciau Darío. "Política de Derechos Humanos gana una vez más, gracias al activismo de los Derechos Humanos, y otra vida está a salvo de la persecución. A pesar del difícil y atmósfera amenazante que obstructiva - especcialy en Italia, donde vivimos - Nuestro trabajo todos los días ", continuó los líderes del grupo," Campañas orgullosa como una Kiana conduce a seguir adelante altura de la cabeza, seguro de que los Derechos Humanos camino, y una del Diálogo y del Ser Humano de salvaguardia, están por encima de la violencia, las amenazas, las persecuciones. Agradecemos a oficiales electos, grupos, organizaciones, activistas y personas que apoyaron Kiana Firouz por su "batalla finalmente se ha Malini, Pegoraro y Picciau," y esperamos que el Reino Unido y otros países de la UE deberían prestar más atención a las necesidades humanitarias de protección de las minorías perseguidas, para poner por delante la vida humana de la política interna de salvaguardia y burocracia.

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A Milano, poesia contro il razzismo e l'omofobia

 

Emozione e commozione durante il reading del poeta-attivista Roberto Malini. Sdegno per l'intervento ispirato al più velenoso pregiudizio contro i gay da parte del poeta Serag Ahmed: "l'omosessualità è disgustosa, ha portato nel mondo l'Aids e merita di essere punita". Malini e il pubblico presente gli impartiscono con civiltà una lezione di diritti umani. La giovane artista Rom Rebecca Covaciu ha portato la sua testimonianza.

 

di Alfred Breitman

 

Milano, 11 giugno 2010. Roberto Malini, poeta e attivista, ha tenuto ieri sera un reading di poesia presso  il Circolo Arci di via Rovetta 14. L'autore ha interpretato un ciclo di poesie su temi quanto mai attuali e condivisi dagli organizzatori dei "Giovedì di Turro": la Shoah e il Samudaripen (l'Olocausto dei Rom), l'orrore della guerra e delle persecuzioni, le violazioni dei diritti dell'uomo che si perpetuano anche ai nostri giorni, senza che la civiltà riesca a curarne le cause, profondamente legate a una cultura incapace di diventare universale e tollerante. "Ho riunito sotto il titolo Fragile. Memoria, poesia e Diritti Umani ," scrive Malini nell'introduzione del libro editato appositamente per la serata, "una serie di poesie e due videopoemi incentrati sulla mia trentennale ricerca nell'àmbito della memoria dell'Olocausto e sulla mia esperienza di difensore dei Diritti Umani. La prima parte della lettura è dedicata ai testimoni dell'Olocausto che ho conosciuto nel corso degli anni e ai poeti assassinati nei lager o superstiti allo sterminio. Il 12 giugno, fra l'altro, ricorre l'81° anniversario della nascita di Anne Frank, giovane vittima dell'odio razziale e simbolo universale del genocidio di milioni di innocenti. Come ripetono da sessantacinque anni i sopravvissuti, i germi dell'Olocausto sono ancora attivi ed è nostro compito riconoscerli nel tessuto vivo della società moderna, che si proclama civile esattamente come quella in cui si formarono fascismo e nazionalsocialismo. Successivamente, la lettura presenta il mondo di  chi, ogni giorno, è costretto a un difficile e doloroso impegno per sopravvivere, mantenere unita le famiglia, evitare di farsi annientare dentro il tritacarne dell'intolleranza, nel cui perverso meccanismo giocano un ruolo decisivo politica e media. Rom, migranti 'illegali', senzatetto, omosessuali hanno cucite addosso stelle di Davide invisibili ed è intorno a loro che fermentano ancora i germi del pregiudizio e della violenza. È 'fragile' la memoria se non diventa ammonimento e messaggio all'umanità. I videopoemi Addio, Pesaro e Makwan, lettera dal Paradiso, sono nati dal lavoro che il regista e attivista Dario Picciau e io compiamo insieme, da più di 15 anni, sia nel campo artistico che nelle campagne per i Diritti Umani". Roberto ha interpretato le poesie con passione e commozione, alternando toni di speranza alle voci laceranti del dolore che colpisce le vittime delle persecuzioni e che la poesia ha il compito di restituire in forma di testimonianza. Anche i videopoemi che l'autore ha realizzato insieme al suo amico regista Dario Picciau hanno emozionato gli ascoltatori. "Tutto quello che Roberto racconta nelle sue poesie," ha commentato al termine del reading la giovane artista Rebecca Covaciu, presente in sala, "è vero. Noi Rom, spesso costretti a sopravvivere nelle baracche, esposti alla violenza dei razzisti e agli sgomberi effettuati dalla polizia, conosciamo bene cosa voglia dire essere rifiutati, insultati, percossi e gettati in mezzo alla strada. Le nostre mamme e i nostri papà, i bambini piccoli che non hanno diritto a un posto caldo e tranquillo sono nelle poesie di Roberto e nel mio cuore". Il dibattito che ha coinvolto il pubblico ha toccato argomenti tanto attuali quanto urgenti e ognuno ha ribadito la necessità di dedicare energie sempre più importanti alla difesa dei Diritti Umani, che è contemporaneamente difesa della civiltà. Unica nota stonata, alcuni interventi del poeta egiziano Serag Ahmed, che di fronte alle poesie incentrate sul martirio dei gay e delle lesbiche nei regimi integralisti e sull'omofobia in Occidente, ha dichiarato che, in base ai dettami del Corano, "l'omosessualità è disgustosa, ha portato nel mondo l'Aids e merita di essere punita, magari non con la morte, ma con il carcere, perché va contro Dio e natura dell'uomo e non è capace di generare nessuna forma di vita, né bambini né scarafaggi". Rami Lavitzky, figlio dell'Olocausto di seconda generazione e studioso delle persecuzioni nella Storia, ha ripreso l'egiziano con fermezza, opponendo le ragioni della tolleranza e del rispetto ai veleni di una pericolosa cultura della discriminazione, del fanatismo religioso e dell'odio. "E' anche per evitare il diffondersi di questi germi," ha commentato il musicista Enrico Zanier, "che dobbiamo ringraziare Roberto per la sua poesia e il suo impegno nel difendere i Diritti Umani".

 

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En Milán, la poesía, el racismo y la homofobia

La emoción y la emoción durante la lectura del poeta y activista Malini Roberto. Indignación en la intervención inspirada en el prejuicio más venenosos contra los hombres homosexuales por el poeta Ahmed Serag "la homosexualidad es repugnante, trajo al mundo el SIDA y debe ser castigado." Malini y el público le dio una lección de cultura de los derechos humanos. La joven artista Rebecca Covaciu Rom trajo a su testimonio.

Alfred Breitman

Milán, 11 de junio de 2010. Roberto Malini, poeta y activista, dio una lectura de poesía anoche en el Circolo Arci 14 Via Rovetta. El autor ha realizado un ciclo de poemas sobre temas hasta el día y compartido por los organizadores del "Jueves Turro" Samudaripen y la Shoah (el Holocausto de los gitanos), el horror de la guerra y la persecución, violaciónes de derechos humanos que se han perpetuado hasta nuestros días, sin civilización capaz de cuidar de sus causas, profundamente ligada a una cultura no puede ser universal y tolerante. "Me reuní con el título de Frágil. Memoria, la poesía y los Derechos Humanos", escribe Malini en especial el libro editado por la noche ", una serie de poemas y dos videopoemi centrado en mis treinta años de investigación en la memoria del Holocausto y mi experiencia como defensor de los derechos humanos. La primera parte está dedicada a la lectura de los sobrevivientes del Holocausto que he conocido durante años y poetas asesinados en los campos o los supervivientes del Holocausto. El 12 de junio, entre otros, los usos el 81 cumpleaños de Ana Frank, símbolo de las víctimas jóvenes de raza y universal del genocidio de millones de personas inocentes. sesenta y cinco años de repetir como los sobrevivientes, las semillas del Holocausto siguen siendo utilizados y hay que reconocer el tejido vivir en la sociedad moderna, que afirma civil exactamente igual a la que se formaron en el fascismo y el nazismo. Después de la lectura muestra el mundo que, cada día, se ve obligado a un esfuerzo difícil y doloroso para sobrevivir, mantener la familia unida, evite aniquilar en el triturador de carne para ser la intolerancia, en el que juegan un papel decisivo vicioso política y los medios. Roma, "los inmigrantes ilegales, las personas sin hogar, los homosexuales han cosido y estrellas de David invisible alrededor de su todavía que fermentan las semillas de lesiones y la violencia. es "frágil" memoria si se convierte en advertencia y mensaje a la humanidad. videopoemi El Adiós, Pesaro y Makwan, carta del cielo, nacieron de la obra que el director y activista Dario Picciau y yo hacemos juntos, por más de 15 años, tanto en las artes que en el campo para los Derechos Humanos ". Roberto ha interpretado los poemas de pasión y emoción, alternando tonos de esperanza a las voces penetrantes de dolor que afecta a las víctimas de la persecución y que la poesía tiene la tarea de devolver en forma de testimonio. Incluso videopoemi que el autor ha creado con su amigo el director Dario Picciau han estremecido oyentes. "Todo lo que Robert dice en sus poemas", comentó al final de la lectura joven artista Rebecca Covaciu, en esta sala ", es cierto. Nosotros Roma a menudo forzados a sobrevivir en los barrios bajos, expuestos a la violencia racista y los desalojos forzosos que lleven a cabo la policía sabe bien lo que significa ser rechazado, insultado, golpeado y arrojado a la calle. Nuestras madres y nuestros padres, los niños pequeños que no tienen derecho a un cálido y tranquilo son los poemas de Robert y en mi corazón . El debate entre el público se refirió a temas como la actual y todo el mundo con urgencia, ha reiterado la necesidad de dedicar energías cada vez más importante a la defensa de los Derechos Humanos, que es a la vez la defensa de la civilización. La única nota discordante, algunas de las intervenciones por el poeta egipcio Ahmed Serag, que antes de que el foco poemas sobre el martirio de los gays y lesbianas y la homofobia en el régimen fundamentalista en Occidente, dijo que de acuerdo a los dictados del Corán, "la homosexualidad es repugnante, trajo al mundo el SIDA y merece ser castigado, tal vez no con la muerte, sino con la prisión, porque va contra Dios y el hombre y la naturaleza es incapaz de generar cualquier forma de vida, ni los niños ni cucarachas ". Lavitzky ramas, hijo de la segunda generación estudioso del Holocausto y la persecución en la historia, se hizo cargo de la egipcia oponerse firmemente las razones para la tolerancia y el respeto al veneno de una peligrosa cultura de la discriminación, el fanatismo religioso y el odio. "Es 's también para evitar la propagación de estos gérmenes", dijo el músico Enrique Zanier, "tenemos que agradecer a Roberto por su poesía y su compromiso de defender los derechos humanos."


4 giugno 2010

ANCONA/GRUPPO EVERYONE: "GUIDA TURISTICA ANTIRAZZISTA INSULTATA PERCHE' DIFENDE ALCUNI ROM"

 

Alessia, la cui testimonianza è stata raccolta dal Gruppo EveryOne, è stata inoltre offesa in quanto persona transessuale.

Mercoledì 2 giugno scorso Alessia Bellucci si recava alle Grotte di Frasassi, a San Vittore, dove svolge la professione di guida turistica alle dipendenze del Consorzio di Frasassi. Nel tragitto in bus navetta che dalla stazione porta all'ingresso della Grotta Grande del Vento, suo luogo di lavoro abituale, un turista italiano si lamenta del fatto che nel parcheggio adiacente alla stazione, adibito alla sosta di caravan e roulottes, stazionino anche alcuni caravan di Rom e Sinti. "Bisogna mandarli via, gli zingari, questo è un posto da turisti!" esordisce, mentre alla sua voce se ne aggiungono altre, cariche di affermazioni razziste ai danni dell'etnia Rom.
"Noi siamo lieti che lei, da turista, stia visitando i nostri luoghi," risponde a quel punto Alessia, "a  condizione che ne rispetti gli abitanti. Chi si trova al parcheggio è un abitante al pari di tutti gli altri e noi gradiremmo venga rispettato da chi arriva.  Qui a Genga siamo persone civili e le persone civili conoscono una sola razza: la razza umana." A quelle affermazioni i turisti nel bus non replicavano. Appena scesa, tuttavia Alessia, che è una persona transessuale, veniva raggiunta da quattro turisti presenti nel mezzo poco prima: "È un trans, lasciatela perdere" gridano, e ancora: "Comincia male la giornata con un trans!". A quella frase sono seguite ulteriori offese.
"Quanto accaduto ad Alessia rappresenta la chiusura mentale, la volgarità e l'ignoranza che vengono ormai ostentate, nel nostro Paese, degenerando a volte in atti di intolleranza e violenza" affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, che hanno raccolto la testimonianza della ragazza. "Omofobi, transfobici e razzisti si sentono purtroppo al sicuro a causa di una sottocultura pericolosa e dilagante, mentre mancano programmi istituzionali di inclusione e sensibilizzazione sociale sulle diversità razziali e di genere: un dovere cui il Governo e le istituzioni locali dovrebbero adempiere con urgenza e costanza. Il nostro Gruppo ne ha parlato recentemente, con viva preoccupazione, durante un incontro con l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, la signora Navi Pillay. Sono necessari" continuano gli attivisti, "piani straordinari che, di concerto con le organizzazioni umanitarie, non solo assistano i più deboli e discriminati, ma soprattutto sensibilizzino coscientemente e in modo corretto tutte le fasce della popolazione, per evitare derive razziste incontrollabili che bollino definitivamente l'Italia come uno dei Paesi più intolleranti d'Europa. Siamo solidali con Alessia e orgogliosi del suo coraggio e della sua determinazione," concludono, "certi che la sua sensibilità rappresenti una rarità da tutelare in ogni sede".


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04 de junio 2010

ANCONA / GRUPO TODO EL MUNDO: "GUIA TURISTICA insultos Antirascism por qué" no defiende ROM

Alessia, cuyo testimonio fue divulgado por el grupo Todos también ha sido herido como transexual.

Miércoles, 02 de junio pasado fue a Alessia Bellucci Frasassi, San Vittore, donde se encuentra la profesión de los guías turísticos empleados por el Consorcio de Frasassi. El viaje en autobús desde la estación a la entrada de la Grotta Grande del Vento, su lugar de trabajo habitual, un turista italiano se queja de que el estacionamiento adyacente a la estación, utilizado para detener las caravanas y remolques, caravanas stazionino algunos romaníes y sinti. "Estamos despedirlos, los gitanos, se trata de un lugar para turistas!" debut, mientras su voz, añadió otros, cargados de declaraciones racistas contra la población romaní etnia
"Nos complace que usted, como turista, visitan nuestros sitios", dice Alessia en ese punto, "siempre que respete a la gente. ¿Quién es el estacionamiento es un habitante como todo el mundo y nos gustaría que se respetado por los que llegan. Aquí estamos en las personas Genga civilizado y la gente civilizada sabe que una raza: la raza humana. " En estas declaraciones a los turistas en el bus no respondió. Apenas cayó, sin embargo, Alessia, que es un transexual, fue alcanzado por cuatro turistas presentes en el medio poco antes: "Es un let trans, suelta", gritan, y otra vez: "Comienza tu día con una mala trans". Una frase que siguieron otros delitos.
"¿Qué pasó con Alessia es la estrechez de miras, la ignorancia y la vulgaridad que hoy ostentan en nuestro país, a veces degenerar en actos de intolerancia y violencia", dijo Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau, co-presidentes del Grupo de Todo el que recogió el testimonio de la niña. "Homofóbicos, racistas y transexuales y por desgracia se sienten seguros debido a una subcultura dominante y peligrosa, y la falta de programas institucionales de la inclusión y la conciencia social sobre el género y la diversidad racial: un derecho que las instituciones gubernamentales y locales deben cumplir con urgencia y constancia. Nuestro grupo recientemente ha hablado con gran preocupación, durante una reunión con el Alto Comisionado para los Derechos Humanos, la Sra. Navi Pillay. sean necesarias "continuación de los proyectos de los activistas extraordinaria, junto con las organizaciones humanitarias no sólo ayudar a los más vulnerables y discriminados, sino también aumentar la conciencia consciente y correctamente todos los grupos de población, para evitar las tendencias racistas etiqueta incontrolables permanentemente a Italia como uno de los países más intolerantes en Europa. Nos solidarizamos con Alessia y orgullosos de su coraje y determinación ", concluyen," confía en que su sensibilidad representa una rareza a ser protegidos en todos los hogares. "

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An SOS to the EU and UN after the brutal treatment of the Roma people in Milan (Italy)

 

June 3, 2010,  by EveryOne Group

 

To prevent a humanitarian tragedy taking place the institutions have to stop the evictions and abuse, and guarantee the 100 families living in the camp alternative housing, social assistance and a serious integration programme.

 

See: http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/6/2_An_SOS_

_to_the_EU_and_UN_after_the_brutal_treatment_of_the_Roma_people_in_Milan
_(Italy).html

 

The anti-Roma campaign being carried out by the Italian politicians with the backing of the media must also be stigmatized. The United Nations and the European Union have a duty to watch over the events unfolding in the Triboniano camp, to ensure yet another camp clearance does not take place without the offer of alternative housing. Police officers in riot-gear have charged and beaten up people with truncheons, used rough treatment against women and children, summary arrests, threats, limitation of freedom, special laws, expulsions based on racial discrimination, anti-Roma propaganda

 

An appeal for urgent intervention, to:

 

The European Parliament, 

The European Commission, 

The Council of Europe, 

The United Nations High Commissioner for Human Rights, T

he UN Committee on the Elimination of Racial Discrimination (CERD)

 

Milan, May 24th 2010. Serious violations of human rights are taking place at the Roma camp in Via Triboniano, in Milan, where a community of Roma families (about 600 people, with a high percentage of children) are living in conditions of extreme hardship without any rights, and with a special pact to be respected (like in a ghetto) punishable by the expulsion of entire families.  

The city institutions had planned the camp clearance some time ago: the land the camp is situated on is needed for the urban planning of Expo 2015. Over the last few months numerous families with small children and sick members have been kicked out of the camp (without an offer of alternative housing) for “breaking” the special law - for example, for giving shelter to unauthorized family members.

The local authorities are also installing 20 surveillance cameras to keep an eye on the community. On May 20th, a group of Roma, after informing the authorities of their intentions, set off for Piazza Scala, in the centre of Milan (far away from the camp) for a peaceful sit-in in front of the Town Hall - during which they intended to appeal for decent housing, schooling for their children and dignity for all Roma families.

However, a large police turnout prevented the group of 300 Roma (many of them women and children) from leaving the camp, and when they protested (the Constitution guarantees freedom of movement and the right  to demonstrate peacefully) the police charged, hitting out wildly with their truncheons.

The Roma – men, women and children - responded by picking up stones and throwing them at the violent officers who were in anti-riot gear.  In the meantime, a delegation of qualified humanitarian operators (including the co-presidents of EveryOne Group) went to the Town Hall and asked to speak to the mayor or the deputy mayor, in order to call for an end to the violence and for talks to take place, but no appointment was fixed.

The human rights defenders were not allowed to witness the police operations and were kept at a distance of a kilometre from the camp. Many Roma were wounded or bruised, but they were unable to get to hospital for treatment fearing arrest for “resisting a police officer”. An elderly Roma man (who was caught unawares and hit by a truncheon) was arrested and his family have no idea of his whereabouts.  Two young children received several truncheon blows. 

EveryOne Group, which already back in 2007 found itself having to protect with “Gandhian resistance” some families with small children from a violent attack by the police (and have on several occasion reported the violations in the Triboniano camp to the international authorities) considers the human rights situation in the Milanese camp extremely dramatic. On the one hand, because the camp is subjected to special laws (like in a ghetto) and on the other because no integration programmes have been set up (the Italian government and local authorities have failed to make use of European funds put aside for this purpose)

There have been several cases of families being  kicked out of the camp, leading to serious humanitarian disasters (for example, the rights of the child are constantly being violated) and the authorities have carried out brutal and pointless actions as well as routine threats.

“Anyone who supports them, will end up in jail”: said De Corato, the deputy mayor, threatening the humanitarian operators and the defenders of human rights. On Sunday May 23rd an assembly was organized for three o'clock in the afternoon at the camp despite intimidation towards the Roma and activists from the authorities. Several human rights associations were present at the meeting. However, the constant presence of riot police is discouraging most of the humanitarian workers from taking part in these democratic reunions, and the human rights defenders are being kept at a distance during police operations.

Anyone entering the camp - even if only to help the children and the sick - are immediately joined by the police and questioned.  EveryOne Group, which was present at the assembly with some of its members, report a situation of inhuman and total marginalization, and a camp clearance project without sufficient alternative housing and integration programmes. There is no form of welfare in the camp. The fact that some children go to school is just an illusion: soon they too will be kicked out of the camp and the city along with their families. The position taken by the media is one of racist propaganda: the national TV news and newspapers offer only the politicians' side to the problem, while human rights activists are often interviewed but their statements are never made public - apart from through anti-racist websites and blogs., Subjected to one-sided information, every day the Italian people's hatred for the Roma grows.

EveryOne Group wishes to express its deep preoccupation and ask the European Parliament; the European Council; the Council of Europe; the UN High Commissioner for Human Rights and the UN Committee on the Elimination of Racial Discrimination (CERD) to closely monitor the humanitarian situation at the Via Tribonio camp in order to discourage the institutions and the police force from continuing with these intolerant and repressive measures. Measures that are in violation of the EU's Charter of Fundamental Rights and against the spirit of the Universal Declaration of Human Rights. The Group asks that suitable measures be taken, seeing that the Italian Government and local authorities have shown time and time again a public mockery for the resolutions, warnings and recommendations issued by the EU institutions and the UN High Commissioner for Human Rights. 

 

We await an urgent and supportive response to our appeal, and take the opportunity to send you our best regards.

 

For EveryOne Group: Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson

 

Related Links

 

http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/4/16_Romani_People_in_
Italy.._Milan_in_2010%2C_Warsaw_in_1940.html


http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/4/23_Rome%2C_
Romanians%2C_Roma.html


http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/21_Farewell%2C_
Emil.html


http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/13_The_UNHC_asks_
Italy_to_put_a_stop_to_its_persecutory_policies_against_migrants_and_Roma.html


http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/13_Italy._The_
UNHCHR_asks_Italy_to_stop_driving_Roma_families_out_of_their_camps.html


http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/12_Italy%2C_ERRC._
Evictions_of_Roma_and_Sinti.html


http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/1/22_Roma_People_in_
Italy._We_are_launching_a_desperate_SOS_to_the_EU_and_the_UN.html


http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/1/13_The_conditions_of_
the_Roma_people_in_Italy_has_become_intolerable.html


http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2009/11/7_Stop_to_the_ethnic_
cleansing_of_the_Via_Triboniano_Roma_camp_in_Milan..html


In Romanian language:

http://www.adevarul.it/stiri/actualitate/everyone-va-informa-onu-situatia-milano

 

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Un SOS a la UE y la ONU tras el tratamiento brutal de los gitanos en Milán (Italia)

03 de junio 2010, por el grupo Todos

Para evitar una tragedia humanitaria que tienen lugar las instituciones tiene que parar los desalojos y los abusos, y garantizar las 100 familias que viven en el campo de alojamiento alternativo, asistencia social y un programa de integración en serio.

Ver: http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/6/2_An_SOS_to_the_
EU_and_UN_after_the_brutal_treatment_of_the_Roma_people_in_Milan_ (Italia). Html

La campaña contra los romaníes están llevando a cabo por los políticos italianos con el apoyo de los medios de comunicación también deben ser estigmatizados. Las Naciones Unidas y la Unión Europea tienen el deber de velar por los acontecimientos que tienen lugar en el campamento Triboniano, para garantizar un nuevo campo de liquidación no tiene lugar sin la oferta de viviendas alternativas. Los agentes de policía en disturbios artes han acusado y golpeado con porras a la gente, utilizan un tratamiento duro contra mujeres y niños, detenciones sumarias, las amenazas, la limitación de la libertad, leyes especiales, las expulsiones basadas en la discriminación racial y difundir propaganda anti-Roma

Una apelación de una intervención urgente, a:

El Parlamento Europeo,
La Comisión Europea,
El Consejo de Europa,
El Alto Comisionado para los Derechos Humanos, T
que las Naciones Unidas Comité para la Eliminación de la Discriminación Racial (CERD)

Milán, 24 de mayo 2010. violaciónes graves de los derechos humanos se producen en el campo de Roma en Via Triboniano, en Milán, donde una comunidad de familias romaníes (cerca de 600 personas, con un alto porcentaje de los niños) viven en condiciones de extrema dificultad, sin ningún derecho, y con un pacto especial que se respete (como en un gueto) castiga con la expulsión de familias enteras.
Las instituciones de la ciudad había planeado la liquidación campamento de hace algún tiempo: la tierra que el campamento está situado en es necesaria para la planificación urbana de la Expo 2015. Durante los últimos meses numerosas familias con niños pequeños y los enfermos han sido expulsados del campo (sin una oferta de alojamiento alternativo) para "romper" la ley especial - por ejemplo, para dar cobijo a miembros de la familia no autorizados.
Las autoridades locales también están instalando cámaras de vigilancia 20 para mantener un ojo en la comunidad. El 20 de mayo, un grupo de Roma, tras informar a las autoridades de sus intenciones, se dirigió a la Piazza Scala, en el centro de Milán (muy lejos del campamento) para una sentada pacífica delante del Ayuntamiento - en el que su intención de apelar por una vivienda digna, educación para sus hijos y la dignidad para todas las familias romaníes.
Sin embargo, con una participación de la policía impidió que el gran grupo de 300 romaníes (muchos de ellos mujeres y niños) de abandonar el campamento, y cuando protestaron (la Constitución garantiza la libertad de circulación y el derecho a manifestarse pacíficamente) el policía acusado, golpeando salvajemente con sus porras.
La Roma - hombres, mujeres y niños - respondió levantando piedras y lanzarlas a los agentes violentos que se encontraban en antimotines. Mientras tanto, una delegación de los operadores humanitarios (incluyendo los co-presidentes del Grupo EveryOne) fue al Ayuntamiento y pidió hablar con el alcalde o el teniente de alcalde, con el fin de pedir el fin a la violencia y para las conversaciones que tendrá lugar, pero el nombramiento no fue corregido.
Los defensores de los derechos humanos no se les permitía asistir a las operaciones policiales y se mantuvieron a una distancia de un kilómetro del campamento. Muchos romaníes resultaron heridos o golpeados, pero no pudieron llegar al hospital para recibir tratamiento por temor a la detención por "resistirse a un oficial de policía". Un anciano Roma (que fue sorprendida por sorpresa y golpeado por una porra) fue detenido y su familia no tiene idea de su paradero. Dos niños de corta edad recibió varios golpes porra.
EveryOne Group, que ya de vuelta en 2007 se encontró que para proteger a la "resistencia gandhiana" algunas familias con niños pequeños procedentes de un ataque violento por la policía (y se han reportado en varias ocasiones las violaciónes en el campamento Triboniano a las autoridades internacionales) considera que la situación de los derechos humanos en el campo milanés muy dramático. Por un lado, porque el campo está sometido a leyes especiales (como en un gueto) y por el otro porque no hay programas de integración se han creado (autoridades del gobierno italiano y locales no han de hacer uso de los fondos europeos a un lado de este propósito)
Ha habido varios casos de familias de ser expulsado del campo, dando lugar a graves desastres humanitarios (por ejemplo, los derechos del niño están siendo constantemente violadas) y las autoridades han llevado a cabo acciones brutal y sin sentido así como las amenazas de rutina.
"Cualquier persona que les apoya, va a terminar en la cárcel": dijo De Corato, el teniente de alcalde, amenazando los agentes humanitarios y los defensores de los derechos humanos. El domingo 23 de mayo una asamblea fue organizada por tres de la tarde en el campamento a pesar de la intimidación hacia los romaníes y los activistas de las autoridades. Varias asociaciones de derechos humanos estaban presentes en la reunión. Sin embargo, la presencia constante de la policía antidisturbios es desalentar la mayoría de los trabajadores humanitarios de la participación en estas reuniones democráticas, y los defensores de derechos humanos se mantienen a distancia durante las operaciones policiales.
Quienes entran en el campo - aunque sólo sea para ayudar a los niños y los enfermos - se unió de inmediato por la policía e interrogado. EveryOne Group, que estuvo presente en la asamblea con algunos de sus miembros, el informe de una situación de marginación inhumano y total, y un proyecto de remoción de campamento sin viviendas suficientes alternativas y programas de integración. No hay forma de bienestar en el campo. El hecho de que algunos niños van a la escuela es sólo una ilusión: pronto también será expulsado del campo y la ciudad junto con sus familias. La posición adoptada por los medios de comunicación es una de la propaganda racista: los telediarios y periódicos nacionales ofrecen solo lado de los políticos al problema, mientras que los activistas de derechos humanos suelen ser entrevistada, pero sus declaraciones no se hacen públicos - además de a través de sitios web anti-racista y los blogs., sometidos a la información de un solo lado, cada día el odio del pueblo italiano para la población romaní crece.
EveryOne Grupo desea expresar su profunda preocupación y solicitar al Parlamento Europeo, el Consejo Europeo, el Consejo de Europa, el Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos y el Comité de la ONU para la Eliminación de la Discriminación Racial (CERD) para vigilar de cerca la situación humanitaria en la Vía Tribonio campamento a fin de desalentar las instituciones y las fuerzas de policía de continuar con estos intolerantes y medidas represivas. Las medidas que constituyen una violación de la Carta Europea de los Derechos Fundamentales y contra el espíritu de la Declaración Universal de los Derechos Humanos. El Grupo pide que las medidas adecuadas tomarse, ya que las autoridades del Gobierno italiano y locales han demostrado una y otra vez una burla pública de las resoluciones, advertencias y recomendaciones emitidas por las instituciones de la UE y el Alto Comisionado para los Derechos Humanos.

Esperamos una respuesta urgente y apoyo a nuestro llamamiento, y aproveche la oportunidad para enviarle un cordial saludo.

Para el grupo Everyone: Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson

Enlaces relacionados

http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/4/16_Romani_
People_in_Italy.._Milan_in_2010% 2C_Warsaw_in_1940.html

%% Http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/4/23_Rome 2C_
Romanians 2C_Roma.html

% Http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/21_Farewell 2C_
Emil.html

http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/13_The_UNHC_asks_
Italy_to_put_a_stop_to_its_persecutory_policies_against_migrants_and_Roma.html

http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/13_Italy._The_UNHCHR_
asks_Italy_to_stop_driving_Roma_families_out_of_their_camps.html

http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/3/12_Italy% 2C_ERRC._
Evictions_of_Roma_and_Sinti.html

http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/1/22_Roma_People_in_Italy._
We_are_launching_a_desperate_SOS_to_the_EU_and_the_UN.html

http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/1/13_The_conditions_of_the_
Roma_people_in_Italy_has_become_intolerable.html

http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2009/11/7_Stop_to_the_ethnic_
cleansing_of_the_Via_Triboniano_Roma_camp_in_Milan..html

En rumano:

http://www.adevarul.it/stiri/actualitate/everyone-va-informa-onu-situatia-milano

Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 340-8135204:: (+39) 334 3449180:: (+ 39) 406 331 a 3.585
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E' morto Peter Orlovsky, compagno di Allen Ginsberg e poeta della pace

 

di Roberto Malini

 

Los Angeles, 1 giugno 2010. E' morto all'età di 76 anni, per un tumore ai polmoni, il poeta statunitense Peter Orlovsky, che fu compagno di Allen Ginsberg. Era da tempo ricoverato presso il  Karme Choling Meditation Center di Barnet, nel Vermont. Orlovsky e Ginsberg furono la coppia omosessuale più celebre e fotografata d'America. Conobbi Peter a Milano, negli anni 1980. Me lo presentò Fernanda Pivano, che l'aveva condotto ad assistere a una lettura di poesia del gruppo che avevo fondato in quel periodo, presso il locale milanese "Entropia". Peter si disse entusiasta della nostra performance, che si avvaleva dello strumento poetico per trasmettere al pubblico i valori della pace e dei diritti fondamentali dell'uomo. Ricordo che abbracciò a lungo me e Paola Astuni, una straordinaria poetessa transessuale, e ci disse di credere solo nella poesia capace di avvicinare gli esseri umani e i popoli. Lo ricordo come un poeta originale e un uomo buono.

E' dedicata anche a lui la lettura di poesie "Fragile. Memoria, poesia e Diritti Umani", che terrò giovedì 10 giugno 2010 alle 21 presso

 

Roberto Malini, Fragile 

Memoria, poesia e diritti umani 

 

Lettura di poesia e proiezione dei videopoemi 

Makwan, Lettera dal Paradiso e Addio, Pesaro  

(La visione dei videopoemi è disponibile su: 

http://www.everyonegroup.com/it)  

 

Rassegna   “I Giovedì di Turro”  

Giovedì 10 giugno 2010, ore 21,15 

Circolo ARCI Martiri di Turro 

Via Rovetta 14, Milano 

Organizzazione: Associazione “La Conta” O.N.L.U.S. 

http://laconta.interfree.it ::  laconta@interfree.it  

In collaborazione con il Gruppo EveryOne

 

Contatti:

Gruppo EveryOne

+39 331 3585406 :: +39 334 3449180

info@everyonegroup.com  ::  www.everyonegroup.com

 

Y muerto Peter Orlovsky, Allen Ginsberg y el poeta amigo de la paz



Roberto Malini



Los Angeles, 01 de junio 2010. Es murió a la edad de 76 años, el cáncer de pulmón, el poeta norteamericano Peter Orlovsky, quien fue compañero de Allen Ginsberg. Fue hospitalizado durante algún tiempo en el Karma Chöling Centro de Meditación en Barnet, Vermont. Orlovsky y Ginsberg fue la pareja de homosexuales más famosa y fotografiada en Estados Unidos. Conocí a Pedro en Milán en 1980. Le presenté a ala violencia, que le llevó a asistir a una lectura de poesía grupo que fundé en ese período, a nivel local milanesa "Entropía". Pedro dijo, emocionado por nuestro desempeño, haciendo uso de instrumento poético para transmitir al público los valores de la paz y los derechos humanos básicos. Recuerdo que me abrazó largo y Paola Astuni, un poeta extraordinario transexual, y nos dijo que sólo creen en la poesía capaz de hacer los seres humanos y los pueblos. Lo recuerdo como una poeta original y un buen hombre.

Y 'le dedicó la lectura de poesía "Fragile. Memoria, la poesía y los Derechos Humanos", que tendrá del 21 al Jueves, 10 de junio 2010 en



Roberto Malini, Frágil

La memoria, la poesía y los derechos humanos



Leer poesía y la proyección de videopoemi

Makwan, y carta de despedida del cielo, Pesaro

(La visión de videopoemi está disponible en:

http://www.everyonegroup.com/it)



Review "jueves Turro"

Jueves, 10 de junio 2010, 21.15

ARCI Mártires Turro

14 Via Rovetta, Milán

Organización: Asociación "El Conde" ONLUS

http://laconta.interfree.it: laconta@interfree.it

En colaboración con el Gruppo EveryOne



Contacto:

EveryOne

+39 331 3585406:: +39 334 3449180

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Sport. Tifosi antirazzisti scrivono a Massimo Moratti

 

Milano, 25 maggio 2010. Un circolo di tifosi antirazzisti dell'Inter ha scritto una lettera al presidente Massimo Moratti. Nella prima parte del testo, ha lodato le scelte della società, che si è mantenuta multietnica e tollerante anche in questi anni travagliati, in cui ideologie anti-stranieri e odio verso le minoranze razziali si sono diffuse a macchia d'olio in tutto il Paese, con il leit motiv dei "buuuuu!" contro Supermario Balotelli (il più forte attaccante italiano, incredibilmente ignorato dalla nazionale), i proclami dalle piazze e dagli schermi tv dei politici intolleranti, il pianto dei bambini e il fracasso delle ruspe nei campi Rom, dei quali una politica perversa sta facendo tabula rasa. L'Inter no. L'Inter, lo riconoscono anche le altre tifoserie, ha promosso tolleranza e antirazzismo, anche con l'invito simbolico rivolto a 20 bambini Rom per assistere dagli spalti del Meazza alla partita di andata di semifinale di Champions League Inter-Barcellona, consegnata alla leggenda del calcio. "I tre titoli dell'Inter valgono il doppio", secondo i tifosi antirazzisti, "anche per l'esempio di tolleranza e amicizia fra i popoli che la squadra ha offerto al mondo". I tifosi antirazzisti lanciano al patron dell'Inter anche un suggerimento "tecnico":

 

"Caro presidente Moratti, cari dirigenti, per quel che può valere ai fini delle politiche aziendali della vostra gloriosa Società, il nostro circolo vi consiglia di prestare attenzione non solo al valore professionale, ma anche alla dimensione umana del tecnico che avrà l'arduo compito di sostituire Mourinho. A noi piace un certo... Pep Guardiola, che ha manifestato il desiderio di lasciare il Barcellona e potrebbe essere, per una serie di ragioni, l'allenatore ideale dei nerazzurri. E' un uomo che ha sempre manifestato onestà e nobili valori civili; è noto in Spagna per promuovere l'idea di una società multietnica e tollerante, in cui lo sport sia sempre veicolo di lealtà, uguaglianza ed esempio per le giovani generazioni. Vi è chi afferma che sia anche di origine gitana. Da sportivi, dopo la breve, aurea "era Mourinho", pensiamo che un allenatore geniale, innovativo ed efficace come Pep possa continuare un ciclo formidabile. Sotto l'aspetto tecnico - non siamo forse, noi italiani, un popolo di "allenatori", oltre che di navigatori, poeti e santi? - Guardiola potrebbe regalare all'Inter quel gioco di impostazione e quelle trame sempre precise ed efficaci che hanno dato al Barcellona l'immagine poderosa di un'Invincibile Armata (immagine offuscata solo dalla Beneamata!).  Guardiola conosce come pochi altri il lavoro del "mister", e in più è tenace, orgoglioso, duttile, orientato sia a scelte tattiche che strategiche (come Mou), straordinario nelle relazioni con i giocatori e capace di posizioni lucide di fronte ai media (ne abbiamo sempre bisogno). Il nostro ovviamente è un parere da tifosi: tifosi dell'Inter e dei Diritti Umani. Ma ci teniamo a comunicarvelo, perché abbiamo un vero affetto e una stima immensa per Massimo Moratti, stima che è sempre esistita, anche quando un sistema perverso impediva alla società di cogliere i successi che avrebbe meritato sul campo. Un abbraccio a tutti e forza Inter per sempre! Gli interisti antirazzisti".

Deportes. partidarios Antirracista escribir a Massimo Moratti

Milán, 25 de mayo de 2010. Un círculo de los partidarios anti-racista escribió una carta al presidente del Inter Massimo Moratti. En la primera parte del texto, elogió las decisiones de la sociedad, que ha permanecido multiétnica y tolerante, incluso en estos años difíciles, cuando la ideología anti-extranjeros y el odio de las minorías raciales se han extendido como la pólvora por todo el país con el lema de "buuuuu!" Supermario contra Balotelli (el más fuerte delantero italiano, increíblemente ignorada por la nacional), las proclamaciones de las plazas y las pantallas de televisión de intolerancia política, los bebés llorando y el rugido de las excavadoras en los campamentos de gitanos, lo que está haciendo una tabula rasa perversa política . El Inter no. Inter reconocer los otros lados, promueve la tolerancia y el antirracismo, incluso con la llamada simbólica para 20 niños gitanos para ver desde las gradas en el Meazza semifinal de ida de la Liga de Campeones Inter de Milán y Barcelona, entregada a la leyenda fútbol. "Los tres títulos valen el doble que el Inter", de acuerdo a los partidarios anti-racista ", un ejemplo de tolerancia y la amistad entre los pueblos que el equipo ha ofrecido al mundo." Los partidarios lanzaron el jefe anti-racistas del Inter un toque de "técnico":

"Estimado presidente Moratti, queridos dirigentes, por lo que vale para las políticas corporativas de su empresa gloriosa, nuestro círculo sugiere que prestar atención no sólo al valor profesional, sino también para el técnico humanos que tendrá la dura tarea para sustituir a Mourinho. ... Nos gusta un Pep Guardiola, quien ha expresado su deseo de abandonar el Barcelona y podría ser por varias razones, el entrenador ideal del Inter. Y 'un hombre que siempre ha demostrado la honestidad los nobles valores y cívica, es conocido en España para promover la idea de una sociedad multiétnica y tolerante, donde el deporte es siempre un vehículo para la equidad, la igualdad y ejemplo para las generaciones más jóvenes. Hay quienes dicen que también es de origen gitano. Desde los deportes, después de la breve, de oro "era Mourinho, pensamos que un entrenador brillante, innovador y eficaz como Pep puede seguir un ciclo de formidables. Desde el punto de vista técnico - somos nosotros, nosotros los italianos, un pueblo de" entrenadores " así como los marineros, los poetas y los santos? - Guardiola podría dar cosas a la creación de juego y la trama siempre preciso y eficaz que dieron en Barcelona la poderosa imagen de un ejército invencible (imagen borrosa sólo por el Amado!). Guardiola sabe como pocos el trabajo de "señor", y es más terca, orgullosa, adaptable, impulsado tanto táctica como estratégica (por ejemplo, MA), las relaciones especiales con los jugadores y posiciones capaz de brillar delante de los medios de comunicación ( siempre necesitamos). Nuestro curso es una opinión de los fans: los aficionados del Inter, y los derechos humanos. Pero queremos comunicar, porque tenemos un verdadero afecto y gran estima por Massimo Moratti, estima que ha existido siempre, incluso cuando un sistema perverso impedido a la empresa a cosechar el éxito que merece en el campo. Un abrazo a todos y fuerza Inter siempre! El antirracista Inter.


Caso Sebastiano Saia: stop alle violazioni dei suoi diritti in carcere e ai domiciliari

 

Il Gruppo EveryOne sollecita un intervento internazionale per fermare i trattamenti inumani e degradanti sui detenuti in Italia.

 

Chiesta inoltre un'inchiesta parlamentare sul caso Saia e sulle condizioni inumane dei detenuti nelle carceri italiane, nonché l'adesione delle associazioni Antigone, Detenuto Ignoto e Nessuno Tocchi Caino, da anni impegnate in battaglie civili per i diritti dei detenuti. Sollecitato il Commissario per i Diritti Umani al Consiglio d'Europa affinché siano perfezionati nell'Unione europea organismi e leggi a tutela delle vittime di abuso giudiziario e poliziesco

 

Roma, 25 maggio 2010. Una sequela di violazioni dei diritti fondamentali della persona, contrarie alla Costituzione italiana, alla Carta dei diritti fondamentali nell'Unione europea, alle risoluzioni e direttive Ue e a tutti gli accordi internazionali - sottoscritti anche dall'Italia - che tutelano i Diritti Umani fondamentali: è questa la motivazione che ha portato il Gruppo EveryOne a chiedere alle autorità politiche e giudiziarie italiane di prodigarsi affinché vengano interrotti con urgenza i trattamenti inumani e degradanti cui è sottoposto Sebastiano Saia, siciliano di 62 anni, e di Beata Molnarova, slovacca, sua compagna, entrambi accusati di reati di natura fiscale e finanziaria e recentemente condannati dal Tribunale di primo grado di Milano.

 

Tutto ebbe inizio nel 2009, quando la Guardia di Finanza, il 27 maggio, su ordine della Procura della Repubblica di Milano, li prelevava separatamente dalla loro abitazione di Aviano (Pordenone) per condurli alla casa circondariale di San Vittore.

 

Quando la pattuglia mandata a prelevare Beata Molnarova si accorse del bambino di un anno che la donna aveva con sé (figlio suo e del compagno Sebastiano), la sua ordinanza di custodia cautelare fu mutata in arresti domiciliari, e venne disposto il suo trasferimento a Volvera (Torino), luogo della residenza anagrafica, abitazione completamente sprovvista di mobili e assolutamente inadeguata a ospitare una mamma con il suo bambino. Mentre Sebastiano raggiungeva San Vittore e veniva rinchiuso in una cella di 4 metri per 2 con altri 5 detenuti, tutti fumatori mentre lui non lo è, Beata veniva trasferita in auto a Volvera, con una scorta di dieci pannolini per il bambino e tre bottiglie di latte, che usava durante il viaggio. Dopo oltre 500 chilometri, trascorsi in auto con il bambino in braccio, veniva costretta a dormire per terra alle 4 del mattino, senza un materasso né una coperta, con il figlioletto in fasce tra le sue braccia.

 

Disperata per non poter scaldare al piccolo nemmeno un pentolino di latte, visto che ogni autorizzazione a uscire le era stata negata, Beata veniva soccorsa da alcuni vicini, che avevano udito il suo pianto e quello del bambino: qualcuno procurava un materasso, qualcun altro del latte e del cibo, altri ancora dei pannolini. Nessuna assistenza sociale veniva predisposta oltre al serrato controllo delle Forze dell'Ordine. Intanto a Sebastiano in carcere venivano negati i più elementari permessi: da quello di telefonare alla compagna alla richiesta di vedere un medico, dall'essere trasferito in una struttura meno affollata e in condizioni igienico-sanitarie migliori alla domanda di incontrare l'ispettore sanitario e la direttrice del carcere.

 

Un mese dopo, il 24 giugno 2009, l'arresto di Sebastiano Saia veniva convalidato. I domiciliari venivano inoltre convalidati per Beata Molnarova, sempre più in difficoltà vista la casa completamente vuota e l'impossibilità di badare al figlio in quelle condizioni. Il 14 luglio 2009 Saia assiste a un pestaggio, che riferisce con le seguenti parole: “Un detenuto asiatico fu picchiato dagli agenti, tramortito e trascinato per i piedi dall'inizio del quinto raggio fino all'infermeria; circa 250 metri di corridoi, sempre strisciando con la schiena per terra. Il giorno seguente feci domanda di vedere la direttrice del carcere e l'Ufficio di Comando, ma nessuno di questi due appuntamenti mi fu mai fissato”. Saia presenta dunque dal carcere un esposto alla Procura della Repubblica di Milano, che viene però archiviato poche settimane dopo, senza alcun provvedimento o indagine nei confronti degli agenti. Il 25 luglio Beata Molnarova è libera e le vengono finalmente revocati gli arresti domiciliari. 

 

Da questo momento in poi, Sebastiano inizia ad avere seri problemi di salute: prima una colica renale, poi fortissimi dolori allo stomaco, per cui chiede ufficialmente il permesso di poter effettuare un'approfondita visita chirurgica. L'istanza viene rigettata; il 14 settembre, dopo svariati mesi in cui i dolori non si placano, inoltra una nuova domanda di visita. Il giorno seguente, mentre Sebastiano sta raccogliendo firme per una petizione lanciata da Antigone, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, per portare l'Italia davanti alla Corte europea dei Diritti Umani, viene minacciato - secondo quanto afferma - dall'Ispettore di guardia: “Smettila o non uscirai mai più di prigione”. 

 

A ottobre, al malessere fisico comincia ad aggiungersi quello psicologico: Sebastiano è depresso e demotivato e inizia a pensare al suicidio; chiede di poter avere un colloquio con uno psicologo o psicoterapeuta, ma quando scopre che il colloquio si sarebbe svolto presso la  guardia di turno in infermeria, vi rinuncia.  Il 28 novembre 2009, dopo sei mesi di detenzione, la sua richiesta di arresti domiciliari viene respinta, nonostante il parere favorevole del PM, con la menzione di “gravi indizi di colpevolezza” operata dal collegio giudicante. 

 

Sebastano riferisce inoltre che il 20 gennaio, mentre svolgeva una mansione di spesino in carcere per cui veniva retribuito con la somma di 260 euro al mese - lavorava 10 ore la giorno, compresi i festivi - subiva un'aggressione da parte di un detenuto venticinquenne: la diagnosi era: tumefazione all'occhio, due denti sbrecciati, l'impossibilità a masticare e un trauma cranico. L'addetto all'infermeria  di turno riportava nel referto che Saia ha sbattuto la testa contro una porta e solo dopo le proteste di Sebastiano la motivazione veniva mutata in aggressione. Il giorno dopo, Sebastiano veniva licenziato dal lavoro. 

 

Il 23 marzo 2010, dopo dieci mesi di carcere, vengono disposti gli arresti domiciliari per Saia - con l'espresso obbligo di frequentare e parlare solo con i conviventi -, che raggiunge così la compagna nella casa di Volvera. Tuttavia, anche ai domiciliari proseguono trattamenti poco attenti alla sua salute già minata e gli vengono ancora negati permessi; oltre al fatto che non gli viene fornita, nonostante ripetute richieste ufficiali, copia della sua cartella clinica, a Sebastiano vengono negate dal Giudice le visite del suo medico di famiglia e la possibilità di effettuare degli esami di controllo. Anche la Guardia Medica, chiamata alle 20 del 25 marzo per dolori attribuibili a un'ernia ombelicale, viene bloccata dai Carabinieri, che si recano quattro ore dopo, verso la mezzanotte, a casa di Saia e gli chiedono che cosa avesse, senza portare con sé un medico. 

 

Il giorno seguente, Sebastiamo chiama il 118 a causa di insopportabili dolori allo stomaco, accentuatisi dalla notte precedente; viene condotto al Pronto Soccorso, dove viene sottoposto a esami e gli viene diagnosticata un'ernia con apertura ombelicale di diversi centimetri. Dimesso in attesa dell'esito degli esami, viene ricontattato il 30 marzo scorso dall'ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino), che ne richiede il ricovero per operarlo. Segue sua istanza al Giudice per poter essere ricoverato e operato; in giornata il permesso viene concesso, con espresso divieto che l'eventuale intervento di rimozione dell'ernia si svolga nella data del 20 aprile, già fissata per la prosecuzione del dibattimento. Il 2 aprile Sebastiano viene operato di un'ulcera ombelicale di 16 cm per 8 e un altra duodenale di 6 cm, e viene dimesso due giorni dopo.

 

Sebastiano comincia però ad accusare anche dolori ai reni, e richiede al giudice una visita urologica, nonché la possibilità di appuntamento dentistico dovuto alle difficoltà di masticazione conseguenti l'aggressione subita. Richiede inoltre di poter frequentare la chiesa cattolica di Volvera, adiacente alla sua abitazione. Tutti questi permessi, pur riguardando seri problemi di salute ed equilibrio personale, non sono concessi. In data 17 maggio gli viene autorizzata esclusivamente la visita domiciliare da parte di un neuropsichiatra, previa comunicazione ai Carabinieri.

 

Il Gruppo EveryOne ha appreso con sconcerto i particolari riguardanti i trattamenti subiti da Sebastiano Saia, dalla sua compagna e dal loro bambino di un anno, che purtroppo non rappresentano un unicum, ma toccano, in misura più o meno grave, migliaia di detenuti - o persone sottoposte a limitazioni della libertà individuale - nel nostro Paese, come se la pena loro spettante non dovesse essere costituita dalle sole restrizioni previste dalla legge, ma da una condizione di privazione, umiliazione e sofferenza per il giudicato e tutta la sua famiglia. 

 

Questo modello di applicazione della legge, che si vede in tanti film di tema carcerario, da  "Le ali della libertà" a "Fuga da Alcatraz", da "The rock" a "Sorvegliato speciale", e che ha colpito ripetutamente Sebastiano e i suoi cari non è costituzionale perché la pena comminata da un tribunale non comporta lo spalancarsi di un girone infernale per il detenuto - un luogo di dolore in cui i diritti vengono annichiliti, la salute e la vita divengono fattori di infimo pregio - ma semplicemente l'applicazione delle misure comminate, che non devono ledere la dignità, l'integrità, la salute, il senso di sicurezza e gli affetti della persona punita.

 

I trattamenti cui è stato sottoposto il signor Saia e a cui sono sottoposti quotidianamente migliaia di esseri umani colpiti da una giustizia vendicativa, si configurano secondo le Carte dei Diritti Umani come palesi violazioni di diritti fondamentali e inviolabili della persona, tra i quali il diritto alla salute e all'assistenza. Basti pensare che in questo fosco e orrido scenario, dall'inizio del 2010 ben 26 persone si sono suicidate nelle carceri italiane, ormai sovraffollate; sono invece 100 i casi di suicidio da 18 mesi a oggi. Gran parte delle persone decedute si sentiva perseguitata dall'autorità giudiziaria e vittima di abusi senza alcuna possibilità di denunciarli e ottenere una condizione di detenzione umana e dignitosa.

 

Il Gruppo EveryOne, in base alle riferite numerose violazioni dei Diritti Umani subite 

da Sebastiano Saia, dalla sua compagna Beata e dal loro bambino in fasce, chiede che le autorità mettano in atto urgentemente misure atte a ripristinare una condizione di vita dignitosa per il nucleo familiare vessato e che possa ritornare nella sua casa di Aviano; inoltre, chiede sostegno ai deputati e senatori Radicali, nonché a tutte le forze politiche democratiche, affinché sia avviata un'inchiesta parlamentare sia riguardo al caso Saia, sia riguardo alle condizioni di vita degli esseri umani sottoposti, nel nostro Paese, a misure restrittive della libertà individuale e a quelle dei loro cari. 

 

Contemporaneamente, la vicenda di Sebastiano, Beata e del loro piccolo vengono portate a conoscenza del Commissario per Diritti Umani, del Comitato dei Ministri e dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, affinché vengano creati finalmente nell'Unione organismi internazionali efficaci a tutela dei diritti delle vittime di abuso giudiziario o poliziesco e leggi europee che definiscano la necessità di rispettare la salute, l'integrità, la sensibilità, gli affetti e la dignità delle persone soggette, dopo procedimento penale, a restrizioni della libertà.

 

Infine gli attivisti di EveryOne hanno inviato un report sul caso anche all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, signora Navi Pillay, e chiesto l'adesione  alla campagna sul caso Saia delle associazioni Antigone, Detenuto Ignoto e Nessuno Tocchi Caino, da anni impegnate in battaglie civili per i diritti dei detenuti.

 

Link correlato:  http://everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/5/25_Caso_Sebastiano_Saia_
__stop_alle_violazioni_dei_suoi_diritti_in_carcere_e_ai_domiciliari.html

 

Caso Sebastiano Saia: detener el violaciónes de sus derechos en prisión y bajo arresto domiciliario

Grupo EveryOne pide la intervención internacional para detener el trato inhumano y degradante de los detenidos en Italia.

También pidió una investigación parlamentaria sobre el caso Saia y las condiciones inhumanas de los detenidos en las cárceles italianas, y las asociaciones miembros Antígona, Detenidos Desconocida y Hands Off Cain, desde hace años participan en las batallas por los derechos civiles de los detenidos. Instó a la Alta Comisionada para los Derechos Humanos en el Consejo de Europa que mejorar en las instituciones europeas y las leyes para proteger a las víctimas de abuso y de la policía judicial

Roma, 25 de mayo de 2010. Una serie de violaciónes de los derechos humanos fundamentales, en contra de la Constitución italiana, la Carta de Derechos Fundamentales de la Unión Europea, las directivas de la UE y las resoluciones y todos los acuerdos internacionales - firmado de Italia - que protegen los derechos humanos fundamentales es Esta es la motivación que dio lugar a el grupo Todos para solicitar a las autoridades políticas y judiciales italianas a hacer esfuerzos para detener con urgencia trato inhumano y degradante sufrido por Sebastiano Saia, Sicilia 62 años, y Molnarova Santísima, eslovaco, su compañero, ambos acusados de delitos financieros y fiscales y, recientemente condenado por el Tribunal de Primera Instancia de Milán.

Todo comenzó en 2009, cuando la Guardia di Finanza, 27 de mayo, a instancias de la Fiscalía de Milán, las retiraron por separado de su hogar en Aviano (Pordenone) para dirigir el distrito natal de San Vittore.

Cuando la patrulla enviado a recoger Santísima Molnarova vieron al niño de un año que tuvo con él (su hijo y compañero de Sebastián), su orden de custodia fue cambiado a arresto domiciliario y se ordenó su traslado a Volvera (Turín), lugar de residencia del Registro, la vivienda completamente amueblada y totalmente inadecuada para dar cabida a una madre con su hijo. Mientras que Sebastián llegó a San Vittore y fue encerrado en una celda de 4 m 2 con otros cinco presos, al mismo tiempo que él no es el tabaco, fue trasladado al Beato coche Volvera con una escolta de diez pañales para el bebé y tres botellas de la leche, que fue utilizado durante el viaje. Después de más de 500 km, después de conducir con el niño en brazos, se vio obligado a dormir en el suelo a las 4 am, sin un colchón o una manta con un hijo pequeño en brazos.

En la desesperación por no ser capaces de calentar una olla pequeña de leche hasta que cada autorización de salida había sido negada, el Beato fue rescatado por algunos vecinos, que escucharon su llanto y el niño, alguien le dio un colchón, de otra persona la leche y los alimentos, pañales y algunos. N la asistencia social era más que preparados para un estricto control de las fuerzas policiales. Mientras tanto, la cárcel Sebastián se les negó los permisos más básico: el de la compañía telefónica para solicitar ver a un médico, se mudó de una estructura menos gente y mejores servicios de saneamiento a satisfacer la demanda de inspectores sanitarios y el director de la prisión.

Un mes después, 24 de junio 2009, la detención de Sebastiano Saia fue validada. La casa también fue validado Santísima Molnarova, más dificultades para tener la casa completamente vacía y la incapacidad para cuidar de los niños en esas condiciones. El 14 de julio 2009 Saia testigos de una paliza, que incluye las siguientes palabras: "Un preso de Asia fue golpeado por los funcionarios, aturdido, arrastrando los pies hasta el comienzo de la enfermería del quinto rayo, 250 metros de pasillos, siempre arrastrándose por el suelo con la espalda. Al día siguiente me presenté para ver el director de la prisión y la Oficina de mando, pero ninguno de estos eventos nunca me fijo. Saia ha expuesto tanto a la prisión de un fiscal de Milán, que es, sin embargo, presentó una semana más tarde, sin ninguna acción o investigación contra los agentes. El 25 de julio Molnarova Bendito es gratuita y se retiran definitivamente de la detención.

A partir de ahora, Sebastián comienza a tener graves problemas de salud: cólico renal en primer lugar, a continuación, dolores de estómago muy fuerte, que oficialmente pide permiso para realizar una visita quirúrgica completa. La solicitud es rechazada, 14 de septiembre, después de varios meses cuando el dolor no remite, una nueva solicitud de acceso. Al día siguiente, mientras que Sebastián está recogiendo firmas para una petición lanzada por Antígona, la Asociación para los derechos y garantías en el sistema de justicia penal "a llevar a Italia ante el Tribunal Europeo de Derechos Humanos, está amenazado - como dice - a partir de «inspector de la llamada:" Stop o nunca salir de la cárcel. "

En octubre, el malestar físico comienza a unirse a la psicológica: Sebastián está deprimido y desmotivado y empezar a pensar en el suicidio, pide que se le entrevistados por un psicólogo o psicoterapeuta, pero cuando descubre que la entrevista tendrá lugar en la guardia de servicio enfermería, renuncia. El 28 de noviembre de 2009, después de seis meses en prisión, su solicitud de arresto domiciliario es rechazada, a pesar del dictamen favorable de la PM, con la mención de "graves indicios de culpabilidad" hecha por la Cámara.

Sebastián también informa que el 20 de enero, mientras realiza una tarea de spesino en la cárcel por la que se pagó la suma de 260 euros al mes - que trabajan 10 horas al día, incluyendo días festivos - se encontraba bajo asalto de un preso veinticinco: el diagnóstico fue: inflamación del ojo, dos dientes astillados, incapacidad para masticar y una lesión en la cabeza. El oficial de guardia informó a la enfermería en el informe que ha Saia golpeó la cabeza contra una puerta y sólo después de las protestas por la motivación Sebastián se convirtió en la agresión. Al día siguiente, Sebastián fue despedido de su trabajo.

El 23 de marzo de 2010, después de diez meses en prisión, se encuentran bajo arresto domiciliario por Saia - con la obligación expresa de asistir y hablar sólo con los socios - que llega a su compañero en la casa de Volver. Sin embargo, aún bajo arresto domiciliario continuar con los tratamientos descuidados ya minaron su salud y se les sigue negando permisos, además del hecho de que no está previsto, pese a las reiteradas peticiones oficiales, una copia de su historial médico, Sebastiano son negados por las visitas del juez su médico de cabecera y la posibilidad de algunas pruebas de control. Incluso el doctor, llame a la 20 del 25 de marzo para el dolor debe a hernia umbilical, está bloqueada por los carabineros, que viajar durante cuatro horas más tarde, alrededor de la medianoche, la casa de Saia y preguntar lo que había, sin llevar a Si un médico.

Al día siguiente, Sebastián llama el 118 a causa de dolor de estómago insoportable, accentuatisi la noche anterior, se pone al servicio de urgencias, donde se sometan a pruebas y se le diagnostica una hernia umbilical de la apertura de varias pulgadas. Resignado a la espera de los resultados de los exámenes, es contactado por el hospital el pasado 30 de marzo San Luigi Gonzaga Orbassano (Turín), que requiere el paciente para funcionar. A raíz de su solicitud al juez que ser hospitalizado y operado; días el permiso es otorgado, se prohíbe expresamente que cualquier intervención para eliminar la hernia se lleva a cabo en la fecha del 20 de abril, ya fijados para la continuación de la audiencia. 02 de abril es el trabajo de la úlcera Sebastián umbilical de 16 cm por 8 cm del duodeno y otro seis, y fue dada de alta dos días después.

Sebastián comienza a acusar, sino también el dolor en los riñones, y exige al juez un urólogo, y la posibilidad de cita con el dentista debido a la consiguiente dificultad para masticar la agresión sufrida. También debe ser capaz de asistir a la iglesia católica Volvera, adyacente a su casa. Todos estos permisos, a pesar de que sean problemas graves de salud y equilibrio personal, no se conceden. El 17 de mayo se le permitió sólo la visita domiciliaria de un psiquiatra, tras informar a la Policía.

Grupo EveryOne ha recibido con consternación los detalles sobre los tratamientos sufridos por Sebastiano Saia, su compañera y su hijo de un año, que por desgracia no son únicos, pero sin tocar, más o menos graves, miles de prisioneros - o persona que esté sujeta a las restricciones a la libertad individual - en nuestro país, como si la sentencia que tienen derecho no debe ser hecha solamente por las restricciones previstas por la ley, sino una condición de privación, humillación y sufrimiento para el juez y toda su familia.

Este modelo de aplicación de la ley, que es visto en muchas películas de temática carcelaria, de "The Shawshank Redemption" a "Escape from Alcatraz", de "The Rock" a "ver", y en repetidas ocasiones la golpeó y Sebastián querida no es constitucional porque la pena impuesta por un tribunal no trae un círculo del infierno abierta para el prisionero - un lugar de dolor donde los derechos son aniquilados, la salud y la vida se convierten en factores de la calidad más baja -, sino simplemente la aplicación medidas impuestas, que no deben violar la dignidad, la integridad, la salud, el sentido de la seguridad y afecta a la persona sancionada.

El tratamiento fue sometido al Sr. Saia y sufren cada día miles de personas afectadas por una justicia vengativa, están configurados de acuerdo con la Carta de los Derechos Humanos como violaciónes flagrante de fundamentales e inviolables de la persona, incluido el derecho a la salud y asistencia. Basta pensar que en este escenario oscuro y feo, ya que a principios de 2010 por lo menos 26 personas se suicidaron en las cárceles italianas, ya superpobladas, son 100 los casos de suicidio a los 18 meses en la actualidad. La mayoría de los muertos se sentía perseguido y maltratado por el tribunal sin ninguna oportunidad de denunciar y conseguir una condiciones dignas y humanas de detención.

EveryOne Group, basándose en las numerosas violaciónes de derechos humanos que sufren
Sebastiano Saia, Bendecido por su pareja y su bebé en pañales, afirma que las autoridades pongan en práctica medidas urgentes para restablecer condiciones de vida dignas para la familia acosados y podía regresar a su casa en Aviano, también llamadas diputados y senadores para apoyar a los radicales, y todas las fuerzas políticas democráticas, puesto en marcha una investigación parlamentaria que es a la vez sobre el caso Saia, tanto sobre las condiciones de vida de los seres humanos que se hallan en nuestro país, bajo la restricción de la libertad individual y las de sus seres queridos.

Al mismo tiempo, la historia de Sebastián, y sus pequeñas Bienaventurados los trajo a la atención del Comisionado para los Derechos Humanos, el Comité de Ministros y la Asamblea Parlamentaria del Consejo de Europa que se cree en los últimos organismos internacionales eficaces para proteger derechos de las víctimas de abuso o de la policía judicial y las leyes europeas que definen la necesidad de respetar la salud, la integridad, la sensibilidad, el afecto y la dignidad de las personas sometidas después del proceso penal, las restricciones de la libertad.

Por último, los activistas de todo el mundo ha enviado un informe sobre el caso también de las Naciones Unidas del Alto Comisionado para los Derechos Humanos, la Sra. Navi Pillay, y solicitado su adhesión a la campaña en el caso de las asociaciones de Saia Antígona, Detenidos Desconocida y Hands Off Cain, para los años dedicados en las batallas por los derechos civiles de los detenidos.

Enlaces relacionados: http://everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/5/25_Caso_Sebastiano_Saia
__stop_alle_violazioni_dei_suoi_diritti_in_carcere_e_ai_domiciliari.html


Circolo Generazione Italia Milano - Sezione Diritti Umani

 

Cdm approva soggiorno a punti. La società civile lo definisce "dannoso e discriminatorio"

 

Secondo Circolo milanese di Generazione Italia, sezione Diritti Umani, "E' un regolamento intollerante, scritto contro il parere della società civile, prodotto dalle ideologie anti-immigrazione della Lega Nord"

 

Milano, 21 maggio 2010. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al "soggiorno a punti", con un testo modificato rispetto alla stesura originale. Il comunicato diramato dal Consiglio dei Ministri precisa che lo schema del regolamento è stato elaborato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. "La premessa rivela già la natura del regolamento, " commenta in una nota il Circolo di Milano di Generazione Italia, sezione Diritti Umani, "ovvero che è un regolamento intollerante promossa contro il parere della società civile e di chi crede nei valori democratici. Nei Paesi moderni le Costituzioni vietano l'approvazione di leggi discriminatorie, che impongono a una minoranza o un gruppo disagiato regole e stili di vita diversi o imposizioni diverse rispetto alla maggioranza. Il Canada fa eccezione, ma è un Paese all'avanguardia per il sistema di welfare che favorisce i processi di inclusione sociale e il 'permesso a punti' favorisce gli stranieri più orientati all'integrazione, stimolando gli altri ad avvicinarsi sempre di più alla realtà della società canadese. Non a caso il regolamento è stato preventivamente approvato dalla società civile e dalle ong, tanto che fino a oggi non ha prodotto revoche dei permessi. Le leggi canadesi sull'immigrazione, piuttosto, favoriscono lo spostamento di lavoratori verso regioni dove serve mano d'opera, come il Quebec, rispetto ad altre. In Italia, al contrario non esiste alcun sistema di sostegno agli stranieri e le politiche promosse dalla Lega Nord, che guida a piacimento la stesura di provvedimenti anti-immigrazione e anti-minoranze etniche, sono attuate per impedire al nostro Paese di diventare multietnico e accogliente, mentre né il parlamento né il governo - fatto gravissimo e antidemocratico - ascoltano il parere delle ong e degli esperti nei campi dell'immigrazione, delle dinamiche del razzismo e dei Diritti Umani".

''Con il permesso di soggiorno a punti l'integrazione diventerà una corsa ad ostacoli che penalizzerà tutti: immigrati e italiani," ha commentato il presidente del Forum Immigrazione del Pd, Livia Turco. Il permesso a punti riguarda tutti gli immigrati da 16 a 65 anni di età e assegna loro un 'bonus' di 16 punti al momento del loro ingresso in Italia. Saranno esclusi dal percorso a punti i ragazzi che completano la scuola dell'obbligo, i disabili, le vittime di tratta. Se si scende a zero punti, si viene espulsi. Per ottenere il permesso bisognerà firmare un accordo per l'integrazione che comporterà l'adempimento a obblighi e obiettivi. L'immigrato straniero dovrà dimostrare di aver superato il corso di lingua italiana, di conoscere la Costituzione, di essersi iscritto al Servizio sanitario, di mandare i figli a scuola, di essere in regola con il fisco. "Le ong, gli operatori umanitari e gli specialisti nel campo dei Diritti Umani non hanno avuto alcun peso nella stesura del permesso," prosegue la nota del circolo di Generazione Italia, "e questo è un caso unico al mondo. E' come se gli ingegneri venissero esclusi dai progetti di costruzione di ponti, affidandoli invece a chi di ponti non sa nulla e anzi, li ritiene un danno per la viabilità e il paesaggio. Le leggi sull'imigrazione in Italia sono già discriminatorie e violano un'infinità di articoli della Carta europea dei diritti fondamentali. Le politiche intolleranti hanno creato paura dello straniero e per alimentare tali paure si sono sprecati miliardi di euro, rinunciando ai programmi di integrazione. Il nostro Paese, così, è retrocesso a settant'anni fa, quando governanti senza scrupoli mantenevano il loro potere facendo leva su razzismo e pregiudizi. Nella realtà, i crimini non sono diminuiti di un solo caso, come rivelano i rapporti annuali, mentre la criminalità organizzata continua a rafforzarsi e nel 2010 sta per toccare record assoluti in tutti i campi del malaffare. Ma il governo e le autorità continuano ad accanirsi contro i rifugiati, i poveri, le persone dalla pelle scura, i diversi. Gianfranco Fini ha espresso un parere chiaro, sul soggiorno a punti: 'Ho letto che qualcuno ha detto che intende fare il permesso di soggiorno a punti e se gli immigrati conoscono la Costituzione gli diamo 30 punti. A me piacerebbe fare quel test qui alla Camera'. Purtroppo però, nell'attuale deriva di tutti i valori civili, sociali e culturali, sono i 'lumbard' a fare le leggi, gli stessi 'lumbard' che starnazzano nelle piazze, predicando odio etnico e distruggendo, mattone dopo mattone, il progetto di un'Italia orgogliosa ed evoluta, attenta alla propria Costituzione e ai valori fondamentali dell'uguaglianza fra i popoli e della solidarietà. La sola speranza che ci resta è che chi sostituirà, speriamo presto, la classe politica al potere oggi, faccia un falò di tante leggi inique e indegne di un Paese civile e le riscriva da capo, basandosi sulle carte internazionali che tutelano i Diritti Umani e avvalendosi del contributo degli 'Human Rights Defender', la cui esperienza può evitare, anche nelle epoche buie, di commettere tante atrocità di Stato".

 

Contatto:

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Círculo Generación Italia Milán - Sección de Derechos Humanos

Gabinete aprueba estancia en puntos. La sociedad civil define "perjudicial y discriminatoria"

Segunda generación del Club Milán de Italia, Sección de Derechos Humanos: "Es un intolerante Reglamento, escrito en contra del consejo de la sociedad civil, producida por las ideologías anti-inmigrantes de la Liga del Norte"

Milán, 21 de mayo de 2010. El Consejo de Ministros dio luz verde a "permanecer en los puntos, en comparación con un texto revisado del proyecto original. El comunicado emitido por el Gabinete de los Estados que la pauta de la reglamentación, elaborado por el primer ministro Silvio Berlusconi y el ministro del Interior, Roberto Maroni. "La premisa en sí mismo revela la naturaleza de la regulación", dijo en un comunicado Generación Club en Milán Italia, Sección de Derechos Humanos ", o que una intolerancia a la regulación interpuesto contra la opinión de la sociedad civil y los que creen en los valores democráticos. En las constituciones de los países modernos prohíben la adopción de leyes discriminatorias, que imponen un grupo minoritario o normas inconveniente y diferentes estilos de vida u otros cargos a la mayoría. Canadá no es una excepción, pero es un país líder en el sistema asistencia social que favorece los procesos de inclusión social y de los puntos «permitido» favorece la integración más orientada al exterior, alentando a los demás de acercarse a la realidad de la sociedad canadiense. En efecto, el Reglamento fue aprobado previamente por la sociedad civil y organizaciones no gubernamentales, por lo que las leyes hasta ahora no ha producido la revocación de los permisos. canadienses de inmigración, más bien, promover el movimiento de los trabajadores a las áreas donde el trabajo es, como Quebec, que otros. En Italia, por el contrario no existe un sistema de apoyo y la política exterior promovida por la Liga Norte, que conduce a la afición la redacción de la lucha contra la inmigración y las minorías étnicas contra, se implementan para evitar que nuestro país se convierta en una sociedad multiétnica y acogedor, mientras que ni el parlamento o el gobierno - no democráticos y muy graves - escuchar las opiniones de las ONG y expertos en los ámbitos de la inmigración, la dinámica del racismo y los derechos humanos ".
Con the''permit los puntos de integración se convierte en una carrera de obstáculos que se castiguen a todos: los inmigrantes y los italianos ", dijo el presidente del Foro de la Inmigración del Partido Demócrata, turco Livia. Puntos de permisos a todos los inmigrantes de 16 a 65 años de edad y les asigna una bonificación de 16 puntos en el momento de su entrada en Italia. quedarán excluidos de los puntos de paso a los niños que terminan la escuela primaria, los discapacitados, las víctimas de la trata. Si usted va a cero puntos, se le expulsó. Para obtener el permiso deben firmar un acuerdo de integración que conduzca al cumplimiento de las obligaciones y objetivos. El extranjero inmigrante debe demostrar que han superado el curso de italiano, de conocer la Constitución, Se unió a los servicios de salud, enviar a sus hijos a la escuela, para estar en cumplimiento con las autoridades fiscales. "organizaciones no gubernamentales, trabajadores de ayuda humanitaria y especialistas en el campo de los Derechos Humanos no tuvo ninguna influencia en la redacción de la autorización," continúa la nota Generación del círculo de Italia ", y esto es único en el mundo. Y "como si los ingenieros fueron excluidos de los planes para construir puentes, en vez delegar en esos que no saben nada de puentes y, de hecho, las consideran un perjuicio para el tráfico y el paisaje. Las leyes en Italia ya están sull'imigrazione discriminatorias y violan una serie de artículos en la Carta Europea de los Derechos Fundamentales. políticas intolerantes han creado temor a los extraños y para alimentar a estos temores se han perdido miles de millones de euros, renunciando a los programas de integración. Nuestro país, por lo tanto, es degradado a setenta años atrás, cuando los gobernantes sin escrúpulos mantuvieron su poder apoyándose en el racismo y los prejuicios. De hecho, los delitos no han disminuido un caso, como lo demuestran los informes anuales, mientras que la delincuencia organizada sigue fortaleciendo y 2010 va a tocar los registros de todos los tiempos en todas las áreas de mala reputación. Pero el gobierno y las autoridades siguen haciendo estragos contra los refugiados, los pobres, las personas con piel oscura, diferente. Gianfranco Fini, ha expresado una opinión clara sobre los puntos para quedarse, "leí que alguien dijo que la intención de permanecer en puntos permitidos y si los inmigrantes conocer la Constitución le dará 30 puntos. Me gusta hacer que la prueba aquí en la Cámara ". Por desgracia, la deriva actual de todos los valores cívicos, sociales y culturales, son los "Lumbarda a hacer leyes, el mismo" Lumbarda "que revolotean en las calles, predicando el odio étnico y la destrucción, ladrillo por ladrillo, el proyecto de y desarrolló una Italia orgullosos, atento a la Constitución y los valores fundamentales de igualdad y solidaridad entre los pueblos. La única esperanza que nos queda es que lo reemplazará, esperemos que pronto, la clase política en el poder hoy en día, hacer una hoguera de muchas leyes injustas e indignas de un país civilizado y reescribir desde cero, basándose en las cartas internacionales que protegen los derechos humanos y mediante la aportación de "Defensor de Derechos Humanos", cuya experiencia se pueden evitar, incluso en la edad oscura, cometiendo muchas atrocidades de Estado ".

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Lotta alla Mafia e alle sue diramazioni nello Stato: ascoltiamo Gaspare Spatuzza

 

Roma, 21 maggio 2010. Se vogliamo davvero arrivare ai nomi di chi ha assassinato Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e gli altri martiri  del crimine organizzato, se vogliamo risanare le Istituzioni dalla presenza del virus mafioso, se vogliamo aprire gli occhi, liberarci dai pregiudizi e dire no ai poteri deviati, all'alleanza scellerata fra malaffare e politica - alleanza che in diversa misura condiziona ormai tutti i comparti della società italiana -, se vogliamo uscire da un tunnel troppo buio e troppo lungo, dobbiamo cogliere le opportunità che il coraggio e il lavoro di magistrati onesti e capaci mette a nostra disposizione. Chi teme che la verità trapeli può attuare ricatti e minacce, controllare l'informazione, tacitare i testimoni, smussare gli strumenti di indagine, posizionare i suoi luogotenenti in ogni posizione di potere, ma la verità resta sempre lì, nuda e vicina, quasi a portata di mano. La lotta alla mafia ha sempre identificato i collaboratori di giustizia quali strumenti fondamentali per scardinare i meccanismi omertosi, la rete di interessi e paure, le protezioni dietro cui si muove la criminalità organizzata. Il pentito è consapevole dei rischi che corre direttamente o indirettamente, ma una volta che ha scelto di svelare la verità, diventa un cronista del sommerso, una mappa vivente dei luoghi e dei fatti legati al delitto di mafia. Ecco perché chi ha un passato e/o un presente da nascondere, paventa quale insidia massima la parola dei pentiti. Gaspare Spatuzza è un pentito di assoluta attendibilità e può aiutarci, senza ombra di dubbio, a conoscere la vera storia di tanti delitti e complicità mafiose.

Grazie a Spatuzza il crimine organizzato ha subito sconfitte di grande rilievo. Grazie alla testimonianza di Spatuzza un funzionario dei servizi segreti ancora in forza all'Aisi, l'Agenzia di informazioni per la sicurezza interna che ha preso il posto del vecchio Sisde, è indagato dalla Procura di Caltanissetta. L'ipotesi di reato è il concorso nella strage di via D'Amelio, nella quale furono assassinati Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. L'uomo è una figura chiave nell'àmbito delle nuove indagini sull'autobomba esplosa a Palermo il pomeriggio del 19 luglio 1992, 56 giorni dopo la strage di Capaci. Spatuzza era il boss palermitano di Brancaccio che aveva procurato agli attentatori la Fiat 126 destinata ad accogliere l'ordigno. Nel 2008 decise di collaborare con i magistrati anti-mafia. Durante gli interrogatori a Firenze, il 17 dicembre 2008 parlò per la prima volta di un membro dei servizi segreti legato ai fatti di via D'Amelio. Lo riconobbe in uno degli album di fotografie che i magistrati gli sottoposero e che raccoglievano appartenenti ai servizi segreti. Gaspare Spatuzza ha testimoniato anche in relazione a importanti contatti fra mafia e politica, riferendo nomi eccellenti, fra cui quello del Presidente del Consiglio. Sono teoremi ancora da risolvere, ma che destano sdegno e preoccupazione, perché sula base delle testimonianze dei pentiti si evince che la "filiera" di interessi economici e politici di natura criminale che hanno caratterizzato la stagione delle stragi non è mai stata smantellata, ma ha saputo trasformarsi, ripulire la propria immagine e riposizionarsi a "buccia di cipolla" in posizioni cardine della politica, della finanza e dell'informazione in Italia.

La lucha contra la mafia y sus sucursales en el Estado: escuchar Gaspare Spatuzza

Roma, 21 de mayo de 2010. Si realmente queremos obtener los nombres de los asesinados Paolo Borsellino, Giovanni Falcone y otros mártires de la delincuencia organizada, si queremos restablecer las instituciones por la presencia del virus de la mafia, si abrimos los ojos, libre de prejuicios y decir no a los poderes desviado, nefasta alianza entre burdeles y la política - la alianza ahora en mayor o menor grado afecta a todos los sectores de la sociedad italiana - si la salida de un túnel muy oscuro y demasiado largo, tenemos que aprovechar las oportunidades que el coraje y el trabajo de los magistrados y honesto lugares poder a nuestra disposición. Que temen que la verdad puede filtrarse y poner en práctica el chantaje las amenazas, el control de la información, silenciar a los testigos, instrumentos contundentes de la investigación, puso sus lugartenientes en cualquier posición de poder, pero la verdad sigue ahí, desnudo y cerca, casi la mano. La lucha contra la mafia siempre se ha identificado a los colaboradores de la justicia como una herramienta fundamental para socavar los mecanismos de omertá, la red de intereses y temores, las protecciones que se mueve detrás del crimen. El penitente es consciente de los riesgos que corren los directa o indirectamente, pero una vez él ha escogido para revelar la verdad se convierte en un cronista de la economía negro, un mapa de vida de los lugares y los acontecimientos relacionados con el crimen de la mafia. Es por eso que tener una historia y / o ocultación de esto, que socava los temores máximo la palabra de arrepentimiento. Gaspare Spatuzza es una absoluta confianza sentimos y nos puede ayudar, sin duda, para conocer la verdadera historia de tantos crímenes y la complicidad de la mafia.
Gracias delincuencia organizada Spatuzza ha sufrido grandes derrotas. Gracias al testimonio de un oficial de inteligencia Spatuzza todavía bajo la AIS, la Agencia de información sobre la seguridad interna que ha tomado el lugar de la SISDE de edad, está siendo investigado por la fiscalía de Caltanissetta. La idea de la delincuencia es una competición en la masacre de la Via D'Amelio, en la que Paolo Borsellino fueron asesinados y cinco miembros de su escolta. El hombre es una figura clave en los nuevos estudios sull'autobomba estalló en Palermo en la tarde del 19 de julio 1992, 56 días después de la masacre de Capaci. Spatuzza Brancaccio de Palermo fue el jefe que había proporcionado a los bombarderos Fiat 126 para recibir el dispositivo. En 2008 se decidió a colaborar con los magistrados antimafia. Durante los interrogatorios en Florencia, 17 de diciembre 2008 habló por primera vez un miembro de la inteligencia relacionada con los hechos a través de D'Amelio. Lo reconoció en un álbum de fotos que los jueces que pertenecen y se sometió a los servicios secretos. Gaspare Spatuzza también testificó en relación con los importantes vínculos entre la Mafia y la política, la presentación de informes excelentes nombres, entre ellos el de Primer Ministro. Teoremas todavía no se han resuelto, sino que despiertan la indignación y la preocupación, porque Sula base de los testimonios de los espectáculos pesar de que la "cadena" de los intereses económicos y políticos de carácter penal que caracterizó el período de las masacres nunca han sido desmanteladas, pero sido capaz de transformar, limpiar su imagen y reposicionarse a "piel de cebolla" puestos clave en la política, las finanzas y la información en Italia.


Permesso di soggiorno a punti: approvata l'ultima follia xenofoba

 

di Alfred Breitman 

 

Milano, 21 maggio 2010. E' stato approvato al Consiglio dei Ministri il "permesso di soggiorno a punti". Con i "punti" da assegnare e togliere agli immigrati, come facevano alcuni negrieri con gli schiavi delle piantagioni di cotone, l'Italia tocca il fondo della xenofobia. La scusa per emanare tale aborto è stata: "E' uno strumento che esiste già in Canada". Non è vero, perché il soggiorno a punti canadese, elaborato dal team del ministro per l'Immigrazione Jason Kenney dopo aver ascoltato le opinioni di tutte le ong e degli specialisti nei fenomeni dell'immigrazione e della convivenza fra etnie ospitanti e migranti, è un sistema che aiuta l'immigrato a inserirsi positivamente presso la comunità ospitante, apprendendone le leggi, le usanze, la Storia, la cultura e le caratteristiche. Il welfare canadese funziona come un orologio e chi entra nello Stato si trova davanti un percorso che lo può condurre a una piena integrazione e anche a raggiungere posizioni di grande prestigio e responsabilità. Chi invece fa fatica a comprendere il nuovo tessuto sociale, viene seguito e sostenuto; in particolare i bambini e l'uinità dela famiglia sono in cima al novero delle attenzioni da parte delle Istituzioni. In Italia avviene il contrario e manca completamente un sistema di welfare, sostituito dalla demagogia intollerante, come se i programmi di integrazione togliessero qualcosa alla cittadinanza. Il percorso a punti diventa quindi un micidiale calvario e a ogni "stazione" il migrante si trova a temere di perdere ogni diritto. Qui da noi tutto è ostile, per lo straniero. Mentre una Direttiva europea fissa a dieci anni il periodo massimo di permanenza in uno Stato per ottenere la cittadinanza, per esempio, da noi i dieci anni devono essere di residenza e le autorità controllano che tale periodo sia trascorso esaminando i certificati storici di residenza, senza tenere conto che per uno straniero, specie se povero, è quasi impossibile avere sempre casa con regolare contratto, lavoro con regolare assunzione, tessera sanitaria ecc. Ma anche nel caso miracoloso che i dieci anni siano dimostrabili, dal momento della domanda, che si può presentare solo allo scadere del decimo anno di residenza, all'accettazione della stessa passano altri quattro anni. Se si considera che durante il primo anno di permanenza nessuno ottiene la residenza, occorrono minimo 15 anni, in Italia e da nessun altra parte nel mondo, per avere la cittadinanza. Per non parlare del permesso di soggiorno, il cui rinnovo è sempre una tappa tragica per l'immigrato. Basta perdere il lavoro o non riuscire a trovare casa con affitto regolare (per gli stranieri l'abitabilità è quasi una chimera e i requisiti richiesti scoraggiano i proprietari dall'affittare loro gli appartamenti) per diventare in un amen "clandestini" e quindi, in basa alla Legge 194, criminali, soggetti a retate, arresto, detenzione fino a sei mesi nei Cie (carceri-lager per immigrati) ed espulsione.  Ma torniamo ai "punti", che in Italia sono veri e propri "punti-vita", come nei giochi di ruolo e nei videogame. Qualcuno spieghi in base a quale criterio il migrante può essere punito in misura gravissima (l'espulsione lo condurrà in un Paese da cui è già fuggito, quasi sempre a causa di un'emergenza umanitaria; contemporaneamente, i suoi familiari resteranno soli in Italia, esposti a qualsiasi pericolo) in base a un regolamento che non dovrebbe avere valore giuridico? Per punire le colpe ci sono già le leggi dello Stato e i tribunali: togliere ulteriori "punti-vita" diventa una condanna la cui natura sfugge al buon senso, una condanna senza diritto alla difesa e senza giudice. Inoltre, mettere nelle mani di insegnanti di lingue (magari leghisti), vigili urbani, forza pubblica e chissà chi altri il destino di uomini, donne e bambini è una grave violazione della Costituzione e delle Carte sui diritti fondamentali. Ma vi è una cosa che va ripetuta e sottolineata mille volte: chi viene punito fino a ritrovarsi a zero punti, viene espulso e il provvedimento colpisce anche i figli (che restano senza sostegno o sono costretti a tornare in Paesi dove esiste crisi), la moglie (o il marito), le persone per cui lo straniero lavora (si pensi a una badante). Quando mogli e figli restano in Italia da soli, rimangono loro la prostituzione o la schiavitù per sopravvivere. A questo proposito, i casi di donne costrette a "prestazioni speciali" in cambio di assunzione (o di una casa con regolare contratto di affitto) sono ormai la regola, visto che il permesso di soggiorno è diventato vitale. La legislazione e i provvedimenti riguardanti l'immigrazione in Italia sono folli. Il soggiorno a punti è solo l'ultima sadica e scriteriata invenzione di un potere xenofobo, dettato nelle sue linee da puro odio razziale e da cancellare, prima che qualcuno, irresponsabilmente, lo prenda a modello fuori dall'Italia. La legge 194 sull'immigrazione sta producendo a propria volta effetti devastanti; persone lungosoggiornanti -protette da una Direttiva europea contro la discriminazione - vengono imprigionate nei terribili Cie ed espulse se perdono il permesso di soggiorno, magari dopo vent'anni che vivono qui (è successo). Certo, un giorno l'Italia si vergognerà di ciò che ora accade, ma sarebbe tempo di vergognarsi e fare qualcosa adesso, avvalendosi, per creare leggi giuste e rispettose della dignità e della vita di tutti, del patrimonio di esperienza di cui dispongono gli specialisti nel campo dei Diritti Umani, gli studiosi dell'immigrazione, del razzismo e dei fenomeni persecutori, nonché gli operatori umanitari.

 

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Permiso de residencia puntos: aprobada la locura xenófoba última

Alfred Breitman

Milán, 21 de mayo de 2010. Es aprobado en el Consejo de Ministros el permiso de permanecer en los puntos. " Con los "puntos" para asignar y quitar los inmigrantes, al igual que un esclavistas pocos con los esclavos de las plantaciones de algodón, pantalones de Italia de la xenofobia. La excusa para el tema del aborto fue: "Es s una herramienta que ya existe en Canadá." No es cierto, porque los puntos estadía en Canadá, preparado por el equipo de Jason Kenney Ministro de Inmigración, después de haber escuchado las opiniones de todas las ONG y especialistas en los fenómenos de migración y coexistencia entre el huésped y los grupos étnicos inmigrantes, es una sistema que ayuda a los inmigrantes a integrarse con éxito con la comunidad anfitriona, aprendiendo las leyes, costumbres, historia, cultura y características. Las funciones de bienestar canadiense como un reloj y que entra en el estado se encuentra frente a un camino que puede conducir a la plena integración y también para llegar a posiciones de gran prestigio y responsabilidad. Los que se esfuerza por comprender el nuevo tejido social, es seguido y apoyado, en particular los niños y la familia dela uinità están en la cima del círculo de la atención de las instituciones. En Italia ocurre lo contrario y carece totalmente de un sistema de demagogia sustituye por el bienestar de intolerantes, como si los programas de integración para quitarle nada a los ciudadanos. Los puntos de ruta se convierte en una odisea mortal, y cada "estación" el migrante tiene miedo de perder todos los derechos. Aquí todos son hostiles a los extranjeros. Mientras que una directiva europea establece el plazo máximo de diez años de residencia en un Estado para obtener la ciudadanía, por ejemplo, tenemos que estar diez años de residencia y las autoridades se asegurarán de que este período se pasó el examen de los certificados de residencia histórica, sin Cabe destacar que para un extranjero, sobre todo si es pobre, es casi imposible a la casa cada vez un contrato normal, el trabajo con empleo fijo, tarjeta sanitaria, etc. Pero incluso si un milagro que diez años han demostrado, por el momento de la solicitud, lo que puede ocurrir sólo una vez después del décimo año de residencia, la aceptación de que pasan otros cuatro años. Si considera que durante el primer año de residencia no se tiene la dirección, necesita un mínimo de 15 años en Italia y en cualquier otra parte del mundo, para tener la ciudadanía. Por no mencionar el permiso de residencia, cuya renovación es siempre un paso trágico para el inmigrante. Sólo la pérdida del trabajo o ser incapaz de encontrar una casa con la renta ajustada (para los extranjeros que viven el espacio es casi una quimera y los requisitos de disuadir a los propietarios alquilar sus apartamentos) para convertirse en un amén "ilegal" y, por tanto, con base Ley 194 de penal, a reserva de las redadas, arrestos, prisión de hasta seis meses en Cie (campo de prisioneros para los inmigrantes) y la deportación. Pero volvamos a los "puntos" que en Italia son reales "," vida-puntos, como en los juegos de rol y juegos de video. Alguien explicar la base de los criterios que el migrante puede ser castigado en grado importante (la expulsión conducirá a un país que ya ha huido, sobre todo debido a una emergencia humanitaria, a la vez, su familia se quedo solo en Italia, expuestos a ningún peligro) de acuerdo a un reglamento no debe tener valor jurídico? Para castigar los pecados ya existen leyes estatales y los tribunales: quitar más "puntos de su vida" se convierte en una condena, cuando la naturaleza escapa el sentido común, una condena sin derecho a la defensa y sin juez. Además, puso en manos de los profesores de idiomas (tal vez la Liga del Norte), los guardias de tráfico, la policía y quién sabe quién más la suerte de los hombres, mujeres y niños es una grave violación de la Constitución y la Carta de Derechos Fundamentales. Pero hay algo que debe repetirse y puso de relieve una y mil veces: ¿Quién es castigado para encontrar puntos de cero, es expulsado y la medida también afecta a los niños (que se quedan sin apoyo o se ven obligados a regresar a países donde hay una crisis), el esposa (o esposo), personas a las que las obras exóticas (pensar en un cuidador). Cuando las esposas y los niños siguen siendo sólo en Italia, permanecen en la prostitución o la esclavitud para sobrevivir. En este sentido, los casos de mujeres obligadas a "beneficios especiales" a cambio de préstamos (o una casa con un contrato de alquiler regular) son ahora la regla, ya que el permiso se ha convertido en vital. Legislación y medidas en materia de inmigración en Italia es una locura. Manténgase en los puntos es la última invención de un poder sádico e imprudente xenófobas en sus directrices dictadas por el odio racial pura y eliminar, antes de que alguien de manera irresponsable, tener un modelo fuera de Italia. La ley de inmigración 194, a su vez está teniendo efectos devastadores, la gente lungosoggiornanti-protegido por una directiva europea contra la discriminación - están encarcelados en terribles Cie y deportados si pierden su permiso de residencia, incluso después de veinte años viviendo aquí ( éxito). Claro, un día Italia se avergonzará de lo que ocurre ahora, pero el tiempo se avergonzaría y hacer algo ahora, con, para crear leyes justas y el respeto de la dignidad y la vida de toda la riqueza de la experiencia a disposición de los especialistas en el ámbito de los Derechos Humanos, los estudiosos de la inmigración, el racismo y la persecución de los fenómenos, y los trabajadores humanitarios.

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Triboniano, i Rom, le Ong e gli operatori umanitari in presidio davanti a Palazzo Marino

 

Milano, 19 maggio 2010. Domani, giovedì 20 maggio, a partire dalle 18 si terrà un presidio pacifico davanti a Palazzo Marino, in piazza della Scala. La manifestazione è stata promossa dalla comunità Rom di via Triboniano, per protestare contro i continui sfratti che mettono sulla strada famiglie indigenti e contro il progetto dello smantellamento del campo, programmato a partire dal 30 giugno, senza alternative abitative e inclusive sufficienti all'emergenza umanitaria. Organizzazioni per i Diritti Umani e centri antirazzisti sosterranno il presidio. "E' il primo passo per la difesa del nostro diritto all'esistenza e alla dignità," affermano senza esitazioni i rappresentanti delle comunità Rom riunitesi in assemblea domenica scorsa. Il Gruppo EveryOne, che ha scritto una lettera al vicesindaco e alla Casa della Carità, chiedendo l'interruzione degli sfratti e l'avvio di politiche in linea con la Carta dei diritti fondamentali della persona nell'Ue, sarà presente al presidio. "Negli ultimi anni il Comune di Milano ha perso una grande opportunità civile," spiegano i leader dell'organizzazione Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "perché ha avuto a disposizione tanti milioni di euro, ma ha investito tutto quel denaro in una forsennata caccia all'uomo, attuando sgomberi irresponsabili in estate e in inverno, mettendo sulla strada bambini, donne e malati. Ha murato case abbandonate, acquistato centinaia di telecamere di sorveglianza, distolto la polizia municipale dai suoi compiti utili alla collettività per trasformarla in una milizia etnica. La Commissione europea e l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani hanno condannato tali procedure, contro cui sono state aperte procedure di infrazione. Ora tocca al Triboniano, un campo che sta per essere sacrificato alla realtà dell'Expo, attorno a cui gravita ogni genere di malapolitica e malaffare". Vi è una certa preoccupazione, da parte delle istituzioni locali, dopo i moti di protesta verificatisi al Triboniano giovedì 13, quando alcuni rappresentanti della comunità di via Triboniano hanno eretto barricate, dato fuoco a copertoni e a un'auto, messo alcune bombole in mezzo alla strada. L'Assemblea di via Triboniano e gli Antirazzisti Milanesi assicurano che il presidio si svolgerà in modo pacifico: "La manifestazione si prefigge esclusivamente lo scopo di consegnare e rendere pubblica all'amministrazione comunale una proposta di soluzione della vicenda che rappresenta la volontà di tutti gli abitanti del campo. Le famiglie si rendono infatti disponibili a lasciare l'insediamento purché vengano salvaguardati i loro diritti fondamentali: un'abitazione degna e sostenibile per i 100 nuclei familiari; la garanzia di continuità scolastica per tutti i bambini; la fine di ogni gestione esterna degli interessi e dei diritti della comunità". La Croce Rossa Italiana e la Croce Rossa Romena visiteranno il campo nei prossimi giorni con una delegazione, per verificare le condizioni di salute degli insediati, per accertare che le famiglie verranno risistemate in alloggi adeguati e che siano previsti dopo il trasferimento programmi di inclusione, come prevedono gli accordi internazionali. "Al Triboniano rischia di verificarsi una spaventosa tragedia umanitaria," comunica l'ufficio stampa della sezione Diritti Umani del Circolo "Generazione Italia" di Milano, "ed è importate evitarla. Dopo le proteste di giovedì, si è parlato dei Rom come di facinorosi e violenti. Chi conosce la situazione del campo, però, si rende conto che per i 700 esseri umani lì residenti non esistono più diritti né opportunità di vita. Quando un gruppo sociale viene perseguitato, è sancito il suo diritto alla ribellione: lo afferma la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Domani, però, la protesta si svolgerà in modo tranquillo, anche perché è auspicabile da parte delle autorità cittadine iniziare finalmente ad ascoltare i Rom del Triboniano, evitando di delegare le loro scelte e il loro destino ad associazioni che non hanno motivo di rappresentarli".

 

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Triboniano, Roma, las ONG y los cooperantes en la guarnición frente al Palazzo Marino

Milán, 19 de mayo de 2010. Mañana, jueves, 20 de mayo del 18, habrá una guarnición pacífica frente al Palazzo Marino en la Piazza della Scala. El evento fue patrocinado por la comunidad gitana de la calle para protestar por Triboniano contra los desalojos continúan poniendo a las familias pobres en el camino y contra el desmantelamiento del campamento previsto, que se celebrará del 30 de junio, sin un alojamiento alternativo adecuado e incluyente humanitaria de emergencia . Organizaciones de derechos humanos y los centros contra el racismo apoyará la guarnición. "Es 's el primer paso en la defensa de nuestro derecho a la existencia y dignidad", dice sin dudarlo representantes de las comunidades romaníes se reunieron en la reunión el domingo pasado. EveryOne Group, quien escribió una carta al teniente de alcalde y la Casa de la Caridad, tratando de detener los desalojos y el inicio de políticas en consonancia con la Carta de Derechos Fundamentales de la UE estará en la guarnición. "En los últimos años el Ayuntamiento de Milán ha perdido una gran oportunidad de calendario", explica el líder de Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau, "porque él tenía acceso a muchos millones de euros, pero ha invertido todo ese dinero en un persecución frenética, llevar a cabo desalojos irresponsable en verano como en invierno, la puesta en niños de la calle, las mujeres y los enfermos. Abandonó casas amuralladas, compró cientos de cámaras de vigilancia, policía municipal desviado de su misión de contribuir a la sociedad para que sea un las milicias étnicas. La Comisión Europea y al Alto Comisionado para los Derechos Humanos han condenado estos procedimientos, contra la cual se inició un procedimiento de infracción. Triboniano ahora a un campo a punto de ser sacrificado a la realidad de la Expo en torno donde la gravedad y todo tipo de fechorías malapolitica ". Existe cierta preocupación por las instituciones locales, a raíz de los movimientos de protesta se produjo a Triboniano jueves 13, cuando los representantes de la comunidad a través de Triboniano han levantado barricadas, quemaron neumáticos y automóviles, poner un poco de botellas en el centro de por carretera. La Asamblea de calles y Triboniano Milanesi Antirazzisti asegurarse de que la guarnición se llevará a cabo con toda tranquilidad: "El evento tiene como objetivo entregar y sólo tiene por objeto publicar una propuesta de solución a la administración municipal de la historia que representa la voluntad de todos habitantes del campo. ponerla a disposición de las familias a abandonar el acuerdo preveía que salvaguarden sus derechos fundamentales y la vivienda decente y sostenible para 100 familias, garantizando la continuidad de la educación para todos los niños; al final de cada gestión intereses externos y los derechos de la comunidad ". La Cruz Roja Italiana y la Cruz Roja de Rumania visitó el campo en los próximos días con una delegación para verificar el estado de salud de los asentamientos, para asegurar que las familias se actualizará a una vivienda adecuada y está previsto después de la transferencia de los programas de inclusión, como facilitar los acuerdos internacionales. "En Triboniano probabilidades de ser una terrible tragedia humana", dice la oficina de prensa de la Sección de Derechos Humanos de la Italia Círculo Generación "en Milán," y es importante para evitarlo. Después de las protestas el jueves, habló sobre la Roma como problemáticos y violento. Los que conocen la situación sobre el terreno, sin embargo, observa que, por los 700 personas que viven allí no más derechos y oportunidades en la vida. Cuando un grupo social es perseguida, se consagra el derecho a la rebelión: dice Declaración Universal de los Derechos Humanos. Mañana, sin embargo, la protesta se llevará a cabo en un ambiente tranquilo, porque es deseable por las autoridades de la ciudad, finalmente empezar a escuchar la Triboniano Roma, evitando delegar sus elecciones y su destino no a las asociaciones tienen razones para que los represente. "

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I Rom di fronte alle forze dell'ordine: un caso del 2005 è l'emblema di mille abusi

 

Padova, 8 maggio 2010. In questi giorni è circolata, diffusa da attivisti e siti antirazzisti del Veneto, una notizia risalente al dicembre del 2005. Chi l'ha divulgata, purtroppo, era convinto che si trattasse di un fatto accaduto di recente. Noi stessi siamo caduti nell'equivoco e a nostra volta abbiamo diramato un comunicato stampa, riportando la notizia e le nostre considerazioni, salvo rettificarle quasi subito grazie alla segnalazione di un'amica. Premesso questo, riteniamo tuttavia importante rinfrescare la memoria agli utenti del nostro sito riguardo agli episodi più gravi di razzismo che colpiscono i Rom nel nostro Paese. Ecco qui di seguito il caso, avvenuto a Padova nel 2005.

 

Grazie a una studentessa di Venezia, incapace di accettare in silenzio l'ondata di intolleranza che percorre la sua città e tutto il Nord Italia, è stata documentata fotograficamente una gravissima violazione dei Diritti Umani nei confronti di due giovani donne di etnia Rom. La testimonianza, con i documenti fotografici, è pervenuta alla redazione di Radio Sherwood nel pomeriggio del 29 aprile (l'anno è il 2005, ndr).

La studentessa ha raccontato alla radio che una pattuglia di Carabinieri avrebbe fermato alcuni Rom sospettati di avere con sé della cocaina, tra cui due giovani donne, accusate di averne alcuni ovuli nel ventre. Le ragazze fermate sarebbero state denudate in mezzo alla strada, sotto gli occhi di passanti (tra cui una giornalista, subito allontanata dalla forza pubblica), e ispezionate, anche nelle parti intime, dalle mani di tre militari, due dei quali in borghese.

A testimonianza delle sue parole, la studentessa ha spedito a Radio Sherwood (  http://www.meltingpot.org/IMG/mp3/290405_testimonianza.mp3  ) delle foto, scattate con il telefono cellulare, e pubblicate anche on line, dove chiaramente si può vedere una delle ragazze seminuda in strada e un'altra ammanettata sul pavimento, maltrattata e tenuta ferma dallo stivale di un Carabiniere in divisa.

Il Gruppo EveryOne, organizzazione per i Diritti Umani, ha inserito la cronaca dell'episodio e la documentazione che attesta la sua brutale realtà in un dossier relativo alla condizione dei Rom in Italia, dossier destinato all'attenzione del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navanethem Pillay, del Comitato Contro la Tortura del Consiglio d'Europa, dei membri della Commissione Libertà Civili al Parlamento europeo e delle ong internazionali che si occupano di Diritti Umani. 

"Ciò che è accaduto a Padova, come testimoniano le foto scattate da una testimone -  che ricordano quelle scattate alla liquidazione del Ghetto di Varsavia, dove si vedono  ebrei sottomessi, denudati e umiliati dagli aguzzini -, è quanto di più grave e riprovevole possa avvenire in un Paese che si definisce democratico" scrivono nel dossier i co-presidenti di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. "Denudare con la forza delle giovani donne in pubblico e all'aperto e palpeggiarle è un'azione spregevole e altamente lesiva della libertà e della dignità personale, nonché" continuano gli attivisti, "un abuso di potere perpetrato dalle Forze dell'Ordine che non può essere tollerato e passare inosservato.

A maggior ragione, le giovani donne di etnia Rom pongono il pudore del proprio corpo quale fondamento della propria dignità e onestà" spiega EveryOne. "L'azione compiuta dai Carabinieri rappresenta per loro il più violento degli stupri, una vergogna difficilmente superabile. Per i loro giovani mariti, è la più insopportabile delle umiliazioni. Purtroppo alla violenza perpetrata dai militari" proseguono Malini, Pegoraro e Picciau, "è seguito un nuovo incredibile abuso giudiziario e la ragazza ripresa nelle foto, esile, spaventata, umiliata e nuda, è stata successivamente condannata dal magistrato a sei mesi di detenzione, per resistenza a pubblico ufficiale (  http://www.meltingpot..org/articolo5427.html  ). Il giudice, prima di emanare il verdetto, aveva preso visione delle foto e ascoltato le parole della testimone. Nessun provvedimento è mai stato preso nei confronti dei Carabinieri coinvolti nell'operazione e ritratti nelle foto né sono state formulate ipotesi di reato contro di loro. Ricordiamo che a Padova, come in altre città venete e del Nord Italia," concludono i co-presidenti dell'organizzazione, "esiste una vera e propria psicosi nei confronti dei Rom, come dimostrano i molti episodi di intolleranza, l'allarme-rapimento sollevato lo scorso dicembre 2009 dalla presenza all'Ikea di una coppia Rom con un figlio biondo o la recente opera di recinzione del campo Rom nel quartiere Mortise-Torre, voluta dal sindaco di sinistra Zanonato. La nostra organizzazione ha ricevuto numerose segnalazioni, negli ultimi anni, di fatti simili a quelli che hanno colpito le due giovani Rom, da Milano a Roma, da Monza a Pesaro. Abusi che non vengono mai perseguiti, come dimostrano i fatti di Padova, dove è stato inutile - di fronte al giudice - il coraggio di una studentessa che ha documentato inequivocabilmente la loro evidenza".

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Los gitanos frente a la policía: un caso de 2005 es emblemático de un millar de abusos

Padua, 08 de mayo 2010. En estos días se distribuye, distribuido por los activistas y los sitios anti-racistas, en el Veneto, una historia que se remonta a diciembre de 2005. ¿Quién reveló, por desgracia, estaba convencido de que era un hecho ocurrido recientemente. Nos han caído nell'equivoco y nuestro tiempo que emitió un comunicado de prensa de presentación de informes de las noticias y nuestros pensamientos, con excepción de ajustar casi de inmediato gracias a la denuncia de un amigo. Dicho esto, sin embargo, importante para refrescar la memoria sobre los usuarios de nuestro sitio los incidentes más graves de racismo que afectan a la población romaní en nuestro país. Este es el caso, que tuvo lugar en Padua en 2005.

Gracias a un estudiante de Venecia, no puede aceptar en silencio la ola de intolerancia que se ejecuta a través de su ciudad y todo el norte de Italia, se ha documentado fotográficamente una grave violación de los Derechos Humanos en contra de dos mujeres jóvenes de etnia romaní Testimonio , con fotografías, fue recibido por el personal editorial de Radio Sherwood en la tarde del 29 de abril (el año es 2005, ed.)
La estudiante dijo a la radio que un grupo de carabineros se había detenido unos gitanos sospechosos de cocaína con él, incluyendo a dos mujeres jóvenes acusados de haber unos pocos huevos en el vientre. Las chicas estaban paradas al descubierto en la calle, bajo la mirada de los transeúntes (entre ellos un periodista, inmediatamente removido del poder público), y su control, incluso en las partes íntimas, de las manos de tres soldados, dos de ellos vestidos de civil.
Como prueba de sus palabras, el estudiante envió a Radio Sherwood (http://www.meltingpot.org/IMG/mp3/290405_testimonianza.mp3) de las fotos, tomadas con el teléfono, y también publicado en Internet, ya que resulta claramente puede ver una mitad niñas desnudas en la calle y otro en el suelo esposados, maltratados y en su lugar por la bota de un policía de uniforme.
EveryOne Group, Organización para los Derechos Humanos, ha entrado en el registro del episodio y la documentación que certifique su realidad brutal, un dossier sobre la difícil situación de los romaníes en Italia, los archivos para la atención de la Comisión Europea José Manuel Barroso , el Alto Comisionado para los Derechos Humanos Navanethem Pillay, el Comité contra la Tortura del Consejo de Europa, los miembros de la Comisión de Libertades del Parlamento Europeo civil y las ONG internacionales que se ocupan de los derechos humanos.
"Lo que pasó en Padua, como lo demuestran las fotos tomadas por un testigo - que recuerdan a las adoptadas para la liquidación del gueto de Varsovia, donde se ven sometidos Judios, desnudado y humillado por los guardias de prisiones - es la más grave y censurable que puede suceder en un país que se autodenomina democrático ", escriben en el archivo de co-presidentes de EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau. "La desnudez con el poder de las mujeres jóvenes a tientas en la acción pública y al aire libre es despreciable y muy perjudicial para la libertad y la dignidad personal, y" seguir a los activistas, "un abuso de poder cometidos por las fuerzas policiales que se puede tolerar y pasa desapercibido.
Con mayor razón, las mujeres jóvenes de etnia romaní aumentar la modestia de su propio cuerpo como fundamento de su dignidad y honestidad ", dijo a todos". Las medidas adoptadas por la Policía para ellos es el más violento de violaciones, una vergüenza difícil de superar. Para sus esposos jóvenes, es la humillación más insoportable. Por desgracia, la violencia perpetrada por los militares ", continúa Malini, Pegoraro y Picciau", seguido de un nuevo abuso judicial increíble y la chica de las fotos tomadas, débil, asustado, humillado y desnudo, fue más tarde condenado por el juez a seis meses de prisión para resistencia a un funcionario público (http://www.meltingpot..org/articolo5427.html). El juez, antes de emitir el veredicto, se miró las fotos y escucha las palabras del testigo. Ninguna acción nunca se ha tomado en contra de la Policía involucrados en los retratos y las fotos no se han hecho de un delito contra ellos. Recordemos que en Padua, como en otras ciudades de Veneto y el norte de Italia ", concluyó el co-presidentes de la organización," no hay una verdadera psicosis de los romaníes, como se ha demostrado por varios episodios de intolerancia, de principios del secuestro planteó en diciembre de 2009 por la presencia de un par en Ikea Rom con un niño rubio o el reciente trabajo de cercar el campamento de gitanos en el barrio de embutir-Tower, construido por el alcalde dejó Zanon. Nuestra organización ha recibido numerosos informes en los últimos años, hechos como los que afectaron a la población romaní dos jóvenes, de Milán a Roma, de Monza a Pesaro. Abuso de que nunca sean enjuiciados, como los hechos de Padua, donde fue inútil - por delante del juez - el valor de un estudiante que ha documentado claramente sus declaraciones. "


Florence, a city against the Roma people

EveryOne Group and other NGOs are reporting the discriminatory policies to the European Commission, European Council and the United Nations Human Rights Council.

 

Florence, May 3, 2010.

 

This morning in Florence, Police Headquarters and the local authorities decided to step up the measures against the Roma people as part of a security plan created after two murders took place in the city during criminal activities. Despite Roma citizens being extraneous to these two episodes, the authorities have singled them out as the prime subjects for their repressive measures, which include camp clearances with no offer of alternative housing. “The Roma families who live in unauthorized camps in the Florence area are a marginalized majority, whose protection should be guaranteed by European law. They have a right to social assistance programmes, insertion in the world of labour, schooling and access to subsidized housing, as requested over and over again by our own association and other NGOs”, say Roberto Malini, Matteo Pegoraro and Dario Picciau, co-presidents of EveryOne Group who are in contact with the heads of these communities. “We are talking about people living in conditions of extreme hardship who are in Italy in search of work, and who do not pose a threat to public safety. On the contrary, they are subjected to social exclusion and constant threats for racist and ethnic reasons. The City of Florence is in the grip of unjustified prejudice, and is clearly violating the  directives of the European Parliament and Council, 2004/38/CE concerning free movement within the EU and 2003/43CE on non-discrimination. The local authorities are violating the Resolutions of the European Parliament dated April 28, 2005 on the situation of the Roma people within the European Union; the resolution dated  June 1, 2006 on the situation of the Roma women in the EU; November 15, 2007 concerning the application of directive 2004/38/CE; January 31, 2008 on a European strategy for the Roma people; July 10, 2008 on the ethnic profiling in Italy; March 11, 2009 on the social situation of the Roma people in the EU; and March 25, 2010 concerning the Second European Summit on Roma inclusion. We are talking about serious violations that may well lead to Florence and Italy facing heavy penalties and sanctions on an international level, as well as placing them in a position that will arouse indignation and criticism from civilized countries.

The decisions taken on May 1st by the Florentine authorities have forced us to notify the European Commission, the European Council and the Council for Human Rights as to what is happening in Florence in the hope that they will take action against Italy for its violations of human rights.

 

“This press release”, continue the activists, “has been censored by all the Italian newspapers and TV channels: by those of the Right, because the Roma people are being targeted by the ethnic policies of the majority; and those of the Left, because Florence is a city administered by the Democratic Party and its allies. The fact that the Italian media has decided not to stop informing people of the abuses committed against the Roma and “illegal” immigrants poses a threat to the future of our democracy and freedom of expression. There is no mention in the media of the ethnic purges taking place, or the warnings given to Italy by the UN High Commissioner for Human Rights, the European Council and  humanitarian organizations because of its ethnic policies”.

 

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Florencia, una ciudad contra el pueblo gitano
EveryOne Group y otras organizaciones no gubernamentales informan de las políticas discriminatorias a la Comisión Europea, Consejo Europeo y las Naciones Unidas Consejo de Derechos Humanos.

Florencia, 03 de mayo 2010.

Esta mañana, en Florencia, la Jefatura de Policía y las autoridades decidieron intensificar las medidas contra la población romaní como parte de un plan de seguridad creadas después de dos asesinatos en la ciudad tuvo lugar durante las actividades delictivas. Ciudadanos Despi Ser extraños a Roma Estos dos episodios, las autoridades han señalado como ellos los primeros temas de medidas represivas Su, que incluye espacios libres campamento con ninguna oferta de otra vivienda. "Las familias no autorizadas romaníes que viven en campamentos en la zona de Florencia están marginados en la mayoría, debe estar garantizada por la protección de quién la legislación europea. Tienen derecho a la Asistencia Social los programas, la inserción en el mundo del trabajo, la escolaridad y el acceso a viviendas de protección oficial, una y otra vez a lo solicitado por nuestro propio Asociación y otras organizaciones no gubernamentales ", dice Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau, co- presidentes de grupo Todos que están en contacto con los jefes de estas comunidades. "Estamos hablando de personas que viven en condiciones de extrema dificultad que se encuentran en Italia en busca de trabajo, y que no suponen una amenaza para la seguridad pública. Por el contrario, son objeto de constantes amenazas y la exclusión social por razones étnicas y racistas. La ciudad de Florencia está en las garras de los prejuicios injustificados, y es evidente violación de las Directivas del Parlamento Europeo y 2004/38/CE del Consejo relativo a la libre circulación en la UE y 2003/43CE sobre la no discriminación. Las autoridades locales están violando las resoluciones del Parlamento Europeo de 28 de abril de 2005, sobre la situación del pueblo romaní en la Unión Europea, la resolución de fecha 01 de junio 2006 sobre la situación de las mujeres romaníes en la UE, 15 de noviembre 2007 En cuanto a la aplicación de la Directiva 2004/38/CE, 31 de enero de 2008, sobre una estrategia europea para el pueblo gitano; 10 de julio 2008 en la caracterización mediante perfiles étnicos en los Estados Unidos, 11 de marzo de 2009, sobre la situación social del pueblo romaní en la UE y 25 de marzo 2010 respecto a la Cumbre Europea sobre la Segunda Inclusión de los Gitanos. Estamos hablando de graves y Violaciónes eso puede llevar a Florencia e Italia se enfrentan severas penas y sanciones a nivel internacional, así como en condiciones de colocar a los que se Arous indignación y críticas de los países civilizados.
Las decisiones adoptadas el 01 de mayo por las autoridades florentinas nos han obligado a notificar a la Comisión Europea, el Consejo Europeo y el Consejo de Derechos Humanos en cuanto a lo que está sucediendo en Florencia, en la esperanza de que tomará medidas contra Italia por Violaciónes ITS de Derechos Humanos los derechos.

"Este comunicado de prensa, los activistas continuaron," ha sido censurado por todos los periódicos italianos y los canales de TV: por los de la derecha, porque el pueblo romaní son el blanco de la mayoría de las políticas étnicas y los de la izquierda, Debido a que Florencia es una ciudad administrada por el Partido Demócrata y sus aliados. El hecho de que los medios de comunicación italianos no ha decidido dejar de abusos cometidos Informar a los ciudadanos de la discriminación contra los romaníes y los "inmigrantes ilegales" supone una amenaza para el futuro de nuestra democracia y la libertad de expresión. No se menciona en el medio de la depuración étnica tenga lugar o en las advertencias dadas a Italia por el Alto Comisionado para los Derechos Humanos, el Consejo Europeo y las organizaciones humanitarias SU Debido a las políticas étnicas.

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Roma, 4 maggio 2010

 

Chiediamo alla Svezia di dare asilo ai giovani somali Mohammed e Issah

 

Il Gruppo EveryOne presenta un appello urgente alle Istituzioni del Paese scandinavo, affinché accolgano i due giovani rifugiati. Nel loro Paese di origine andrebbero incontro a una tragedia umanitaria, mentre in Italia, dove sono approdati in un primo momento, si troverebbero in pericolo di grave emarginazione razziale e persecuzione etnica

 

Illustrissimo Ministro dell'Immigrazione Tobias Billström

 

e per conoscenza a:

 

Sua Maestà Re Carl Gustaf Folke Hubertus di Svezia,

 

Alto Commissario Onu per i Rifugiati,

 

Alto Commissario Onu per i Diritti Umani,

 

membri del Parlamento svedese,

 

membri del Parlamento europeo,

 

Commissione europea,

 

Consiglio dell'Unione europea,

 

Organizzazioni per i Diritti Umani,

 

Media internazionali.

 

Vi trasmettiamo un accorato appello affinché la Svezia, una dei Paesi dell'Unione europea in cui i Diritti Umani vengono rispettati con maggiore civiltà, conceda accoglienza e protezione umanitaria ai giovani somali Mohammed e Issah, di 16 e 17 anni. La situazione dei Diritti Umani in Somalia è tragica*, mentre rimandarli in Italia significherebbe esporli al rischio di detenzione all'interno di un Cie (i Cie sono carceri-lager riservati agli stranieri indesiderati**), di espulsione (l'Italia è notoriamente un Paese che viola senza scrupoli le convenzioni internazionali sui Rifugiati e i Richiedenti Asilo) o - nel migliore dei casi - di segregazione razziale. Non è raro, in Italia, che minori e aventi diritto all'asilo vengano internati nei Cie e poi deportati; nel caso dei due ragazzini somali, si tratta di giovani vicini alla maggiore età e dunque doppiamente a rischio. Anche a coloro cui invece viene riconosciuto il diritto d'Asilo sono riservate condizioni di vita inumane e degradanti, senza alcuna assistenza, senza programmi di ospitalità e integrazione, con pericolosa esposizione ad aggressioni razziste sia da parte di gruppi di razzisti che di uomini in divisa. Valga su tutti l'esempio del famoso artista africano René Bokoul***, rifugiatosi in Italia a causa dei conflitti in Congo, il quale, pur avendo ottenuto l'asilo a Torino, vive come un mendicante, senza un alloggio, senza assistenza, senza alcun inserimento in programmi di inclusione sociale, costantemente oggetto di discriminazione. I giovani Mohammed e Issah, sono profughi dalla Somalia che hanno incontrato ostilità e razzismo anche in Italia, dove sono approdati in un primo momento. Fuggiti a Malmö, in Svezia, hanno finalmente incontrato condizioni di accoglienza civili. Quindi hanno dimostrato di voler studiare e poi rendersi utili alla collettività. In Italia - lo scriviamo a malincuore, perché sogniamo di vedere un giorno il nostro Paese abbandonare la cultura xenofoba e tornare al rispetto dei Diritti Umani - li aspetterebbe un futuro tragico, senza alcuna prospettiva, mentre nel vostro Paese il loro piccolo sogno di vivere "come tutti gli altri cittadini" potrebbe diventare una realtà. Ringraziandovi dell'attenzione, attendiamo fiduciosi le vostre decisioni riguardo ai due ragazzi Somali. 

 

Per il Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson

Roma, 04 de mayo 2010

Le pedimos a Suecia a dar refugio a jóvenes somalíes y Mohammed Issah

EveryOne Group tiene un llamamiento urgente a las instituciones del país escandinavo, a aceptar los dos jóvenes refugiados. En su país de origen se enfrentarían a una tragedia humanitaria, mientras que en Italia, donde aterrizó en un principio, estaría en grave peligro de la exclusión racial y étnica persecución

Tobias Billström Ilustre ministro de Inmigración,

y el conocimiento:

Su Majestad el Rey Carl Gustaf Folke Hubertus Suecia

Alto Comisionado para los Refugiados,

Alto Comisionado para los Derechos Humanos,

Los miembros del Parlamento Sueco,

Los miembros del Parlamento,

Comisión Europea

Consejo de la UE

Organizaciones para los Derechos Humanos,

Los medios internacionales.

Enviamos un sentido llamamiento a Suecia, uno de los países de la UE donde los derechos humanos se respetan más la civilización, la hospitalidad y conceder la protección humanitaria a los jóvenes somalíes y Issah Mohammed, de 16 y 17 años. La situación de los derechos humanos en Somalia * trágica y enviarlos de vuelta en Italia los pondría en riesgo de detención en un Cie (i Cie prisión-campamento para extranjeros lado **), la expulsión (Italia es notoriamente un país que viola los convenios internacionales sin escrúpulos sobre los refugiados y solicitantes de asilo) o - en el mejor - de la segregación racial. No es poco común en Italia, que califica de asilo y los niños son internados en campos de refugiados y deportados en el caso de dos niños de Somalia, que está cerca de la edad joven y por lo tanto doblemente en riesgo. Incluso para aquellos cuya mano tiene derecho a asilo son reservados inhumanos y degradantes condiciones de vida sin asistencia, sin programas de hospitalidad y la integración con una exposición peligrosa a los ataques racistas por parte de ambos grupos de racistas que los hombres de uniforme . Vale la pena todo el ejemplo de la famosa artista africano René Bokoul ***, huyó a Italia debido a los conflictos en el Congo, que, a pesar de haber concedido asilo en Turín, vive como un mendigo, sin vivienda, sin ayuda, sin la inclusión en los programas de inclusión social, sometida constantemente a la discriminación. Joven Mohammed Issah, son refugiados de Somalia, que han enfrentado hostilidad y el racismo en Italia, donde aterrizó en un principio. Huyeron en Malmo, Suecia, finalmente han cumplido las condiciones de recepción civil. Por tanto, han demostrado su voluntad de estudiar y después hacerse útiles a la sociedad. En Italia - se escribe de mala gana, porque los sueños de ver un día a nuestro país a abandonar la cultura xenófoba y restablecer el respeto de los derechos humanos - que esperan una tragedia futuro, sin ninguna perspectiva, en su país, mientras que su pequeño sueño de vivir " todos los demás ciudadanos "podría convertirse en una realidad. Agradeciendo a usted, esperamos que sus decisiones respecto a los dos niños de Somalia.

Para el grupo Everyone, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson


25 aprile, ricordo di un partigiano

 

di Roberto Malini

 

Milano, 24 aprile 2010. Mio padre si chiamava Severino ed era un uomo libero. Durante la sua vita troppo breve - è morto nel 1972, per una malattia, a soli 51 anni - effettuò scelte spesso dolorose, compiendo sacrifici e rinunce, per mantenere quello che riteneva il bene supremo: la libertà. Libertà che era stata il leit motiv della sua infanzia, quando attraversava a piedi nudi, correndo veloce come il vento, le campagne di Montalto, frazioncina di Nogara (Verona) in cui era nato e che ospitava poche decine di contadini. "Andavamo a pesca, a nidi o a scoprire il mondo," raccontava a noi figli, nati in mezzo all'asfalto di Milano, con nostalgia di quei giorni, mentre i suoi occhi brillavano ancora di quel puro e selvatico entusiasmo di bambino. Ventenne, durante l'occupazione nazifascista, fu partigiano, in una banda di giovani eroi che si battevano, correndo ben altri rischi che una sbucciatura a un ginocchio o la caduta da un ciliegio, ancora per la libertà. Verona era la base del nazifascismo in Italia e opporsi ad esso significava affrontare quotidianamente la morte. "Eravamo ragazzini sfrontati," ricordava quando parlava con noi dei suoi anni giovanili, "ma avevamo una vera allergia per i tedeschi e i fascisti. Alcuni di noi avevano il compito di raccogliere informazioni sui loro movimenti militari, altri di attuare operazioni di sabotaggio, per rallentarli e renderli meno efficienti. Evitavamo di colpire le persone, perché per ogni tedesco o fascista che perdeva la vita durante un'azione partigiana, venivano fucilati dieci italiani sospettati di aiutare la Resistenza". Un giorno mio padre e alcuni suoi giovani compagni vennero catturati dai fascisti. Ci raccontò l'episodio così: "I partigiani non erano sempre organizzati, sotto l'aspetto militare. Più che missioni, le nostre erano scorribande, per far sentire i fascisti e i nazisti sotto pressione. Danneggiare un ponte o sabotare un mezzo di trasporto poteva rallentarli e farli sentire meno sicuri. Un giorno io e gli altri ragazzi fummo ingenui e cademmo nelle mani dei fascisti. Ci sorpresero allo scoperto e decisero di fucilarci. Ci portarono sulla sponda di un torrente, presero la mira con i fucili... puntate... ma prima che potessero premere il grilletto, ci eravamo già tuffati in acqua e via, come nel romanzo 'Addio alle armi' di Hemingway! Ci salvammo nuotando con tutte le nostre forze, mentre sentivamo gli spari alle nostre spalle".

 

Qui di seguito, un articolo di Giovanna Giannini sulla Resistenza nel Veronese (  http://www.cronologia.it/storia/a1943nn.htm  ).

 

La resistenza a Verona

 

di Giovanna Giannini 

Verona fu sicuramente la sede del nazifascismo in Italia, eppure proprio in queste zone prese piede la missione militare RYE, che aveva il compito di raccogliere informazioni sui movimenti delle forze tedesche e fasciste e di coordinare gli aiuti alle forze partigiane sulle montagne. 
Immediatamente dopo il 25 luglio 1943 i carri armati tedeschi avevano cominciato la loro discesa dal Brennero e nel giro di poco entrarono a Verona. Che la città fosse ormai in mano nazista lo dimostravano i sempre più numerosi cartelli scritti non più in italiano ma in tedesco. Anche i migliori alberghi cittadini erano stati invasi dal nemico, era proprio in questi luoghi sfarzosi che spesso venivano pronunciate superficialmente sentenze di morte e si viveva senza nessun tipo di restrizione, come se la guerra non esistesse.

Ma nonostante un'apparente tranquillità, Verona era ormai una città svuotata. Chi poteva andava via perché conscio dei pericoli e delle precarie condizioni di vita che si celavano dietro quei silenzi. Non c'erano infatti più autobus per mancanza di pneumatici e lubrificanti. I tram erano guidati dalle donne e difficilmente riuscivano a compiere un intero percorso perché non c'era sufficiente energia elettrica. Il mercato di Piazza delle Erbe aveva ben poco da vendere. Le caserme erano piene di anziani richiamati incredibilmente alle armi, ma la notte si svuotavano perché si pernottava nelle proprie case. Chi poteva la sera si ritrovava ai tavolini dei caffè dov'era ormai di routine veder passare le ronde dell'esercito a cui, dopo la caduta di Mussolini, toccava il compito di mantenere l'ordine pubblico. Ma i tedeschi erano ormai padroni di tutto ed erano seriamente intenzionati a fissare qui la loro capitale. 

Anche i fascisti si rifecero vivi riaprendo le loro sedi e rispolverando i ritratti di Mussolini. Molte ville e palazzi furono requisiti ed era diventato molto difficile trovare generi alimentari, perché i viveri tesserati erano distribuiti in quantità irrisoria. Le campagne invece erano ricolme di provviste che però venivano vendute a prezzi elevatissimi. Un sacco di farina bianca costava quanto due mesi di stipendio. La popolazione era insofferente, gli scioperi nelle grandi fabbriche erano il sintomo più evidente di questo malumore. 

Posto di fronte al dilagare delle proteste, al rafforzamento del movimento partigiano, alle agitazioni operaie e alla lotta sotterranea della grande industria, Mussolini decise allora di puntare sulla carta della pacificazione e della concordia nazionale. Si illudeva di poter governare nuovamente l'Italia attraverso la creazione di un nuovo stato repubblicano e fascista. Fu così che il 14 novembre del 1943 si svolse a Verona il primo e unico congresso del Partito Fascista Repubblicano, che avrebbe dovuto dare una svolta operaia e socialista al paese.

Congresso di Verona

Si svolse dal 14 al 16 novembre del 1943 presso Castel Vecchio a Verona. Durante la seduta furono approvati i cosiddetti 18 punti, cioè il manifesto programmatico del nuovo Partito fascista repubblicano. La parola d'ordine dei congressisti era : odio per la monarchia e guerra totale alle plutocrazie occidentali e ai capitalisti italiani che ne erano complici. Si stabiliva inoltre la convocazione di un'assemblea costituente che avrebbe dovuto proclamare la nascita della Repubblica Sociale ed eleggerne il capo. Il nuovo Stato sarebbe stato una repubblica presidenziale elettiva ( con elezioni ogni 5 anni ) e garantista. A fondamento di esso era posto il lavoro. Era prevista infatti la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle aziende, e l'obbligo per tutti di iscriversi ai sindacati che dovevano confluire nella Confederazione generale del lavoro.

A Verona nel gennaio del 1944 si svolse anche il processo contro il genero del duce, Galeazzo Ciano, e i gerarchi che avevano approvato l'ordine del giorno Grandi provocando la caduta del regime. La sentenza fu di morte e coinvolse non solo Ciano ma anche Marinelli, De Bono, Gottardi, Pareschi. 

Verona quindi fortemente al centro non solo però delle manifestazioni e delle vendette fasciste, ma anche della Resistenza. 

Come abbiamo precedentemente detto in queste zone, nel novembre del 1943, prese corpo la missione RYE. Di questa missione facevano parte il tenente Carlo Perucci e due suoi collaboratori inviati tra le linee tedesche per raccogliere informazioni sui movimenti delle forze nemiche e su eventuali obiettivi militari da colpire. Si cercò però in ogni modo di evitare attentati alle persone, perché non avrebbero portato a nulla di nuovo sul piano militare, mentre avrebbero causato rappresaglie contro la popolazione civile. 

Si scelse Verona come sede della missione perché lo stesso Perucci era nativo della zona e con molti legami e conoscenze soprattutto con l'ambiente cattolico, essendo stato prima della guerra esponente di spicco dell'Azione Cattolica. Fu quindi facile per lui e i suoi collaboratori trovare solidi appoggi in diverse canoniche, dove vennero create vere e proprie basi informative. 

Fu proprio grazie ad un prete, Don Luigi Cavaliere, che la missione si svolse con successo. Era parroco di Tarmassia ed era membra attivo del Comitato di Liberazione Nazionale, alla fine del conflitto venne riconosciuto come uno dei più attivi partigiani della zona. Attraverso un cannocchiale posto sul campanile della sua chiesa, osservava i diversi campi d'aviazione della zona, la linea ferroviaria e le diverse strade interne. Con un radio trasmettitore comunicava i vari spostamenti alle forze alleate di liberazione e riceveva messaggi per missioni di sabotaggio. Nascose presso le famiglie del suo paese molti soldati inglesi, affrontò molti pericoli ma prima di accettare questi incarichi si fece dare da Perucci una rivoltella per difendersi. La canonica di Tarmassia divenne quindi la sede operativa della missione RYE. 

Settimanalmente si svolgevano nella canonica dei corsi di sabotaggio. Per evitare che il suo paese fosse bruciato, don Cavaliere si fece rilasciare dai tedeschi un lasciapassare, che gli venne rilasciato prontamente anche perché egli aveva svolto opera di collaborazione nel reclutamento di civili per lo sgombero della linea Legnago- Isola bombardata. Quel lasciapassare fu utilizzato per spostarsi con maggiore libertà e trasmettere le informazioni partigiane presso le parrocchie vicine. Venne arrestato verso la fine del 1944 dai nazifascisti insieme ad altri della missione RYE, ma fu rilasciato perché non si trovò nulla a suo carico. Riuscì a disarmare e a far mettere in isolamento presso delle scuole elementari un'intera compagnia di soldati della Wehrmacht fino all'arrivo delle forze di liberazione. 

Nonostante questi gesti di eroismo i pareri sulla missione RYE rimangano contrastanti. Alcuni studiosi ritengono che si agì spesso in funzione disgregante all'interno del movimento di liberazione, si trattò comunque di un valido contributo per la liberazione dell'Italia dal giogo nazifascista.

Bibliografia

 

Storia Illustrata Il Congresso di Verona n.5, Maggio 1988
Gianfranco Venè Coprifuoco Mondadori 1991
Silvio Bertoldi Salò BUR 2000
Arrigo Petacco La nostra guerra Mondadori 1995
Ray Moseley Ciano l'ombra di Mussolini Mondadori 2000

 

 

25 de abril, me acuerdo partidario

Roberto Malini

Milán, 24 de abril de 2010. Mi padre se llamaba Severino y era un hombre libre. Durante su vida demasiado corta - murió en 1972, para una enfermedad, sólo 51 años - a menudo a tomar decisiones difíciles, haciendo sacrificios y sacrificios para mantener lo que él pensaba que era el bien supremo: la libertad. Libertad que fue el leitmotiv de su infancia, cuando se cruzan con los pies descalzos, corriendo como el viento, las campañas de Montalto, pedanía de Nogara (Verona), donde nació y que albergaba una docena de agricultores. "Fuimos a pescar, nidos o descubrir el mundo", dijo a nosotros, los niños, nacido en Milán en medio de la pista, con la nostalgia de aquellos días, mientras sus ojos brillaban aún que el entusiasmo puro y salvaje de un niño. Años veinte, durante la ocupación nazi, era partidario de una banda de jóvenes héroes que lucharon, corriendo así otros riesgos que se rascó una rodilla o una caída de un árbol de cerezo, incluso por la libertad. Verona es la base del nazismo y el fascismo en Italia y de oponerse a que significaba enfrentarse a la muerte todos los días. "Estábamos desvergonzada niños pequeños", nos recordó cuando habló de sus años de juventud, "pero hemos tenido una verdadera alergia a los alemanes y los fascistas. Algunos de nosotros tuvimos la tarea de recoger información sobre sus movimientos militares, para aplicar en otras operaciones de sabotaje, por amortiguando su efecto y los hacen menos eficientes. golpear evitar que la gente, porque por cada alemán o fascista que perdieron la vida durante una acción partidista, diez italianos fueron fusilados bajo la sospecha de ayudar a la Resistencia. " Un día, mi padre y algunos de sus jóvenes compañeros fueron capturados por los fascistas. Nos contó la historia de esta manera: "Los partidarios no estaban organizados siempre bajo los militares. Más de misiones, nuestros ataques fueron, para escuchar a los fascistas y los nazis bajo presión. Dañar un puente o sabotear un medio de transporte podría amortiguando su efecto y hacer que se sientan menos seguros. Un día yo y los otros chicos que eran ingenuos y cayeron en manos de los fascistas. Sorprendimos al aire libre y decidió disparar. Nos llevaron a la orilla de un arroyo, apuntó con las apuestas de los fusiles ... ... pero antes de poder apretar el gatillo, ya habíamos sumergido en el agua y así, como en la novela 'Adiós a las Armas Hemingway! Nos salvó nadando con todas nuestras fuerzas, y al escuchar los disparos detrás de nosotros. "

A continuación, un artículo de Joan Giannini sobre la resistencia de Veronese (http://www.cronologia.it/storia/a1943nn.htm).

La resistencia en Verona

Giovanna Giannini
Verona fue definitivamente el hogar de los nazis en Italia, pero en estas áreas se quitó el centeno misión militar, que tenía la tarea de recoger información sobre los movimientos de las fuerzas alemanas y fascistas y la coordinación de la ayuda a los partisanos en las montañas.
Inmediatamente después de 25 de julio 1943 los tanques alemanes habían iniciado su descenso desde el paso del Brennero y al poco fue a Verona. Que la ciudad estaba ahora en manos de los nazis los signos cada vez más numerosos, redactado en italiano, pero no en alemán. Incluso los mejores hoteles de la ciudad había sido invadida por el enemigo, fue en estos lugares a menudo llamativas superficie de condenas a muerte fueron impuestas, así como vivir sin ninguna restricción, como si la guerra no existía.

Pero a pesar de una aparente calma, Verona se había convertido en una ciudad vacía. ¿Quién se va porque conscientes de los peligros y precarias condiciones de vida que se oculta detrás de esos silencios. No había más autobuses debido a la falta de neumáticos y lubricantes. Los tranvías están encabezados por mujeres es difícil hacer un curso porque no había suficiente electricidad. El mercado de la Piazza delle Erbe tenían poco que vender. Los cuarteles estaban llenos de muy antiguo llamado a las armas, pero la noche se vacía, ya que pasó la noche en sus casas. ¿Quién fue la tarde se encontraba en las mesas de café donde había llegado el ejército patrulla de rutina a ver que, después de la caída de Mussolini, fue la tarea de mantener el orden público. Pero los alemanes eran ahora dueños de todo y en serio la fijación de su capital aquí.

Incluso los fascistas rehecho viven reapertura de sus oficinas y quitar el polvo de los retratos de Mussolini. Muchos palacios y villas fueron requisados y se hizo muy difícil encontrar comida porque la comida fue distribuida en pequeñas cantidades con licencia. Las campañas se llenaron con los suministros en lugar pero fueron vendidos a precios elevados. Un saco de harina cuesta lo mismo que sueldo de dos meses. La gente estaba impaciente, las huelgas en las grandes fábricas fueron el síntoma más evidente de este estado de ánimo.

Ante la propagación protestas, el fortalecimiento del movimiento guerrillero, el descontento laboral y la lucha de metro de las grandes empresas, Mussolini decidió entonces enfocar sobre el papel de la pacificación y la concordia nacional. Ilusiones puede volver a gobernar Italia a través de la creación de un nuevo estado republicano y fascista. Así fue que el 14 de noviembre 1943 tuvo lugar en Verona el primer y único republicano fascista Partido del Congreso, que debía convertir al país socialista y la clase de trabajo.
Congreso de Verona
Tuvo lugar 14-16 noviembre 1943 en Castel Vecchio en Verona. Durante la sesión se aprobaron los llamados 18 puntos, que es el manifiesto del nuevo partido fascista republicano. El lema del congreso fue: el odio a la monarquía y la guerra a la plutocracia occidental y los capitalistas italianos que fueron cómplices. Asimismo, prevé la convocatoria de una asamblea constituyente que proclaman el nacimiento de la República Social y elegir al líder. El nuevo estado sería una república presidencial electivos (con elecciones cada cinco años) y garantizados. En apoyo de ello fue el lugar de trabajo. Se esperaba debido a la participación de los trabajadores en la gestión y los beneficios de las empresas, la obligación de todos a unirse a los sindicatos que fueron integradas en la Confederación General del Trabajo.
En Verona, en enero de 1944, también jugó el juicio contra el hijo del líder, Galeazzo Ciano y jerarcas que había aprobado el orden del día de Big provocando la caída del régimen. La pena era la muerte y no están involucradas, sino también Cian Marinelli, De Bono, Gottardi, Pareschi.

Verona con tanta fuerza, sin embargo, el centro no sólo de los hechos y vendidos fascista, pero también de resistencia.

Como ya hemos mencionado en estas áreas, en noviembre de 1943, la misión se llevó a CENTENO forma. Fueron parte de esta misión el teniente Carlo Perucci y dos de sus empleados se envían entre las líneas alemanas para recabar información sobre los movimientos de fuerzas enemigas y los posibles objetivos militares a golpear. Sin embargo, trataron por todos los medios para evitar los ataques a la gente porque no habría dado lugar a nada nuevo en el ejército, sino que debe haber causado represalias contra la población civil.

Verona fue elegida como la sede de la misión, porque el mismo Perucci era nativo de la zona y con muchos enlaces y conocimientos sobre todo con el ambiente católico, después de haber sido antes de la guerra miembro principal de la Acción Católica. Era tan fácil para él y sus colegas con suficiente apoyo en varios canónica, donde se crearon las bases de datos reales.

Fue gracias a un sacerdote, el padre Luis Caballero, la misión se llevó a cabo con éxito. Fue pastor de Tarmassia y fue un miembro activo del Comité de Liberación Nacional, al final del conflicto fue reconocido como uno de los partidarios más activos de la zona. A través de un telescopio situado en la campana de su iglesia, mirando las distintas pistas de aterrizaje en la zona, la línea de ferrocarril y varias carreteras. Con un transmisor de radio comunicación de los movimientos diferentes a las fuerzas aliadas de la liberación y recibir mensajes en misiones de sabotaje. Se escondió en las familias de su país muchos soldados británicos, se enfrentó a muchos peligros, pero antes de aceptar esas cesiones se hacen por Perucci dan un arma para defenderse. La canónica Tarmassia luego se convirtió en la sede de la CENTENO misión.

cursos semanales se llevaron a cabo en la rectoría de sabotaje. Para evitar que su país estaba quemado, Don Caballero se convirtió en un pase expedido por los alemanes, que fueron puestos en libertad sin demora, porque había realizado una labor de colaboración en el reclutamiento de civiles para la eliminación de la Isla de línea Legnago bombardeada. Ese paso era utilizado para mover con más libertad y transmitir la información de las parroquias vecinas partidista. Fue detenido a fines de 1944 por los fascistas con el centeno otra misión, pero fue liberado porque no encontraron nada en su contra. Se las arregló para desarmar y poner en confinamiento solitario en la escuela primaria a toda una compañía de soldados de la Wehrmacht hasta que las fuerzas de liberación.

A pesar de estos actos de heroísmo en las opiniones misión CENTENO siendo mixtos. Algunos estudiosos creen que actuó a menudo el papel perjudicial en el movimiento de liberación, es sin embargo una valiosa contribución a la liberación de Italia del yugo nazi.
Bibliografía

Ilustrado historia del Congreso de Verona N º 5, mayo 1988
Vene Gianfranco toque de queda Mondadori 1991
Silvio Bertoldi Salo BUR 2000
Arrigo Petacco Nuestra guerra Mondadori 1995
sombra Ray Moseley Ciano Mussolini Mondadori 2000


Rome, Romanians, Roma

 

Between security and integration

 

Milan, 24th April, 2010

 

We have received and are publishing a thesis written by Jasmina Munteanu for her degree. We suggest careful reading by scholars, politicians, activists and all those who wish to understand the phenomena of antiziganist and racist sentiments rife in Italy. These phenomena have followed a disturbing upward trend, particularly over the last few years, so much so they have created a deviant culture detached from the roots of democracy and European civilization. This culture has now found its way into the institutions, police forces, magistracy, schools, the world of labour and the media. 

A culture that has become part of the shared opinions of the Italian people: people who continue to define themselves as tolerant and peaceful, but who have reached the point of considering the Roma people, migrants and vulnerable ethnic groups as  little more than subhumans or parasites to be fought, imprisoned, or expelled from the country. Jasmina Munteanu's essay is based on precise data, with documents and eye witness statements of scientific worth. We believe it is a precious tool for understanding a frightening social phenomenon which is taking place, anachronistically, in the European Union – a union of countries that have vowed to retrieve the fundamental value of human rights and a respect for ethnic minorities.

While it is true that Nazi-Fascism led to a part of society accepting insane racist ideologies, it is also true that in its relations with the outside world, Hitler and Mussolini's brutes always tried to keep the round-ups, the deportations and violations of human rights a secret. Those responsible for today's persecution of the ethnic minorities in Italy, however, are expressing their unacceptable ideologies in public. Newspapers and TV channels are passing off cruelty, intolerance and racism as “security policies” or offering the tragedy of a people as a sort of macabre political-mediatic show.

 

Read the thesis: http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/4/23_Rome%2C_ Romanians%2C_Roma.html

 

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Roma, rumanos, gitanos

Entre la seguridad y la integración

Milán, 24 de abril 2010

Recibido Tenemos y estamos publicando una tesis escrita por Jasmina Munteanu para obtener su título. Le sugerimos la lectura cuidadosa por los estudiosos, activistas políticos, y todos aquellos que desean entender los fenómenos de sentimientos racistas y referencia antiziganist en Italia. Estos fenómenos han seguido los inquietantes tendencia al alza, sobre todo en los últimos años, tienen mucho que he creado una cultura desviada desprendido de las raíces de la democracia y la civilización europea. Esta cultura ha encontrado en el camino de sus instituciones, las Fuerzas de Policía, los magistrados, las escuelas, el mundo del trabajo y los medios de comunicación.
Eso tiene que culturas Forma parte de la opinión compartida de los italianos: las personas que continúan definiendo las instrucciones a sí mismos como tolerantes y pacíficos, pero que han alcanzado el punto de considerar a los gitanos, inmigrantes y grupos étnicos como poco más vulnerables que los Subhumans o parásitos que luchar, encarcelados o expulsados del país. Jasmina Munteanu ensayo se basa en datos precisos, con los documentos y declaraciones de testigos presenciales de valor científico. Creemos que es un instrumento precioso para la comprensión de un fenómeno social terrible que está teniendo lugar, anacrónicamente, en la Unión Europea - una unión de Estados que se han comprometido a recuperar el valor de los derechos humanos fundamentales y al respeto de las minorías étnicas.
Si bien es cierto que el nazismo y el fascismo llevó a una parte de la sociedad aceptar loco ideologías racistas, también es cierto que en sus relaciones con el mundo exterior, Hitler y de Mussolini brutos siempre trató de mantener las redadas, deportaciones y Violaciónes de Los derechos humanos en secreto. Encargados de la persecución de hoy de las minorías étnicas en Italia Sin embargo, inaceptable Sus ideologías están expresando en público. Los periódicos y canales de televisión están pasando fuera de la crueldad, la intolerancia y el racismo como "políticas de seguridad" ofrecimiento o la tragedia de un pueblo como una especie de show macabro cultura política-medios de comunicación.

Lee la tesis:%% http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2010/4/23_Rome 2C_Romanians 2C_Roma.html

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Siracusa, respingimenti: a processo i responsabili per violenza privata


Siracusa, 22 aprile 2010. La città di Siracusa, alle cui autorità il Gruppo EveryOne propose lo scorso anno di diventare "città pilota Ue per i Diritti Umani", denunciando contemporaneamente la pratica disumana e illegittima dei respingimenti di profughi, offre oggi una risposta di civiltà. Il direttore della direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell'Interno, Rodolfo Ronconi, e il generale della Guardia di Finanza, Vincenzo Carrarini, saranno processati per concorso in violenza privata. E' quanto ha deciso la Procura della Repubblica di Siracusa in seguito all'inchiesta sul respingimento di 75 migranti che fra il 29 e il 31 agosto del 2009 furono intercettati al largo di Portopalo di Capo Passero e deportati in Libia su una nave della Gdf, senza avere neppure la possibilità di chiedere protezione umanitaria o asilo. Sono stati invece prosciolti i militari della Guardia di Finanza intervenuti nell'operazione, obbedendo agli ordini.

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Siracusa, las rechazamos en los tribunales a los responsables de la violencia privada


Syracuse, 22 de abril de 2010. La ciudad de Siracusa, cuya autoridad grupo Todos propuso el año pasado para convertirse en "ciudad piloto para los Derechos Humanos de la UE", al tiempo que denunciaban la práctica inhumana e ilegal de devolución de los refugiados, ahora ofrece una respuesta para la civilización. El Director de la Oficina de Inmigración Central y la Policía de Fronteras del Ministerio del Interior, Rodolfo Ronconi, y el general de la Guardia di Finanza, Vincenzo Carrara, será juzgado por complicidad en la violencia privada. Es tal como se decidió en la Fiscalía de Siracusa después de la investigación sobre el rechazo de 75 inmigrantes entre 29 y 31 de agosto de 2009 fueron interceptados en las costas de Portopalo de Capo Passero y deportados a Libia en un buque de GDF sin siquiera la posibilidad de solicitar asilo o de protección humanitaria. Ha sido absuelto, pero los militares intervinieron en la operación de la Guardia di Finanza, obedeciendo órdenes.


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Credere a Fini

 

del Gruppo EveryOne

 

Milano, 21 aprile 2010. C'è chi ha paura della politica "di destra", paventando una sua natura ancorata a valori obsoleti o addirittura illiberali, antitetici allo spirito di libertà e rispetto reciproco che caratterizzano la democrazia ideale. E' un errore, che nasce da pregiudizi le cui radici affondano nella Storia e sono ormai tagliate da tempo. La destra non può essere identificata pregiudizialmente come erede del fascismo o del nazionalsocialismo, così come la sinistra non può essere ritenuta figlia di Stalin o di Mao Zedong. La destra è rappresentata in Europa dal Partito Popolare Europeo, che è attualmente il gruppo di maggioranza e in quanto tale ha espresso quale presidente il polacco Jerzy Buzek. Nel PPE l'Italia è rappresentata dal Popolo della Libertà, dall'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, dall'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, dai Popolari UDEUR; il Partito Popolare Sudtirolese (Südtiroler Volkspartei) è accolto non come membro, ma in qualità di osservatore. E' evidente a tutti, però, nell'Unione europea, come le posizioni del Popolo delle Libertà siano più vicine a quelle dei gruppi "Non iscritti", come la Lega Nord o i partiti di estrema destra, che sono movimenti anti-immigrazione, lontani da una cultura europea e multietnica, prigionieri di pregiudizi demagogici con cui arringano l'elettorato, pericolosamente favorevoli all'energia nucleare e poco interessati a combattere mafia e corruzione politica (per i loro leader, gli obiettivi di "legalità" e "sicurezza" si perseguono reprimendo le minoranze etniche e le fasce indigenti della popolazione, che a loro dire non subiscono, ma originano "degrado" e devianza). 

Gianfranco Fini, nonostante la lunga militanza politica, è l'uomo nuovo del centrodestra in Italia, la personalità politica più vicina ai valori espressi dal Partito Popolare Europeo. Le sue idee e le sue posizioni coraggiose conquistano via via il consenso degli italiani che vorrebbero vivere in un Paese unito e proiettato verso un futuro moderno, vitale e internazionale. Un futuro senza isterismi fobici, emergenze montate ad arte, chiusure a riccio entro confini nazionali o regionali, perché è tempo di aprirsi verso giorni di crescita e innovazione! C'è un mercato del lavoro da espandere e rendere più efficiente ed efficace, per restituire agli italiani i loro sogni e metterli a portata di mano. C'è una scuola da riformare non limitandola entro forme ideologiche o localistiche, ma nobilitandone la missione educativa, dischiudendo ai giovani le porte di una cultura universale, basata su innovazione e rispetto dei Diritti inviolabili dell'uomo. Il progresso è nelle idee, nella cooperazione fra i popoli, nella cultura del divenire, nei programmi mirati al raggiungimento del bene comune e non del privilegio di una casta. Se questa è la "destra", riteniamo che sia importante credere a Gianfranco Fini, anche per le donne e gli uomini "di sinistra", che possono identificare in lui, se non un punto di riferimento, quantomeno un interlocutore onesto, vicino ai valori della Costituzione e della democrazia, della Carta dei diritti fondamentali nell'Unione europea e dello spirito cristiano, spirito che al di là delle credenze personali ci chiede di essere fratelli e di sorreggerci a vicenda, ponendo la fratellanza universale in cima alla scala delle conquiste che il futuro ci pone davanti.

 

Ecco un ipotetico programma politico che si può individuare e riassumere analizzando il pensiero di Gianfranco Fini:

 

• Difesa dell'unità d'Italia e dei valori costituzionali, quali fondamenta del Paese
• Creazione di nuovi posti di lavoro.
• Il protezionismo deve essere evitato. Le politiche fiscali e monetarie vanno coordinate.
• Favorire la trasparenza e monitorare i mercati finanziari.
• Sostenere e promuovere in Italia le tecnologie verdi.
• Incrementare le energie rinnovabili.
• Flessibilità per i genitori lavoratori a vantaggio delle famiglie.
• Favorire l'arrivo di lavoratori specializzati dal resto del mondo, per rendere l'economia italiana più competitiva e dinamica.
• Combattere il crimine organizzato e i suoi legami con la politica, l'impresa e i media.
• Arginare la povertà e l'emarginazione sociale attraverso programmi ben strutturati di welfare e inclusione.
• Valorizzare cultura e innovazione italiane di livello internazionale. 

• Sviluppare cultura, innovazione, ideali europei e internazionali nella scuola, avvicinandola alla realtà delle moderne conoscenze, della ricerca e del mercato.

 

Per il Gruppo EveryOne, i co-presidenti Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau

 

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Cree Fini

Grupo EveryOne

Milán, 21 de abril de 2010. Algunas personas tienen miedo de la política "correcta", por temor a una naturaleza arraigada en valores obsoletos o no liberales, incluso, la antítesis del espíritu de libertad y respeto mutuo que caracterizan a la democracia ideal. Es s un error, que surge de los prejuicios que tiene sus raíces en la historia y ahora están cortadas desde hace mucho tiempo. El derecho no puede ser perjudicial identificado como el heredero del fascismo o el nazismo, como la izquierda no puede ser considerada hija de Stalin o Mao Zedong. El derecho está representado en Europa por el Partido Popular Europeo, en la actualidad el grupo mayoritario y, como tal, expresado como presidente Jerzy Buzek. PPE está representada en Italia por el Pueblo de la Libertad, la Unión de Demócratas Cristianos y de Centro, la Unión de Demócratas Cristianos y de Centro, el UDEUR Popular, el Partido Popular del Tirol del Sur es (Valdotanian) no es aceptado como miembro, pero en calidad de observador. Es evidente para todos, sin embargo, la Unión Europea, ya que las posiciones de la gente de la libertad están más cerca de esos grupos "no" registrado, según la Liga Norte o los partidos de extrema derecha, que son los anti-inmigrantes, lejos de una cultura europea y de los prisioneros de los prejuicios populistas multiétnico con el que arengó a los electores, peligrosamente a favor de la energía nuclear y poco interés en la lucha contra la mafia y la corrupción política (por su líder a la "legalidad" y "seguridad" es seguir reprimiendo las minorías étnicas y desfavorecidos de la población, que según ellos no se ven afectados, sino que se originan "degradación" y la desviación).
Gianfranco Fini, a pesar del activismo político de largo es el nuevo hombre del centro de Italia, la figura política más cercana a los valores expresados por el Partido Popular Europeo. Sus ideas y su coraje ganar el consenso progresivo de los italianos que quieren vivir en un país unido y propulsó hacia un futuro moderno, viable e internacional. Un futuro sin histeria fóbica, ingeniosamente ensambladas emergencias, rizos dentro de las fronteras nacionales o regionales, es el momento de abrir días de crecimiento y la innovación! Hay un mercado de trabajo para ampliar y hacer más eficiente y eficaz para volver italianos sus sueños y hacerlos llegar. Hay una reforma de la escuela al no limitar por las formas ideológicas o intereses locales, pero de terminar la misión educativa, abriendo sus puertas a los jóvenes una cultura universal basada en la innovación y el respeto de los derechos humanos fundamentales. El progreso está en las ideas, la cooperación entre los pueblos, la cultura de convertirse, en los programas destinados a lograr el bien común y no el privilegio de una casta. Si este es el "derecho", creemos que es importante Gianfranco Fini, también para las mujeres y los hombres "izquierda" que le pueda identificar, pero un punto de referencia, al menos un interlocutor honesto, cercanos a los valores Constitución y la democracia, la Carta de Derechos Fundamentales de la Unión Europea y el espíritu cristiano, el espíritu más allá de las creencias personales y nos pide que seamos hermanos, para apoyarse mutuamente, con la parte superior de la fraternidad universal en la escala de los logros que conjuntos de futuro.

Aquí está un hipotético programa político que se puede detectar mediante el análisis y resumen de la idea de Gianfranco Fini:

• Defensa de la unidad italiana y los valores constitucionales, como las fundaciones del país
• Creación de nuevos puestos de trabajo.
• El proteccionismo debe ser evitado. Las políticas fiscal y monetaria deben estar coordinados.
• Promover la transparencia y control de los mercados financieros.
• Apoyar y promover tecnologías verdes en Italia.
• Aumentar la energía renovable.
• Flexibilidad para los padres de trabajo destinado a las familias.
• Para promover la llegada de trabajadores cualificados del resto del mundo, para que la economía italiana sea más competitiva y dinámica.
• La lucha contra la delincuencia organizada y sus vínculos con políticos, empresarios, medios de comunicación.
• Frenar la pobreza y la exclusión social a través de programas bien estructurados de seguridad social e inclusión.
• Mejorar la cultura de la innovación e internacional italiano.
• Desarrollar la cultura, la innovación, los ideales internacionales y europeas en la escuela y acercarla a la realidad del conocimiento moderno, la investigación y el mercado.

Para EveryOne Group, co-presidente Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau

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Immigrazione a Milano: poliziotti buoni, poliziotti cattivi

 

Milano, 9 Aprile 2010. Due agenti di polizia controllano i documenti ad alcuni immigrati dal Corno d'Africa, verificano che non ne sono in possesso, perché sono giunti in Italia due anni fa a bordo di un gommone, clandestinamente, fuggendo dalla crisi umanitaria che colpisce il loro Paese.

 

"Ci siamo sentiti perduti," raccontano i due profughi a un attivista, "perché tanti nostri connazionali sono stati deportati, senza neanche avere la possibilità di chiedere asilo politico. Eravamo pronti a finire in un Cie, dove, secondo quanto ci riferiscono i nostri fratelli, si vive in condizioni spaventose, soggetti a violenze, umiliazioni e privazioni, in attesa del viaggio verso un destino altrettanto orribile. 


Abbiamo supplicato gli agenti di lasciarci andare, ma senza una reale speranza di essere ascoltati, perché un poliziotto che disobbedisce agli ordini per aiutare un poveraccio, in Italia rischia la carriera e chissà cos'altro. Invece i due agenti, dopo aver parlato fra loro sottovoce, ci hanno lasciati liberi, consigliandoci anche di stare più attenti, in futuro, perché certi colpi di fortuna capitano una volta sola". 

Due agenti di polizia di cui non conosciamo il nome, ma che sono eredi dei giusti e degli eroi del passato, fra cui vi furono anche poliziotti, come il questore Giovanni Palatucci, che disobbedendo a leggi ingiuste e discriminatorie salvò la vita a molti ebrei e a causa del suo eroismo fu internato a Dachau, dove perse la vita. 

 

"Ho la possibilità di fare un po' di bene: di me non ho altro di speciale da comunicare," scrisse ai genitori nel 1941. Da parte nostra, nutriamo un'ammirazione sconfinata per i due agenti che hanno mantenuto i nobili ideali di umanità, civiltà e democrazia, riconoscendo l'iniquità delle leggi che attualmente colpiscono gli stranieri in Italia e rifiutandosi di trasformarsi in aguzzini. Negli ultimi anni i nostri attivisti hanno raccolto decine di segnalazioni di abusi commessi da uomini in divisa contro migranti, Rom, senzatetto e altre minoranze emarginate. In alcuni casi, gli stessi attivisti hanno subito da parte delle autorità atteggiamenti intimidatori, minacciosi, arroganti o calunniosi, soprattutto a Pesaro, dove si sono dedicati all'assistenza umanitaria di una comunità Rom particolarmente vulnerabile e perseguitata. 

 

Atteggiamenti culminati nella repressione attuata dal questore locale, evidenziata in alcune interrogazioni parlamentari, nelle provocazioni effettuate da agenti in diverse occasioni e nel decreto penale con condanna a due mesi di carcere (commutabili in pesante sanzione pecuniaria) emesso da un Gip del capoluogo marchigiano in base alle dichiarazioni mendaci di un agente nei confronti dei co-presidenti del nostro gruppo Roberto Malini e Dario Picciau, ai quali è stato negato in prima istanza il diritto alla difesa.

 

Poliziotti buoni, poliziotti cattivi, come nel "gioco" più volte proposto dal cinema made in Usa. Ieri a Milano è stato sospeso un ispettore della polizia di Stato, accusato di  favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. In un primo momento, di fronte alla notizia, abbiamo pensato a un altro dei silenziosi eredi di Palatucci, poi sono emersi alcuni particolari che connotano il caso secondo una luce assai meno idealista:  secondo le accuse Il dirigente avrebbe sì ospitato nel suo appartamento alcuni stranieri "clandestini", fra cui una trans conosciuta nel Cie di via Corelli, ma in cambio del pagamento di un affitto in nero. 

 

Gli Antirazzisti milanesi commentano così l'ennesimo episodio di malcostume e violazione dei Diritti Umani: "La storia di Paola, trans brasiliana , che vive prostituendosi in un appartamento a Milano. La storia di Paola che finisce nel Cie di Via Corelli. La storia di un incontro nel Cie con un poliziotto che lei già conosce. La storia di un poliziotto che arrotonda affittando appartamenti agli stessi clandestini che poi finiranno nel lager. La storia di Paola, che denuncia pubblicamente il suo affittacamere e viene prelevata dalla polizia questa mattina nel Cie di via Corelli, il perchè non lo sappiamo: lei non risponde più al telefono. Oggi la Questura di Milano ha deciso di far uscire la notizia per evitare che l'ennesimo scandalo gli esplodesse fra le mani. Ma il coperchio del silenzio dei Cie d'Italia è saltato ed è chiaro a tutti che non è questione di mele marce. Una storia tutta italiana... Ascolta l'intervista a Paola raccolta due giorni fa".

La inmigración a Milán: policía bueno y el malo

Milán, el 9 de abril de 2010. Dos agentes de policía verificación de los documentos a algunos inmigrantes del Cuerno de África, compruebe que no estoy en posesión, ya que llegó a Italia hace dos años a bordo de un barco, ilegalmente, huyendo de la crisis humanitaria que afecta a su país.

"Nos sentimos perdidos", los dos dicen un activista de los refugiados, "porque muchos de nuestros conciudadanos han sido deportados sin siquiera tener la oportunidad de solicitar asilo político. Estábamos dispuestos a terminar en un Cie, donde, como nos relacionamos con nuestros hermanos, viven en condiciones terribles, víctimas de la violencia, la humillación y la miseria, esperando el viaje a un destino tan horrible.

Nos rogó oficiales a dejar ir, pero sin ninguna esperanza real de ser escuchado por un oficial de policía que desobedece las órdenes para ayudar a un pobre hombre, poniendo en riesgo su carrera en Italia y quién sabe cuántas cosas más. En cambio, los dos agentes después de hablar en voz baja entre ellos, nos han dejado libres, también se sugiere que sea más cuidadoso en el futuro, debido a que algunos golpes de suerte una vez capitán.

Dos oficiales de policía no sabe el nombre, pero que son los herederos de los justos y los héroes del pasado, entre los cuales también eran agentes de policía, el comisario Juan Palatucci que desobedecer las leyes injustas y discriminatorias salvó la vida de muchos Judios y Debido a su heroísmo fue internado en Dachau, donde perdió la vida.

"Yo puedo hacer algo" bueno: yo no tengo nada especial para comunicarse ", escribió a sus padres en 1941. Por nuestra parte, hemos admiración sin límites por los dos agentes que han conservado los nobles ideales de la humanidad, la civilización y la democracia, reconociendo el carácter abusivo de las leyes que afectan actualmente a los extranjeros en Italia y se niega a convertirse en verdugos. En los últimos años, nuestros activistas han recogido decenas de informes de abusos cometidos por los uniformados contra los migrantes, los romaníes, las minorías marginadas sin hogar y otros. En algunos casos, los activistas han estado intimidando mismo comportamiento de las autoridades, amenazante, difamatorio o arrogante, especialmente en Pesaro, donde se dedican a la asistencia humanitaria de la comunidad romaní es particularmente vulnerable y perseguido.

Las actitudes que culminaron en la represión de las locales Cuestor, como se evidencia en algunas preguntas parlamentarias, en la provocación realizada por los funcionarios en varias ocasiones y en la sentencia penal con penas de prisión de dos meses (conmutable sanción pecuniaria pesados) emitido por un jeep sobre la base de la capital Marcas declaraciones falsas a un agente en el respeto de los co-presidentes del Grupo de nuestros Malini Roberto y Picciau Darío, que fue denegada en primera instancia el derecho de defensa.

Good Cop, Bad Cop, como en "jugar" sugerido en varias ocasiones por el cine hecho en los EE.UU.. Ayer, en Milán fue suspendida un inspector de la policía estatal, acusado de ayudar a la inmigración ilegal. Al principio, antes de la noticia, pensamos que otro de los herederos de Palatucci en silencio, entonces surgieron algunos detalles que caracterizan el segundo caso, una luz mucho menos idealista: El gerente supuestamente iba a acoger en su apartamento de un extranjero pocas "ilegal", incluyendo un Cie trans-conocida en a través de Corelli, pero a cambio de pago de la renta de Negro.

Los vaqueros de Milán, comentó otro episodio de negligencia y violación de los Derechos Humanos: "La historia de Pablo, Brasil trans que vive en un apartamento en la prostitución Milán. 'S Story termina en Paola Cie Via Corelli.' S Story Cie en un encuentro con un policía que ella ya lo sabe. La historia de un policía que ronda alquilar apartamentos a inmigrantes indocumentados mismos que luego terminan en el campamento. La historia de Paula, la denuncia pública de la renta y es detenido por la policía esta mañana Cie Via Corelli, ¿por qué no sabemos: que ya no cumple con el teléfono. En la actualidad la estación de policía de Milán ha decidido liberar a las noticias para evitar otro escándalo explotó en sus manos. Pero la portada de Cie silencio d «Italia está quemado y está claro para todos que no es una cuestión de manzanas podridas. ... Una historia de todos los italianos-Escuche la entrevista con la colección de Paola hace dos días."



SUMMIT DI CORDOBA SUI ROM: EVERYONE PRESENTA A ORGANIZZATORI 'STATUTO QUADRO DEL POPOLO ROM'


Oggi e domani si svolge a Cordoba, in Spagna, il secondo Summit Europeo sull'inclusione dei Rom, evento chiave della Presidenza spagnola del Consiglio d'Europa, in occasione della Giornata Internazionale sui Rom.
L'obiettivo del Summit è quello di mettere a punto strategie efficaci contro la discriminazione e l'esclusione del popolo Rom dal mondo del lavoro, dalla scuola e dalle politiche alloggiative. In primo piano, la necessità di fermare le politiche di sgombero senza alternative di alloggio, condotte soprattutto in Italia e in Serbia. La gravità della persecuzione istituzionale dei Rom in Italia e in Serbia è stata sottolineata anche da Amnesty International e dal Gruppo EveryOne. Il Gruppo EveryOne ha presentato alla Commissione europea e alla presidenza di turno spagnola, promotori dell'evento, lo "Statuto quadro del popolo Rom nell'Unione europea" ( www.rroma-europa.eu ), un documento redatto nel corso degli ultimi dieci anni da specialisti e giuristi Rom e non Rom dei Paesi Ue in cui vivono comunità Rom e Sinte. "Lo Statuto quadro risponde a tute le priorità di inclusione e di lotta contro l'antiziganismo," dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione per i Diritti Umani, " Ci auguriamo che l'Unione europea lo adotti al più presto, concentrando successivamente gli sforzi per una corretta gestione delle risorse finalizzate ai processi di integrazione".

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EN LA CUMBRE DE CORDOBA ROM: Todo el mundo presenta el estatus A ORGANIZADORES "EN EL MARCO DEL PUEBLO ROM '

Hoy y mañana se celebra en Córdoba, España, la segunda Cumbre Europea sobre los romaníes, evento clave de la Presidencia española del Consejo de Europa, con motivo del Día Internacional del Pueblo Gitano
El objetivo de la Cumbre es desarrollar estrategias efectivas para combatir la discriminación y la exclusión de los gitanos del trabajo, la escuela y las políticas de vivienda. En primer plano la necesidad de detener el desalojo, sin políticas alternativas de alojamiento, llevada a cabo principalmente en Italia y Serbia. La gravedad de la persecución institucional de los gitanos en Italia y en Serbia se ha destacado también por Amnistía Internacional y Gruppo EveryOne. EveryOne Group ha presentado a la Comisión Europea y la Presidencia de los promotores españoles del evento, el "Estatuto de la población romaní en la Unión Europea (www.rroma-europa.eu), un documento elaborado durante los últimos diez años por los especialistas y los abogados de los romaníes y los países no pertenecientes a la UE donde los romaníes viven comunidades romaní y sinti. "El marco Estatuto responde en función de las prioridades de la inclusión y la lucha contra antiziganismo", dijo Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau, co-presidentes de la Organización para los Derechos Humanos, "Esperamos que la Unión Europea adoptar tan pronto la concentración de esfuerzos para garantizar una gestión racional de los recursos para los procesos de integración ".

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Omicidio di una giovane senzatetto a Roma

 

Roma, 5 aprile. Ecco un esempio di notizia di cronaca presentata in modo non attinente alla realtà dalla stampa: preghiamo il giornalista de "Il Messaggero" e quelli degli altri quotidiani di analizzare meglio i dettagli della morte, riconducendoli correttamente e senza dubbio alle modalità di un assassinio. Singolarmente, il tenore dell'informazione riguardo al caso è inspiegabilmente  identico per tutti i media.

I senzatetto, a Roma, sono soggetti ad aggressioni continue da parte di intolleranti e violenti. Spesso le autorità e i giornalisti minimizzano tale fenomeno, per evitare che si pensi alla capitale come a una città in preda all'odio per i diversi e i poveri. La giovane donna cui fa cenno l'articolo è stata assassinata, al di là di ogni dubbio. Ha ferite profonde e lividi da percossa altrui. Eppure le autorità e i giornalisti ipotizzano - accanto all'omicidio - la "morte naturale" (tutti i media ripetono le stesse due ipotesi; eppure non risulta che siano piovute lame e mazze dal cielo).  Sembra che il caso, che occupa spazi minimi sui mezzi di informazione, rischi di essere archiviato proprio come "morte naturale". Il nostro gruppo, tuttavia, sottolinerà a beneficio delle autorità e della stampa locale le caratteristiche della morte, che sono riconducibili con evidenza lapalissiana ad aggressione omicida. Ci auguriamo di evitare che il delitto venga insabbiato e gli assassini (che secondo molti attivisti per i Diritti Umani fanno comodo alla politica della "guerra ai poveri e agli stranieri") coperti e protetti. Il GRuppo EveryOne

 

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Aventino, donna trovata cadavere
in un boschetto a Santa Balbina

 

ROMA (5 aprile) - Intorno alle 16 il cadavere di una donna di 30-40 anni è stato trovato da alcuni nomadi, che hanno avvisato i carabinieri, in un'area verde nella zona di piazza di Santa Balbina, all'Aventino, alle spalle delle terme di Caracalla.

Il cadavere presentava alcune ferite che potrebbero essere riconducibili a una colluttazione. Il corpo, vestito, è stato trovato in posizione supina in un boschetto nei pressi della piazza. La donna era vestita. I carabinieri hanno riscontrato una grossa ecchimosi all'altezza di un occhio. Ancora da stabilire l'ora del decesso. Domani verrà effettuata l'autopsia che stabilirà se si sia trattato di un omicidio o di una morte naturale. I carabinieri al momento non escludono ipotesi.

 

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El asesinato de un joven sin hogar en Roma

Roma, 5 de abril. He aquí una noticia muestra presentada de un modo no relacionado con la realidad en la prensa: rezar a la periodista de "Il Messaggero" y las de otros periódicos para analizar mejor los detalles de la muerte, lo que reduce de manera correcta y sin duda el método de asesinato. Individualmente, la información estándar sobre el caso, inexplicablemente, idéntico para todos los medios de comunicación.
Los sin techo en Roma, están sujetos a constantes ataques de intolerantes y violentos. A menudo, las autoridades y periodistas minimizar este fenómeno, por lo que se piensa como una ciudad capital en las garras del odio a los diferentes y los pobres. La joven se menciona que el artículo fue asesinado, más allá de cualquier duda. Tiene profundas heridas y moretones de los golpes de los demás. Sin embargo, las autoridades y periodistas especulan - junto al asesinato - la "muerte natural" (todos los medios de comunicación repiten los mismos dos casos, pero no sabe de ninguna palos y cuchillos caían desde el cielo). Parece que el caso, que ocupa un mínimo espacio en los medios de comunicación, es probable que se presente como "muerte natural". Nuestro grupo, sin embargo, insiste en el interés de las autoridades locales y las características de impresión de la muerte, que son claramente evidentes debido a la agresión asesina. Esperamos que para prevenir el delito de ser encubierto y asesinos (que según muchos activistas de derechos humanos son convenientes para la política de "guerra contra los pobres y los extranjeros") están cubiertos y protegidos. Grupo EveryOne

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Aventino, la mujer hallada muerta
en un bosque en Santa Balbina

ROMA (5 de abril) - Alrededor del 16, el cuerpo de una mujer de 30-40 años fue encontrada por unos nómadas, que alertó a la policía, en una zona verde de la plaza de Santa Balbina Aventino, a detrás de los Baños de Caracalla.
El cadáver presentaba algunas heridas que puede ser debido a una riña. El cuerpo, vestido, fue encontrado tirado en un bosque cerca de la plaza. La mujer estaba vestida. La policía encontró una gran contusión altura de un ojo. No se ha determinado aún el momento de la muerte. Mañana se llevará a cabo la autopsia la que determinará si fue un asesinato o muerte natural. La policía actualmente no excluyen hipótesis.

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La vicenda di Mohammad, uomo di pace perseguitato in Iran

 

Una vicenda umana emblematica e silenziosa. La storia di un uomo di pace, ingegnere nucleare dissidente, perseguitato dall'intelligence iraniana. “Finalmente il mio incubo è finito,” afferma oggi il rifugiato, “grazie agli attivisti del Gruppo EveryOne, all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani e all'Alto Commissario ONU per i Rifugiati. Sono stato trasferito in Francia, dove attendo l'asilo politico”.

 

Ginevra, 5 aprile 2010. Mohammad, trentaquattro anni, è iraniano, originario di Teheran. La sua storia, di cui si occupa il Gruppo EveryOne fin dalla fuga dell'uomo in Turchia, è uno dei casi più importanti ed emblematici nell'àmbito delle istanze di asilo da parte di profughi provenienti da Paesi dove i Diritti Umani sono in crisi. Ingegnere chimico laureatosi all'Università di Teheran, Mohammad si è specializzato in ingegneria atomica e nella costruzione di reattori nucleari. Assunto dall'Atomic Energy Organization of Iran, ha operato per svariato tempo al servizio del Governo, e negli ultimi anni, in particolare con l'ascesa al potere di Mahmud Ahmadinejad nel 2005, è stato direttamente coinvolto nel programma nucleare governativo iraniano, in particolare nella sperimentazione dell'arricchimento dell'uranio.

 

Tra la fine del 2004 e i primi mesi del 2005, Mohammad ha cominciato a nutrire seri dubbi sulle operazioni - di segretezza nazionale - che venivano commissionate all'Atomic Energy Organization, al punto di voler denunciare pubblicamente quanto stava avvenendo, ossia una sperimentazione nucleare che avrebbe potuto incidere negativamente sulla salute dei cittadini, ma anche sulla loro condizione economica e sociale. Dopo aver manifestato la volontà di allontanarsi dall'organizzazione, dedicandosi ad altro, i vertici gli hanno proposto una promozione, che lo avrebbe portato alla dirigenza della divisione tecnica. Mohammad ha però rifiutato, affermando di non condividere più i programmi , la politica e le sperimentazioni portate avanti dal Governo in carica.

 

Nel 2005, una mattina, mentre si recava al lavoro, è stato affiancato da un auto, da cui sono scese due persone, identificatesi solo successivamente come membri dell'intelligence iraniana (l'Islamic Revolution Guards Corp), che puntandogli una pistola gli hanno intimato di salire nella loro auto. “Sono stato caricato in macchina e portato agli uffici dei servizi segreti, che sembravano una casa qualunque affacciata su una strada di periferia. 

Ero terrorizzato,” ha raccontato Mohammad a Matteo Pegoraro, attivista del Gruppo EveryOne, l'organizzazione internazionale per i Diritti Umani con cui è entrato in contatto alcuni mesi fa, “perché a casa mia moglie era incinta di nostro figlio e io non ero lì con lei, e forse non sarei mai più tornato. Rimasi due mesi in quel luogo, in isolamento in una cella di 1 metro per 2. Non c'era né luce né ventilazione; mi consentivano di fare un bagno di cinque minuti ogni 3-4 giorni. Gli interrogatori erano terrificanti: a turno, quattro diversi agenti mi prelevavano dalla stanza dove abitualmente ero relegato, mi bendavano e mi trascinavano in uno stanzino angusto, mi facevano sedere in una sedia gelida, rivolto al muro. Dietro di me, l'agente mi umiliava, insultava me, mia moglie, la mia famiglia; talvolta mi picchiava.

 

Due mesi dopo” ha raccontato ancora Mohammad, “sono stato trasferito nel carcere di Bushehr: eravamo in 17 persone in una cella di 4 metri per 3: le condizioni igienico-sanitarie erano pessime, e anche lì stavamo al buio, senza ricambio d'aria, se non per mezz'ora scarsa al giorno, quando ci veniva consentito di uscire. Lì, oltre agli agenti dell'intelligence, vi erano gli informatori, e anche loro ci interrogavano, minacciandoci di condannarci a morte se non avessimo collaborato”. Un mese dopo Mohammad era di nuovo libero, ma al suo ritorno a casa la moglie, minacciata e terrorizzata psicologicamente dalle autorità iraniane mentre il marito era in carcere, gli aveva annunciato di aver perso il loro bambino: il troppo stress psico-fisico, i serrati interrogatori e le continue violenze psicologiche le avevano provocato un aborto spontaneo. Pochi mesi dopo, arrivava il divorzio: “l'anno costretta a chiedere il divorzio, altrimenti sarebbero proseguite le minacce e la persecuzione, e io in nemmeno un anno avevo perso per sempre mia moglie, mio figlio e il mio lavoro” ha spiegato ancora a Pegoraro.

 

A maggio del 2006 Mohammad viene convocato dall'Islamic Revolution Court, un tribunale di fatto illegale poiché non concede alcuna garanzia di difesa agli imputati. Viene accusato dal giudice di spionaggio e di cospirazione contro il regime, ma, nonostante l'assenza del suo avvocato - minacciato dalle guardie la notte prima del processo -, riesce a ottenere un rinvio. A gennaio del 2009 viene nuovamente arrestato e condotto nel carcere di Evin a Teheran. Dopo alcuni mesi di detenzione, tramite il suo avvocato riesce a ottenere una sospensione temporanea della pena per gravi cause di salute, che lo hanno ridotto fisicamente e psicologicamente debolissimo. Nel frattempo, il padre di Mohammad riesce a procurargli il passaporto, corrompendo un funzionario del dipartimento di sicurezza membro dell'esercito Basij, e grazie all'aiuto di un amico che lavora all'ufficio passaporti di Teheran. Via terra raggiunge il confine, sottoposto a minori controlli, e approda così ad Ankara, in Turchia.

 

E' il 25 ottobre 2009. Qui si reca, il 2 novembre scorso, all'ufficio  di Ankara dell'Alto Commissario ONU per i Rifugiati per un colloquio in cui esporre il suo caso. “A questo punto, a dicembre scorso, Mohammad ha contattato il Gruppo EveryOne,” racconta Matteo Pegoraro. “Aiutatemi, vi prego, qui in Turchia mi sento braccato, ricevo telefonate di minaccia nel cuore della notte da persone che si qualificano come membri dei servizi segreti iraniani. Mi uccideranno, se rimango qui. Non vivo più, e non ho alcuna notizia sul mio procedimento legale per la richiesta di asilo” ha scritto Mohammad a EveryOne. “Ci siamo subito attivati, raccogliendo la documentazione in possesso a Mohammad e trasmettendola nell'immediato agli uffici di Roma dell'Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite” racconta Pegoraro. 

 

“Elena Behr e Paolo Artini, funzionari ONU a Roma, si sono messi in contatto con gli uffici di Ankara, sollecitando su nostra richiesta di anticipare l'intervista con il consulente legale delle Nazioni Unite che Mohammad avrebbe dovuto sostenere il 22 aprile 2010. Contemporaneamente” prosegue l'attivista del Gruppo, “abbiamo allertato l'ufficio di Antonio Guterres, Alto Commissario per i Rifugiati, e di Navi Pillay, Alto Commissario per i Diritti Umani, chiedendo un immediato intervento in seguito all'intensificarsi delle minacce telefoniche ricevute ad Ankara da Mohammad e alle sue sensazioni di essere pedinato”. 

Intervento che ha avuto luogo con tempestività, dopo che gli uffici dei Commissari delle Nazioni Unite, in base al dossier loro inviato dal Gruppo EveryOne, hanno verificato la gravità della condizione di profugo e di ricercato politico in cui versava Mohammad. “Cari amici di EveryOne,” ha scritto l'ingegnere nucleare in una lettera indirizzata all'organizzazione umanitaria, “vi sarò grato per sempre per ciò che avete fatto per me. Appena due mesi fa ero ad Ankara e ora, da marzo, sono finalmente in Francia: l'Alto Commissario ONU per i Rifugiati ha richiesto la mia estradizione e il governo francese ha accettato di accogliermi come rifugiato. Ora, seppure esausto, sono pieno di speranza e attendo fiducioso l'espletamento delle pratiche per il mio asilo. Spero di poter diventare un membro del vostro Gruppo, per supportare persone come me, o altri profughi, o ancora gli omosessuali perseguitati in patria, o altre minoranze: in fondo, la libertà è un diritto fondamentale e inviolabile di ogni essere umano”. 

 

Quella di Mohammad, che è ora un attivista di EveryOne, è una storia silenziosa, come ce ne sono tante, tantissime, ogni giorno: in Italia e nel mondo. Compito di EveryOne è darle voce, affinché la fiamma che alimenta i diritti umani non si affievolisca mai. “Ringraziamo ancora una volta le Nazioni Unite per il loro pronto intervento in un caso drammatico,” hanno scritto i co-presidenti del Gruppo EveryOne ai Commissari, “intervento che ha scongiurato il rischio di gravi azioni da parte dell'intelligence iraniana contro un uomo di pace, profugo, dissidente, fautore della libertà di coscienza e impegnato per evitare i pericoli insiti nel nucleare bellico. Senza il prezioso lavoro degli Alti Commissari oggi non vi sarebbero speranze di libertà per esseri umani come Mohammad e le nostre società di uomini, che sono purtroppo ancora lontane dal riconoscimento globale dell'importanza dei Diritti Umani, sarebbero assai più vicina al baratro che divide il progresso civile dalla barbarie “.

 

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La historia de Mohammad, un hombre de paz de la persecución en Irán

Una historia humana emblemáticos y en silencio. La historia de un hombre de paz, ingeniero nuclear disidentes perseguidos dall'intelligence Irán. "Finalmente, mi pesadilla ha terminado", dijo un refugiado ahora, "gracias a los activistas del grupo Todos, Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos y del Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Refugiados. Me conmovió a Francia, donde esperan asilo político ".

Ginebra, 5 de abril de 2010. Mohammad, treinta y cuatro, es iraní, nacido en Teherán. Su historia, que trata el grupo Todos desde que huyó del hombre en Turquía, es uno de los casos más importantes y emblemáticos en el ámbito de solicitudes de asilo de refugiados procedentes de países donde los derechos humanos están en crisis. graduado ingeniero químico de la Universidad de Teherán, Mohammad se ha especializado en ingeniería nuclear y la construcción de reactores nucleares. Suponiendo dall'Atomic Organización de Energía de Irán, ha trabajado para diversos tiempo en el servicio de Gobierno, y en los últimos años, particularmente con el ascenso al poder de Mahmoud Ahmadinejad en 2005, participó directamente en el programa nuclear del gobierno iraní, en particular en la prueba del enriquecimiento de uranio.

A finales de 2004 y principios de 2005, Mohammad comenzó a tener serias dudas acerca de las operaciones - de secreto nacional - que se encargaron all'Atomic Organización de Energía, el punto de querer denunciar públicamente lo que estaba pasando, que una prueba nuclear que podría afectar negativamente a la salud pública, sino también de su condición económica y social. Tras expresar el deseo de dejar la organización, dedicada a otro, las cumbres han propuesto un ascenso que lo llevaría a la dirección de la división técnica. Mohammad se negó sin embargo, no estuvo de acuerdo con la mayoría de los programas, las políticas y los experimentos llevados a cabo por el gobierno de turno.

En 2005, una mañana de camino al trabajo, recibió el apoyo de un coche, que cayó dos personas identificatesi sólo después como miembros de la inteligencia iraní (la Revolución Islámica Guardia Corp), apuntando con un arma a tener dijo que entra en su vehículo. "Yo estaba cargada en el vehículo y conducido a las oficinas de los servicios secretos, que parecía una casa común con vistas a una calle suburbana.

Estaba aterrorizada ", dijo Mohammad Matteo Pegoraro, activistas de EveryOne Group, la organización internacional de Derechos Humanos, que entró en contacto hace unos meses," porque en casa mi mujer estaba embarazada de nuestro hijo y yo no estaba allí con ella, y tal vez no regresaría. Estuve dos meses allí, aislados en una de 1 metro por 2. No había luz ni ventilación, permítame tomar un baño durante cinco minutos cada 3-4 días. Los interrogatorios eran espantosas, a su vez, provenientes de cuatro diferentes agentes me habitación donde fue relegado por lo general, con los ojos vendados mí y me arrastró a un armario estrecho, me hizo sentar en una fría silla, frente a la pared. Detrás de mí, el agente me humilló, me insultó, mi esposa, mi familia a veces me golpeó.

Dos meses más tarde ", dijo Mohammad, sin embargo," He sido trasladado a la prisión en Bushehr: éramos 17 personas en una celda de 4 m 3: Las condiciones sanitarias eran malas, y hasta ahí estábamos en la oscuridad, sin cambio de ' aire, si no baja durante media hora al día, cuando se les permitía salir. Allí, además de agentes de inteligencia, había informantes, y ellos también nos lo ha cuestionado, que amenaza con condenar a la muerte si no hubiera cooperado. " Un mes después de Mohammad era libre de nuevo, pero a su regreso a su esposa, amenazados y psicológicamente aterrorizados por las autoridades iraníes, mientras su marido estaba en la cárcel, había anunciado que han perdido a sus hijos demasiado estrés psico-físico, el interrogatorio apretada continua y el maltrato psicológico había provocado un aborto involuntario. Unos meses más tarde, vino el divorcio, "el año obligado a divorciarse, de lo contrario habría continuas amenazas y persecución, incluso en un año y me había perdido para siempre a mi esposa, mi hijo y mi trabajo", dijo sin embargo, a Pegoraro.

En mayo de 2006 dall'Islamic Mohammad se llama Revolución Tribunal de Justicia, un tribunal de hecho ilegal porque no hay garantía de defensa al acusado. Es acusado por el tribunal de espionaje y conspiración contra el régimen, pero a pesar de la ausencia de su abogado - amenazados por los guardias de la noche antes del juicio - puede obtener una referencia. En enero de 2009 fue nuevamente detenido y conducido a la prisión de Evin, en Teherán. Después de varios meses de detención, a través de su abogado la posibilidad de obtener una suspensión temporal de la pena para los casos graves de salud, que han reducido físicamente y psíquicamente débil. Mientras tanto, el padre de Mohammad logró obtener un pasaporte por sobornar a un funcionario del departamento de seguridad del ejército miembros Basij, y con la ayuda de un amigo que trabaja en la oficina de pasaportes en Teherán. Llegar a la frontera por tierra, sujeto a menos controles, y por lo tanto llega a Ankara, Turquía.

Y "25 de octubre 2009. Aquí va, el pasado 2 de noviembre, la oficina de Ankara del Alto Comisionado para los Refugiados para una entrevista en la que presente sus alegaciones. "En este momento, en diciembre, Mohammad en contacto con el Grupo de todos", dice Matteo Pegoraro. "Por favor ayúdame, me siento perseguido aquí, en Turquía, he recibido llamadas telefónicas amenazadoras en medio de la noche por las personas que califican como miembros de la inteligencia iraní. Mátame si me quedo aquí. No vivir más, y no tengo noticias de mis procedimientos legales para solicitar asilo ", escribió Mohammad Todos. "Inmediatamente se activa, recogida de documentación propia de Mohammad y enviarlo inmediatamente a las oficinas de Roma de la Alta Comisionada para los Refugiados de las Naciones Unidas", dice Pegoraro.

"Helen y Paul Behr Artini, funcionarios de la ONU en Roma han estado en contacto con las oficinas en Ankara, llamando a nuestra petición de una entrevista con el consejero de Mahoma de las Naciones Unidas habría incurrido en 22 de abril 2010. Al mismo tiempo, "sigue las actividades del grupo" han alertado a la oficina de Antonio Guterres, Alto Comisionado para los Refugiados, Navi Pillay, y, Alto Comisionado para los Derechos Humanos, exigiendo una intervención inmediata tras la intensificación de las amenazas telefónicas recibidas Ankara por Mahoma y sus sentimientos de ser acosadas. "
La intervención que tuvo lugar inmediatamente después de Gabinete de los Comisarios de las Naciones Unidas, según el expediente enviado por el grupo Todos de haber comprobado la gravedad de la condición de refugiado político y pidió que aquejan a Mahoma. "Queridos amigos de todos", escribió el ingeniero en una carta de la organización humanitaria nuclear, "Siempre estaré agradecido por lo que han hecho por mí. Hace apenas dos meses que estuve en Ankara y ahora, desde marzo, por fin en Francia: las Naciones Unidas para los Refugiados ha pedido mi extradición y el Gobierno francés ha acordado aceptar como refugiados. Ahora bien, aunque agotado, estoy lleno de esperanza y esperamos con interés a la realización de mi práctica de asilo. Espero convertirme en un miembro de su grupo para apoyar a la gente como yo u otros refugiados, o los homosexuales perseguidos en su país, o de otras minorías en el final, la libertad es un derecho fundamental e inviolable de todo ser humano. "

El de Mahoma, que ahora es una activista Todo el mundo es una historia tranquila, ya que hay muchos, muchos, todos los días en Italia y en todo el mundo. Todos somos responsables de su voz, para que la llama que los derechos de los combustibles humanos no siempre se desvanecen. "Damos las gracias una vez más las Naciones Unidas por su rápida intervención en un caso trágico", escribió el co-presidentes de la intervención EveryOne Comisarios ha evitado el riesgo de medidas serias por la inteligencia iraní contra un hombre la paz, los refugiados, un partidario de disidentes de la libertad de conciencia y compromiso para evitar los peligros de una guerra nuclear. Sin la valiosa labor de la actual Altos Comisionados no habría esperanza de libertad para los seres humanos como Mohammad y nuestra sociedad de los hombres, que por desgracia todavía muy lejos del reconocimiento mundial de la importancia de los Derechos Humanos, sería mucho más cerca del abismo que divide a los el progreso civil de la barbarie. "

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Onu: Giornata Mondiale contro le mine. In Italia il business dell'orrore


Ginevra, 4 aprile 2010. Si celebra oggi, sotto l'alto patrocinio delle Nazioni Unite, la quinta Giornata Mondiale per la lotta contro le mine. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha dichiarato nell'occasione che "le mine anti-uomo sono armi dall'utilizzo indiscriminato che causano gravi mutilazioni, uccidono e ostacolano la ricostruzione nelle aree devastate dai conflitti. Ecco perché è necessario raddoppiare gli sforzi per evitare la perdita di vite umane e restituire ai nostri figli un pianeta libero dal pericolo letale degli ordigni inesplosi". Per voce dei suoi co-presidenti Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, il Gruppo EveryOne ha trasmesso un accorato messaggio a Ban Ki-moon: "E' fondamentale che la civiltà si liberi dall'orrore delle mine anti-uomo, ma per ottenere un risultato accettabile in questo campo è necessario vigilare sui comportamenti irresponsabili degli Stati che perseguono politiche industriali mortifere, dedicando enormi risorse al mercato bellico. Il nostro Paese, l'Italia, è purtroppo il secondo produttore mondiale di armi e questo suo comparto industriale è causa di decine di migliaia di morti, mutilazioni e distruzioni ogni anno. L'Italia ha interrotto la produzione di mine e si è impegnata a riparare ai danni causati dalla sua produzione (che nel 1992 era al terzo posto nel mondo) con una moratoria nel 1994 e attraverso l'adesione al trattato di Ottawa nel 1997. A dispetto degli impegni assunti, tuttavia, ha smesso da anni di investire fondi nelle operazioni di bonifica delle mine anti-uomo e ha proseguito nella produzione dei componenti che servono per assemblare le mine. E' necessario che apposite commissioni internazionali effettuino controlli preso le aziende di componenti elettronici e di produzione armamenti - per esempio, in provincia di Brescia - per limitare un traffico di morte che non si è mai fermato". "Le schede che permettono il funzionamento delle mine," ha spiegato recentemente Marcello Storgato, padre saveriano di Brescia, promotore della campagna mine anti-uomo, "vengono prodotte ufficialmente per altri usi, ma sappiamo che poi finiscono all'estero, dove rientrano nella fabbricazione dei micidiali ordigni". 

"Altrettanto fondamentale," spiega EveryOne, "è il controllo degli investimenti nei settori delle mine anti-uomo e delle bombe a grappolo effettuati dai gruppi bancari e finanziari internazionali. Tramite tali gruppi, infatti, non è difficile raccogliere fondi nei Paesi aderenti al trattato di Otawa per utilizzarli poi nelle più atroci produzioni belliche".

 

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Las Naciones Unidas: Día Mundial contra las minas terrestres. En Italia, el negocio de horror

Ginebra, 4 de abril de 2010. Se celebra hoy bajo el patrocinio de las Naciones Unidas, el quinto Día Mundial de la lucha contra las minas terrestres. El secretario general Ban Ki-moon dijo que la ocasión que "las minas terrestres son armas de efecto indiscriminado que causan mutilaciones uso severo, el asesinato y obstaculizar la reconstrucción de zonas devastadas por el conflicto. 'S ¿Por qué es necesario redoblar esfuerzos para evitar la pérdida de vidas y devolver a nuestros hijos un mundo libre del peligro mortal de las municiones sin detonar. Para la voz de su co-presidente Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau, grupo Todos ha enviado un mensaje de corazón a Ban Ki-moon: "Es importante que la cultura es libre del horror de las minas terrestres, pero para obtener un resultado aceptable en este ámbito es necesaria para supervisar el comportamiento de los estados irresponsable seguir mortal políticas industriales, dedicando enormes recursos para el mercado militar. Nuestro país, Italia, es por desgracia, el segundo mayor productor de armas y que su industria se Debido a que decenas de miles de muertes, mutilaciones y destrucción de cada año. Italia ha dejado de producir minas y se ha comprometido a reparar los daños causados por su producción (que en 1992 ocupó el tercer lugar en el mundo) con una moratoria en de 1994, y al unirse a la Convención de Ottawa en 1997. A pesar de los compromisos, sin embargo, ha dejado muchos años de invertir fondos en la obra de restauración de las minas terrestres y continuó en la producción de componentes utilizados para montar las minas necesidad. E 'comisión especial para llevar a cabo las organizaciones internacionales tomaron el control de componentes electrónicos y la producción de armamento - por ejemplo, en la provincia de Brescia - para restringir el tráfico de la muerte que nunca se ha detenido. " "Las tarjetas necesarias para el funcionamiento de las minas", explicó recientemente Marcello Storgata, el Padre Javier Brescia, promotor de la campaña sobre las minas antipersonal ", son oficialmente producida para otros usos, pero sabemos que luego terminan en el extranjero, de donde vienen en de fabricación de armas letales. "
"Igualmente importante", dijo cada uno es el control de las inversiones en los campos de minas terrestres y bombas de racimo, realizados por la banca internacional y los grupos financieros. A través de estos grupos, no es difícil recaudar fondos en los países en vías de adhesión al Tratado de Otawa para su posterior utilización en la producción de guerra más atroces ".

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Tarik è tornato a casa

 

del Gruppo EveryOne

 

Una vicenda di povertà, emarginazione e persecuzione. Una storia come altre migliaia, che deve far riflettere sul grado di razzismo e inciviltà in cui la nostra società è precipitata e sulla necessità di aumentare sempre il nostro impegno affinché le istituzioni, gli organi di informazione e il popolo recuperino la cultura dei Diritti Umani e imparino a rispettare le leggi internazionali che proteggono individui e popoli in stato di vulnerabilità.

 

Milano e Casablanca, 2 aprile 2010. Tarik Ouarif ha 39 anni ed è maghrebino, nato a Casablanca, la più grande e popolosa città del Marocco. Dieci anni fa è venuto in Italia, a Bologna, dove si è sempre impegnato per vivere onestamente, lavorando sodo e inviando i risparmi alla famiglia rimasta in patria. "Me ne sono andato via dal Marocco," ha spiegato allo scrittore-attivista Roberto Malini, "perché non avevo alcuna opportunità di lavoro. A Casablanca vi sono tante industrie e un grande porto, ma a volte il problema dell'occupazione è insormontabile. Nell'area urbana, che comprende una parte consistente del Maghreb, vivono 6 milioni di persone, la maggior parte delle quali sopravvive in povertà fin dagli anni 1990. Così un giorno ho deciso di tentare la via dell'Europa e ho scelto l'Italia, quando non si respirava ancora un'atmosfera così ostile agli stranieri". A causa delle leggi anti-immigrazione che in Italia diventavano sempre più rigide e meno attente ai diritti di chi fugge da paesi in crisi umanitaria, Tarik non è sempre riuscito ad avere una residenza e un lavoro regolare. Senza residenza, senza un lavoro "a libri" e senza permesso di soggiorno (le tre condizioni sono purtroppo interdipendenti), Tarik ha vissuto la difficile condizione del "clandestino", divenuta insopportabile dopo l'approvazione del "pacchetto sicurezza": il razzismo, la necessità di vivere nascosto per evitare le retate della polizia, la terribile ipotesi di finire rinchiuso in un Centro di identificazione ed espulsione, la deportazione. Nonostante questo, si è sempre dato da fare per aiutare i fratelli in difficoltà e per provvedere alla famiglia nel suo paese di origine. Un giorno, in preda alla disperazione, Tarik si è messo in contatto con il Gruppo EveryOne. "Aiutatemi. Vivo in una condizione terribile," ha detto a Roberto Malini. "So cosa accade a chi finisce nei Cie italiani, perché i miei connazionali che hanno vissuto quella spaventosa esperienza me l'hanno descritta tante volte. Il terrore, le botte, gli insulti, l'obbligo ad assumere psicofarmaci che ti trasformano in uno zombie, il cibo immangiabile, l'acqua marrone, le malattie, le umiliazioni. Non posso restare il Italia perché intorno a noi c'è ormai solo odio, ma non posso neanche tornare in Marocco, perché l'italia non ha previsto i rimpatri volontari e se desideriamo tornare a casa, dobbiamo passare per l'inferno dei Cie, anche per sei mesi di detenzione. Chiedete a chi ci è rimasto così a lungo, se non ha pensato al suicidio o se non ha tentato di togliersi la vita. Da voi non se ne parla, ma se le associazioni per i Diritti Umani decidessero di intervistare chi è stato nei Cie italiani, sentirebbe cosa incredibili, allucinanti e forse finalmente si farebbe qualcosa per mettere fine a tutto quell'orrore, che colpisce gente che non ha nessuna colpa, se non quella di essere povera". 

"Tarik, che oggi è al sicuro, era uno dei tanti stranieri che vorrebbero abbandonare l'Italia," afferma Roberto Malini, "ma che non possono farlo perché il nostro paese non ha approntato alcun programma di rimpatrio volontario né di rimpatrio umanitario. Abbiamo incontrato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il sottosegretario al ministro dell'Interno, Alfredo Mantovano, e li abbiamo letteralmente supplicati affinché, come avviene in altri paesi dell'Unione europea, si agevolassero le persone che intendono tornare in patria, consentendo loro il rinnovo dei documenti scaduti e fornendo loro i biglietti per il viaggio. Fini e Mantovano erano perfettamente d'accordo con noi e ritenevano urgente mettere in atto piani di rimpatrio umanitario. Alle parole e alle promesse, tuttavia, non ha fatto seguito nulla di concreto (lo stesso Fini ci fece rilevare come sia oggi difficile ottenere provvedimenti umanitari da parte del governo, se riguardano gli stranieri). I Cie, con il loro orrore xenofobo, fanno comodo alle istituzioni, che mostrano ai cittadini un volto 'cattivo' e, nel clima attuale di odio razziale che imperversa ovunque, consentono ai politici intolleranti di ottenere, mantenere o amplificare i consensi elettorali. Siamo come nel Terzo Reich, dove le folle acclamavano i persecutori e le loro deliranti ideologie razziste. Tormentare un cittadino marocchino in un Cie per sei mesi costa allo stato italiano una media di 18 mila euro, mentre rimpatriarlo in Marocco - con accordi presso il consolato marocchino per i documenti e le compagnie aeree per il volo - non avrebbe alcun costo. La differenza economica e logistica fra le due linee operative è un investimento a favore della propaganda anti-stranieri, che le istituzioni ritengono, politicamente, un buon affare".

Il Gruppo EveryOne - come in molti altri casi - si è fatto carico del rimpatrio umanitario di Tarik, rivolgendosi prima al consolato del Marocco, dove - dietro pagamento di una somma che Tarik non avrebbe potuto sostenere - otteneva il rilascio di un foglio di rimpatrio volontario, quindi assumendosi l'onere del viaggio fino a Casablanca, organizzando un percorso studiato per evitare che Tarik potesse cadere nelle mani delle forze dell'ordine e, nonostante il foglio consolare, finire in un Cie. "Le norme sono contraddittorie," spiega Malini. "Per avere il passaporto avremmo dovuto attendere troppo tempo e i rischi di arresto sarebbero aumentati. Molti stranieri sono finiti nei centri-lager nonostante avessero fogli consolari di riimpatrio. Inoltre, abbiamo dovuto spostare Tarik da Bologna, dove la caccia allo straniero è capillare e spietata, ad altra località, più sicura. Senza passaporto, però, era impossibile rimpatriare Tarik con un volo, perché è un documento essenziale per ottenere il biglietto aereo. Così abbiamo dovuto seguire metodologie di viaggio alternative, via terra". Giunto a Casablanca, però, Tarik aveva un'altra amara sorpresa. "Una volta in patria," prosegue Malini, "Tarik è stato convocato in questura. Le leggi marocchine prevedono che chi emigri per vie irregolari - ovvero 'clandestinamente' - sia soggetto una volta tornato in patria a una pena detentiva senza possibile sospensione pari a due mesi. Tarik ci ha chiamati immediatamente, anche perché le carceri del Marocco, pur non raggiungendo le condizioni inumane dei Cie, non sono certo luoghi di villeggiatura e in esse si verificano innumerevoli abusi. Per fortuna, con il pagamento di una sanzione amministrativa, si può estinguere la pena. Il mio gruppo ha immediatamente pagato la multa, consentendo all'uomo di ricominciare un'esistenza a casa sua, partendo da zero ma evitando la persecuzione che colpisce in misura sempre più diffusa e grave i poveri nel mondo, con leggi e provvedimenti che si pongono in antitesi con le costituzioni, gli accordi internazionali e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che - almeno a parole - tutelano l'essere umano che si sposti dal proprio paese in cerca di condizioni di vita più tollerabili".

 

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Tarik de vuelta a casa

Grupo Todos

Una historia de la pobreza, la exclusión y la persecución. Una historia como miles de personas, que deben reflejar el grado de falta de respeto y el racismo en nuestra sociedad se ha caído y la necesidad de aumentar nuestro compromiso de las instituciones, los medios de comunicación y las personas recuperar la cultura de los derechos humanos y aprender a respetar las leyes internacionales que protegen a los individuos y las poblaciones en situaciones vulnerables.

De Milán y Casablanca, 2 de abril de 2010. Tarik Ouarif es de 39 años de edad y magrebíes, nacido en Casablanca, la ciudad más grande y más poblada de Marruecos. Hace diez años que llegó a Italia, en Bolonia, donde siempre ha luchado por vivir con honestidad, trabajo duro y el envío de los ahorros a la familia de vuelta a casa. "Me dejó de Marruecos", dijo el escritor y activista Roberto Malini, "porque no tenía oportunidades de trabajo. En Casablanca hay muchas industrias y un puerto importante, pero a veces el problema del empleo es insuperable. En el área urbana, que incluye una parte sustancial de los países del Magreb, 6 millones de personas, la mayoría de los cuales sobreviven en la pobreza desde la década de 1990. Así que un día me decidí a Europa y buscó el camino que elegí Italia cuando todavía no respira un ambiente tan hostil a los extranjeros ". Debido a las leyes anti-inmigración en Italia se hizo más rígida y menos atenta a los derechos de aquellos que huyen de países en crisis humanitarias, Tarik no siempre es capaz de obtener una residencia y un trabajo regular. Sin residencia sin trabajo "a los libros" y sin permiso de residencia (las tres condiciones son interdependientes, por desgracia), Tarik experimentado la situación de los "ilegales", hecho insostenible después de la aprobación del "paquete de seguridad": el racismo, la necesidad de vivir en la clandestinidad para evitar incursiones de la policía, la terrible posibilidad de acabar encerrado en un Centro para la identificación y expulsión, la deportación. A pesar de ello, siempre ha estado muy ocupado ayudando a nuestros hermanos en necesidad y para mantener a la familia en su país de origen. Un día, en la desesperación, Tarik ha estado en contacto con el grupo Todos. "Ayúdame. Vivo en un estado terrible", dijo Roberto Malini. "Entonces, ¿qué pasa con esos fines Cie en italiano, porque mis compatriotas que han sufrido esta terrible experiencia que he descrito muchas veces. El miedo, las palizas, los insultos, la obligación de tomar los medicamentos que se convertirá en un zombi , la comida no comestibles, agua marrón, la enfermedad, la humillación. No puedo quedarme en Italia porque por todas partes ahora hay sólo odio, pero no puedo volver a Marruecos, porque Italia no ha facilitado el retorno voluntario y si queremos ir a casa, pasamos por el infierno de Cie, incluso para los seis meses de prisión. Pídale a las personas que han estado allí tanto tiempo, si ha pensado en el suicidio o si ha intentado suicidarse. De no hablar de eso, pero si las asociaciones de Derechos Humanos decidió entrevistar a personas que han estado en Cie italiano, siente increíble, sorprendente y tal vez algo que finalmente ponga fin al horror de todo eso, que afecta a personas que no han ninguna culpa, sino a ser pobres ".
"Tarik, que hoy es seguro, fue uno de los muchos extranjeros que quieren salir de Italia", dice Roberto Malini, "pero no puede hacerlo porque nuestro país no ha preparado ningún tipo de repatriación voluntaria o la devolución de la ayuda humanitaria. se reunió con el Presidente de la Cámara, Gianfranco Fini, y el subsecretario del Ministerio del Interior, Alfredo Mantovano, y tenemos que, literalmente, le rogó que, como en otros países de la UE, facilitará las personas que desean regresar a sus hogares, lo que les la renovación de los documentos caducados y darles los boletos para el viaje. Fini y Mantua estaban completamente de acuerdo con nosotros y se sentía la urgente necesidad de poner en práctica planes para la repatriación humanitaria. Las palabras y promesas, sin embargo, no fue seguido por nada en concreto (los mismos fines, como hicimos notar que ahora es difícil conseguir que las acciones humanitarias del gobierno si se refiere a los extranjeros). I Cie, con su horror xenófobos, son convenientes para las instituciones que mostrar al público una cara de 'malo' y, en el actual clima de odio racial que impera en todas partes, permitir que los políticos que son intolerantes a obtener, mantener o ampliar el consenso electoral. Somos como el Tercer Reich, donde la gente aplaudió a los perseguidores y sus delirantes ideologías racistas. acechando a un marroquí en un Cie durante seis meses los costos del Estado italiano un promedio de 18 mil euros, mientras que expulsarlo a Marruecos - los acuerdos con el Consulado de Marruecos de los documentos y las compañías aéreas para el vuelo - no sería cargos. La diferencia económica entre las dos líneas y la logística era una inversión sustancial en la propaganda anti-extranjeros, que las instituciones consideran, políticamente, un buen negocio. "
Grupo Todos - como en muchos otros casos - se ha hecho cargo de retorno humanitario de Tarik, hablar con su consulado en Marruecos, donde - tras el pago de una suma que no podía apoyar Tarik - asegurar la liberación de una hoja de repatriación voluntaria asumió entonces el viaje a Casablanca, la planificación de una ruta diseñada para evitar Tarik podría caer en manos de la policía, y aunque el paquete de consola, para terminar en una "Cie Las normas son contradictorias", dice Malini . "Para obtener el pasaporte que tuvimos que esperar demasiado tiempo y el riesgo de ser detenido sería mayor. Muchos extranjeros son más los centros de cerveza a pesar de que había hojas riimpatrio consulares. Además, tuvimos que mover Tarik de Bolonia, los extranjeros donde la caza está muy extendida y despiadado , en otros lugares, más seguro. Sin pasaporte, sin embargo, fue imposible repatriar Tarik en un vuelo, ya que es un documento esencial para conseguir el billete. Así que tuvimos que tomar métodos alternativos de transporte por tierra. " Al llegar a Casablanca, sin embargo, Tarik tenía otra sorpresa amarga. "Una vez de vuelta a casa", continúa Malini, "Tarik fue llamado a la comisaría de policía. Las leyes estipulan que las personas marroquíes que emigran a través de irregulares - o" ilegalmente "- está sujeta a casa una vez regresado a una pena de prisión sin posibilidad de la suspensión igual a de dos meses. Tarik nos llamó de inmediato, porque las cárceles de Marruecos, al tiempo que no exceda de las condiciones inhumanas de Cie, no estoy seguro de los balnearios y innumerables abusos que se producen. Afortunadamente, con el pago de una sanción administrativa Usted puede cancelar la pena. Mi grupo ha pagado la multa inmediatamente, permitiendo que el hombre para iniciar una vida en el hogar, a partir de cero, sino para evitar la persecución que afecta a cada vez más extendido y grave en el mundo pobre, leyes y medidas que surgen en contraste con las constituciones, acuerdos internacionales y la Declaración Universal de Derechos Humanos, que - al menos en las palabras - la protección del ser humano que se mueve de su país en busca de condiciones de vida más soportable. "

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Il calvario infinito delle donne che migran o

 

del Gruppo EveryOne

 

Milano, 26 marzo 2010. Le donne che fuggono da paesi in crisi umanitaria subiscono aggressioni, violenze e stupri. Oggi sono emersi, grazie a una denuncia di Medici senza frontiere, numerosi casi di donne violentate durante i "viaggi della speranza" verso il Marocco, a volte anche in territorio marocchino. "Sono numeri impressionanti," dichiara Msf, "perché il 59% per cento delle donne intervistate ha subito aggressioni a sfondo sessuale". In Libia, paese con cui l'Italia ha sottoscritto accordi anti-immigrazione, è ancora peggio e deve essere motivo di sdegno per tutti coloro che credono nei valori della civiltà il fatto che si parli tanto - in Italia e nel mondo - di tutela delle donne e dei bambini e poi, attraverso irresponsabili politiche xenofobe, si causi un simile martirio, che tocca proprio le donne, i piccoli e gli individui più fragili. Ma anche in Italia le donne "clandestine" sono soggette a ricatti, violenze e abusi, mentre quelle "regolari" subiscono le stesse violazioni e sono costrette a fornire "prestazioni" (dietro ricatto dei datori di lavoro o di chi affitta loro l'alloggio) diverse da quelle lavorative a causa della difficoltà di mantenere il permesso di soggiorno, elemento vitale per restare in Italia e non trasformarsi a propria volta in "clandestine" e dunque divenire oggetto di persecuzione. Per non parlare della condizione delle donne nei Centri di identificazione ed espulsione. La Bossi-Fini, il pacchetto sicurezza, i provvedimenti anti-stranieri sono - non bisogna più negarlo - leggi razziali, alla base di un calvario infinito per migliaia di donne ed esseri umani emarginati e disagiati. Se solo le Istituzioni ascoltassero gli appelli e le proposte della società civile e non fossero accecate dall'odio etnico, dalla paura del profugo e del diverso! Vivremmo in un'Italia giusta e orgogliosa e non in un luogo dove i diritti umani sono un "privilegio" per pochi, mentre i più vulnerabili sono trattati come schiavi, come bestie. 

 

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El calvario sin fin de mujeres que migran

Grupo EveryOne

Milán, 26 de marzo de 2010. Las mujeres que huyen de países que sufren crisis humanitarias asaltos, violaciones y la violencia. Ahora surgió, gracias a una denuncia de Médicos Sin Fronteras, numerosos casos de mujeres violadas durante los viajes "de la esperanza" a Marruecos, a veces en territorio marroquí. "Estas cifras son impresionantes", dijo MSF, "porque el 59% por ciento de las mujeres encuestadas había sido asaltado sexualmente." En Libia, un país con el que Italia ha firmado la lucha contra la inmigración, es aún peor y debe ser un ultraje a todos los que creen en los valores de la civilización que se habla tanto - en Italia y en todo el mundo - la protección de mujeres y niños y, a continuación, a través de políticas irresponsables xenófobos, causa un martirio que toca a sus mujeres, niños y personas más vulnerables. Pero incluso en Italia las mujeres "ilegales" son objeto de chantaje, violencia y abuso, mientras que "regular" sufrir las violaciónes mismo y fueron obligados a proporcionar "beneficios" (detrás de chantaje empleadores o los que alquilan su vivienda ) diferente de trabajar a causa de la dificultad de mantener un permiso de residencia, que es vital para quedarse en Italia y no a su vez, a su vez en el "underground" y por tanto ser objeto de persecución. Por no hablar de la condición de la mujer en la identificación y centros de deportación. La ley Bossi-Fini, el paquete de seguridad, las medidas son contra los extranjeros - ya no puede negarlo - las leyes raciales, la base de un calvario sin fin para miles de mujeres y marginados y las personas desfavorecidas. Si sólo las instituciones escuchar a los llamamientos y las propuestas de la sociedad civil y no estaban cegados por el odio étnico, el temor de los refugiados y diferente! Viviríamos en un derecho de Italia y orgullosa y no en un lugar donde los derechos humanos son un "privilegio" para unos pocos, mientras que los más vulnerables son tratados como esclavos, como animales.

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Immigrants in Italy - victims of murder and violence

by EveryOne Group

 

Milan, March 25th, 2010.

From the fire in Livorno to the murders of Abdul Salam Guibre, the Romanian Ionut Cristian Birzudel, and the Moroccan Yussuf Errahali, there have been many murders committed for racist reasons - murders that are often (when there are no witnesses or surveillance cameras present) reported in the newspapers as “a settling of accounts between immigrants”. If we then consider the number of attacks, attempted murders, rapes and beatings, the numbers grow out of all proportion, placing Italy at the top of the list in the European Union for xenophobic and racist violence. EveryOne Group is carrying out some research into this incredible aspect of Italian society and collaborating on the same delicate topic with important international organisms. It is a difficult investigation which far too often has seen our activists/scholars hit by intimidation and serious forms of institutional repression (this in spite of the fact that we are carrying out our research on behalf, or in collaboration with, the most important international agencies and institutions). In Italy the politicians, authorities and media generally try to prevent the crimes committed against immigrants and Roma being reported as xenophobic crimes - which is what they are. This is because they wish to give the Italian people the impression that the security policies against foreigners are not identifiable with negative phenomena such as racism and xenophobia. As a result the present emergency is not considered the spread of racial hatred, but instead the inborn “anti-sociality” and criminal tendencies of non-Italians. It is no coincidence that the anti-immigrant, anti-Roma policies are put forward as policies for legality, security and against social and urban decay. It is a media strategy which also prevents the news getting out of Italy about the climate of racism that is now present on all levels of society. And this is one of the tasks our group has taken upon itself: to stop a curtain of silence and disinformation falling on the tragedy of racial violence and abuse. As well as the better known cases, it is important to point out that a great number of murders of immigrants are taking place without the culprits ever being brought to justice. We only have to search Google for “immigrant murdered”, “corpse of an immigrant found”, “immigrant's body found without ID” etc. to realise how widespread this phenomena is and the extent of the political and media censorship of those who want it kept quiet.
If in 2008 25% of the victims of violence in Italy were foreigners ( http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/italia/2009/12/03/AMFascAD-omicidi_maggior_famiglia.shtml ), today the percentage is even higher and very often the media does not even mention the presumed nationality of the murder victims. These are very high numbers which are unequalled in the European Union, because in Italy foreigners make up only 6.7% of the population.

Los inmigrantes en Italia - Las víctimas de asesinatos y violencia
por el Grupo EveryOne

Milán, 25 de marzo 2010.
Desde el incendio en Livorno a los asesinatos de Abdul Salam Guibre, el rumano Ionut Cristian Birzudel, y el marroquí Yussuf Errahali, se han cometido asesinatos Muchos por motivos racistas - Asesinatos que son a menudo (cuando no hay testigos ni cámaras de vigilancia presente) reportada en los periódicos como "un ajuste de cuentas entre los inmigrantes". Si se considera el número de ataques, atentados, violaciones y palizas, los números crecen fuera de toda proporción, Italia Colocar en la parte superior de la lista en la Unión Europea para la violencia xenófoba y racista. EveryOne Grupo está llevando a cabo investigaciones sobre esta increíble Algunos aspectos de la sociedad italiana y la colaboración sobre el mismo tema delicado, con importantes organismos internacionales. Es difícil que la investigación se ha visto con demasiada frecuencia Nuestros activistas / académicos e intimidación afectados por graves formas institucionales de la represión (esto a pesar de el hecho de que son nuestros trabajos por cuenta llevar a cabo, o en colaboración con, el más importante instrumento internacional de organismos e instituciones). Los políticos en Filipinas, y las Autoridades de los medios de comunicación tratar de evitar lo general los delitos cometidos contra la población romaní que se informa y los inmigrantes como crímenes xenófobos - ¿Qué es lo que son. Esto es porque ellos quieren dar al pueblo italiano la impresión de que las políticas de seguridad contra los extranjeros no se pueden identificar con los fenómenos negativos como el racismo y la xenofobia. Como resultado de la presente emergencia no se considera la propagación del odio racial, en lugar Pero el anti-socialidad innato "y las tendencias criminales de los no italianos. No es casual que los anti-inmigrantes, las políticas anti-Roma se erigen en las políticas de la legalidad, la seguridad y social y el deterioro urbano contra. Se trata de una estrategia de medios que impide también recibir la noticia fuera de Italia por el clima de racismo que está presente en todos los niveles de la sociedad. Y esta es una de las tareas de nuestro grupo se ha impuesto: dejar caer una cortina de silencio y la desinformación sobre la tragedia de la violencia racial y el abuso. Además de los casos más conocidos, es importante señalar que un gran número de asesinatos de inmigrantes están llevando a cabo sin los culpables nunca sean llevados ante la Justicia. Sólo tenemos que buscar en Google para "Inmigrantes asesinados", "que se encuentra el cadáver de un inmigrante", "cuerpo del Inmigrante encontrado sin identificación", etc. REALISE generalizada de cómo este fenómeno es y el alcance de la política y la censura de los medios de los que quieren lo guardó silencio.
Si en 2008 25% de las Víctimas de la Violencia en Italia eran extranjeros (http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/italia/2009/12/03/AMFascAD-omicidi_maggior_famiglia.shtml), en la actualidad el porcentaje es aún mayor y muy A menudo los medios de comunicación ni siquiera menciona la nacionalidad de las víctimas del asesinato Presunta. Estas cifras son muy elevadas, sin parangón en la Unión Europea, en Italia porque los extranjeros representan sólo el 6,7% de la población.


MILANO, GRUPPO EVERYONE: "DA OGGI IN VIGORE ORDINANZA PER VIA PADOVA ANTI-CLANDESTINI. PIANO MORATTI-DE CORATO HA CONNOTAZIONI DISCRIMINATORIE"

25 marzo 2010

Entra in vigore oggi l'ordinanza per via Padova emanata dal sindaco di Milano Letizia Moratti, in forma sperimentale fino al 31 luglio, che obbliga tutti i proprietari di casa di produrre, con una autocertificazione da presentare ai vigili entro il 25 aprile, le generalità dei loro inquilini. In caso di mancata documentazione o di falsa dichiarazione, la sanzione sarà di 450 euro. Agli amministratori di condominio, inoltre, l'obbligo di segnalare le violazione delle norme igienico-sanitarie e sulla sicurezza dell'edificio nelle parti comuni, nonché eventuali sovraffollamenti nelle case. Ma non è tutto. "Andremo casa per casa, busseremo e chiederemo i titoli di occupazione" ha affermato il vicesindaco Riccardo De Corato, mentre il sindaco Moratti ha aggiunto di aver chiesto al ministro Maroni di estendere, con un decreto legge, la possibilità per la polizia di Stato di fare irruzione in un locale non solo per i reati di terrorismo o droga, ma anche di clandestinità. "Aspettiamo un riscontro" ha detto.

"Quanto risulta dalle dichiarazioni e dalle azioni dell'amministrazione comunale milanese è preoccupante. Forse il sindaco non si rende conto che questi provvedimenti ricalcano le ordinanze che diedero il via alle retate contro le minoranze da parte del partito nazi-fascista," dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione umanitaria EveryOne. "In base a una di tali ordinanze, il 16 ottobre 1943, durante l'occupazione nazista di Roma, agenti delle SS, miliziani fascisti e poliziotti rapirono dalle loro case e deportarono nel campo di concentramento di Auschwitz oltre 1.000 ebrei romani. Le autorità," spiegano i rappresentanti del Gruppo EveryOne, "facevano irruzione nelle case, senza mandato, solo in base all'informazioni o sospetti della presenza di ebrei. Solo un esiguo numero, 16 persone, tra cui una sola donna, tornarono alle loro case. È sconcertante la similitudine fra le operazioni nell'Italia fascista e nella Germania di Hitler e il piano Moratti-De Corato ed è cruciale che le forze democratiche contestino questo programma discriminatorio".

In una recente intervista rilasciata da Hanneli Pick-Goslar, amica di Anna Frank, a Roberto Malini, durante le riprese del documentario "In viaggio con Anna Frank", la sopravvissuta al campo di Bergen-Belsen ha affermato: "La polizia aveva il permesso di bussare a ogni casa e quindi di entrare senza mandato specifico, controllare i documenti e perquisire ogni angolo, in base al sospetto della presenza di ebrei da arrestare e deportare. Chi rifiutava di collaborare, subiva pesanti sanzioni, fino all'arresto e al carcere, come accadde a coloro che protessero Anna Frank. Se gli agenti trovavano ebrei," ha spiegato la Pick-Goslar, "li portavano in carcere, poi in un centro di transito e infine li deportavano. I collaborazionisti e delatori erano ovunque. Anna Frank cadde nelle mani dei nazisti proprio a causa di quel clima, di quelle ordinanze".

"Non crediamo serva aggiungere altro," concludono gli attivisti per i diritti umani Malini, Pegoraro e Picciau, "se non che confidiamo nell'immediato intervento dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navi Pillay affinché predisponga nell'immediato un intervento ufficiale verso l'ennesimo atto che annichilisce i diritti degli stranieri e induca il Ministro degli Interni a soprassedere riguardo all'istituzione di una polizia speciale destinata alla caccia ai 'clandestini', che spesso sono profughi da paesi in crisi umanitaria, che non hanno avuto neppure la possibilità di presentare domanda di asilo politico".

 

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NOTA DE PRENSA
25 de marzo 2010

MILAN, el grupo Todos: "DESDE HOY PARA FUERZA A TRAVÉS PADOVA la contratación ilegal. Moratti PLAN-DE Corato ha connotado discriminatoria"

fuerza en la actualidad por la orden dictada por el alcalde de Padua Milán, Letizia Moratti, con carácter experimental hasta el 31 de julio, que exige que todos los dueños de una casa para producir una auto-certificación que se presentará antes de abril de 25 brigadas, y general sus inquilinos. En caso de ninguna documentación o declaración falsa, la pena será de 450 euros. Para los responsables del edificio también el deber de denunciar la violación de saneamiento y seguridad del edificio las zonas comunes ya todas hacinamiento en los hogares. Pero no todos. "Iremos casa por casa, tocar y preguntar por la evidencia de empleo", dijo el vicealcalde Riccardo De Corato, mientras que el alcalde Moratti dijo que había pedido el ministro Maroni para extender, con un decreto, la capacidad de la policía estatal irrumpir en una habitación no solamente por delitos de terrorismo o las drogas, pero también bajo tierra. "Esperamos una respuesta", dijo.
"Como se desprende de las declaraciones y actuaciones de la ciudad de Milán es preocupante. Tal vez el alcalde no se da cuenta de que estas medidas se basan en las ordenanzas que dieron paso a los ataques contra las minorías por el partido nazi-fascista", dijo Roberto Malini , Matteo Pegoraro y Dario Picciau, co-presidentes de la organización humanitaria Todos. "De acuerdo con una de estas ordenanzas, 16 de octubre de 1943, durante la ocupación nazi de Roma, los agentes de las SS, milicianos y policías secuestrados fascista de sus hogares y deportado al campo de concentración de Auschwitz más de 1.000 Judios romana. Las autoridades, "explicar a los representantes de todos", fueron irrumpiendo en los hogares, sin orden judicial, pero de acuerdo a la información o la sospecha de Judios. Sólo un pequeño número, 16 personas, entre ellas una mujer, regresaron a sus hogares. Es similitud confuso entre las operaciones en la Italia fascista y la Alemania de Hitler y el plan de Inter-De Corato y es crucial que el concurso las fuerzas democráticas del programa discriminatorio ".
En una reciente entrevista Hanneli Pick-Goslar, amigo de Ana Frank, Roberto Malini, durante la filmación del documental "Un Viaje con Anne Frank," sobrevivió al campo de Bergen-Belsen, dijo: "La policía tenía permiso a llamar a todas las casas y luego a entrar sin un mandato específico, la comprobación de documentos y búsqueda cada esquina, bajo la sospecha de la presencia de Judios de la detención y deportación. Cualquier persona que se negó a cooperar, efectuados fuertes sanciones, para detener y encarcelar a como aquellos que lo protegió pasó con Ana Frank. Si los agentes fueron Judios ", explicó el Pick-Goslar", llevándolos a la cárcel, después a un centro de tránsito y luego deportados. colaboradores e informantes por todas partes. Anne Frank cayó en manos de los nazis, precisamente por ese ambiente, esas órdenes. "
"Pongo en duda la necesidad de decir más", concluyen los activistas de derechos humanos Malini, Pegoraro y Picciau, "a menos que una acción inmediata que confiar en la ONU del Alto Comisionado para los Derechos Humanos, Navi Pillay a preparar inmediatamente una intervención oficial de otra medida que aniquila los derechos de los extranjeros e inducir a la Secretaría de Gobernación a aplazar la creación de una policía especial a la caza de los 'ilegales', que a menudo los refugiados de los países en crisis humanitaria, que ni siquiera había pueden solicitar asilo político ".

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DUE ATTIVISTI DEL GRUPPO EVERYONE COLPITI DA DECRETO PENALE DI CONDANNA PER LA LORO ATTIVITA' UMANITARIA: "NON CI SONO PRECEDENTI DI UN TALE ABUSO"

 

LO RIVELA L'ORGANIZZAZIONE PER I DIRITTI UMANI: "UNA CONDANNA BASATA SULLE DICHIARAZIONI NON VERITIERE DI UN POLIZIOTTO. E' L'ENNESIMO EPISODIO PERSECUTORIO DA PARTE DELLE AUTORITA' ITALIANE"

 

L'ORGANIZZAZIONE SI APPELLA ALL'ALTO COMMISSARIO DELLE NAZIONI UNITE PER I DIRITTI UMANI, ALLE ISTITUZIONI DELL'UNIONE EUROPEA E ALLA FRONTLINE FOUNDATION: “NECESSARIO SOSTEGNO AGLI ATTIVISTI, COLPITI IN ITALIA DA VIOLENZE, INTIMIDAZIONI E ABUSI GIUDIZIARI, PEGGIO CHE NEI REGIMI TOTALITARI, DOVE ALMENO IL DIRITTO ALLA DIFESA E' GARANTITO”

 

Roberto Malini e Dario Picciau , co-presidenti con Matteo Pegoraro del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani, hanno ricevuto in data 12 febbraio 2010 una notifica di decreto penale di condanna, con pena detentiva commutata in gravosa sanzione pecuniaria . Nel decreto penale, emesso dal Tribunale di Pesaro – Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari in data 5/11/2009, si condannano gli attivisti per il reato p. e p. dall'art. 110, 340 c.p., perché, il 20 dicembre 2008, “in concorso tra loro, cagionavano l'interruzione o comunque turbavano una operazione di polizia, finalizzata all'identificazione di tre cittadini stranieri, pronunciando espressioni ingiuriose e denigratorie nei confronti del personale dell'U.P.G.S.P. – Questura di Pesaro-Urbino operante ed ingerendosi nella sua attività”.

 

E' l'ennesimo episodio di abuso da parte delle autorità da noi subito a Pesaro ” commentano i co-presidenti del Gruppo. “Nel 2008 e nei primi mesi del 2009 siamo stati ripetutamente convocati in Questura a causa della nostra attività umanitaria a sostegno della comunità Rom locale ".

 

Dopo le rimostranze dell'organizzazione relative ai continui sgomberi di famiglie Rom senza alcuna assistenza e dopo la protesta contro l'espulsione illegittima di rifugiati afghani richiedenti asilo dal territorio pesarese, il Questore ha notificato a Roberto Malini un avviso orale , con la seguente motivazione: 'Visto che i Rom sono notoriamente delinquenti, ritengo che il Gruppo EveryOne sia parte di un'associazione per delinquere e lo invito a cessare tale attività'. Successivamente gli attivisti di EveryOne sono stati oggetto di diversi episodi di intimidazione , mentre sono proseguite le azioni durissime mirate ad allontanare i Rom dalla città. L'atteggiamento del Questore e il programma anti-Rom condotto da istituzioni e autorità pesaresi sono stati oggetto più volte di interrogazioni parlamentari, fino al trasferimento del Questore in altra località.

 

In seguito al recente sgombero in pieno inverno delle ultime famiglie Rom rifugiate a Pesaro, EveryOne ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica presso lo stesso Tribunale di Pesaro, segnalando sia le violazioni dei diritti umani, sia la manifesta ostilità nei confronti degli attivisti. "Attendevamo da parte della Procura un'indagine sugli abusi commessi dalle autorità locali nei confronti della comunità Rom," proseguono Malini, Pegoraro e Picciau, "abusi che hanno condotto a lutti, a causa della precarietà in cui persone gravemente malate si sono trovate improvvisamente, aborti spontanei - dovuti allo stress e alla paura da parte delle puerpere di fronte a tanti agenti armati - e a gravi emergenze umanitarie. Invece, le stesse autorità hanno fatto uso di uno strumento giuridico che esiste solo in Italia e viola l'articolo 24 della nostra Costituzione . E' una condanna senza processo , un altro mezzo intimidatorio che colpisce gli attivisti che si occupano di Diritti Umani e che consente all'affermazione non veritiera di un agente di polizia di diventare legge, senza contraddittorio . Da parte nostra, siamo consapevoli che rischiamo di entrare in un buco nero giuridico, ma abbiamo deciso di presentare opposizione al decreto e continuare a opporci in ogni grado, a costo di dover giungere davanti alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo . E' un principio fondamentale di civiltà e democrazia che non riguarda solo questo episodio, ma l'attivismo internazionale nel suo complesso, con gli innumerevoli ostacoli e pericoli che incontra per difendere la vita e la dignità dei più deboli".

 

Riguardo al caso in oggetto, Roberto Malini e Dario Picciau raccontano che "la sera del 20 dicembre 2008 un agente stava parlando in tono sprezzante con un ragazzo di etnia Rom mentre il suo collega attendeva in auto , davanti a un bar, che gli venissero serviti panini e bibite. Abbiamo salutato il giovane, Nico Grancea,  ricevendo dal primo agente l'invito, con modi bruschi e frasi provocatorie, a presentare i nostri documenti . Trattiamo da anni con le forze dell'ordine e abbiamo abbastanza esperienza per non rispondere alle provocazioni. L'agente ha scritto i nostri dati senza notificare alcunché. I magistrati, nelle indagini, non hanno verificato i fatti né presso il proprietario del bar né ascoltando il signor Grancea o noi attivisti. Il Gip di Pesaro ha quindi deciso per la 'condanna senza processo' ".

 

"Con il nostro ricorso e le opportune azioni a tutela del nostro operato" prosegue EveryOne, " intendiamo sensibilizzare le autorità preposte alla salvaguardia degli operatori umanitari affinché si mettano a punto organismi efficaci a difesa degli attivisti, costretti a operare in condizioni difficilissime".

 

Il 14 febbraio 2010 il caso di Malini e Picciau è stato reso noto dal co-presidente di EveryOne Matteo Pegoraro anche nel corso della 5th FrontLine Platform for the Protection of Human Rights Defenders, a Dublino , dove il Gruppo EveryOne era stato invitato, unica organizzazione dell'Unione europea, fra i 100 difensori dei diritti umani nel mondo a rischio di persecuzione e di vita per il proprio impegno civile . “La FrontLine Foundation , che si occupa di proteggere gli attivisti per i diritti umani in tutto il mondo, in cooperazione con le Nazioni Unite e le istituzioni europee,” spiega Pegoraro, “ ha preso in carico il caso e presto anche l'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navi Pillay e lo Special Rapporterur sulla situazione dei Difensori dei Diritti Umani, Margaret Sekaggya, interverranno sull'abuso giudiziario , che non ha precedenti nell'attivismo europeo. Ci batteremo" continua Pegoraro, “con l'obiettivo che i due attivisti, impegnati da anni in difficili campagne per i diritti delle minoranze, non siano oggetto di una tale violazione, tanto più se si considera che, in qualità di co-presidenti di EveryOne, operavano a Pesaro su mandato degli uffici dell'on. Mohacsì al Parlamento europeo, proprio per indagare sul comportamento delle autorità nei confronti del popolo Rom in Italia .  Invitiamo, a nome del nostro Gruppo," conclude Pegoraro, "tutta la società civile, i partiti e gli uomini politici più attenti ai diritti fondamentali, le associazioni e le organizzazioni per i diritti umani e civili e le istituzioni democratiche europee a esprimere la loro ferma protesta per un atto che va contro tutte le Carte sui diritti fondamentali dell'individuo e le disposizioni internazionali in materia di protezione e libertà di azione e di movimento degli attivisti per i diritti umani ".

 

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URGENT CALL TO ACTION

Italy, February 18 th , 2010

 

@ITALY, TWO HUMAN RIGHTS DEFENDERS FROM EVERYONE GROUP RECEIVE A PENAL ORDER (A CRIMINAL CONVICTION WITHOUT GOING TO TRIAL) FOR THEIR HUMANITARIAN WORK: “IT IS THE FIRST TIME IN THE WORLD”

 

THE NEWS GIVEN BY THE HUMAN RIGHTS ORGANIZATION: “A CONVICTION BASED ON INACCURATE EVIDENCE GIVEN BY A POLICE OFFICER. IT IS THE UMPTEENTH EPISODE OF ABUSE OF POWER BY THE ITALIAN AUTHORITIES” 

 

EVERYONE GROUP APPEALS TO THE UNITED NATIONS HIGH COMMISSIONER FOR HUMAN RIGHTS, THE EUROPEAN COMMISSION AND THE FRONTLINE FOUNDATION: “WE ARE ASKING FOR SUPPORT FOR HUMAN RIGHTS DEFENDERS, VICTIMS IN ITALY OF VIOLENCE, INTIMIDATION AND JUDICIARY ABUSE OF POWER, A WORSE SITUATION THAN IN TOTALITARIAN REGIMES WHERE THE INDIVIDUAL IS AT LEAST GUARANTEED THE RIGHT TO DEFEND HIMSELF

 

On February 12 th , 2010,  Roberto Malini and Dario Picciau , co-presidents with Matteo Pegoraro of  EveryOne Group , international human rights organization based in Italy,  received notification of a penal order, with the prison sentence commuted into a heavy fine . In the decree, issued on 5/11/09 by the Pesaro Justice Court - Office of the Magistrate for Preliminary Investigations –  condemns the activists for the offence punishable by art. 110, 340 of the Italian Criminal Code , because on December 20 th , 2008 “in complicity with each other, they caused the interruption, or at least disturbed a police operation aimed at identifying three foreign citizens, and used abusive and disparaging language towards the officers from Pesaro-Urbino Police Headquarters, and interfered in the carrying out of their duty.”

 

 “ It is the umpteenth episode of abuse from the authorities  (and in particular from the Police Headquarters)  we have been subjected to in Pesaro and in Italy ” say the co-presidents of the Group. ”Throughout 2008 and in the early months of 2009  we were repeatedly summoned to police headquarters because of our humanitarian work in defence of the Roma community living in our Country ”.

 

After the protests of our Organization for the endless camp clearances of Roma families (without any offer of assistance) and after our protests over the illegitimate expulsion of a group of Afghan refugees who had applied for asylum,  the Pesaro Police Commissioner issued Roberto Malini a verbal warning  on the following grounds:  “Seeing the Roma are notorious criminals, I consider EveryOne Group part of a criminal organization and I invite it to cease its activity”. Following this warning,  the activists of EveryOne Group were subjected to various episodes of intimidation and provocation,  while the brutal operations aimed at driving the Roma out of the city continued. The attitude of the Police Commissioner and the anti-Roma programme carried out by the Pesaro authorities have been the subject of various Parliamentary questions, leading to the transfer of the Police Commissioner to a different detachment.

 

Following the camp clearance (in mid winter) of the last Roma families to take refuge in Pesaro,  EveryOne Group filed a complaint to the Public Prosecutor's Office at the same Pesaro Justice Court - reporting both the violation of human rights and the open hostility shown towards human rights defenders .

 

“We were expecting the Prosecutor's Office to investigate the abuse committed by the local authorities towards the Roma community”, say Malini, Pegoraro and Picciau, “actions that have led to several deaths (due to the hardship suffered by seriously ill people, who were suddenly left without a shelter over their heads), miscarriages (due to the stress and fear experienced by the pregnant women faced with so many armed police officers) and serious humanitarian emergencies.

Instead,  the same authorities made use of a legal instrument that exists only in Italy, an instrument that violates article 24 of the Italian Constitution .  We are talking about a  conviction without a trial, yet another intimidatory tool used against human rights defenders which allows an untrue statement made by a police officer to become law without the accused being given the opportunity to contradict him .

 

We are aware that there is a danger of falling into a legal ‘black hole', but  we have decided to oppose the sentence and we will continue to oppose it on all levels , even if this means taking the case before the European Court of Human Rights. It is a fundamental principle of civility and democracy which does not only concern this episode, but international activism as whole, and the endless obstacles and dangers involved in defending the lives and the dignity of our most vulnerable citizens”.

 

As for the case in question, Roberto Malini and Dario Picciau say “on the evening of December 20 th , 2008  a police officer was talking in an arrogant  manner to a young Roma man, while his colleague waited in the patrol car  in front of the bar to be served with sandwiches and drinks.  We greeted the young man , Nico Grancea, who we knew very well seeing we had been offering him assistance for over year.  In answer, we received from the first officer a brusque and threatening invitation to show some identification . We have had dealings with the police force for years and therefore have sufficient experience to know not to rise to the bait.  The police officer took down our details without issuing any notification The magistrates investigating the case did not listen to what the owner of the bar, Mr. Grancea, or the EveryOne activists had to say . The Pesaro investigating magistrate then decided for “a conviction without a trial”. 

 

“Through our appeal and the relevant procedures for defending our humanitarian work” says EveryOne Group,  “we intend to bring the case to the  attention of the authorities in charge of protecting human rights defenders , in order for them to establish efficient organisms that defend the work of  activists who are forced to operate in extremely difficult conditions”.

 

On February 14 th , 2010 Malini and Picciau's case was brought up by the co-president of EveryOne,  Matteo Pegoraro , in Dublin, during the  5 th  Frontline Platform for the Protection of Human Rights Defenders , which EveryOne Group (the only European organization) had been invited to attend along  with 99 other human rights defenders from all over the world  – activists who have received several threats during the course of their human rights activities. “ We are appealing to the Frontline Foundation  (which protects human rights activists all over the world in cooperation with the United Nations and European institutions)  to take up our case . We hope too that  the UN High Commissioner for Human Rights, Navanethem Pillay , and the  United Nations Special Rapporteur on the situation of human rights defenders, Margaret Sekaggya , - always very alert to episodes of this kind -  to immediately intervene against this judiciary abuse , which has no precedent in European activism. We will fight” says Pegoraro, “to ensure that these two human rights defenders – who have been involved for many years in difficult campaigns in defence of minority groups – are not subjected to this violation, even more so if we consider that  as co-presidents of EveryOne, they were operating in Pesaro and on Italian territory on behalf of the European MP, Viktoria Mohacsi  with the  precise aim of investigating the behaviour of the authorities towards the Roma people in Italy .

 

On behalf of our group, we invite civil society, the politicians who are more alert to matters of fundamental rights, the human and civil rights associations and organizations and the European and international institutions and authorites, to  express their criticism of an action that goes against all the charters on the human rights of the individual  – as well as  violating the international laws on the protection and freedom of action and movement of human rights defenders ”.  

 

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GRUPO DOS negocios afectados todos por orden penal para su negocio "HUMANITARIA:" Hay precedentes de tales abusos "

MUESTRA DE LA ORGANIZACIÓN DE LOS DERECHOS HUMANOS: "Una condena basada en declaraciones falsas de un oficial de policía. Y 'El último episodio perseguidor por las autoridades' italianas

Hizo un llamamiento ORGANIZACIÓN DE LAS NACIONES UNIDAS ALTO COMISIONADO PARA LOS DERECHOS HUMANOS, A LAS INSTITUCIONES DE LA UE Y LA FUNDACIÓN FRONTLINE: "NECESIDAD DE ACTIVIDADES DE APOYO A AFECTADOS POR LA VIOLENCIA EN ITALIA, intimidación y abusos judiciales, peor que los regímenes totalitarios donde al menos la garantía de un DERECHO A ya un juicio justo "

Roberto Malini y Darío Picciau, co-presidentes con Matteo Pegoraro de grupo Todos, la Organización Internacional para los Derechos Humanos, recibida el 12 de febrero de 2010 una notificación de la resolución penal, con penas de prisión conmutada por una multa. En el orden penal, dictada por el Tribunal de Pesaro - Oficina del Juez para las investigaciones preliminares sobre 5/11/2009, condenamos a los activistas por el delito p. y P. Art. 110, 340 CP, de 20 de diciembre 2008 ", en competencia unos con otros, provocó la interrupción o no molestar a una operación policial, dirigida a la identificación de los tres extranjeros, diciendo que las expresiones hirientes y despectivos contra el personal de 's UPGSP - Policía de Pesaro-Urbino operativa e interferir en sus actividades. "

'Y' otro incidente de abuso por parte de las autoridades en Pesaro de nosotros de inmediato ", dice el co-presidentes del Grupo. "En 2008 y principios de 2009 se nos ha pedido en repetidas ocasiones en la sede de la policía a causa de nuestras actividades humanitarias en apoyo de la comunidad romaní local."

Después de las quejas de la organización para continuar el desalojo de las familias romaníes sin ninguna ayuda y después de la protesta contra la expulsión ilegal de los refugiados afganos que solicitan asilo en el territorio de Pesaro, al Cuestor ha enviado una notificación a Roberto Malini oral, por las siguientes razones: "Teniendo en cuenta que los gitanos son conocidos delincuentes, creo que el grupo Todos es parte de un criminal y le pido que ponga fin a esta actividad". Más tarde, los activistas de Todos tienen los varios incidentes de intimidación, mientras que continuaron las duras medidas destinadas a eliminar los romaníes de la ciudad. La actitud de la Questor y el anti-Roma llevada a cabo por las instituciones y las autoridades han sido repetidamente Pesaresi de preguntas parlamentarias, hasta la transferencia de Questor en otros lugares.

Tras la reciente expulsión del invierno pasado en Roma familias huyeron a Pesaro, todo el mundo presentaron una denuncia ante el Ministerio Público en el mismo Tribunal de Pesaro, destacando tanto las violaciónes de los derechos humanos, tanto la aparente animadversión hacia los activistas. "Estábamos esperando por la investigación del Procurador de los abusos cometidos por las autoridades locales hacia la comunidad romaní", dijo Malini, Pegoraro y Picciau, "los abusos que llevaron a las pérdidas, debido a la inseguridad en la que la gente estaba gravemente enfermo de repente las crisis humanitarias, abortos involuntarios - se deben al estrés y el miedo por parte de las madres a través de los guardias de muchos de ellos armados - y grave. En cambio, las mismas autoridades han utilizado un instrumento legal que existe sólo en Italia y contraviene el artículo 24 de la condena de nuestra Constitución. E 'sin juicio, otro medio de intimidación que afecta a los activistas que trabajan en derechos humanos y que permite la afirmación de que no es cierto por un policía para convertirse en ley sin contradicción. Por nuestra parte, somos conscientes de que podría caer en un agujero negro legal, pero hemos decidido a presentar una objeción al decreto y continuar oponiéndose en cada grado, a costa de tener que presentarse ante el Tribunal Europeo de Derechos Humanos. Y 'un principio fundamental de la civilización y la democracia que afecta no sólo este episodio, pero el activismo internacional en su conjunto y de los innumerables obstáculos y peligros encontrados en la defensa de la vida y la dignidad de los más débiles ".

En cuanto al caso, Roberto Malini y Darío Picciau decir que "la tarde del 20 de diciembre de 2008 un agente estaba hablando con un muchacho, Roma desprecio étnico, mientras que su compañero estaba esperando en el auto, fuera de un bar, que fueron servidos bocadillos y bebidas. Saludamos a la pareja, Nico Grancea, recibiendo una invitación del primer agente con brusco y provocaciones, a presentar nuestros documentos. Nos ocupamos de hacer cumplir la ley durante años y tenemos experiencia suficiente para no responder a provocaciones. El agente escribió a nuestros datos sin notificar a ninguna parte. Los jueces, la investigación, no comprobar los hechos o por el propietario del bar o la escucha del Señor, o que los activistas Grancea. La CIG de Pesaro ha decidido " condena sin juicio "."

"Con nuestra acción y las medidas adecuadas para proteger a nuestro trabajo", continúa todos "tenemos la intención de sensibilizar a las autoridades responsables de la protección de los trabajadores humanitarios para que desarrollen los organismos más eficaces para defender a los activistas, obligados a actuar en circunstancias sumamente difíciles."

El 14 de febrero de 2010, el caso de Malini y Picciau fue anunciada por el co-presidente de EveryOne Matteo Pegoraro, incluso durante la Plataforma FrontLine 5 para la Protección de los Defensores de Derechos Humanos, de Dublín, donde todo el mundo Grupo ha sido invitado, la única organización de la Unión Europea, entre los 100 defensores de derechos humanos en el mundo en riesgo de persecución y su vida de compromiso civil. "La Fundación FrontLine, que es responsable de proteger a los activistas de derechos humanos en todo el mundo, en cooperación con las Naciones Unidas y las instituciones europeas", dice Pegoraro, "se hizo cargo del caso y de pronto, el Alto Comisionado de Derechos Humanos de la ONU, Navi Pillay, y el Rapporterur Especial sobre la Situación de los Defensores de Derechos Humanos, Margaret Sekaggya, tendrá el abuso del activismo judicial que no tiene precedentes en Europa. Vamos a luchar ", continúa Pegoraro," con el objetivo de que los dos activistas, comprometida desde hace años en campañas muy duro para los derechos de las minorías, no son objeto de violación de este tipo, especialmente si se considera que, como co-presidentes Todo el mundo, actuó en Pesaro en un mandato de la oficina. Mohácsi Parlamento Europeo, sólo para investigar el comportamiento de las autoridades hacia el pueblo romaní en Italia. Hacemos un llamamiento en nombre de nuestro grupo ", concluye Pegoraro," toda la sociedad civil , los partidos y los políticos prestan más atención a los derechos fundamentales, asociaciones y organizaciones de los derechos humanos y civiles y las instituciones democráticas europeas para expresar su enérgica protesta ante un acto que va en contra de todas las cartas sobre los derechos fundamentales de la persona y las disposiciones internacionales sobre la protección y la libertad de acción y movimiento de activistas de los derechos humanos ".

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Mafia, racism and the crisis of democracy in Italy

Rome, January 15th, 2010.

Power in its most ambiguous and dangerous forms has replaced the power of democracy in Italy. Politics, information, culture and education are being widely controlled and freedom of expression now exists in name only. In spite of the commitment of some courageous magistrates and of activism, the various mafias are stronger and more widespread than ever,  not only in the South, but throughout the whole of Italy. During the present economic crisis organized crime has bought up hundred of businesses in difficulty and taken advantage of the tax amnesty known as the “Fiscal Shield”, which was irresponsibly passed by the Government, and brought billions of Euros - the profits from criminal activities - back into the country. The laws passed in favour of the mafias (such as the suppression of the law that allowed telephone interceptions) have allowed the clans to grow to a point of reaching a record turnover of about 200 billion Euros in 2009. Instead of striking out at Cosa Nostra, the 'Ndrangheta and the Camorra, the recent security laws, (the ill-famed “security package”) was written and approved in the form of a racial law that criminalizes and persecutes the Roma people, refugees and more vulnerable foreigners by excluding them from the workforce -  often allowing them to fall into the hands of the clans themselves. Italy has also had (and still has) its heroes, like the magistrates Giovanni Falcone, Paolo Borsellino and their heirs. Before being assassinated in Palermo by the  Mafia and other hidden powers in 1992, Paolo Borsellino informed those in politics of the only way to fight Mafia collusion: “When there is the slightest suspicion of a public figure having contacts with organized crime, we have to make a clean sweep.” Italy, however, failed to heed the words of the anti-Mafia magistrate. Until trials are held and concluded, no one can claim that Senator Dell'Utri, Prime Minister Berlusconi, the President of the Senate Schifani, the Minister of Justice Alfano, Senator Vizzini (member of the Antimafia Commission!) and the dozens  of MPs whose names appear in the trial records of cases brought against organized crime (based mainly on testimony from Mafia “pentiti” and “collaborators with justice”) have committed any crime.  However, when these “opinions” that concern, for example, Berlusconi and Dell'Utri, come from magistrates of exemplary integrity like Paolo Boresellino himself, (see interview on 21/5/1992: http://www.youtube.com/watch?v=WeGtZbtMamU) and therefore from witnesses and collaborators with justice like Giovanni Brusca, Gaspare Spatuzza, and Massimo Ciancimino, we cannot but think back to the courageous suggestions made by Borsellino.  But no: thanks to the close links between power and information, a delegitimization campaign is underway in Italy of the magistrates that fight corruption; the politicians who for years have shown a serious and important commitment in combating the Mafia, like the former magistrates Antonio Di Pietro and Luigi De Magistris; and the collaborators with justice (who represent one of the main and most effective instruments in the battle against organized crime). At the same time, politics is closing ranks around people suspected of incorrect behaviour, and is about to rehabilitate political figures of the past; people linked to murky events in recent Italian history, such as Bettino Craxi who was found guilty of corruption in 1996 and 1999. Faced with this situation, with Italy dominated by such strong and unscrupulous powers that we are unable to see a ray of hope that things will change in the near future, even the commitment of activists and supporters of democracy and human rights culture becomes more difficult and perilous by the day.

La Mafia, el racismo y la crisis de la democracia en Italia

Roma, 15 de enero 2010.

El poder en sus formas más ambiguo y peligroso ha sustituido el poder de la democracia en Italia. Política, información, cultura y educación están siendo ampliamente controlado y la libertad de expresión ahora existe sólo de nombre. A pesar del compromiso de algunos jueces valientes y de activismo, las diferentes mafias son más fuertes y más extendida que nunca, no sólo en el Sur, pero en el conjunto de Italia. Durante la crisis económica actual el crimen organizado ha comprado cientos de empresas en crisis y tomado ventaja de la amnistía fiscal conocido como el "escudo fiscal", que fue aprobado de manera irresponsable por el Gobierno, y llevó miles de millones de euros - los beneficios procedentes de actividades delictivas -- de nuevo en el país. Las leyes aprobadas en favor de las mafias (como la supresión de la ley permitió que las interceptaciones telefónicas) han permitido a los clanes a crecer hasta el punto de llegar a una facturación récord de 200 millones de euros en 2009. En vez de pegar a la Cosa Nostra, 'Ndrangheta y la Camorra, las leyes de seguridad más recientes, (la tristemente célebre "paquete de seguridad") fue escrita y aprobada en la forma de una ley racial que criminaliza y persigue a los gitanos, los refugiados y los extranjeros más vulnerables por su exclusión de la fuerza laboral - a menudo lo que les permite caer en manos de los clanes de sí mismos. Italia también ha tenido (y todavía tiene) a sus héroes, como los magistrados Giovanni Falcone y Paolo Borsellino y sus herederos. Antes de ser asesinado en Palermo por la mafia y otros poderes ocultos, en 1992, informó a los Paolo Borsellino en la política de la única manera de combatir la colusión Mafia: "Cuando hay la más mínima sospecha de una figura pública tener contactos con la delincuencia organizada, tenemos que hacer tabla rasa ". Italia, sin embargo, no hizo caso a las palabras del juez anti-mafia. Hasta que las pruebas se llevan a cabo y concluido, nadie puede afirmar que el senador Dell'Utri, el Primer Ministro Berlusconi, el Presidente de la Schifani Senado, el Ministro de Justicia Alfano, el senador Vizzini (miembro de la Comisión contra la Mafia!) Y el de decenas de parlamentarios cuya los nombres aparecen en los archivos de prueba de los cargos presentados contra la delincuencia organizada (basado principalmente en el testimonio de la mafia "arrepentidos" y "colaboradores con la justicia") han cometido ningún delito. Sin embargo, cuando estas "opiniones" que se refieren, por ejemplo, Berlusconi y Dell'Utri, provienen de los magistrados de la integridad ejemplar como Paolo Boresellino sí mismo, (ver entrevista en el 21/5/1992: http://www.youtube.com/ watch? v = WeGtZbtMamU) y por lo tanto de los testigos y colaboradores con la justicia como Giovanni Brusca, Gaspare Spatuzza, y Massimo Ciancimino, no podemos dejar de pensar en volver a las sugerencias hechas por valientes Borsellino. Pero no: gracias a los estrechos vínculos entre el poder y la información, una campaña de deslegitimación está en marcha en Italia de los magistrados que combaten la corrupción, los políticos que durante años han demostrado un compromiso serio e importante en la lucha contra la mafia, como los ex magistrados Antonio Di Pietro y Luigi De Magistris, y los colaboradores con la justicia (que representan uno de los instrumentos principales y más eficaz en la lucha contra la delincuencia organizada). Al mismo tiempo, la política se está cerrando filas en torno a las personas sospechosas de comportamiento incorrecto, y se dispone a rehabilitar a figuras políticas del pasado, personas vinculadas a acontecimientos oscuros de la historia italiana reciente, como Bettino Craxi, que fue declarado culpable de corrupción en 1996 y 1999. Ante esta situación, con Italia, dominada por los poderes fuertes y sin escrúpulos que no podemos ver un rayo de esperanza que las cosas cambien en un futuro próximo, incluso el compromiso de los activistas y partidarios de la democracia y los derechos humanos la cultura se vuelve más difícil y peligrosa por el día.

 


L'apartheid e la persecuzione del popolo Rom in Italia sono ormai intollerabili, mentre a Roma stanno per sorgere i ghetti-Rom

 

Roma, 13 gennaio 2010

 

Nonostante le proteste da parte delle organizzazioni per i Diritti Umani e le raccomandazioni, nonché le forti prepccupazioni, espresse dall'Unione europea e dall'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, a Roma rinascono i ghetti, su modello di quelli che i nazisti realizzarono in Polonia alle soglie dell'Olocausto.

del Gruppo EveryOne

Gli interventi ufficiali attuati negli ultimi anni dalla Commissione europea e dal Consiglio d'Europa, dall'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani e dalle principali organizzazioni umanitarie si sono rivelati inutili e il fenomeno dell'antiziganismo in Italia è degenerato in una grave persecuzione e nella negazione ai popoli Rom e Sinti dei principali diritti fondamentali della persona. Le cause sono gravi e molteplici:

- il governo italiano, composto in gran parte da ministri che si distinguono da anni per ideologie intolleranti (tra cui membri della Lega Nord), ha ottenuto dal Parlamento l'approvazione di leggi discriminatorie, anticostituzionali e contrarie alla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea, come la legge 94/2009, che trasforma migranti e Rom in "problemi di sicurezza", negando loro i diritti basilari sanciti dalla Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali nell'Ue;

- la corrente politica italiana cosiddetta "democratica" si è allontanata da alcuni anni dagli ideali antirazzisti e solidali ed è guidata, sia a livello centrale che locale, da politici ispirati da ideologie securitarie, intolleranti e fondate su principi anti-immigrazione, salvo poche eccezioni;

- le Istituzioni locali, dietro disposizioni governative, mettono in atto, unitamente con le Autorità di Forza Pubblica, operazioni di vera e propria "purga etnica" nei confronti di Rom e migranti "irregolari", favorendo la delazione da parte dei cittadini, braccando le etnie sgradite, evacuandone gli insediamenti di fortuna con spiegamento di agenti e mezzi, distruggendo i loro beni ed effettuando espulsioni formali o di fatto, giustificando tali azioni come "opere di bonifica" per la sicurezza e contro il degrado;

- in seguito a tali azioni, le comunità sgomberate si trovano sempre in mezzo alla strada, senza alternative umanitarie né opportunità di rifugio (a volte le autorità propongono alle famiglie di dividersi: donne e bambini accolti temporaneamente in ospizi, padri, mariti e fratelli maggiorenni costretti ad allontanarsi, in una marcia verso il nulla e senza alcuna assistenza socio-sanitaria);

- importanti organi di informazione in Italia sono divenuti strumenti politici e negli ultimi anni hanno promosso teorie improntate al pregiudizio, al sospetto, all'odio razziale, in particolar modo contro Rom e "clandestini", diffondendo calunnie discriminatorie, selezionando e amplificando episodi di cronaca con protagonisti negativi cittadini Rom e stranieri, censurando o minimizzando innumerevoli episodi di razzismo e violenza anti-immigrati;

- molti cittadini Rom hanno perduto e continuano a perdere la vita in seguito alle politiche razziali, a causa della mancata protezione dal freddo e dalle intemperie, delle malattie, degli stenti, delle tragiche condizioni igienico-sanitarie, della violenza e delle incursioni razziali di gruppi neo-fascisti e neo-nazisti; la speranza di vita media dei Rom in Italia oggi è al di sotto dei 40 anni, a causa della persecuzione, ma si tratta di tragedie accuratamente occultate dalle autorità e dai media;

- le Istituzioni centrali e periferiche italiane, se non con rarissime eccezioni, non hanno attuato alcun programma efficace di integrazione né di educazione alla tolleranza, se non a parole, scoraggiando, quando possibile, iniziative portate avanti a titolo privato in tal senso;

- la autorità hanno promosso o favorito politiche discriminatorie contro la comunità Rom e a volte una strategia intimidatoria contro gli attivisti per i Diritti Umani, che diventa ancora più grave e ricattatoria nei confronti dei rappresentanti delle comunità Rom, Sinte e migranti;

- dopo anni di propaganda razziale e xenofoba fondata sulla non-integrazione e l'anti-immigrazione, la maggior parte della cittadinanza italiana e dei giovani è convinta che i Rom siano criminali incalliti, stupratori, rapitori di bambini, asociali, nemici della civiltà; un atteggiamento simile si sta formando riguardo ai cittadini di pelle scura e agli stranieri, mentre televisioni, radio, giornali e politici assecondano il diffondersi di razzismo e xenofobia.

Il Gruppo EveryOne, in un clima di feroce ostilità e intimidazione, denuncia la nascita di nuovi progetti di apartheid e persecuzione, già attuati a Milano e nel Nord Italia - e in corso di attuazione a Roma - attraverso delibere comunali e regionali, o attraverso provvedimenti prefettizi, che contrastano con le direttive Ue e le normative internazionali. I movimenti intolleranti dettano infatti ormai legge all'interno delle Istituzioni.

Nonostante le proteste da parte delle organizzazioni per i Diritti Umani e le raccomandazioni, nonché le forti prepccupazioni, espresse dall'Unione europea e dall'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, a Roma rinascono i ghetti, su modello di quelli che i nazisti realizzarono in Polonia alle soglie dell'Olocausto.
Prima di attuare tale programma, riservato ai Rom che non possono essere espulsi (in quanto italiani o apolidi,  immigrati in Italia decenni fa dalla ex Jugoslavia), le autorità romane hanno attuato una serie impressionante di sgomberi senza alternative sociali nei confronti di famiglie Rom - soprattutto romene - rifugiatesi nella capitale a causa della povertà. Edifici dismessi, conglomerati di baracche e tende in cui vivevano centinaia di bambini, donne anche incinte, malati gravi o terminali, e anziani, sono stati evacuati e distrutti, sia d'estate che d'inverno, con conseguenze umanitarie terribili, nell'indifferenza generale. La maggior parte degli sfollati sono stati costretti a fuggire fuori dall'Italia, in Romania, Spagna, Francia, Grecia. Un'espulsione di massa contro cui, purtroppo, l'Unione europea non ha posto alcun freno, se non blande critiche.
I Rom che non hanno potuto riparare all'estero, vivono nascosti come topi, vittime di razzismo, intolleranza istituzionale e precarietà.
Riguardo ai Rom "storici", rifugiatisi in Italia decenni fa, in seguito alle tragedie umanitarie e alle persecuzioni nei Paesi della ex-Iugoslavia, le istituzioni hanno pianificato - come avveniva in Germania e nei Paesi sotto il giogo nazista - la dislocazione di tali comunità in veri e propri ghetti. Per giustificare tale programma etnico, autorità e media hanno condotto negli ultimi anni una campagna di propaganda antizigana, dipingendo le famiglie Rom di campi quali il Casilino 900 come bande di criminali, incapaci di integrarsi e dedite ad attività pericolose e inquinanti, come il recupero di rame da cavi (con produzione di fumi tossici). Nella realtà, tali attività estreme per la sopravvivenza, che avvengono in tutti i Paesi dove i Rom sono costretti ai margini della società, si sarebbero potute evitare con minimi piani di inserimento professionale dei capifamiglia o con la creazione di imprese e attività artigiane all'interno della comunità; attività che avrebbero consentito alle famiglie - come è avvenuto, per esempio, decenni fa, grazie a programmi governativi seri ed efficaci, in Ungheria - di lasciare il campo per abitare in case, come il resto della cittadinanza.
Negli ultimi quattro anni, il Comune di Roma ha investito nelle operazioni di pulizia etnica e di messa in sicurezza dei luoghi di rifugio oltre 45 milioni di euro. Denaro pubblico speso senza criterio, sull'onda dell'odio razziale: con un terzo di quella cifra, il Gruppo EveryOne o un'altra associazione con esperienza avrebbe dato una risposta positiva e definitiva alla necessità di integrazione e oggi avremmo un perfetto inserimento della comunità Rom nella capitale, con un ritorno in termini di civiltà e di immagine internazionale. Invece no. Roma ha scelto di digrignare i denti e cedere a quell'avversione che nasce dalla pancia e annebbia il pensiero nobile che distingue gli uomini di Diritti Umani e le società evolute. Così Roma, entro il 2010, se la società civile non riuscirà a fermarne la follia antizigana, rinchiuderà circa tremila persone di etnia Rom, fra cui più di mille bambini, all'interno di sei o sette campi-ghetto, localizzati presso alcuni campi attrezzati o abusivi già esistenti. Il progetto ha richiesto l'investimento di oltre 20 milioni di euro (anche qui, denaro pubblico che avrebbe potuto risolvere secondo criteri di civiltà la tragedia dell'esclusione dei Rom di Roma). Prima di essere internate nei nuovi insediamenti, le famiglie passeranno in "campi di transito" (così definiti dalle stesse autorità), fra cui, forse, il famigerato carcere romano per migranti (CIE) di Ponte Galeria, adeguato a questo progetto e già teatro di terribili violenze e soprusi ai danni delle categorie sociali più deboli. Naturalmente, per evitare le peggiori epidemie e la più dura riprovazione internazionale, vi sarà la disponibilità di acqua corrente ed elettricità, di un'assistenza medica di base e la possibilità di coltivare le tradizioni Rom. Qui di seguito, le caratteristiche dei nuovi insediamenti romani, secondo le informazioni già fornite dalle autorità:

- campi riservati esclusivamente a persone di etnia Rom, recintati e presidiati 24 ore su 24 da forze dell'ordine e guardie giurate;

- avranno diritto all´ammissione i Rom con permesso di soggiorno, italiani e comunitari con carta d´identità e tutti quelli in grado di dimostrare la permanenza in Italia da almeno dieci anni; gli altri saranno messi in mezzo alla strada senza alcuna assitenza umanitaria e indotti a lasciare il suolo italiano;

- presenza in tutta l'area di telecamere e pattugliamenti all'esterno, condotti da forze di polizia;

- istituzione di "comitati di controllo" formati da amministratori di condominio e cittadini italiani residenti nelle zone circostanti i campi;

- dotazione a ogni internato (ivi compresi i bambini) di tesserino corredato di fotografia e dati anagrafici, che dovrà sempre essere esibito all'ingresso (la fotosegnalazione è già iniziata, con la collaborazione di organizzazioni governative o filo-governative "umanitarie");

- obbligo di rispettare, oltre alle leggi della Repubblica italiane e alle disposizioni locali, una legge speciale - chiamata "patto di socialità" o "patto disciplinare interno" - riservata ai Rom, che sarà stabilita dalle autorità comunali in cooperazione con i comitati di controllo; così la definisce il prefetto Giuseppe Pecoraro, Commissario Speciale per i Rom: "Un regolamento di condomino dove ciascuna amministrazione potrà stabilire orari e doveri da rispettare";

- chi infrangerà le regole, subirà punizioni da definirsi: quasi sempre, l'espulsione, senza alternative di alloggio e assistenza, dal campo;

- nonostante le condizioni che ledono la dignità e i diritti fondamentali di questi esseri umani, le famiglie Rom aranno costrette a pagare le bollette della luce, del gas e dell'acqua; solo le famiglie più disagiate avranno tre mesi di tempo per provvedere al pagamento delle utenze, mentre negli altri casi l'espulsione dal campo sarà immediata (viene chiamata espulsione per "giusta causa"); inevitabile paragonare questo provvedimento all'obbligo che avevano gli ebrei deportati nei Lager di pagare il biglietto di viaggio all'interno dei treni-bestiame.

Il diritto a permanere nei campi-ghetto avrà una durata di due anni: "Perché l'assistenza non può diventare permanente" ha spiegato il Prefetto di Roma. Se attuata - e purtroppo il progetto è già in corso - questa "soluzione finale" costituirà la fine di qualsiasi speranza di integrazione, perché la famiglie, compresi i bambini,  vivranno perennemente sotto il serrato controllo delle forze dell'ordine, con genitori "bollati" come "asociali". Le loro possibilità di trovare occupazioni dignitose saranno prossime allo zero, mentre la spada di damocle dei pagamenti delle bollette li costringerà a qualsiasi compromesso pur di racimolare il denaro necessario e non trovarsi, con bimbi, donne e malati, sulla strada. I bambini subiranno gravi discriminazioni per la loro condizione di marginalità dai coetanei a scuola, e non avranno possibilità di integrazione alcuna negli ambienti giovanili e post-scolastici.
Le famiglie vivranno in totale apartheid, secondo regole diverse da quelle - democratiche - cui sono soggetti gli altri cittadini, i quali rispondono davanti a una giustizia che non è più "uguale per tutti".
Il progetto dei campi-ghetto capovolge la realtà sociale dei Rom, che sono vittime di decenni di segregazione, razzismo, ingiustizie, violenze e avrebbero diritto a case e risarcimenti da parte dello Stato italiano, se vi fosse equità. Invece, Istituzioni non più democratiche, non più civili, li hanno trasformati in criminali, violando quanto sancito nella Costituzione italiana e nella Carta dei Diritti Fondamentali nell'Unione europea. Il Gruppo EveryOne e la rete antirazzista sollecitano con il presente documento la Commissione europea, il Consiglio d'Europa e l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani a protestare formalmente e urgentemente con il Governo italiano contro questo nuovo progetto di persecuzione del popolo Rom in Italia. Contemporaneamente, il Gruppo EveryOne provvede a sollecitare la Corte Penale Internazionale de L'Aja, che ha già accolto e protocollato una denuncia contro le Istituzioni italiane per "crimini contro l'umanità", proprio per le politiche condotte nei confronti dei campi Rom della capitale, ad accelerare il dibattimento e consentire a centinaia di esseri umani perseguitati di ottenere finalmente giustizia e di essere risarciti, almeno materialmente, dei tanti lutti e della lunga e dolorosa tragedia in cui sono calati da tanto tempo.

 

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El apartheid y la persecución de los gitanos en Italia se han vuelto intolerables, mientras que Roma está a punto de aumento de guetos-Rom

Roma, enero 13, 2010

A pesar de las protestas de organizaciones de Derechos Humanos y las recomendaciones, y el prepccupazioni grave expresada por la UE y la ONU del Alto Comisionado para los Derechos Humanos, en los ghettos de Roma renace, el modelo de lo que los nazis se dio cuenta de en Polonia a comienzos del Holocausto.

Grupo Todos

Las intervenciones oficiales de los últimos años por la Comisión Europea y el Consejo de Europa, el Alto Comisionado para los Derechos Humanos y de las grandes organizaciones humanitarias han fracasado y la dell'antiziganismo fenómeno en Italia, ha degenerado en una severa persecución y la negación a los romaníes y sinti los pueblos de los principales derechos humanos fundamentales. Las causas son graves y numerosos:

- El Gobierno italiano, compuesto en gran parte de los ministros que se han destacado durante años por ideologías intolerantes (incluidos los miembros de la Liga del Norte) obtuvo la aprobación del Parlamento de leyes discriminatorias, inconstitucionales y contrarias a la Carta de Derechos Fundamentales la Unión Europea, como la Ley 94/2009, que transforma a los inmigrantes y gitanos en "problemas de seguridad", negándoles los derechos básicos consagrados en la Constitución y la Carta de Derechos Fundamentales de la UE;

- La política actual de Italia llamada "democrática" se ha desplazado una lucha de pocos años-los políticos racistas y de apoyo de los ideales y se orienta tanto a nivel central y locales inspirados por las ideologías de la seguridad, la intolerancia y de principios anti-inmigración, con pocas excepciones ;

- Las instituciones locales, por las regulaciones del gobierno, poner en marcha, junto con las autoridades de control, las operaciones de real "limpieza étnica" contra los romaníes y los migrantes "irregulares", animando a la denuncia hecha por el pueblo, el brazo no deseados grupos étnicos, evacuar los asentamientos de la suerte con el despliegue de agentes y recursos, destruyendo sus bienes y la ejecución de las expulsiones formales o de facto justificar acciones tales como "trabajo de rehabilitación" para la seguridad y la lucha contra la degradación;

- En respuesta a estas acciones, las comunidades siempre están evacuados en el centro de la calle sin posibilidad de refugio o alternativas humanas (a veces, los autores proponen dividir a las familias, las mujeres y los niños colocados en hogares temporales, padres, maridos y hermanos de la mayoría obligados a abandonar, en una marcha a ninguna parte y sin ningún tipo de atención social y sanitaria);

- Importantes organizaciones de noticias en Italia han instrumentos políticos se vuelven, y en años recientes han promovido las teorías guiado por el prejuicio, la sospecha y el odio racial, especialmente contra los romaníes y los "ilegales" propagación de la calumnia discriminatoria, selección y amplificación de episodios de la crónica negativos protagonizada por los ciudadanos romaníes y los extranjeros, penalizando o reducir al mínimo los incidentes de racismo y de un sinnúmero de violencia contra los inmigrantes;

- Muchos ciudadanos de Roma han perdido y siguen perdiendo la vida después de la carrera política, debido a la falta de protección contra el frío y el mal, de la enfermedad, miseria, las condiciones trágicas de la salud, la violencia y las incursiones de los grupos raciales neo-fascistas y neonazis, y la esperanza media de vida de los romaníes en Italia en la actualidad está bajo la edad de 40 años, a causa de la persecución, pero estas tragedias cuidadosamente ocultado a las autoridades y medios de comunicación;

- Tanto la central y periférico italiano, salvo raras excepciones, no han establecido ningún programa eficaz de integración o de educación para la tolerancia, si no en palabras, desalentador, siempre que sea posible, las iniciativas llevadas a cabo con carácter privado para hacerlo;

- Las autoridades han iniciado o fomentado las políticas discriminatorias contra la comunidad romaní y, a veces de una estrategia de intimidación contra los activistas de Derechos Humanos, que se vuelve aún más grave y el chantaje contra los representantes de los romaníes, los sinti y los inmigrantes;

- Después de años de propaganda racista y xenófoba basada en la no integración y de lucha contra la inmigración, la mayoría de la ciudadanía italiana y los jóvenes están convencidos de que los gitanos son criminales peligrosos, violadores, secuestradores, asocial, los enemigos de la civilización; se está formando una actitud similar sobre la piel oscura y los ciudadanos extranjeros, mientras que la televisión, la radio, los periódicos y los políticos atender a la propagación del racismo y la xenofobia.

Grupo Todos, en un clima de feroz hostilidad e intimidación, denunció el nacimiento de nuevos proyectos del apartheid y la persecución, ya aplicadas en Milán y del norte de Italia - y en ejecución en Roma - la ciudad y la región a través de deliberaciones, oa través de medidas de las prefecturas, en contraste con las directivas de la UE y las normas internacionales. El movimiento dijo en realidad, el derecho a ser intolerante en las instituciones.

A pesar de las protestas de organizaciones de Derechos Humanos y las recomendaciones, y el prepccupazioni grave expresada por la UE y la ONU del Alto Comisionado para los Derechos Humanos, en los ghettos de Roma renace, el modelo de lo que los nazis se dio cuenta de en Polonia a comienzos del Holocausto.
Antes de implementar este programa, reservado a los gitanos no pueden ser deportados (como apátridas o de inmigrantes italianos en Italia, hace décadas de la ex Yugoslavia), las autoridades romanas han implementado una serie impresionante de los desalojos sin alternativas sociales contra las familias de Roma -- principalmente Rumano - rifugiatesi en la capital debido a la pobreza. Edificios en desuso, el conglomerado de chabolas y tiendas de campaña en la que viven cientos de niños, incluso las mujeres embarazadas, enfermos graves o terminales, y los ancianos, fueron evacuados y destruidos, tanto en verano como en invierno, con graves consecuencias humanitarias, la indiferencia General. La mayoría de los desplazados se han visto obligados a huir de Italia, Rumania, España, Francia, Grecia. Las expulsiones en masa contra la que, lamentablemente, la UE ha puesto ningún freno, si la crítica no leve.
Los romaníes que no han podido reparar en el extranjero, vivir en la clandestinidad como las ratas, las víctimas del racismo, la intolerancia y la incertidumbre institucional.
Acerca de los historiadores "Roma" había huido a Italia, hace décadas, en respuesta a las tragedias humanitarias y la persecución en los países de la antigua Yugoslavia, las instituciones han previsto - como ocurrió en Alemania y los países bajo el yugo nazi - la reubicación de estas comunidades en guetos reales. Para justificar esta planes étnicos, las autoridades y los medios de comunicación en años recientes han llevado a cabo una campaña de propaganda Antiziganismo, retratando a las familias romaníes en ámbitos como la Casilino 900 como bandas de delincuentes, incapaces de integrar y participan en actividades peligrosas y contaminantes, como la recuperación de cables de cobre (con una producción de gases tóxicos). En realidad, las actividades extremas para sobrevivir, que tienen lugar en todos los países donde los gitanos se ven forzados a los márgenes de la sociedad, se podría haber evitado con una integración mínima en los planes de trabajo del sostén de familia o la creación de empresas y actividades artesanales en de las actividades de la comunidad que permitan a las familias - como sucedió, por ejemplo, hace décadas, gracias a los programas de gobierno son serios y eficaces en Hungría - para salir del campo a vivir en casas, como el resto de la ciudadanía.
En los últimos cuatro años, el Ayuntamiento de Roma ha invertido en la limpieza étnica y la garantía de los refugios más de 45 millones de dólares. El dinero público dedicado al azar en una ola de odio racial: un tercio de esa cifra, el grupo Todos o cualquier otro grupo habría experimentado una respuesta positiva y, finalmente, la necesidad de integración y hoy tendríamos una perfecta integración de la comunidad Roma en la capital, con un retorno en términos de civilización y de la imagen internacional. Pero no. Roma optó por rechinar los dientes y la transferencia a la aversión que surgen desde el estómago y borrosa pensar que distingue a los hombres nobles de los Derechos Humanos y de las sociedades desarrolladas. Así Roma, en 2010, cuando la sociedad civil no consigue parar la locura Antiziganismo, encerrado cerca de tres mil de etnia romaní, incluidos los más de mil niños, dentro de seis o siete campos-gueto, que se encuentra en algunas zonas equipadas existentes o abusivas. El proyecto requirió la inversión de más de 20 millones de euros (una vez más, el dinero público que podría haber resuelto de acuerdo a los criterios de la civilización de la tragedia de la exclusión de los gitanos en Roma). Antes de ser internado en los nuevos asentamientos, las familias se mueven en "campamentos de tránsito" (como se define por las autoridades reguladoras), incluyendo, quizás, la cárcel romana conocida por el contrabando (CIE) de Ponte Galeria, adecuadas para este proyecto y han sido representadas de la terrible violencia y abuso contra los grupos más débiles de la sociedad. Por supuesto, para evitar las peores epidemias de la más enérgica condena internacional, no es la disponibilidad de agua corriente y electricidad, atención médica básica y la oportunidad de cultivar las tradiciones Rom Aquí, las características de los nuevos asentamientos romanos Según la información proporcionada por las autoridades:

- Áreas reservadas exclusivamente para los romaníes étnicos, vallado y abierta las 24 horas por unos 24 policías y guardias de seguridad;

- Tendría derecho a la admisión, la Roma con un permiso de residencia, con el italiano y la tarjeta de identidad de la UE y todos aquellos que puedan demostrar su estancia en Italia durante al menos diez años, los demás se pondrán en el camino sin ningún tipo de asistencia humanitaria y inducido a abandonar el suelo italiano;

- Presencia en todas las áreas de las cámaras y fuera de las patrullas, encabezada por la policía;

- Establecimiento de "comités de vigilancia" formado por los directores de condominio y de los ciudadanos italianos que viven en zonas aledañas a los campamentos;

- Asignación a cada internado (incluyendo niños) de la tarjeta con una fotografía y los datos biográficos, que siempre deben ser expuestos en la entrada (el fotosegnalazione ya ha comenzado, con la colaboración de organizaciones no gubernamentales o pro-gubernamental "humanitaria");

- Obligación de respetar, además de la ley italiana y la normativa local, una ley especial - llamado "pacto social" o "pacto de disciplina interna" - reservado para los romaníes, que será establecido por las autoridades municipales en cooperación con los comités de seguimiento , como dice el prefecto José Pecoraro, Comisionado Especial para la Roma: "El reglamento de condominios en el que cada administración podrá establecer los horarios y las obligaciones que deben cumplir"

- Los que rompen las reglas, el castigo será definida: casi siempre, la expulsión sin alojamiento alternativo y atención, desde el campo;

- A pesar de la condición que afecta la dignidad y los derechos fundamentales de los seres humanos, las familias Rom Aranno obligados a pagar las cuentas, gas y agua, sólo las familias más desfavorecidas tendrá tres meses para tratar de pago servicios públicos, mientras que en los otros casos la expulsión inmediata del campo (se llama expulsión por "causa justa"); inevitable comparar esta medida a la obligación de que los Judios fueron deportados a los campos a pagar el billete en el tren -- ganado.

El derecho a permanecer en los campamentos de gueto tendrá una duración de dos años: "¿Por qué la atención no puede ser permanente", dijo el prefecto de Roma. Si se aplica - y, lamentablemente, el proyecto ya está en marcha - esta "solución final" será el fin de toda esperanza de integración, porque la familia, incluidos niños, vivirá para siempre bajo la estrecha supervisión de la aplicación de la ley, la burbuja de los padres "como" asociales ". Sus posibilidades de encontrar trabajo decente será cercano a cero, mientras que la espada de Damocles sobre los pagos de la factura que les obligará a todos los compromisos para recoger el dinero necesario y no ser, con niños, mujeres y enfermos en el camino. Los niños sufren una grave discriminación en su condición de marginalidad por sus compañeros en la escuela, y no tendrá ninguna posibilidad de entornos de integración y después de los jóvenes en la escuela.
Las familias podrán vivir en el apartheid total, de acuerdo con reglas diferentes a las - democrática - se enfrentan los ciudadanos de otros, que se reúnen frente a una justicia que ya no es "una talla para todos".
El proyecto de campo-ghetto de vuelco de la realidad social de los gitanos, que son víctimas de décadas de segregación, el racismo, la injusticia, la violencia y las casas tendrán derecho a una indemnización del estado italiano, si hubiera equidad. En cambio, la mayoría de las instituciones no es democrático, los civiles no más, los han convertido en criminales, violar, consagrado en la Constitución italiana y la Carta de Derechos Fundamentales de la Unión Europea. Grupo Todos y la llamada red de lucha contra el racismo con este documento la Comisión Europea, el Consejo de Europa y el Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos para protestar formalmente y de manera urgente con el gobierno italiano en contra de este nuevo proyecto de la persecución de la población romaní en Italia. Al mismo tiempo, el grupo Todos podrán solicitar a la Corte Penal Internacional en La Haya, que ya ha recibido y registrado una denuncia contra las instituciones italianas por crímenes contra la humanidad ", debido a las políticas llevadas a cabo contra campamentos gitanos en la capital y acelerar el proceso y permitir que cientos de personas se perseguido por la justicia y, finalmente, ser compensados, al menos físicamente, de muchas muertes y la tragedia del largo y doloroso que cayó durante tanto tiempo.

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Situazione attuale dei migranti di Rosarno

 

Le Istituzioni distruggono le prove della schiavitù e pianificano la deportazione di più di mille migranti. Gruppo EveryOne: "Sono fuggiti da Paesi in crisi umanitaria e sono caduti nelle mani della mafia in Italia, come migliaia di altri profughi". E' importante offrire loro protezione e la speranza di un futuro dignitoso. Intanto, secondo i timori da noi espressi ieri, le operazioni di deportazione sono già iniziate e stamattina il centro di Crotone è stato completamente svuotato.

 

Roma, 11 gennaio 2010. Sono stati arrestati e rinchiusi nei centri di Bari e Crotone 1125 migranti provenienti da Rosarno (mentre altri, per un totale che supera i 2000, sono in arrivo negli stessi e in altri centri)*,  alcuni con permesso di soggiorno o asilo politico (6 o 7% del totale) , altri "clandestini", ma provenienti per la gran parte da da Paesi in crisi umanitaria: sono per il 94% africani sub-sahariani, per l'87% in giovane età, inferiore ai 30 anni. Il 90% di essi è entrato in Italia in maniera irregolare. Nessuno possiede un contratto di lavoro. Sono tutti in stato di schiavitù, alle dipendenze di una 'ndrina (famiglia mafiosa) che detta  legge a Rosarno: lavorano dodici-quattordici ore al giorno festività comprese. Paga base due euro l'ora. Base perché dal compenso vengono detratte la quota pasti (zuppa di cipolle con pane) e soggiorno (squallide e malsane baracche, ognuna delle quali ha 4-5 posti letto). Nonostante le baracche siano la prova della condizione inumana in cui vivono i migranti, le autorità le hanno già distrutte con le ruspe. Il Gruppo EveryOne è convinto che vi siano, riguardo al caso di Rosarno, precise politiche e strategie xenofobe e razziste da parte delle Istituzioni italiane e ritiene che con la distruzione delle prove riguardanti la schiavitù e gli abusi (situazione ben conosciuta e tollerata dalle Istituzioni), l'arresto di oltre 1000 migranti, il progetto di deportarli - evitando il controllo dell'Alto Commissario ONU - nei Paesi di origine, si voglia cancellare l'evidenza di gravi violazioni sia da parte del caporalato gestito dalla 'Ndrangheta, che da parte delle autorità nazionali, che fin dall'inizio hanno cercato di gettare la responsabilità dei moti di protesta sui migranti, evitando di sollevare un allarme-mafia. Riteniamo che i migranti arrestati e detenuti nei centri di Bari, Crotone, Capo Rizzuto e altri debbano essere ascoltati dall'Alto Commissario e protetti, sia perché fuggiti da Paesi in crisi umanitaria, sia perché sottoposti a schiavitù e abusi gravissimi in territorio italiano, dove sono rimasti nelle mani della mafia calabrese nonostante le Istituzioni e le autorità a tutti i livelli sapessero perfettamente quello che capitava a Rosarno, come dimostra la rivolta (definita "anti-mafia" dai media italiani) avvenuta più di un anno fa**. Nel Sud Italia, ma anche nel Centro e nel Nord, i migranti senza permesso si soggiorno cadono nelle mani della 'Ndrangheta, di Cosa Nostra e della Camorra. Se l'anno scorso la situazione di tale condizione di schiavitù era grave (come dimostrano numerosi casi, fra cui quello tragico di Castelvolturno***) ora, dopo l'approvazione della legge razziale 94/2009, detta "pacchetto sicurezza" (da noi denunciata in ogni sede giuridica nazionale e internazionale per il suo contenuto antidemocratico, razzista e disumano****) è divenuta gravissima, perché i "clandestini" non possono regolarizzarsi né avere casa o lavoro regolare e sono costretti a sopravvivere con qualsiasi mezzo. Molti di loro avrebbero diritto all'asilo politico o a protezione internazionale, provenendo da Paesi in crisi umanitaria. Il Gruppo EveryOne si sta impegnando in queste ore, a stretto contatto con l'Alto Commissario per i Diritti Umani, quello per i Rifugiati e la Commissione europea, affinché venga fermata la deportazione degli "schiavi di Rosarno", attuato il rientro immediato di quelli già espulsi da Crotone e previsto un permesso di soggiorno a tempo indeterminato (in attesa di asilo politico) nonché un serio piano di accoglienza umanitaria per tutti loro. 

 

* Riepilogo ultimi eventi: http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calalbria/reggio_rosarno_immigrati _crotone_bari_partenza_rivolta_4587.html

 

** La protesta degli africani contro la Mafia nel 2008:  http://www.carta.org/campagne/migranti/16189

 

*** Il caso di Castelvolturno: http://www.carta.org/campagne/migranti/15053

 

****  http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2009/10/17_Legge_94_2009 __una_grave_violazione_dei_diritti_umani.html

 

 

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Situación actual de los migrantes a Rosarno

Las instituciones de la esclavitud, la destrucción de la prueba y el plan de la deportación de más de un millar de migrantes. Grupo Todos: "He huido de los países en crisis humanitarias y han caído en manos de la mafia en Italia, como miles de otros refugiados." Es importante ofrecerles la protección y la esperanza de un futuro decente. Mientras tanto, de acuerdo a las inquietudes expresadas a nosotros ayer, las operaciones de deportación ya ha comenzado y esta mañana el centro de Crotona se ha vaciado completamente.

Roma, 11 de enero de 2010. Ellos fueron arrestados y detenidos en los centros de Bari y Croton 1125 migrantes de Rosarno (mientras que otros, por un total de más de 2000 están llegando a estos y otros centros) *, algunas de ellas con un permiso de residencia o de asilo (6 o el 7% del total), otros "ilegales", pero en su mayor parte por procedentes de países en crisis humanitarias: que son para el África subsahariana el 94%, 87% para los jóvenes, menores de 30 años. 90% de ellos entraron en Italia de manera irregular. Nadie tiene un contrato de trabajo. Están todos en la esclavitud, subordinado a una "Ndrina (familia de la mafia) que esa ley Rosarno Trabajan doce a catorce horas al día, incluyendo los días festivos. El salario base de dos euros por hora. Chozas de base para la indemnización se deducirán de la cuota de las comidas (sopa de cebolla con pan) y las dietas (miserables e insalubres, cada uno con 4-5 camas). A pesar de las cabañas son la prueba de la condición inhumana en que viven los migrantes, las autoridades ya han destruido por las excavadoras. Grupo Todos está convencida de que hay, en relación con el caso de Rosarno, políticas específicas y estrategias, xenófobos y racistas por parte de las instituciones italianas, y cree que la destrucción de pruebas relativas a la esclavitud y el abuso (así conocida y tolerada por las instituciones) , la detención de más de 1.000 inmigrantes, el proyecto de deportarlos - evitar el escrutinio de la Alta Comisionada de las Naciones Unidas - en los países de origen, se debe borrar la evidencia de graves violaciónes de corporales, tanto los dirigidos por la 'Ndrangheta, que por autoridades nacionales, que inicialmente trató de lanzar la responsabilidad de los movimientos de protesta de los migrantes, sin levantar una alarma de la mafia. Creemos que los inmigrantes detenidos en los centros de Bari, Crotone, Capo Rizzuto y otros deberían ser oído por el Alto Comisionado y protegidas, y debido a que huyeron de los países en crisis humanitarias, en parte porque la esclavitud y sometidos a abusos graves en el territorio italiano, donde quedó en manos de la mafia de Calabria, a pesar de las instituciones y autoridades a todos los niveles sabía perfectamente lo que sucedió con Rosarno, como lo demuestra la rebelión (llamada "mafia" por la prensa italiana) fueron más que hace un año **. En el sur de Italia, sino también en Europa Central y del Norte, los inmigrantes sin permiso de residencia a caer en manos de la 'Ndrangheta, la Cosa Nostra y la Camorra. Si el año pasado el estado de la condición de la esclavitud era grave (como demuestran los numerosos casos, incluida la trágica Castelvolturno ***) horas después de la aprobación de la Ley 94/2009 racial llamado "paquete de seguridad" (de Rechazamos cualquier sede nacional e internacional legal para su ****) contenido antidemocrático, racista e inhumana se ha hecho muy grave, porque los "ilegales" no pueden ser regularizados o en el hogar o el trabajo regular y se ven obligados a sobrevivir por cualquier medio. Muchos de ellos tendría derecho a asilo político o de protección internacional, procedentes de países en crisis humanitarias. El grupo está haciendo esfuerzos en estas horas, en estrecho contacto con el Alto Comisionado para los Derechos Humanos, los Refugiados y la Comisión Europea para detener la deportación de los "esclavos de Rosarno", ejecutado la devolución inmediata de los ya expulsado de Crotone y siempre un permiso de residencia ilimitado (a la espera de asilo político), y un serio plan de acogida humanitaria de todos ellos.

* Resumen de los acontecimientos recientes: http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calalbria/reggio_rosarno_
immigrati_crotone_bari_partenza_rivolta_4587.html

** La protesta de los africanos contra la Mafia en 2008: http://www.carta.org/campagne/migranti/16189

*** El caso de Castelvolturno: http://www.carta.org/campagne/migranti/15053

**** Http: / / www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2009/10/17_Legge_94_2009__
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Rosarno/Gruppo EveryOne: "Sono stati ridotti in schiavitù dalla 'Ndrangheta: hanno diritto all'asilo politico e a un'occasione di integrazione in Italia".

Milano, 10 gennaio 2009. Il ministro dell'Interno Maroni ha dichiarato che i migranti arrestati a Rosarno e trasferiti nei centri di Crotone e Bari verranno espulsi se risulteranno clandestini, in base al pacchetto sicurezza. Il Gruppo EveryOne esprime una ferma protesta contro questa nuova azione punitiva nei confronti di esseri umani che, in Italia, hanno già subito tanti abusi. "La 'Ndrangheta di Rosarno li ha trasformati in veri a propri schiavi," scrivono in una nota Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, "costringendoli a lavorare duramente per un tozzo di pane, a vivere in veri e propri porcili e a subire la legge del crimine organizzato. Il 7 gennaio," continua la nota, "un rifugiato politico del Togo e due giovani della Guinea con permesso di soggiorno sono stati aggrediti e feriti. I fatti successivi sono simili alla famosa 'rivolta antimafia degli africani di Rosarno' avvenuta più di un anno fa, nel dicembre 2008, dopo il ferimento di due migranti da parte di mafiosi locali. Tutto ciò che avviene a Rosarno è controllato o provocato dalla 'Ndrangheta: dipingere una situazione diversa significa falsificare la realtà". Il Gruppo EveryOne ha inoltre inviato una richiesta urgente all'Alto Commissario per i Rifugiati. "Alcuni dei migranti rinchiusi a Bari e Crotone," scrivono gli attivisti, "sono in possesso di permesso di soggiorno per motivi umanitari. Gli altri provengono per la maggior parte da Paesi in crisi umanitaria o travagliati da gravi conflitti. Riteniamo che abbiano diritto all'asilo politico in Italia e ci auguriamo che l'Alto Commissario valuti attentamente la loro condizione, per evitare che le Istituzioni italiane, in violazione della Convenzione di Ginevra e delle altre leggi che tutelano i profughi e gli aventi diritto all'asilo politico, li deportino verso Paesi in cui essi correrebbero gravi pericoli di vita. La loro condizione di schiavitù in Italia li ha inoltre provati e li rende ancora più vulnerabili. Il nostro Paese, che fa ben poco per combattere il potere delle mafie, dovrebbe inoltre farsi carico delle proprie responsabilità e decidere, finalmente, di garantire protezione e un futuro alla comunità dei migranti di Rosarno".

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Rosarno / grupo Todos: "Ellos fueron esclavizados por la 'Ndrangheta: tienen derecho a asilo político y la oportunidad para la integración en Italia."


Milán, 10 de enero de 2009. Ministro del Interior, Maroni, dijo que los migrantes fueron detenidos y trasladados a los centros de Rosarno Croton y Bari será expulsado si será ilegal, de acuerdo con el paquete de seguridad. EveryOne Grupo expresa su enérgica protesta contra esta nueva acción punitiva contra los seres humanos que, en Italia, ya han sufrido muchos abusos. "La 'Ndrangheta de Rosarno ha transformado en verdad a sus esclavos", escriben en una nota de Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau, co-presidentes de todos ", obligándolos a trabajar duro por un mendrugo de pan, a vivir en orzuelos real y sufren la ley de la delincuencia organizada. El 7 de enero ", continúa la nota," un refugiado político en Togo y dos niños de Guinea, con permiso de residencia han sido atacados y heridos. Los hechos posteriores son similares a los famosos " Lucha contra el levantamiento de la mafia de los africanos de Rosarno 'ocurrió hace más de un año, en diciembre de 2008, después de las heridas causadas a dos inmigrantes por la mafia local. Todo lo que sucede en Rosarno está controlada o causada por la' Ndrangheta: pintar un cuadro diferente significa falsificar la realidad. Grupo Todos también ha enviado una solicitud urgente a la Alta Comisionada para los Refugiados. "Algunos de los inmigrantes detenidos en Bari y Croton", escriben los activistas ", están en posesión de un permiso de residencia por razones humanitarias. El resto provienen principalmente de países en crisis humanitarias o grandes conflictos. Creemos que tienen derecho a "asilo político en Italia y esperamos que el Alto Comisionado para evaluar detenidamente su condición, para evitar que las instituciones italianas, en violación de los Convenios de Ginebra y otras leyes que protegen a los refugiados y las personas con derecho a asilo político, que deportar a personas a países donde corren serios riesgos de vida. Su condición de esclavos en Italia también ha probado y los hace más vulnerables. Nuestro país, que hace poco para combatir el poder de las mafias, deben llevar la sus responsabilidades y decidir, por último, para garantizar la protección y el futuro de la comunidad de migrantes Rosarno.
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ROSARNO (ITALY), EVERYONE GROUP: “THE REVOLT OF THE IMMIGRANTS EXPLOITED BY THE MAFIA RISKS BECOMING YET ANOTHER PRETEXT FOR NEW XENOPHOBIC MEASURES”

Rome, January 8h, 2010.

A revolt by non-EU immigrants has broken out in Rosarno (Reggio Calabria). The immigrants are exasperated and tired of being exploited by the 'Ndrangheta (the Calabrian Mafia) which is well-rooted in the local territory and closely connected to politics; and the ill-treatment and violence they are constantly being subjected to.  The latest episode took place on Thursday January 7th, when two immigrants were fired at with air guns by two Italians, probably members of the local 'Ndrangheta.
The immigrants, forced to live in makeshift shelters in dramatic and unhygienic conditions, work “off-the-book”, exploited and humiliated by organized crime. With the recent approval of the “security package” in Parliament, which foresees the arrest, imprisonment of up to six months and then deportation for “illegal” immigrants, the conditions these human beings are living in have drastically deteriorated, in every sense. In Rosarno, inflamed by the xenophobic proclamations from the authorities, the townspeople are calling for the expulsion of the “clandestini” who are protesting in the streets against persecution and exploitation.  Police in riot gear are treating the immigrant demonstrators with unjustified violence. The Interior Minister, Roberto Maroni, from the Northern League, the anti-foreigner, anti-European and secessionist party – has announced through the national press a “zero tolerance policy” towards immigrants who are not in possession of residence permits , and is pressing for mass expulsions and further repression. Roberto Malini, Matteo Pegoraro and Dario Picciau, co-presidents of the human rights association EveryOne Group, report: “The Italian Government (instead of taking action against the Mafia and the exploitation of immigration - and starting to dialogue with and provide social assistance for immigrant families) appears to want to use the protests as an excuse to speed up and increase its persecutory and racist policies. The real problem is the Mafia itself, an organization that shifts, in Italy alone, almost two hundred billion euros every year through its control over businesses, finance and politics. Racism, xenophobia and governmental measures that work in favour of organized crime, makes the institutions helpless against the 'Ndrangheta and other criminal organizations. We really hope” conclude the activists, “that the European and International authorities, like the EU Commission and Council and the United Nations severely condemn the behaviour of the Italian authorities, and orders them to observe the fundamental rights of immigrants and cease all persecutory actions forthwith”.

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Rosarno (ITALIA), grupo Todos: "La rebelión de los inmigrantes explotados por la mafia de Calabria puede constituir un riesgo de nuevas medidas xenófobas "

Roma, enero de 8h, 2010.
Una revuelta de los inmigrantes no comunitarios se ha desatado en Rosarno (Reggio Calabria). Los inmigrantes están molestas y cansados de ser explotados por la 'Ndrangheta (la mafia de Calabria), que está bien arraigada en el territorio local y estrechamente vinculado a la política, y los malos tratos y la violencia que están siendo constantemente sometidos. El último episodio tuvo lugar el jueves 7 de enero, cuando dos inmigrantes fueron disparados con armas de aire por dos italianos, probablemente miembros de la Ndrangheta locales.
Los inmigrantes, obligados a vivir en refugios improvisados en condiciones dramáticas y falta de higiene, el trabajo "off-the-book", explotados y humillados por la delincuencia organizada. Con la reciente aprobación del "paquete de seguridad" en el Parlamento, que prevé la detención, prisión de hasta seis meses y luego la deportación de inmigrantes "ilegales", las condiciones de estos seres humanos que viven en la se han deteriorado drásticamente en todos los sentidos. En Rosarno, inflamado por las proclamas xenófobas de las autoridades, los pobladores están pidiendo la expulsión de los "clandestini" que protestan en las calles contra la persecución y la explotación. La policía antimotines están tratando a los manifestantes de inmigrantes con la violencia injustificada. El Ministro del Interior, Roberto Maroni, de la Liga del Norte, el anti-extranjero, anti-partido europeo y secesionistas - ha anunciado a través de la prensa nacional una "política de tolerancia cero" hacia los inmigrantes que no estén en posesión de permisos de residencia, y está presionando de las expulsiones en masa y una mayor represión. Roberto Malini, Matteo Pegoraro y Dario Picciau, co-presidentes de la Asociación de Derechos Humanos grupo Todos, el informe: "El Gobierno de Italia (en lugar de tomar medidas contra las mafias y la explotación de la inmigración - y comenzar a dialogar con él y prestarle asistencia social para las familias de inmigrantes) parece querer utilizar las protestas como una excusa para acelerar y aumentar sus políticas de persecución y racistas. El verdadero problema es la mafia misma, una organización que cambia, sólo en Italia, casi dos centenares de millardo de euros cada año a través de su control sobre las empresas, las finanzas y la política. El racismo, la xenofobia y las medidas gubernamentales que trabajan en favor de la delincuencia organizada, hace que las instituciones indefensos frente a la 'Ndrangheta y otras organizaciones criminales. Realmente esperamos ", concluyen los activistas", que la Unión Europea y las autoridades internacionales, como la Comisión Europea y el Consejo y las Naciones Unidas para condenar severamente la conducta de las autoridades italianas, y les ordena respetar los derechos fundamentales de los inmigrantes y cese todas las acciones de persecución inmediatamente ".

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Lettera aperta a chi afferma che Mario Balotelli si merita gli insulti razzisti

 

del Gruppo EveryOne

 

Milano, 8 gennaio 2009. Alcuni tifosi del Chievo, un giornalista e appassionati di calcio ci hanno scritto riguardo alla nostra difesa di Mario Balotelli. Ecco le frasi che ricorrono nelle loro email: "E' un immaturo che strumentalizza il razzismo per fare vittimismo"; "E' un provocatore ed è fischiato proprio per questo"; "E' odioso e si merita i 'buuu' e i fischi in tutti gli stadi". Anche i media italiani e il giudice sportivo hanno scelto di gettare la croce su Mario Balotelli: il primo l'ha multato di 7.000 euro per aver risposto con un accenno di applauso a 90 miniuti di inqalificabili cori. I giornalisti, invece, giustificano le tifoserie perché ritengono che il campione dell'Inter dovrebbe "tacere e pensare a giocare" (come se non svolgesse il suo lavoro in maniera esemplare). Tutti parlano di 'buuu e fischi', ma evitano di ricordare che nei cori si sentono insulti di una gravità inaudita, come "Negro di merda" o "Un negro non può essere italiano". Se tanti paladini della sportività, se tanti sedicenti educatori non omettessero, nei loro giudizi, di inquadrare i cori nella loro inciviltà, nella loro intolleranza, forse potremmo riconoscere la loro buona fede. "E allora perché le tifoserie non insultano gli altri calciatori di colore?" ci chiedono i detrattori del campione palermitano di origine africana. A parte il fatto che non è vero, perché gli insulti razziali raggiungono ormai regolarmente, non solo nel calcio e non solo fra i professionisti, gli atleti dalla pelle scura, va sottolineato che Balotelli è l'unico, in Italia, fra le vittime di tali eventi, a denunciarli instancabilmente, nonostante ogni volta piovano su di lui critiche da ogni parte. Un giorno, in un'Italia meno razzista, il caso Balotelli farà arrossire molti di vergogna. A noi non resta che ribadire a tutti che non esistono giustificazioni quando gruppi di persone intonano cori intolleranti e violenti, usando termini spregiativi riferiti al colore della pelle di un essere umano o inneggiando alla sua morte. I "se" e i "ma" non costituiscono alibi. Basta cercare su google "Balotelli" e "razzismo" per ripercorrere la vicenda di un ragazzo bersagliato da anni, in tutta Italia, dal razzismo; basta leggere i titoli dei gruppi Facebook contro Mario Balotelli per escludere che l'ostilità nei suoi confronti sia costituita da "sfottò da stadio". Basta rilevare come il giovane fuoriclasse sia da tanto tempo nel mirino di gruppi neonazisti per comprendere quanto irresponsabilmente si cerchi di ridimensionare un fenomeno di accanimento vergognoso. La triste realtà degli insulti razzisti da parte delle tifoserie è ormai, comunque e purtroppo, una costante non solo nelle serie maggiori, ma anche in quelle minori, giovanili e negli oratori. Mario non è quel "cattivo ragazzo" che, secondo giornalisti e intolleranti, merita di ricevere offese di matrice razzista, ma un giovane coraggioso e pieno di dignità, che vorrebbe semplicemente giocare a calcio e non subire un tormento ogni volta che scende in campo. Nonostante quanto gli sta capitando, nonostante una campagna denigratoria che lo pone in pericolo (già in un caso i tifosi sono passati dalle parole al lancio di banane: sembra che i suoi critici se ne siano scordati), è capace di impegnarsi in gesti umanitari, rispondendo con generosità agli appelli dei diseredati. E' un giovane sincero che non piega la testa davanti  all'ingiustizia e non accetta di umiliarsi di fronte all'intolleranza, memore di quanta ne abbiano subita i suoi antenati. Il suo camminare a testa alta, la sua ribellione verso i più odiosi degli insulti, la sua fierezza che lo induce a rispondere a tono, rifiutando di comportarsi come uno "zio Tom", sono le caratteristiche di Mario che danno fastidio a una società non più tollerante e lo trasformano in un "eroe" agli occhi dei migranti e dei perseguitati. Ora, vi è da augurarsi che il campione sappia reagire con altrettanto coraggio ai nuovi cori che si levano contro di lui, ai cori mediatici che seminano calunnie e nuova avversione. Non sei tu il problema, Mario. Il problema è questo clima di terribile discriminazione in cui avvengono ogni giorno abusi contro le minoranze molto più gravi di quelli che ti tocca subire. Non sei tu il problema, Mario. Non sorga in te neanche il minimo dubbio, il minimo tentennamento. Verrà il giorno in cui non sarai più definito come un provocatore che merita di essere chiamato "sporco negro", ma un simbolo dei valori che esprimono uguaglianza, tolleranza, solidarietà.

 

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Carta abierta a los que dicen que Mario Balotelli merece insultos racistas



Grupo Todos



Milán, 8 de enero de 2009. Algunos seguidores del Chievo, un periodista y los aficionados al fútbol nos han escrito acerca de nuestra defensa de Mario Balotelli. Aquí están las frases que se repiten en su correo electrónico: "Es un racismo inmaduros aprovecha para hacer las víctimas"; "Es un provocador y es abucheado por esta misma razón", "E" odioso y merece la «abucheos y silbidos en el todas las etapas. " Incluso los medios de comunicación italianos y pista deportiva optó por tirar la cruz de Mario Balotelli: la primera tiene una multa de € 7.000 por haber respondido con un puñado de aplausos a los 90 miniuti de coros inqalificabili. Periodistas, sin embargo, justificar a los aficionados, porque creen que la muestra de Inter debería "guardar silencio y pensar en jugar" (como si no llevar a cabo su trabajo de manera ejemplar). Todo el mundo habla de "los abucheos y silbidos, pero dejar de mencionar que se sienten en los coros de una gravedad sin precedentes de insultos como" negro "o" Un hombre negro no puede ser italiano ". Si tantos campeones de la deportividad, si yo tantas estilo educadores no pasar por alto, en sus juicios, para enmarcar los coros en su salvajismo en su intolerancia, tal vez podamos reconocer su buena fe. "¿Entonces por qué los aficionados no insulte a otros jugadores de color?" Pedimos a los detractores de la muestra de Palermo de origen africano. Aparte del hecho de que no es cierto, porque ahora con regularidad alcanzar los insultos raciales, no sólo en el fútbol y no sólo entre los profesionales, atletas de piel oscura, se destaca que Balotelli es el único en Italia, entre las víctimas de estos eventos, para denunciar incansablemente, pero cada vez la lluvia sobre él las críticas de todos lados. Un día, en una Italia menos racista, el caso se rubor Balotelli muchos de vergüenza. No sólo hay que recordar a todos que no hay excusas, cuando grupos de gente cantando las canciones intolerante y violento, usando términos despectivos refiriéndose al color de la piel de un ser humano o exaltar su muerte. El "si" y el "pero" no constituyen una coartada. Solo busca en google "Balotelli" racismo y "" para recorrer la historia de la culata de un niño durante años, a través de Italia, el racismo, basta con leer los títulos de los grupos de Facebook en contra de Mario Balotelli para descartar que la hostilidad contra él está formado por de "estadio de sfottò". Basta con notar cómo el joven campeón es mucho tiempo siendo blanco de los neo-grupos de nazis a entender cómo irresponsable que tratamos de cambiar el tamaño de un fenómeno vergonzoso de la rabia. La triste realidad de los abusos racistas de los aficionados y ahora, sin embargo, y lamentablemente, una constante en la serie no sólo más grande sino también en los niños, jóvenes y oratorios. Mario no es que el "chico malo" que, según los periodistas y los intolerantes merece recibir insultos racistas, pero una joven valiente y llena de dignidad, eso sería jugar al fútbol y no ser sometido a tortura cada vez que por el campo. A pesar de lo que está sucediendo, a pesar de una campaña de difamación que le pone en peligro (en un caso ya los aficionados se han ido de las palabras a la puesta en marcha de los plátanos: parece que sus críticos han olvidado), es capaz de participar en los gestos humanitarios, de responder generosamente a los llamamientos de los desposeídos. Es un joven sincero que no inclinar la cabeza ante la injusticia y se niegan a humillarse delante de la intolerancia, conscientes de lo que han sufrido sus antepasados. Su paseo de altura, su rebelión contra los insultos más atroces, el orgullo que le hace responder de la misma, negándose a comportarse como un "tío Tom", son las características de Mario que una empresa no se preocupa más tolerante y transformarlo en un "héroe" a los ojos de los inmigrantes y los perseguidos. Ahora bien, hay que esperar que la muestra reacciona con la misma valentía para conocer las nuevas canciones que se levantan contra él, los coros y los nuevos medios de calumnias que siembran el odio. ¿No es usted el problema, Mario. El problema es que este clima terrible de la discriminación que se producen cada día los abusos contra las minorías mucho más graves que las que la preocupación de que usted sufra. ¿No es usted el problema, Mario. Se plantea en que incluso la más mínima duda, la más mínima vacilación. El día llegará cuando no se define como un provocador que merece ser llamado "negro asqueroso", sino un símbolo de los valores que expresan la igualdad, la tolerancia y la solidaridad.



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Huelga de hambre contra la "burocracia xenófoba" en Italia 

Trescientos inmigrantes ayunan en protesta por los nuevos trámites para obtener el permiso de residencia

 

EL PAIS - MIGUEL MORA - Roma - 07/01/2010

 

Unos 300 inmigrantes africanos y varios activistas de derechos humanos, entre ellos Shukri Said, italiana de origen somalí y colaboradora de las páginas de opinión de EL PAÍS, se han puesto en huelga de hambre en Italia para reclamar al Gobierno que renueve los permisos de residencia a los ciudadanos extranjeros en el plazo de 20 días que marca la ley.

Desde que el año pasado se aprobó el polémico Paquete de Seguridad ideado por la Liga del Norte, que convirtió en delito la inmigración clandestina e introdujo numerosas medidas restrictivas contra los inmigrantes, los trámites de los documentos de residencia se han alargado y complicado hasta límites desesperantes.

Gustavo Ñaubari, peruano y empleado doméstico, residente desde hace ocho años en el país, lleva cuatro meses esperando su nuevo permiso. Aparte de que le han cambiado el apellido, porque la ñ no figura en los teclados italianos, su experiencia está siendo un calvario. Aunque trabaja legalmente, es un sin papelestemporal.

"Vas a Correos, entregas los documentos, pagas 72,50 euros, y ellos te dan un recibo postal y te dicen que te llamarán para tomarte las huellas", explica. "El problema es que tardan mucho tiempo, y mientras tanto no puedes viajar ni hacer ninguna gestión porque tienes todos los papeles caducados: el viejo permiso, la tarjeta sanitaria, el código fiscal...".

La renovación tarda hoy entre siete meses y un año. Shukri Said, secretaria de la Asociación Migrare, achaca las trabas a una estrategia deliberada del Gobierno. "Hace 20 años pasabas una noche en la cola y tenías tu permiso renovado. Luego, con la ley Bossi-Fini, el plazo se amplió a 20 días. Ahora, con las oficinas informatizadas, tienen a la gente meses en vilo con un papelito que no sirve para nada. Es un escándalo que el Estado trate así a gente que en muchos casos lleva 20 años en Italia. Es un método macabro y xenófobo, destinado a humillar a los inmigrantes y a poner sus documentos y derechos bajo secuestro temporal", afirma.

La protesta la inició el pasado 13 de diciembre Gaoussou Ouattara, dirigente africano de los Radicales de Marco Pannella y Emma Bonino, la vicepresidenta del Senado y desde ayer candidata a la región de Lazio para las elecciones de marzo.

La oposición del Partido Democrático, inmersa en sus habituales querellas internas, no ha abierto la boca. El ministro del Interior, Roberto Maroni, tampoco. Una comisión de huelguistas ha sido recibida en el Ministerio de Administración Pública; solamente han recibido, aseguran, "buenas palabras y ninguna solución".

El resumen de Roberto Malini, director de la ONG EveryOne, es que "las leyes raciales redactadas por la Liga del Norte han calado a fondo en las instituciones y empiezan a mostrar sus peores efectos".

Las organizaciones de inmigrantes señalan que la primera consecuencia del Paquete de Seguridad ha sido el aumento del miedo entre los extranjeros, legales e ilegales. "Miedo a caer en la ilegalidad, en la deportación y en los centros de identificación y expulsión, en los que ha habido ya varios casos de suicidios y maltratos", dice Said.

"La persecución oficial, el hambre y el frío están golpeando sin cesar a los sin papeles y los gitanos", afirma Malini, que cita la muerte del líder paquistaní Sher Khan a causa del frío el mes pasado en Roma y los incesantes desalojos de los campamentos de gitanos, denunciados como ilegales por Amnistía Internacional.

En ayunas desde el pasado 1 de enero, Shukri Said pierde peso pero no el humor, y se dice estar dispuesta a llegar al final. "Es ilusorio pensar que un ayuno doblegue a una burocracia tan perversa, pero sólo pedimos al ministro Maroni que respete la ley del Estado tanto como él pretende que la respeten los inmigrantes", afirma.

 

 

Preghiera di un "clandestino"
di Roberto Malini

Morrò giovane,
lontano da mia moglie,
fra pareti ammuffite, cattivi odori
e lacrime.

Morrò a Milano, con la mano
di mio fratello sulla fronte, tremando per la febbre
e pregando così:

"Oh Dio onnipotente,
non distogliere il tuo sguardo
da questo figlio tuo,
ricordati che è un uomo,
anche se muore come un cane.

Oh Dio generoso,
non giudicare il suo corpo
vestito di stracci
e sfinito dai tormenti,
ma giudica il suo cuore,
un cuore ardente come l'Africa
che non ha mai odiato,
ma dopo aver sofferto 
ogni pena del mondo,
ama ancora.

Oh Dio misericordioso,
non distogliere il tuo sguardo
da questo figlio tuo
e accoglilo in un angolo del tuo Giardino 
perché - guardalo! - è un uomo,
anche se muore come un clandestino".

Gruppo Watching The Sky www.watchingthesky.org info@watchingthesky.org +39 331 3585406

Oración de un "clandestino"
Roberto Malini

Mueren jóvenes
lejos de mi esposa,
entre el moho en las paredes, malos olores
y las lágrimas.

Mueren en Milán, con la mano
La frente de mi hermano, temblando de fiebre
y reza:

"¡Oh, Dios todopoderoso,
no quites los ojos
ese hijo tuyo,
Recuerde que un hombre,
a pesar de que morir como un perro.

¡Oh Dios, generoso
No juzgues a su cuerpo
trapos
y agotado por los tormentos
pero piensa que su corazón
un corazón ardiente, como África,
nunca odiado
pero después de sufrir
cualquier castigo en el mundo,
que aún ama.

¡Oh, Dios misericordioso,
no quites los ojos
ese hijo tuyo
y recibirlo en un rincón de su jardín
porque - ¡Míralo! - ¿Es un hombre,
incluso si muere como un polizón. "